Pensiline fotovoltaiche contro le isole di calore, a Roma stanziati 1,31 milioni di euro per nuovi rifugi climatici



Roma mette oltre 1,31 milioni di euro su tre interventi che provano a usare la transizione energetica anche per rendere la città un po’ meno ostile durante le giornate roventi: una pensilina fotovoltaica con funzione di rifugio climatico, pompe di calore in dodici centri anziani e nuovi pannelli destinati alle comunità energetiche.

La parte più consistente, 583mila euro, finanzierà moduli fotovoltaici per le comunità energetiche e i progetti contro la povertà energetica. Altri 541mila serviranno a raffrescare undici centri anziani e una struttura per persone con disabilità. Alla pensilina sono riservati 192mila euro. Gli interventi saranno coordinati dall’Ufficio Clima di Roma Capitale.

Non sono cifre capaci di ridisegnare da sole una città di quasi 1.300 chilometri quadrati. Portano però ombra, energia rinnovabile e raffrescamento, con una parte consistente delle risorse destinata ai luoghi frequentati dalle persone più esposte alle conseguenze del caldo. Il che, durante un’estate romana, vale parecchio più di una panchina inaugurata con relativo taglio del nastro.

Nel 2025 Roma ha registrato 101 notti tropicali, con temperature minime rimaste sopra i 20 °C. È stato il terzo anno più caldo osservato in città dal 1991, dopo il 2024 e il 2022. Il caldo ormai rimane incastrato tra edifici e asfalto anche quando il sole è sceso da ore.

Una pensilina fotovoltaica farà ombra e produrrà energia

Secondo le informazioni diffuse finora, la nuova pensilina dovrebbe sorgere lungo la tratta della Metro C e avrà una doppia funzione: creare una zona riparata nei giorni più caldi e produrre elettricità attraverso i pannelli installati sulla copertura.

L’idea è sensata. La stessa superficie viene utilizzata per fare due cose utili, senza destinare altro suolo all’installazione dei pannelli: intercettare la radiazione solare prima che raggiunga chi aspetta sotto e trasformarne una parte in energia. Una piccola infrastruttura di adattamento climatico, meno spettacolare di certe grandi opere e decisamente più rapida da spiegare.

Il comunicato pubblicato da Roma Capitale non indica ancora la fermata o il punto preciso, né descrive le caratteristiche tecniche della struttura. Il finanziamento è stato approvato, ma il progetto, almeno nei documenti pubblici disponibili, deve ancora mostrarsi. Rimangono quindi delle domande aperte: quanto sarà ampia la superficie coperta? In quali ore garantirà davvero ombra? Quante persone potrà accogliere? Quale sarà la potenza dei pannelli e come verrà utilizzata l’energia prodotta?

Le pompe di calore arriveranno in undici centri anziani

La parte più definita del finanziamento riguarda dodici strutture sociali nei Municipi IV, V, VII e X, scelti tra quelli dove l’impatto del caldo è più rilevante. Le pompe di calore dovrebbero essere installate prima della prossima estate, dunque entro l’avvio della stagione calda del 2027.

Nel IV Municipio saranno interessati i centri anziani di Casal Bruciato, Colli Aniene, Casal Bertone e Casal Tidei. Nel V si interverrà a Villa Gordiani; nel VII a Centroni, La Torretta e Villa Fiorelli; nel X a San Giorgio, Casal Bernocchi ed Ex Colonia Vittorio Emanuele.

La dodicesima struttura è il centro per persone con disabilità Raggio di Sole, gestito dal Municipio X. I centri anziani sono quindi undici, mentre dodici è il numero complessivo delle strutture. Una distinzione piccola soltanto finché le persone destinatarie dell’intervento rimangono nascoste dietro il totale.

Secondo il Campidoglio, i nuovi impianti si aggiungeranno alle 123 strutture già dotate di sistemi di raffrescamento. Qui il beneficio è piuttosto facile da riconoscere: mantenere aperti e utilizzabili luoghi frequentati da persone anziane anche nelle ore in cui uscire di casa può diventare rischioso.

Roma ha già mappato centinaia di rifugi climatici

La pensilina e le strutture raffrescate entrano in una rete più ampia costruita con il primo Piano Caldo di Roma Capitale. I rifugi climatici sono spazi pubblici e gratuiti nei quali ridurre l’esposizione alle temperature estreme grazie a climatizzazione, ombra, ventilazione naturale, vegetazione o acqua. La mappa cittadina comprende 178 luoghi al chiuso, tra biblioteche, centri anziani, aule studio, musei e poli civici, e 482 spazi all’aperto: 453 parchi pubblici, otto parchi di affaccio sul Tevere e 21 spiagge libere.

Per i parchi il Comune ha utilizzato anche un indice che considera copertura arborea, vegetazione, acqua, caratteristiche delle superfici e densità degli edifici. Tutto verde sulla mappa, dunque, ma con sfumature: un giardino con tre cespugli coraggiosi non raffresca quanto un parco alberato, anche quando entrambi vengono chiamati “area verde”.

La piattaforma permette di individuare il rifugio più vicino, calcolare il percorso a piedi e verificare orari, accessibilità e servizi disponibili. La conoscenza della posizione è parte dell’efficacia: un luogo fresco del quale nessuno conosce l’esistenza rischia di raffrescare soprattutto sé stesso.

Fotovoltaico e povertà energetica nello stesso intervento

Gli altri 583mila euro saranno utilizzati per fornire moduli fotovoltaici a comunità energetiche e progetti destinati a ridurre la povertà energetica. Il collegamento con il caldo passa direttamente dalle case: chi vive in un’abitazione poco isolata o rinuncia al climatizzatore per paura della bolletta affronta temperature più alte con meno possibilità di proteggersi.

Le risorse provengono dal programma da 11,8 milioni di euro del Ministero dell’Ambiente rivolto alle nove città italiane della missione europea Climate-Neutral and Smart Cities. Roma ha ottenuto l’EU Mission Label il 15 ottobre 2025, dopo la valutazione positiva del proprio Climate City Contract. Il riconoscimento riguarda il piano d’azione e quello degli investimenti e facilita l’accesso a finanziamenti pubblici e privati; la neutralità climatica, ovviamente, rimane un traguardo da raggiungere. In questo caso il passaggio dai documenti alle cose concrete assume la forma di pannelli, pompe di calore e una pensilina ancora da costruire.

Il Piano Caldo romano individua trenta misure e stima circa 50 milioni di euro per i primi cinque anni, tra alberi, depavimentazione, acqua, ombreggiamento, riqualificazione degli edifici e nuovi rifugi climatici. Il finanziamento appena approvato ne copre una porzione limitata, con interventi molto concreti e una pensilina ancora da precisare nei dettagli.

Una pensilina da sola non raffredderà Roma e dodici pompe di calore non basteranno a domare le estati future. Nei luoghi giusti, però, possono rendere il caldo meno pericoloso per chi ha meno possibilità di evitarlo. Ora manca il passaggio meno fotogenico e più utile: costruire tutto bene e, si spera, in tempo.

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 Ilaria Rosella Pagliaro

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