Tre corse al giorno promesse agli abbonati Metrebus, mentre il pass per usarle restava fermo in attesa di essere attivato. In alcuni casi per settimane, in altri per mesi. Il monopattino, almeno sulla carta, correva più della pratica.
L’Autorità garante della concorrenza e del mercato ha sanzionato Bird, Dott e Lime per complessivi 2,675 milioni di euro, al termine delle istruttorie avviate nel novembre 2025. Secondo l’Antitrust, i tre operatori autorizzati a gestire la micromobilità elettrica a Roma hanno ostacolato la fruizione dei pacchetti riservati ai titolari di un abbonamento annuale al trasporto pubblico.
Le multe ammontano a 1,4 milioni di euro per Lime, 525mila euro per Dott e 750mila euro per Bird. Nel caso di Bird, 300mila euro riguardano le difficoltà nell’accesso alle corse comprese nel pass; altri 450mila euro sono legati alla disattivazione degli account, avvenuta secondo l’Autorità senza informazioni preventive adeguate e senza permettere agli utenti di contestare il blocco.
I pacchetti erano parte degli impegni assunti durante le procedure indette da Roma Capitale per il servizio 2023-2026. Lime e Bird offrivano fino a 80 corse mensili da 30 minuti, con un massimo di tre al giorno. Dott arrivava a 90 corse mensili, sempre tre al giorno, applicando un costo simbolico di uno o due centesimi. Dietro l’apparente semplicità dell’app, però, una parte consistente del lavoro procedeva ancora a mano.
Un foglio di calcolo e venti attivazioni a settimana
Nel provvedimento su Lime compare una struttura piuttosto artigianale per un servizio digitale utilizzato in una città di quasi tre milioni di abitanti. Le domande venivano inserite in un foglio di calcolo, controllate manualmente e affidate a una risorsa dell’ufficio amministrativo. La capacità media era di circa venti attivazioni alla settimana. Tra settembre e novembre 2025 erano arrivate 1.100 richieste: 200 risultavano lavorate, le altre ancora in attesa.
Durante l’ispezione l’Antitrust ha acquisito anche una comunicazione interna in cui si parlava della necessità di “rendere difficoltoso a sufficienza il processo di attivazione”. In un altro scambio si descriveva il tentativo di mantenere le nuove attivazioni intorno alle venti unità settimanali e di limitarle ulteriormente quando le disattivazioni erano poche. L’Autorità ha collegato queste scelte ai ritardi sistematici e alle risposte spesso assenti o inconcludenti ricevute dagli utenti.
Lime ha respinto l’ipotesi di una strategia costruita per ostacolare il pass. Ha spiegato che i potenziali beneficiari erano molti più dei 200mila indicati inizialmente dal Comune, arrivando secondo le sue stime a 450mila anche per effetto degli abbonamenti agevolati destinati agli under 19. Ha inoltre richiamato la presenza di richieste duplicate, documenti incompleti e tentativi di usare abbonamenti non validi.
Anche per Dott il collo di bottiglia si trovava nei controlli manuali. Le persone dedicate a questa fase erano inizialmente tre, poi ridotte a una per contenere i costi dell’iniziativa. Tra ottobre 2023 e novembre 2025 l’attesa media oscillava tra sette e dodici giorni, superando in seguito i nove-tredici giorni. Il pass durava trenta giorni e la procedura andava ripetuta alla scadenza: una quota consistente del beneficio rischiava così di consumarsi aspettando il codice necessario ad attivarlo.
Dott ha attribuito le difficoltà al volume delle domande, superiore alle proprie previsioni, e ha sostenuto che la riduzione del personale rispondeva alla sostenibilità economica della promozione. L’Antitrust ha osservato che le richieste erano rimaste abbastanza costanti, circa 3mila-4mila al mese, e che soltanto il 55-65% delle domande già passate attraverso il primo controllo automatico aveva ottenuto il codice per il pass.
Bird e gli account chiusi senza preavviso
Nel caso Bird l’istruttoria ha riguardato due condotte distinte. Oltre ai ritardi nelle attivazioni, l’Autorità ha accertato la disattivazione degli account senza che i contratti spiegassero con chiarezza quali comportamenti potessero portare al blocco. Mancavano anche un avviso precedente alla chiusura e una procedura attraverso cui l’utente potesse fornire la propria versione.
Bird ha sostenuto che le sospensioni riguardavano violazioni delle regole, abusi del beneficio e comportamenti scorretti, compresi problemi nel parcheggio dei mezzi. Le comunicazioni interne esaminate dall’Antitrust mostrano però che il servizio legale dell’azienda aveva segnalato più volte i rischi per i consumatori. Negli stessi scambi, alcuni dipendenti discutevano del risparmio ottenuto bloccando gli account collegati al pass Metrebus, perché il mezzo poteva tornare disponibile per una corsa a pagamento.
Tra giugno e settembre 2024 l’attivazione del pass Bird richiedeva mediamente tra 12 e 18 giorni, oltre i tempi comunicati agli utenti. La società ha spiegato che quel periodo coincideva con un forte aumento delle richieste e con l’affidamento della procedura a un fornitore esterno. Ha anche ricordato di aver erogato tra settembre 2023 e novembre 2025 oltre un milione di corse gratuite, dato presentato nei documenti pubblici attraverso un intervallo compreso tra 1,4 e 1,9 milioni.
Gli operatori dovranno riferire entro sessanta giorni
Durante le istruttorie le tre società hanno introdotto correttivi. Lime ha aggiunto strumenti informatici, accesso ai dati Atac e nuove risorse; Dott ha ridotto i tempi di lavorazione; Bird ha automatizzato il processo, creato una squadra dedicata e previsto ristori per alcuni utenti rimasti in attesa. L’Autorità ha valutato positivamente queste misure e ha ridotto le sanzioni rispetto agli importi inizialmente calcolati.
Ora Bird, Dott e Lime dovranno trasmettere entro sessanta giorni una relazione sulle azioni adottate per garantire attivazioni rapide e la piena fruizione delle corse. Bird dovrà documentare anche le nuove informazioni sui possibili blocchi e il sistema previsto per ascoltare gli utenti prima della disattivazione. I provvedimenti possono essere impugnati davanti al Tar del Lazio entro sessanta giorni dalla notifica.
Le corse comprese nel pass erano uno degli elementi presentati per ottenere l’autorizzazione del Comune. Dovevano completare l’abbonamento al trasporto pubblico con l’ultimo tratto in monopattino o in bicicletta. Per molti romani, quel tratto è cominciato davanti a un modulo fermo in coda.
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Ilaria Rosella Pagliaro
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