Parchi storici e pianificazione del verde


viale delle rose

Droni, sistemi Gps e tecnologie Gis aiutano anche i gestori dei giardini storici a migliorare la gestione degli ettari di verde, per renderli meglio visitabili. Il caso del Parco Giardino Sigurtà, che si trova a Valeggio sul Mincio

La gestione dei grandi parchi storici sta attraversando una trasformazione profonda: da spazi prevalentemente paesaggistici a sistemi complessi, sempre più leggibili attraverso dati ambientali, tecnologie di monitoraggio e indicatori di sostenibilità.

Il Parco Giardino Sigurtà, che si trova a Valeggio sul Mincio (Verona), si inserisce in questo scenario con un percorso che punta a integrare cura del paesaggio, innovazione digitale e gestione efficiente delle risorse.

Il tema acqua

Il parco, guidato da Giuseppe Sigurtà, sta sviluppando con l’Università di Bologna un progetto di innovazione che punta a costruire una base digitale per la conoscenza e la pianificazione del verde.

Il punto di partenza è una mappa storica dell’impianto di irrigazione risalente agli anni Cinquanta, oggi restaurata e digitalizzata.

In un contesto segnato da crisi climatica, siccità ricorrenti e crescente attenzione pubblica all’impatto ambientale, anche i grandi giardini ornamentali sono chiamati a misurarsi con una domanda sempre più diretta: quanto costa in termini di acqua, energia e manutenzione mantenere un paesaggio di questo tipo?

Soprattutto, questi dati sono oggi misurati e comunicati in modo trasparente? “Gestire un’area di oltre 60 ettari – ci spiega Sigurtà – comporta inevitabilmente consumi importanti, ed è giusto affrontare il tema con trasparenza e senso di responsabilità“.

Il documento tecnico diventa così strumento di lettura dell’evoluzione del paesaggio e della sua infrastruttura idrica. Attraverso rilievi con droni, sistemi Gps e tecnologie Gis, il parco è stato ricostruito in forma tridimensionale, generando un modello digitale ad alta precisione dell’intera area.

Questo consente di analizzare la struttura del paesaggio, la distribuzione delle alberature e le caratteristiche del suolo con un livello di dettaglio prima non disponibile.

Il sistema integra anche dati satellitari e strumenti di osservazione ambientale utilizzati nella ricerca internazionale per valutare lo stato della vegetazione e intercettare segnali di stress idrico o climatico.

L’obiettivo finale è la costruzione di un Sistema Informativo del Verde (Siv), una piattaforma dinamica in grado di raccogliere, aggiornare e organizzare le informazioni sul patrimonio botanico.

Non si tratta solo di censimento, ma di uno strumento operativo per la gestione: pianificazione degli interventi, ottimizzazione dell’irrigazione, manutenzione programmata e analisi degli effetti del cambiamento climatico nel tempo.

In questa prospettiva, il giardino non è più soltanto uno spazio da osservare, ma un sistema da monitorare e interpretare attraverso i dati.

Nel corso del tempo, il parco ha progressivamente introdotto sistemi di irrigazione più efficienti e soluzioni per il recupero delle acque, con l’obiettivo di ridurre gli sprechi e migliorare la gestione della risorsa idrica.

Efficienza energetica

Sul fronte energetico, la transizione passa anche attraverso strumenti operativi a minore impatto, come robot tagliaerba alimentati a batteria e quindi privi di emissioni dirette durante l’utilizzo. Un cambiamento riguarda anche la mobilità interna e la fruizione del parco.

“Nel 2000 ho introdotto i golf-cart elettrici – ci dice Sigurtà – prima il parco si visitava solo in auto. Oggi, oltre ai mezzi elettrici, è possibile muoversi a piedi, in bicicletta o con il trenino panoramico“.

Resta però aperto un tema centrale per il settore: la rendicontazione ambientale. “È vero – spiega a questo Sigurtà – oggi il pubblico chiede dati sempre più precisi e verificabili. È una direzione corretta. Nei prossimi anni sarà necessario strutturare sistemi di monitoraggio e reporting più sistematici, non solo per comunicare meglio, ma anche per migliorarsi continuamente“.

