Sovranità digitale: la classifica Forrester 2025-2030


Negli ultimi anni, la sovranità digitale è passata dall’essere un concetto di “nicchia” per addetti ai lavori al diventare un criterio decisionale di primo piano nelle strategie IT di governi e imprese.

La conferma arriva dal report Global Sovereignty Forecast, 2025 To 2030 di Forrester, che evidenzia come la maggioranza dei decision maker coinvolti nella Cloud Survey 2025 dell’azienda ha dichiarato che i vincoli di sovranità digitale hanno influenzato la scelta del fornitore cloud, in modo completo o quantomeno per i workload e i dati più sensibili.

Cos’è la sovranità digitale e perché è diventata una priorità geopolitica

Forrester definisce la sovranità di un Paese sulla base di un principio preciso: uno stato ha una sovranità tecnologica elevata quando possiede l’agency, cioè la capacità operativa, di sviluppare e distribuire modelli che utilizzano infrastrutture, dati e talenti in modo indipendente dalle decisioni e dalle influenze di governi stranieri.

Non si tratta, quindi, solo di dove risiedono fisicamente i dati, ma di chi gestisce operativamente la piattaforma e sotto quale autorità, dove girano i modelli AI e come viene governata l’inferenza, chi detiene l’accesso amministrativo e con quali garanzie.

Per misurare questo concetto in modo comparabile tra Paesi, Forrester ha costruito un indice di sovranità complessivo che è la media di 13 indicatori.

I KPI sono suddivisi in due categorie. I fattori non tecnologici fanno riferimento a rischio di approvvigionamento energetico, produzione di energia pulita, spesa per la sufficienza difensiva (indica il mantenimento del livello minimo di forze armate necessario per scoraggiare potenziali aggressioni e, in caso di attacco, per difendersi efficacemente) e debito pubblico gestibile.

Gli indicatori tecnologici, invece, comprendono spesa pubblica in AI, sovranità cloud, disponibilità di forza lavoro tecnologica, creazione di modelli AI, rapporto tra capacità dei data center e spesa tecnologica, autonomia nazionale dei data center, produzione di chip, creazione di software e lavorazione delle terre rare.

Come si calcola l’indice di sovranità tecnologica

Prima di entrare nei numeri per singolo Paese, è utile chiarire la differenza tra i due indici principali del modello Forrester.

  • L’indice di sovranità complessivo (Overall Sovereignty Index) è la media dei 13 fattori sopra elencati, tecnologici e non.
  • L’indice di sovranità tecnologica (Overall Tech Sovereignty Index), invece, isola soltanto i nove fattori strettamente tech per offrire una lettura più mirata della capacità di un Paese di controllare la propria filiera digitale, dall’AI ai semiconduttori fino al software.
Componenti dell’indice di sovranità digitale (“Global Sovereignty Forecast, 2025 To 2030”, Forrester – 2026)

Chi guida la classifica mondiale della sovranità digitale

Secondo gli esperti di Forrester, il quadro globale è nettamente polarizzato, con due sole potenze che si distaccano da tutte le altre.

Cina e Stati Uniti sono i soli Paesi ad aver raggiunto un indice di sovranità complessivo pari o superiore al 70% nel 2025, rispettivamente al 70% e al 74%, con un indice di sovranità tecnologica dell’82% per la Cina e del 79% per gli USA.

Entrambi mostrano livelli elevati di sovranità in ambito cloud, disponibilità di forza lavoro tecnologica, creazione di modelli AI, autonomia dei data center e rapporto tra capacità dei data center e spesa tecnologica.

Classifica globale dei paesi per indice di sovranità digitale e sovranità tecnologica (“Global Sovereignty Forecast, 2025 To 2030”, Forrester – 2026)

La Cina supera leggermente gli Stati Uniti nella sovranità tecnologica complessiva: l’ecosistema di chip Ascend di Huawei e la capacità manifatturiera di SMIC (la più grande azienda produttrice di semiconduttori della Cina continentale, con sede a Shanghai) riducono la dipendenza cinese dai semiconduttori occidentali, mentre Pechino guida anche negli indici di lavorazione delle terre rare, spesa pubblica in AI e debito pubblico gestibile.

Gli Stati Uniti mantengono, invece, la leadership nella spesa per la sufficienza difensiva, nel rischio di approvvigionamento energetico e nello sviluppo software e ospitano quasi la metà della capacità globale dei data center.

Dove si collocano gli altri stati

Il resto del mondo si colloca su livelli molto più bassi. Su una media calcolata su 14 Paesi, l’indice di sovranità complessivo 2025 si ferma al 41% e quello tecnologico al 39%.

Corea del Sud e Giappone occupano una fascia intermedia, rispettivamente al 46% e al 36% di sovranità complessiva.

Tra i Paesi europei, la Germania si attesta al 39%, la Francia al 41%, la Spagna al 38%, il Regno Unito al 35%; l’Italia, con un indice del 30% (27% quello tecnologico), rientra nel gruppo dei Paesi con la sovranità tecnologica più bassa insieme a Brasile (33%) e Messico (25%).

