Bce: miglioramento attività economica, ma frenati dalla guerra in Iran


 

di Alceste Celestini

 

“Le informazioni recenti indicano un lieve miglioramento dell’attività economica nel secondo trimestre del 2026, nonostante il conflitto in Medio Oriente continui a rappresentare un fattore di freno. Le indagini suggeriscono che l’attività nel settore dei servizi si è in parte ripresa, dopo il marcato indebolimento registrato nel periodo immediatamente successivo allo shock energetico”. Lo riferisce il Bollettino economico della Bce. “Il settore dei servizi digitali ha mantenuto un andamento sostenuto, anche grazie al crescente contributo delle attività legate all’intelligenza artificiale. Il manifatturiero ha continuato a evidenziare una buona tenuta, sostenuto dall’accumulo di scorte da parte delle imprese per fronteggiare i rischi connessi alle catene di approvvigionamento, nonché dall’aumento della spesa per la difesa. La disoccupazione si è collocata al 6,2 per cento a maggio, in prossimità dei minimi storici. Al tempo stesso, le offerte di lavoro hanno continuato a diminuire e imprese e famiglie si attendono che il mercato del lavoro rimanga più debole rispetto al periodo precedente il conflitto. Gli indicatori prospettici segnalano che la crescita economica rimarrà modesta a breve termine, frenata dallo shock energetico e dalle incertezze a esso associate”, si legge. “Permangono tuttavia invariate le determinanti fondamentali della crescita nel medio periodo. I consumi privati, gli investimenti nelle nuove tecnologie digitali, la spesa pubblica per la difesa e le infrastrutture, nonché una certa ripresa delle esportazioni, dovrebbero contribuire alla dinamica complessiva della crescita”, aggiunge la Bce.

Rischi orientati al ribasso per crescita e al rialzo per inflazione

“Le prospettive di crescita sono soggette a rischi al ribasso” e “i rischi per le prospettive di inflazione sono orientati al rialzo. Nonostante il protocollo di intesa concordato lo scorso giugno fra gli Stati Uniti e l’Iran, primo tentativo di risoluzione del conflitto, nelle settimane precedenti la riunione del Consiglio direttivo del 23 luglio si sono registrate nuove battute d’arresto e la situazione geopolitica rimane fragile. Nuove interruzioni nelle forniture di beni energetici potrebbero determinare un ulteriore aumento delle quotazioni dell’energia per un periodo più lungo di quanto attualmente atteso. Ciò graverebbe sui redditi reali, sulla spesa e sugli investimenti. Un deterioramento del clima di fiducia nei mercati finanziari mondiali o un irrigidimento dell’offerta di credito potrebbero frenare la domanda. Maggiori frizioni nel commercio internazionale potrebbero inoltre causare ulteriori interruzioni delle catene di approvvigionamento, ridurre le esportazioni e indebolire consumi e investimenti. Altre tensioni geopolitiche, in particolare la guerra ingiustificata della Russia contro l’Ucraina, rimangono fra le principali fonti di incertezza. Per contro, la crescita potrebbe risultare superiore se l’economia e i mercati dell’energia si adattassero più rapidamente di quanto atteso alle turbative causate dal conflitto in Medio Oriente o se tale conflitto si risolvesse in modo duraturo. Inoltre, la spesa programmata per difesa e infrastrutture, le riforme volte a migliorare la produttività e a completare il mercato unico, nonché l’adozione di nuove tecnologie da parte delle imprese dell’area dell’euro potrebbero sospingere la crescita oltre le previsioni”, osserva la Bce. Riguardo i rischi per l’inflazione “lo shock energetico potrebbe intensificarsi ancora e gli effetti sugli altri prezzi e sui salari potrebbero risultare più pronunciati rispetto alle attese correnti. Il protrarsi di prezzi elevati dell’energia renderebbe più probabile un aumento generalizzato dell’inflazione attraverso effetti indiretti e di secondo impatto. Le attuali tensioni commerciali potrebbero determinare una maggiore frammentazione delle catene di approvvigionamento mondiali, ridurre l’offerta delle materie prime critiche e inasprire i vincoli di capacità produttiva nell’economia dell’area dell’euro. Eventi meteorologici estremi, come dimostrano le attuali ondate di calore, e più in generale il dispiegarsi della crisi climatica e ambientale, potrebbero determinare aumenti dei prezzi dei beni alimentari superiori alle attese. Per contro, l’inflazione potrebbe risultare inferiore se il conflitto in Medio Oriente si risolvesse in modo duraturo, oppure se gli effetti indiretti o di secondo impatto si dimostrassero meno pronunciati di quanto anticipato. Mercati finanziari più volatili e avversi al rischio potrebbero gravare sulla domanda e ridurre quindi anche l’inflazione”.