Quindi, ci solletica una domanda: il parco è un lusso ecologico o uno spazio educativo?

In anni segnati dalla crisi climatica, i grandi parchi ornamentali sono talvolta percepiti come realtà ad alto impatto, difficili da conciliare con gli obiettivi di sostenibilità. Una critica che chiama in causa il senso stesso della loro esistenza.

“Capisco questa osservazione – sottolinea Sigurtà – ma un grande parco botanico non è un lusso ecologico. È un luogo che può educare alla relazione con la natura, soprattutto per le nuove generazioni. Il valore, secondo la gestione, non è soltanto estetico. Il parco svolge anche funzioni ecologiche e didattiche: percorsi dedicati alle scuole, habitat per impollinatori, i bee hotel e interventi di conservazione botanica contribuiscono a costruire un ecosistema complesso“.

Sul piano della resilienza ambientale, negli ultimi anni sono stati introdotti anche nuovi interventi arborei: “nel solo inverno 2025 sono stati piantati oltre 50 nuovi alberi, con l’obiettivo di incrementare le zone d’ombra e sostituire esemplari non più vitali, soprattutto lungo le aree in discesa verso la Valle del Mincio“.

La presenza del pubblico resta un elemento centrale: nel 2025 il parco ha accolto quasi 500.000 visitatori, confermando la funzione anche culturale e sociale del sito.

Ne è convinto Giuseppe Sigurtà, che ci conferma come per il parco, “la sostenibilità autentica non significa rinunciare alla bellezza, ma imparare a gestirla in modo più intelligente e rispettoso“.

La sostenibilità passa anche attraverso decisioni meno visibili, che talvolta comportano rinunce economiche o operative. “In diverse situazioni abbiamo scelto di limitare installazioni, eventi o modalità di gestione che avrebbero comportato un maggiore consumo di risorse o un impatto più significativo sugli equilibri del parco“, ci dice l’amministratore delegato.

Un esempio riguarda la gestione degli specchi d’acqua: nei 18 bacini presenti non vengono utilizzati prodotti chimici, una scelta che riduce alcune possibilità di intervento rapido ma privilegia la tutela degli ecosistemi interni.

“A volte significa rinunciare a soluzioni più spettacolari o immediate, ma la priorità è la conservazione del parco nel lungo periodo. La sfida oggi è proprio questa: scegliere ciò che è meno visibile ma più coerente con la sostenibilità futura“.

E nei grandi giardini europei?

La direzione intrapresa dal Parco Giardino Sigurtà riflette una tendenza più ampia che riguarda i principali giardini botanici e parchi storici a livello internazionale.

Ai Royal Botanic Gardens di Kew, nel Regno Unito, la gestione delle collezioni si basa su infrastrutture digitali e sistemi di analisi geospaziale che supportano ricerca e conservazione della biodiversità.

A Singapore, i Gardens by the Bay rappresentano uno dei casi più avanzati di integrazione tra natura e tecnologia, con sistemi di monitoraggio ambientale e gestione intelligente delle risorse.

In Europa, anche il modello olandese di Keukenhof evidenzia una crescente attenzione alla sostenibilità, con pratiche di gestione orientate all’efficienza delle risorse, alla riduzione dell’impatto chimico e a una pianificazione sempre più attenta del ciclo vegetativo e produttivo dei bulbi.

Nel complesso, emerge un’evoluzione comune: i grandi parchi non sono più soltanto luoghi paesaggistici o turistici, ma sistemi complessi in cui la gestione del verde si basa sempre più su dati, monitoraggi continui e strumenti di analisi ambientale.

In questo scenario, il Parco Giardino Sigurtà si colloca come un esempio italiano di transizione verso una gestione data-driven del verde storico, in cui la dimensione paesaggistica si affianca progressivamente a quella scientifica e tecnologica.




#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
 Ida Ciaralli

Source link

Di