Oroverde, approvata la deroga per il nuovo impianto in via Palmirano tra dubbi e polemiche


Via libera del Consiglio comunale di Ferrara alla delibera che autorizza il rilascio del permesso di costruire in deroga al Rue e al Pug per l’azienda agricola Oroverde, intenzionata a realizzare in via Palmirano un nuovo impianto per la disidratazione dei foraggi. Un provvedimento che ha acceso un lungo confronto in aula, con numerose critiche da parte delle opposizioni sia sul metodo sia sul merito dell’intervento.

A illustrare la proposta è stato l’assessore all’Urbanistica Stefano Vita Finzi Zalman, che ha inquadrato l’intervento all’interno di un programma di riconversione dell’azienda e di rafforzamento della filiera corta. Il nuovo impianto, ha spiegato, consentirà di ottimizzare il ciclo di stoccaggio dei foraggi e di ridurre in modo significativo l’impatto sulla viabilità, eliminando passaggi intermedi nel trasporto del materiale.

La richiesta di deroga riguarda la potenzialità edificatoria del fondo: il progetto prevede infatti una superficie di circa 1.486 metri quadrati a fronte dei circa 156 consentiti dagli strumenti urbanistici vigenti. L’assessore ha ricordato che il Rue consente deroghe in presenza di particolari esigenze produttive e ha sottolineato come l’istruttoria tecnica si sia conclusa positivamente, con il parere favorevole delle associazioni di categoria, di Arpae e degli altri enti coinvolti.

Prima dell’esame della delibera, Anna Zonari (La Comune di Ferrara) ha chiesto il rinvio del provvedimento in commissione sostenendo di non aver avuto il tempo necessario per analizzare la documentazione. Ha spiegato che gli elaborati trasmessi erano “illeggibili” e che solo nella mattinata di domenica erano arrivati anche in formato Pdf, rendendo impossibile svolgere approfondimenti e predisporre eventuali richieste di chiarimento.

L’assessore Vita Finzi ha respinto la richiesta, sostenendo che i documenti erano perfettamente leggibili anche nel formato firmato digitalmente e che la produzione del Pdf rappresentava soltanto un atto di cortesia, senza ravvisare quindi motivi per un nuovo passaggio in commissione.

Respinta la richiesta di rinvio, Zonari ha motivato il proprio voto contrario entrando nel merito del progetto. Ha definito “eccezionale” la deroga urbanistica, osservando che la superficie autorizzata è circa nove volte e mezzo quella ordinariamente ammessa. Ha inoltre richiamato la presenza di un impianto articolato, comprensivo di un camino alto 14 metri, cabine elettriche, depositi e aree di manovra per i mezzi.

La consigliera ha evidenziato anche le criticità emerse nella documentazione tecnica. Secondo la relazione acustica, i limiti di rumore risultano sostanzialmente rispettati nelle ore diurne ma non in quelle notturne, tanto che sono già previsti interventi di mitigazione con la possibilità di ulteriori opere qualora i superamenti dovessero permanere. Ha inoltre richiamato il parere non favorevole relativo allo scarico delle acque reflue, poi superato da un parere favorevole condizionato del Comune, la presenza di un impianto alimentato a Gpl da circa 10 megawatt e le questioni legate alla sicurezza, con serbatoi interrati e impianti elettrici indicati nella relazione tecnica tra le aree a maggior rischio in caso di incendio.

Zonari ha poi allargato il ragionamento all’intera zona di via Palmirano, ricordando la presenza o la previsione di altri impianti energetici, tra cui il Valgas, la futura centrale a biometano di Gaibanella e diversi impianti fotovoltaici. “Chi vive in quella zona gli impatti li somma”, ha osservato, riferendo anche la definizione di via Palmirano come “terra di nessuno” raccolta da un residente. Ha precisato che il proprio voto non rappresentava una contrarietà all’agricoltura o all’impianto in sé, ma alla delibera, ritenendo che il Consiglio non fosse stato posto nelle condizioni di esprimere una valutazione pienamente informata.

Marzia Marchi (Movimento 5 Stelle) ha annunciato il voto contrario indicando “tre buoni motivi”. Il primo riguarda la deroga al Rue e al Pug, giudicata di proporzioni tali da costituire un precedente rischioso sul consumo di suolo e accompagnata, a suo dire, dall’assenza di uno studio sismico. Il secondo punto riguarda la natura del soggetto richiedente. Secondo Marchi la cooperativa non gestirebbe direttamente i terreni agricoli, elemento che potrebbe aprire a dinamiche speculative. Infine la consigliera ha contestato l’intera procedura autorizzativa, parlando di “forzature tecniche”. Ha richiamato il parere non favorevole del Consorzio di bonifica sullo scarico delle acque reflue, le criticità acustiche affrontate attraverso interventi di mitigazione successivi, alcune osservazioni formulate dall’Ausl sul percorso di accesso ai servizi igienici dei lavoratori e i temi della sicurezza connessi ai serbatoi di Gpl, al camino destinato a funzionare fino a 16 ore al giorno e alla verifica antisismica.

Anche il Partito Democratico ha espresso perplessità. Massimo Buriani ha sottolineato come l’entità della deroga possa creare un precedente per future richieste analoghe. Ha inoltre criticato la scelta tecnologica dell’impianto di essiccazione alimentato a gas, sostenendo che sarebbe stato preferibile ricorrere a forni elettrici eventualmente alimentabili anche da impianti fotovoltaici. Per queste ragioni il gruppo ha annunciato l’astensione.

Diversa la posizione di Francesco Rendine (Civica Fabbri), che ha criticato le contestazioni sulla leggibilità dei file firmati digitalmente e ha difeso la localizzazione dell’impianto. Secondo il consigliere, strutture di questo tipo devono essere collocate nel baricentro dell’attività produttiva per limitare gli spostamenti dei mezzi e ridurre le emissioni legate ai trasporti, sostenendo quindi la logica della scelta localizzativa.

Durante il suo intervento, però, un riferimento all’espressione “ragionare a 90 gradi” ha provocato la reazione di Anna Zonari, che ha parlato di “illazioni sessuali”, costringendo il presidente del Consiglio a sospendere brevemente la seduta per riportare la calma.

Nel dibattito è intervenuto anche Leonardo Fiorentini (Civica Anselmo), che ha annunciato di condividere le criticità già emerse sia sul piano del metodo sia su quello del merito della delibera.

La delibera è stata infine approvata con 19 voti favorevoli, 4 contrari e 5 astenuti.

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