di Giuliano Longo (*)
Il titolo non è poi così allarmistico allarmistico se si considera che ormai molti media occidentali – sotto, sotto – prefigurano già uno scontro di civiltà. Ben inteso non quello previsto dal politologo americano Huntington nel 1996 fra mondo occidentale e islamismo- ma quello globale fra Occidente e Oriente, dove per Oriente si intende quella metà del globo che va dall Iran, alla Russia fino alla Cina, Corea del Nord compresa.
Veniamo ai fatti
La guerra in Medio Oriente dura da oltre 1.000 giorni e non si vede la fine. La guerra in Ucraina è già durata più a lungo della Prima Guerra Mondiale, ma quel che è peggio è che altri paesi potrebbero essere trascinati in questi conflitti – più omeno direttamente – in tutto il mondo con crisi anche umanitari in Sudan, in Africa e a Cuba. Purtroppo, la situazione potrebbe rapidamente peggiorare; ecco I segnali che lo indicano.
L’Arabia Saudita ha appena formato una coalizione navale di 14 nazioni per proteggere il traffico commerciale nel Mar Rosso, e secondo – fonti yemenite – si starebbe preparando a una grande offensiva militare contro gli Houthi via mare e forse via terra, per rompere il controllo sulle sue esportazioni di petrolio attraverso il Mar Rosso meridionale.
Il ministero della Difesa saudita ha dichiarato giovedì che 14 Stati, tra cui Turchia, Pakistan, Egitto, Sudan e Gibuti, hanno rilasciato una dichiarazione congiunta a sostegno di una coalizione multinazionale per la difesa marittima, mentre I sauditi si sentono costretti ad agire perché entrambe le principali rotte che normalmente utilizzano per esportare petrolio sono bloccate.
Prima dell’inizio della guerra con l’Iran, fino all’80% delle esportazioni di petrolio greggio saudita transitava attraverso lo Stretto di Hormuz di conseguenza il Mar Rosso ha acquisito maggiore importanza, tanto che attualmente più della metà del petrolio saudita viene trasportata via terra fino ai terminali di carico nella città portuale di Yanbu.
Il presidente Trump è sempre più frustrato dalla mancanza di progressi nello sconfiggere l’Iran. La NBC News mercoledì ha riportato in esclusiva che il presidente si è recentemente scagliato contro alti funzionari della sicurezza nazionale, a causa delle profonde divisioni interne alla sua amministrazione su come procedere nel conflitto..
Secondo l’emittente i funzionari dell’amministrazione rimangono divisi sulla priorità da dare: fermare il programma nucleare iraniano, proteggere la navigazione attraverso lo Stretto di Hormuz o indebolire l’arsenale iraniano missilistico e di droni iraniano. Trump è esasperato e cerca in tutti i modi di ottenere una svolta con nuove opzioni.
Fra queste starebbe valutando è un piano elaborato dall’ammiraglio Brad Cooper. Che prevede “dai 10 ai 14 giorni di attacchi volti a sradicare la minaccia costante di Teheran” con una campagna di bombardamenti massivi , ma già Teheran ha già avvisato che in tal caso lancerà attacchi balistici su Tel Aviv, mentre sta attaccando le basi militari americane, in tutto il medio oriente. Sino alla Giordania e ai porti commerciali dell’Egitto.
A quel punto gli israeliani sono pronti a distruggere le infrastrutture energetiche iraniane, mentre nel frattempo – tanto per non farsi mancar nulla – mercoledì hanno colpito una moschea a Gaza City – con numerosi morti e feriti – , affermando che si trattava di uno dei numerosi depositi di armi di Hamas nella Striscia di Gaza centrale e settentrionale.
Filmati provenienti da Gaza mostrano alte fiamme e un’enorme colonna di fumo che si levava sopra le tende che ospitano gli sfollati di Gaza, eppure dopo oltre 1.000 giorni, la guerra tra Israele e Hamas è ben lungi dall’essere conclusa. Poco tempo fa, gli israeliani hanno utilizzato 700 tonnellate di esplosivo per distruggere un’imponente rete di tunnel che Hezbollah stava usando nel Libano meridionale. La demolizione era prevista per una data precedente, ma è stata rinviata a causa del cessate il fuoco.