Perché l’Europa resta indietro nella sovranità tecnologica

Il divario europeo emerge in modo netto dai dati raccolti da Forrester. Il 32% delle aziende nell’area EMEA dipende da soluzioni estere per la maggior parte del proprio stack AI, contro appena l’11% registrato nelle Americhe.

L’Europa rappresenta meno del 10% della produzione mondiale di chip e le aziende europee progettano solo l’1% dei semiconduttori a livello globale, senza player in grado di competere con NVIDIA o Qualcomm.

Sul fronte cloud, Amazon Web Services, Azure e Google Cloud controllano il 65% del mercato europeo.

A pesare sono anche i costi energetici più alti, i vincoli sulla capacità delle reti elettriche e le restrizioni urbanistiche più stringenti, che rallentano gli investimenti nei data center.

Le previsioni per il 2030

Il report Forrester non si limita a fotografare la situazione attuale, ma proietta l’evoluzione dei singoli indici al 2030 su una media di 14 Paesi. Il quadro che emerge è quello di una crescita disomogenea, in cui alcuni fattori miglioreranno sensibilmente mentre altri resteranno sostanzialmente fermi.

L’indice di autonomia nazionale dei data center dovrebbe salire dal 48% al 63%, quello di sovranità cloud dal 28% al 38%, la produzione di energia pulita dal 21% al 34% e la produzione di chip dal 18% al 27%.

Anche la spesa per la sufficienza difensiva crescerà, dal 63% al 69%. Al contrario, alcuni indici resteranno pressoché immutati: la creazione di software resta ferma al 7% sia nel 2025 sia nel 2030, la creazione di modelli AI resta al 28% e la lavorazione delle terre rare passa solo dal 9% all’11%, un dato che riflette lo strapotere cinese su questa filiera.

Sorprende, invece, l’andamento della disponibilità di forza lavoro tecnologica, che secondo le proiezioni Forrester scenderebbe dal 92% al 70%, segnale di una pressione crescente sui talenti tech a livello globale.

Gli ostacoli alla sovranità digitale

Tra i fattori che frenano la crescita complessiva della sovereignty, Forrester cita esplicitamente il predominio cinese sulle terre rare, la carenza in Giappone di 200.000 professionisti della cybersecurity e il predominio statunitense nel mercato del software per infrastrutture di sicurezza, sviluppo applicativo e gestione delle operazioni IT.

Anche gli obiettivi normativi più ambiziosi rischiano di essere ridimensionati dai fatti: lo European Chips Act punta al 20% della produzione mondiale di chip nell’UE entro il 2030, ma le stime Forrester indicano che si arriverà solo all’11,3%, perché nel frattempo anche le altre aree del mondo rafforzeranno le proprie capacità produttive.

Anche la dipendenza europea da Starlink per le comunicazioni satellitari non si esaurirà prima del 2031, quando entrerà in funzione la costellazione multiorbitale IRIS2 pensata per servizi di comunicazione sicuri e sovrani.

Chi controlla la filiera dei semiconduttori e del software enterprise

Due elementi del report aiutano a capire perché la sovranità tecnologica sia così difficile da conquistare in autonomia: la geografia della filiera dei chip e l’origine geografica dei principali fornitori software.

Sul fronte semiconduttori, la mappa costruita da Forrester mostra una netta concentrazione della presenza lungo l’intera catena del valore – progettazione fabless, strumenti EDA, fonderie, apparecchiature, materiali e packaging – negli Stati Uniti, che coprono il 100% degli stadi della filiera attraverso aziende come NVIDIA, AMD, Qualcomm, Apple, Applied Materials e Lam Research.

L’area APAC esclusa la Cina copre l’83% della filiera, grazie a player come TSMC, Samsung Electronics e Tokyo Electron. La Cina si ferma al 67%, con HiSilicon, SMIC e JCET, mentre l’Europa copre solo il 50% degli stadi, principalmente attraverso Siemens EDA, ASML e BASF. Va sottolineato che ASML resta l’unico fornitore al mondo di sistemi di litografia EUV indispensabili per produrre chip sotto i 7 nanometri, un elemento di forza europeo in un quadro altrimenti sbilanciato.

Il software enterprise

Sul fronte del software enterprise, l’analisi Forrester sulla quota di fornitori extra-USA tra i primi dieci player per categoria mostra una bassa indipendenza software dagli Stati Uniti in quasi tutti gli ambiti. Tra le applicazioni, i settori Financials ed Engineering hanno la quota più alta di fornitori non statunitensi, rispettivamente 50% e 40%, mentre il Tech Operations Management si ferma al 10%.
Tra i software infrastrutturali la situazione è ancora più sbilanciata: Database Management e software di integrazione si fermano al 20% di fornitori extra-USA, Security Software al 10%, mentre nell’App Development la quota di fornitori non statunitensi tra i primi dieci è pari a zero.

