Un’inchiesta di LAV e Fondazione Franz Weber accende i riflettori sul “sistema circhi”, documentando maltrattamenti sugli animali, sfruttamento dei lavoratori e criticità nella sicurezza in 19 circhi italiani
Un “sistema circhi” in cui gli esseri umani e quelli animali vengono maltrattati nello stesso identico modo, sfruttati in condizioni di detenzione che non ha limiti, abusati, frustati, presi a schiaffi, in uno scenario che è ben lontano dal racconto della felice “famiglia circense” coraggiosa e gioviale.
Questo è, anzi, il quadro che LAV e Fondazione Franz Weber si sono trovate di fronte quando hanno ricevuto in forma anonima le immagini registrate durante gli spettacoli e dietro le quinte in 4 mesi di infiltrazione nel Circo Medini, tra gennaio e maggio di 2026.
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Da lì, LAV e Fondazione Franz Weber hanno voluto mostrare quello che hanno definito il “sistema circhi”: 19 circhi monitorati, filmati prima, durante e dopo gli spettacoli dal vivo e che hanno confermato abusi e violenze.
Due situazioni diverse – il Medini in cui un infiltrato anonimo ha mostrato il vero volto di uno dei circhi più famosi d’Italia, e i 19 circhi con animali attualmente attivi sul territorio italiano ripresi durante le attività degli spettacoli.
Di fronte a queste immagini nessuno potrà più dire che il circo è uno spettacolo culturale – dichiarano LAV e Fondazione Franz Weber. Da anni come LAV chiediamo al Governo di mettere fine a tutto questo, ma nessun Ministro e nessun Governo ha ancora avuto il coraggio di dire “Basta agli animali nei circhi”. Oggi chiediamo nuovamente al Ministro Giuli e al Sottosegretario alla Cultura Cannella che firmino finalmente l’attuazione della Legge delega sullo spettacolo, più volte rinviata, con lo stop all’uso degli animali nei circhi, come già fatto da oltre 50 Paesi in tutto il mondo. Solo così sarà possibile rilanciare davvero un settore da anni in crisi, con le esibizioni artistiche senza animali che già hanno tanto successo.
La denuncia precedente
Il circo Medini era già stato denunciato nell’aprile del 2025 da LAV per maltrattamento di animali, dopo che alcune immagini avevano mostrato una cattiva gestione degli animali e dello spazio a loro destinato.
Le nuove riprese – realizzate durante le tappe piemontesi del circo – aggiungono ulteriori elementi. Nei filmati si vedono episodi di violenza fisica accompagnati da insulti e parole di disprezzo, mentre gli animali appaiono costretti a obbedire attraverso intimidazioni e punizioni.
A colpire è anche la presenza dei bambini. Non solo spettatori di queste scene, ma, in diversi casi, protagonisti di comportamenti che sembrano replicare quelli degli adulti: bastoni impugnati contro gli animali, gesti bruschi, parole aggressive. Un meccanismo che rischia di trasformare la violenza in normalità, trasmessa quasi come fosse parte dell’apprendistato della vita circense.
Le immagini sollevano interrogativi anche sul coinvolgimento dei minori nelle attività del circo. Secondo quanto documentato, tre bambini di appena undici anni parteciperebbero alle attività quotidiane e agli spettacoli. Ancora più significativa la testimonianza di un bambino di nove anni, che racconta davanti alle telecamere come il padre gli impedisca di esibirsi solo quando teme controlli, mentre in alcune piazze – sostiene il piccolo – potrebbe lavorare perché “sono amici di mio papà”.
Ma non sarebbero soltanto gli animali a vivere condizioni difficili. Le riprese raccontano anche il volto nascosto del lavoro nel circo: persone che dichiarano di non avere un regolare contratto, costrette a lavorare in condizioni che, secondo LAV, potrebbero violare le più elementari norme di sicurezza. Una situazione che, se confermata, riguarderebbe anche il pubblico: da alcune dichiarazioni raccolte emergerebbe infatti l’assenza di estintori e una documentazione video mostra infiltrazioni d’acqua in prossimità di cavi elettrici, con il conseguente rischio di cortocircuiti.
Anche l’impatto ambientale finisce sotto la lente. Le immagini mostrano letame lasciato per settimane sui terreni e residui organici che, secondo quanto riferito da alcuni lavoratori, verrebbero scaricati direttamente nei campi. Una pratica che, se accertata, contrasterebbe con la normativa, che impone lo smaltimento di questi rifiuti tramite aziende autorizzate.
@LAV
Per LAV, il caso Medini non rappresenterebbe un episodio isolato. «Quando abbiamo ricevuto e visionato queste immagini anonime abbiamo deciso, insieme alla Fondazione Franz Weber, di verificare cosa accadesse anche negli altri circhi. Quello che abbiamo trovato ci ha dato ragione: il Medini non è una mela marcia, ma uno dei tanti circhi che continuano a utilizzare e maltrattare gli animali, afferma il presidente Gianluca Felicetti.
Per settimane gli investigatori delle due associazioni hanno seguito 19 circhi itineranti in nove regioni italiane. Il quadro che emerge, oramai, è fatto di animali confinati in spazi incompatibili con le loro esigenze etologiche, movimenti stereotipati causati dallo stress, trasferimenti gestiti con violenza e numeri che costringono gli animali a comportamenti lontanissimi dalla loro natura.
Perché ciò che il pubblico vede sotto il tendone dura pochi minuti. Tutto il resto, quello che accade prima e dopo lo spettacolo, resta quasi sempre nascosto agli occhi di chi compra un biglietto. Ed è proprio lì, sostengono le associazioni, che si consuma la parte più difficile da guardare.
È il momento di compiere un passo definitivo, dicono ora dalle associazioni, che chiedono di attuare la Legge con la proibizione totale dell’uso di animali nei circhi.
Per mettere fine a tutto questo è necessaria una decisione istituzionale: la responsabilità delle decisioni è nelle mani del Ministro Giuli e del Sottosegretario alla Cultura Cannella. Che diano finalmente completa attuazione alla Legge delega 106/2022 che scade il 31 dicembre prossimo. Anche perché sappiamo che il circo Medini non è un’eccezione, esattamente come non lo era il Circo Martin, condannato nel 2024 in via definitiva per maltrattamento e a cui furono sequestrati tutti gli animali nel 2014, affidati a LAV per poter garantire loro diritti, dignità e una giusta pensione al sicuro da violenze, conclude Felicetti.
Fonte: LAV
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Germana Carillo
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