Autostrade per l’Italia ha scelto il 15 luglio 2026, quasi otto anni dopo il crollo del Ponte Morandi costato la vita a 43 persone e a un giorno dalla sentenza di primo grado, per chiedere scusa ai familiari delle vittime, ai genovesi e a tutti gli italiani attraverso una lettera firmata dall’amministratore delegato Arrigo Giana.
Il Ponte Morandi crollò il 14 agosto 2018, alle 11:36. Nella lettera Giana ricorda quella mattina da cittadino, fermo davanti alla televisione mentre scorrevano le immagini del viadotto spezzato, delle auto precipitate, dei feriti e dei soccorritori al lavoro tra le macerie.
La frase destinata a restare è molto breve: “Rompiamo il silenzio“. Un silenzio durato quasi otto anni, secondo la ricostruzione proposta dalla stessa azienda. Giana racconta così il ritardo:
Nel tempo che seguì il crollo del ponte Morandi, continuavo quindi a domandarmi come fosse stato possibile non chiedere immediatamente scusa per quanto era successo. Un’ulteriore incomprensibile ferita, vissuta altrettanto drammaticamente dalla comunità.
La cronologia, però, contiene già altre scuse e merita una precisazione.
Un altro amministratore delegato aveva già chiesto scusa
Giana attribuisce il silenzio seguito al crollo alle decisioni della gestione precedente e presenta le scuse di oggi come un passaggio separato dal processo e dall’accertamento delle responsabilità:
Le azioni e le scelte di alcuni hanno lasciato ferite indelebili, quindi porgere oggi quelle scuse non fatte ieri è una nostra esigenza morale che va al di là dell’accertamento delle responsabilità e del corso della Giustizia verso la verità.
Le parole di oggi seguono però quelle pronunciate nell’aprile 2024 da Roberto Tomasi, allora amministratore delegato di Autostrade per l’Italia. In quell’occasione Tomasi aveva espresso il dolore personale e della società, assumendo anche le scuse a nome del personale e richiamando le responsabilità legate alla gestione di un bene pubblico.
Già nel 2022 Alessandro Benetton, diventato presidente di Edizione, la holding che controllava Atlantia, aveva riconosciuto che la famiglia avrebbe dovuto chiedere scusa subito, a prescindere dalla struttura societaria e dalle quote detenute. La lettera firmata da Giana rappresenta quindi una nuova presa di posizione formale del gruppo, arrivata sotto una diversa proprietà e collocata in una data che pesa: il giorno precedente al verdetto per 57 imputati.
Egle Possetti, presidente del Comitato Ricordo Vittime Ponte Morandi, ha definito l’iniziativa “singolare”. Le scuse, ha osservato, avrebbero avuto un altro valore nel 2018, subito dopo la tragedia. Il cambio di proprietà viene riconosciuto; resta altissimo, nelle sue parole, il peso morale della gestione precedente.
La proprietà è cambiata nel 2022
Una parte importante della lettera serve a segnare la distanza tra l’Autostrade di oggi e quella che gestiva il viadotto nel 2018. Giana insiste sul nuovo assetto azionario e sul lavoro svolto dai nuovi dirigenti:
Autostrade per l’Italia preserva la sua storia e il suo nome anche per custodire la memoria di quanto accaduto il 14 agosto 2018 come monito costante, anche se oggi questa azienda è altro rispetto ad allora: un nuovo corso sotto il controllo dello Stato e con nuovi azionisti. Una nuova gestione, con nuovi dirigenti che lavorano giorno per giorno per monitorare la rete, pianificare gli interventi e prevenire i rischi, garantendo così la sicurezza delle infrastrutture, dei viaggiatori e dei lavoratori.
Il passaggio di proprietà si è concluso il 5 maggio 2022, quando Holding Reti Autostradali ha acquisito l’88,06% di Autostrade per l’Italia da Atlantia. La holding è partecipata al 51% da CDP Equity, mentre Blackstone Infrastructure Partners e i fondi gestiti da Macquarie Asset Management possiedono ciascuno il 24,5%.
La società è dunque passata sotto il controllo di un veicolo a guida pubblica, affiancato da due investitori privati. Nome e storia sono rimasti. Giana sostiene che conservarli serva anche a custodire la memoria del 14 agosto 2018 come monito permanente.
Il passaggio conclusivo della lettera richiama le diecimila lavoratrici e lavoratori del gruppo e contiene le scuse rivolte direttamente alle famiglie:
Ribadendo l’assoluto impegno delle nostre diecimila lavoratrici e lavoratori affinché fatti del genere non si ripetano mai più, a nome del Gruppo Autostrade per l’Italia voglio chiedere scusa ai familiari delle vittime, ai genovesi e a tutti gli italiani, per le sofferenze originate dal tragico evento del Morandi. Pur consapevole che il nostro gesto non potrà mai cancellare il loro dolore.
Autostrade era già uscita dal processo
La sentenza attesa il 16 luglio riguarda le persone fisiche finite a giudizio: ex vertici, dirigenti e tecnici di Autostrade e Spea, la società incaricata delle ispezioni e delle manutenzioni, insieme a funzionari del ministero dei Trasporti e del Provveditorato.
Autostrade per l’Italia e Spea avevano chiuso nel 2022 la propria posizione relativa alla responsabilità amministrativa degli enti attraverso un patteggiamento accettato dal giudice. Aspi aveva concordato una sanzione da un milione di euro e circa 26 milioni destinati allo Stato; Spea una sanzione da 810 mila euro. Le due società sono quindi uscite dal procedimento penale poi proseguito nei confronti dei singoli imputati.
Il processo è iniziato il 7 luglio 2022. In quattro anni si sono accumulate 284 udienze, 282 testimoni, quattro periti, oltre 12 terabyte di documenti e più di 24 mila pagine di trascrizioni. Delle oltre 200 parti civili inizialmente ammesse ne sono rimaste 168, dopo gli accordi risarcitori raggiunti nel frattempo.
La Procura ha chiesto quasi 400 anni di carcere complessivi. La pena più alta, 18 anni e sei mesi, è stata proposta per Giovanni Castellucci, ex amministratore delegato di Autostrade per l’Italia e Atlantia. Le contestazioni comprendono, a vario titolo, omicidio colposo plurimo, omicidio stradale, crollo doloso, falso, omissione di atti d’ufficio e omissione dolosa di dispositivi di sicurezza.
Secondo l’accusa, la tragedia sarebbe maturata attraverso anni di controlli insufficienti e manutenzioni rinviate, con il risparmio sui costi e la tutela dei dividendi indicati tra le ragioni di quelle scelte. Le difese respingono questa ricostruzione e attribuiscono il cedimento a difetti strutturali originari difficili da individuare attraverso i controlli ordinari.
Il Tribunale di Genova ha fissato l’ultima udienza per il 16 luglio. Dopo le ultime repliche, i giudici entreranno in camera di consiglio e leggeranno il dispositivo della sentenza di primo grado. Le scuse hanno trovato una data. Per le responsabilità, domani parlerà il tribunale.
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Ilaria Rosella Pagliaro
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