Come i Paesi di medie dimensioni possono gestire il divario di sovranità

Di fronte a un quadro in cui, secondo Forrester, la sovranità tecnologica assoluta resta fuori portata anche per Cina e Stati Uniti, il report indica una strada diversa per le nazioni di medie dimensioni: non inseguire l’autosufficienza totale, ma gestire strategicamente il proprio gap di sovranità attraverso alleanze, tecnologie aperte e investimenti mirati.

Il report cita a questo proposito una posizione del think tank britannico Chatham House, secondo cui le potenze medie che non riescono a garantirsi un’influenza sullo sviluppo, l’adozione e la governance dell’intelligenza artificiale rischiano di perdere il controllo sulle proprie economie, società, sistemi politici e posizione nell’economia globale. Sviluppare modelli AI frontier sovrani è spesso irrealistico e superfluo per un Paese di medie dimensioni: la vera sfida non è operare in totale autonomia, ma decidere consapevolmente da chi dipendere, in che misura e a quali condizioni.

Le iniziative concrete di sovranità digitale nel mondo

Diversi esempi citati nel report mostrano come questa strategia si stia già traducendo in progetti concreti. In Europa, l’iniziativa OpenEuroLLM punta a sviluppare modelli linguistici open source addestrati su supercomputer di proprietà europea e capaci di coprire tutte le lingue del continente.

Nell’aprile 2026 la Commissione Europea ha assegnato un contratto di cloud sovrano da 180 milioni di euro, della durata di sei anni, a quattro consorzi europei che rispettano il framework Sovereignty Effectiveness Assurance Level.

In India, il progetto Sarvam AI mira a costruire un ecosistema LLM sovrano, BharatGen AI, che supporta già 22 lingue.

Il Brasile sta sviluppando SoberanIA, basato su un modello fondazionale in lingua portoghese abbinato a infrastruttura di calcolo nazionale e capacità cloud sovrane, mentre negli Emirati Arabi Uniti, in Arabia Saudita e in Qatar sono in sviluppo modelli arabi-first rispettivamente con Falcon, ALLaM e Fanar.

Le strategie per colmare la carenza cronica di talenti tech

Sul fronte industriale, il Giappone sta investendo in accademie cyber, formazione professionale e partnership pubblico-private per colmare il proprio deficit di talenti tech, mentre la Corea del Sud ha introdotto dipartimenti a contratto per far cooperare industria, università e governo, con l’obiettivo di far crescere la forza lavoro nel settore dei semiconduttori del 71% tra il 2021 e il 2030.

Nel Regno Unito servono 12.000 nuovi progettisti di chip nei prossimi cinque anni, un fabbisogno che il Paese punta a colmare attraverso una maggiore collaborazione con i programmi universitari e organizzazioni internazionali di R&D come l’Interuniversity Microelectronics Centre.

Semiconduttori e cloud

In Europa, la joint venture European Semiconductor Manufacturing Company, che coinvolge TSMC, Bosch, Infineon e NXP, punta a produrre chip avanzati per i settori automotive, industriale e AI del continente, mentre TSMC ha annunciato l’apertura di un centro di design europeo per accelerare l’innovazione nella progettazione dei chip.

Anche i grandi fornitori cloud stanno sperimentando soluzioni ibride di sovranità, pur con limiti evidenti: l’AWS European Sovereign Cloud resta una controllata di Amazon.com, sebbene sia fisicamente e logicamente separata dalle altre region AWS, operata esclusivamente da residenti UE con un sistema indipendente di gestione delle identità e degli accessi, risorse computazionali regionali dedicatr e fatturazione indipendente interamente gestita all’interno dell’UE.

Deloitte, citata nel report, stima che nel 2026 100 miliardi di dollari di investimenti in data center saranno destinati al compute AI sovrano, contribuendo a far salire la quota degli apparati informatici al 13% della spesa tecnologica globale.

Le priorità per governi e aziende

Il report si chiude con una serie di raccomandazioni operative per governi e aziende che vogliono ridurre il proprio gap di sovranità senza inseguire un’autosufficienza irrealistica.

La prima priorità riguarda la protezione delle funzioni più critiche dello stato, pubblica amministrazione e difesa in primis.

Una seconda leva è la costruzione di alleanze digitali bilaterali e multilaterali formali, come il sistema Cross-Border Privacy Rules per l’interoperabilità dei flussi di dati transfrontalieri, o l’accordo tra Australia e Unione Europea per l’applicazione congiunta delle rispettive normative sulla sicurezza online.

Il report segnala, però, anche un limite politico a questo approccio: il governo statunitense ha espresso una posizione di netta contrarietà verso le iniziative multilaterali di governance dell’intelligenza artificiale.

La terza leva è l’adozione di soluzioni open source per ridurre il vendor lock-in, dal momento che un governo non è realmente sovrano se non può cambiare fornitore per i servizi chiave senza costi proibitivi.

Infine, Forrester suggerisce lo sviluppo di competenze sovrane nelle tecnologie critiche – Taiwan controlla oggi oltre il 90% della produzione mondiale di semiconduttori avanzati – e lo spostamento dei workload più critici verso cloud privati o sovrani, un trend che secondo le stime citate nel report arriverà a coprire metà dei workload aziendali complessivi.


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 Annalisa Casali

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