Netanyahu e il suo ministro Katz affermano che la distruzione del sistema di tunnel in questo momento è una risposta alla “palese” violazione dell’accordo di cessate il fuoco da parte di Hezbollah, avvenuta ieri, quando un bulldozer senza pilota è stato colpito da un drone esplosivo.
L’Iran ha colpito in molti modi diversi, e ora sembra che abbia aggiunto alla lista anche gli attacchi informatici. Secondo quanto riportato giovedì dal New York Times, hacker iraniani sono probabilmente responsabili di un attacco informatico che ha preso di mira circa 36 sistemi idrici municipali in Minnesota. .
Almeno una città ha temporaneamente disattivato un pozzo e un impianto di trattamento, mentre altri comuni hanno adottato soluzioni manuali dopo che degli hacker hanno preso di mira i sistemi utilizzati per monitorare e gestire a distanza le torri idriche.
Come già pubblicato anche da Ore 12 , l’Iran riceverà presto dalla Cina 400 missili terra-aria portatili di fabbricazione cinese, frutto di un accordo del valore di oltre 60 milioni di dollari, mediato da un intermediario dalla Zhongqing Baoshang International Investment con sede a Hong Kong
L’operazione commerciale – che come abbiamo scritto ha implicazioni internazionali – è destinata a colmare le lacune nelle difese aeree iraniane emerse a seguito degli attacchi statunitensi e israeliani durante l‘Operazione Epic Fury.
Evidentemente è in corso un mutamento negli orientamenti di Pechino che vede ipotecato il suo nervo scoperto delle importazioni di petrolio iraniano. Tocca vedere come reagirà Trump. Ma il segnale di Pechino è un chiaro “Warning” a Trump, cui va aggiunto il probabile sostegno Russo a Teheran – come segnalato dalla CIA – per ora limitato alle rilevazioni sugli obiettivi americani da colpire e con l’export di componenti per I droni.
Se in questo contesto si inseriscono le velleità di Zelensky di colpire I traffici nel Mar Caspio per danneggiare Teheran. Lo scopo è quello di colpire questo mare interno non solo della Russia, ma anche dell’Iran, per inserirsi in qualche modo nel conflitto iraniano – dopo aver fornito personale e droni ad alcuni paese mediorientali e africani – – per accelerare la fornitura a Kiev di missili americani Patriot o la loro licenza di costruzione.
Forse rierntra in questo contesto anchr il missile russo “in grado di trasportare testate nucleari” esploso in profondità nel territorio polacco come ha dichiarato la NATO . Il viceministro della Difesa nazionale polacco ha affermato che il missile da crociera Kh-101 è “esploso” al momento dell’impatto con il suolo nella parte orientale del Paese nelle prime ore di giovedì.
Non ci sono stati feriti né danni ma il missile ha lasciato un enorme cratere di 10 metri di diametro vicino al villaggio di Tarnawa Kolonia, a 92 chilometri dal confine tra Polonia e Ucraina. A seguito di questo incidente, sono stati fatti decollare aerei da combattimento della NATO, anche se Varsavia afferma essersi trattato non di una provocazione, ma di un atto involontario.
Eesta il fatto che il missile che vola anche a 100 metri da terra – probabilmente diretto sull’area ucraina di Dublino – ha sorvolato l’Ucraina per centinaia di chilometri senza venir abbattuto.
Questo il contesto globale più pericoloso per il quale basta un errore per scatenare l’allargamento del conflitto. C’è da chiedersi se la corsa globale al riarmo – non escluso in futuro quello nucleare per l’Arabia Saudira, sia pure sotto controllo statunitense – serva più alla preparazione a una nuova grande guerra che non alla deterrenza contro I nemici – più o meno presunti – che si riarmano a loro volta.
L’articolo Attenzione pericolo! La terza guerra mondiale è già iniziata? proviene da Ore12.
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Redazione Ore 12
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