Inflazione sopra target fino a prima metà 2027, poi riduzione

“Sebbene l’inflazione della componente energetica sia diminuita a giugno, il suo incremento dall’inizio del conflitto, con il relativo impatto sull’aumento dei prezzi degli alimentari, dei beni e dei servizi, manterrà probabilmente l’inflazione ben al di sopra dell’obiettivo fino alla prima metà del 2027”. Bce, spiega poi che “in seguito l’inflazione si ridurrebbe, poiché le quotazioni dell’energia dovrebbero scendere e gli altri prezzi decelerare secondo le attese. Tuttavia, il conflitto continua a rappresentare una delle principali fonti di incertezza. Il Consiglio direttivo segue pertanto con attenzione l’entità e la persistenza dei rincari dell’energia, nonché le modalità di trasmissione ai prezzi e ai salari, alle aspettative di inflazione e alla dinamica economica complessiva”.

Situazione prezzi energia estremamente instabile con nuovi attacchi Usa-Iran

“In seguito all’accordo sul protocollo di intesa tra Stati Uniti e Iran i prezzi del petrolio sono diminuiti, ma i nuovi attacchi rendono la situazione estremamente instabile. Dopo la firma del protocollo di intesa tra Stati Uniti e Iran, in base al quale entrambe le parti si impegnavano a ripristinare il libero transito attraverso lo Stretto di Hormuz, il prezzo del greggio di qualità Brent ha inizialmente registrato un brusco calo. Più di recente, tuttavia, a seguito dei nuovi attacchi militari e dopo che il presidente Trump ha dichiarato la fine del cessate il fuoco, è tornato ad aumentare, collocandosi su un livello inferiore dell’1%, nel complesso, rispetto a quello segnato l’11 giugno, inizio del periodo in esame”. Lo afferma la Bce nel suo Bollettino economico. “Anche i prezzi europei del gas sono diminuiti dopo la firma del protocollo di intesa, ma hanno più che riassorbito tale calo in seguito alla ripresa degli attacchi, raggiungendo un valore che supera del 24% quello registrato all’inizio del periodo in esame. La divergenza tra i prezzi di petrolio e gas è riconducibile a due fattori principali. In primo luogo, in Europa i livelli di stoccaggio del gas rimangono storicamente contenuti per il periodo dell’anno, esercitando pressioni al rialzo sui suoi prezzi. In secondo luogo, sebbene la maggiore debolezza della domanda asiatica abbia in qualche misura allentato le pressioni, nel mercato del gas gli effetti sono stati meno pronunciati rispetto a quelli osservati sul mercato del petrolio”, osserva la Bce. Di conseguenza, “gli andamenti dei prezzi delle due materie prime differiscono notevolmente in termini relativi: se, rispetto al livello precedente il conflitto, i corsi petroliferi sono attualmente superiori del 30%, quelli del gas sono più elevati del 97%. Nel periodo in esame i prezzi delle materie prime alimentari sono aumentati del 19%, trainati da un rialzo del 42% dei prezzi del cacao, dato il timore che le condizioni di El Niño emerse a giugno (e, secondo le previsioni, destinate a intensificarsi) provochino interruzioni dell’offerta nei prossimi mesi. Per contro, i rischi al rialzo derivanti dai prezzi dei fertilizzanti si sono attenuati: i prezzi sono tornati sui livelli precedenti il conflitto, in un contesto caratterizzato dal precedente calo dei costi di input del gas naturale. I prezzi dei metalli sono diminuiti del 3%, in quanto le aspettative di normalizzazione delle forniture di alluminio dal Medio Oriente, dopo il riavvio di un impianto per la produzione di allumina ad Abu Dhabi danneggiato nelle fasi iniziali del conflitto, hanno ampiamente compensato le preoccupazioni riguardanti la recente ripresa degli attacchi”.

Impatto inflazionistico shock energetico deve ancora manifestarsi appieno

“Le prospettive per i prezzi dell’energia, benché altamente variabili, si collocano al momento su livelli prossimi allo scenario di base delle proiezioni macroeconomiche per l’area dell’euro formulate dagli esperti dell’Eurosistema a giugno 2026 e ben al di sopra di quelli registrati prima del conflitto in Medio Oriente. L’incertezza resta elevata e l’impatto inflazionistico dello shock energetico deve ancora manifestarsi appieno. Il Consiglio direttivo segue pertanto con attenzione l’intensità e la durata dello shock, nonché i suoi effetti indiretti e di secondo impatto e si impegna a definire la politica monetaria in modo da assicurare che l’inflazione si stabilizzi sull’obiettivo del 2 per cento a medio termine. Con la decisione del 23 luglio il Consiglio direttivo mantiene una posizione favorevole che consente di affrontare l’incertezza causata dal conflitto”.

Approccio sarà guidato da dati, obiettivo inflazione al 2%

“Per definire l’orientamento di politica monetaria adeguato, il Consiglio seguirà un approccio guidato dai dati, in base al quale le decisioni vengono adottate di volta in volta a ogni riunione. In particolare, le decisioni del Consiglio direttivo sui tassi di interesse saranno basate sulla valutazione delle prospettive di inflazione e dei rischi a esse associati, considerati i nuovi dati economici e finanziari, nonché della dinamica dell’inflazione di fondo e dell’intensità della trasmissione della politica monetaria. Il Consiglio direttivo non intende vincolarsi a un particolare percorso dei tassi”. Il Consiglio direttivo Bce si impegna a definire la politica monetaria in modo da assicurare che l’inflazione si stabilizzi sull’obiettivo del 2% a medio termine.

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 Redazione Ore 12

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