Dario Amodei, co-fondatore e Ceo di Anthropic, è convinto che l’intelligenza artificiale comporti rischi significativi e continua a parlarne pubblicamente. Allo stesso tempo, ha cercato di posizionare Anthropic come l’azienda di AI più impegnata nello sviluppo di sistemi sicuri. Ma potrebbe essere proprio questo il problema. In passato ha dichiarato a Fortune che “la sicurezza dell’AI continua a essere la priorità assoluta” e che questa strategia incentrata sulla sicurezza ha rassicurato i clienti aziendali, convincendoli che i modelli di Anthropic siano meno rischiosi rispetto a quelli della concorrenza.
Nel 2021 lui e la sorella Daniela lasciarono OpenAI anche a causa di divergenze sul modo di affrontare la sicurezza dell’intelligenza artificiale. In seguito ha inoltre espresso al Pentagono le proprie preoccupazioni riguardo alle armi autonome e ai sistemi di sorveglianza basati sull’AI. Nonostante ciò, l’opinione pubblica continua a guardare con diffidenza alla tecnologia. Un recente sondaggio Gallup ha rilevato che quasi la metà degli under 30 ritiene oggi che l’intelligenza artificiale provochi più danni che benefici, con un forte aumento rispetto all’anno precedente. Anche la fiducia nell’utilizzo dell’AI da parte delle aziende è diminuita dopo due anni di crescita.
I dati del Pew Research Center del 2026 sono ancora più negativi: la maggioranza degli americani ritiene che l’AI stia avanzando troppo rapidamente e solo una piccola minoranza si aspetta un impatto complessivamente positivo nei prossimi vent’anni. Un sondaggio Quinnipiac mostra inoltre che oltre tre quarti degli statunitensi si fidano dell’intelligenza artificiale solo raramente o occasionalmente, nonostante il suo utilizzo continui ad aumentare.
La strategia di Anthropic sulla sicurezza
In un lungo post pubblicato recentemente su X – evento insolito per lui – Amodei ha ricordato di aver scritto un importante saggio dedicato ai rischi dell’AI e un altro sui suoi benefici. Secondo il manager, la percezione negativa dell’intelligenza artificiale non dipende dalle sue dichiarazioni o da quelle degli altri amministratori delegati del settore, ma dal fatto che l’industria non abbia ancora dimostrato concretamente i benefici promessi, come ad esempio la possibilità di curare malattie oggi incurabili.
Tuttavia, nel tentativo di rassicurare il pubblico, Amodei continua ad associare Anthropic al concetto di “sicurezza”, lasciando implicitamente intendere che l’intero settore dell’AI sia pericoloso. Secondo l’analisi di Fortune, Amodei starebbe cadendo in una trappola che le agenzie di pubbliche relazioni conoscono da decenni: il problema dell’associazione mentale.
La lezione dell’industria aerea
Il settore dell’aviazione ha imparato molto tempo fa a evitare di associare il proprio marchio alla parola “sicurezza” nelle campagne pubblicitarie. Il concetto non è scomparso dal trasporto aereo, ma è stato spostato fuori dalla comunicazione commerciale e confinato ai briefing obbligatori prima del decollo, che negli anni le compagnie hanno trasformato in brevi video ironici o musicali invece che in solenni avvertimenti. Il motivo è semplice: anche quando è obbligatoria, una dimostrazione di sicurezza funziona meglio se viene percepita come intrattenimento piuttosto che come un promemoria dei possibili pericoli. La sicurezza richiama inevitabilmente immagini negative, qualcosa a cui i passeggeri preferiscono non pensare prima di un volo.
Le ricerche dello storico Richard Popp sulla pubblicità delle compagnie aeree mostrano che già negli anni Trenta esistevano regole non scritte per evitare qualsiasi riferimento ai rischi del volo: niente montagne, voli notturni, grandi distese d’acqua o manutenzione degli aeromobili, perché avrebbero potuto evocare il pensiero di un incidente ancora prima di parlare esplicitamente di sicurezza.
Negli anni Ottanta, nonostante questo tabù, Pan Am avviò una campagna pubblicitaria per rassicurare i passeggeri durante il periodo segnato da numerosi dirottamenti e attentati ai voli transatlantici, sottolineando la propria sicurezza. Nel dicembre del 1988, però, il volo Pan Am 103 esplose sopra Lockerbie, in Scozia, provocando la morte di 270 persone. Secondo l’esperto di sicurezza aerea Glen Winn, fu proprio quella tragedia a convincere definitivamente l’intero settore ad abbandonare l’utilizzo della parola “sicuro” nella comunicazione.
Cosa può imparare Amodei
L’industria aerea ha scoperto che evocare direttamente una paura legata al proprio prodotto può essere controproducente: anche quando si cerca di rassicurare, si finisce comunque per rafforzare nella mente delle persone l’associazione con quel rischio. Lo stesso principio è stato illustrato dal linguista George Lakoff nel libro Don’t Think of an Elephant del 2004: chiedere a qualcuno di non pensare a un elefante significa costringerlo prima di tutto a immaginare proprio un elefante.
Quando Amodei ha introdotto la Responsible Scaling Policy, ispirata ai protocolli di biosicurezza, e ha diffuso avvertimenti pubblici sui rischi dell’intelligenza artificiale e sulla possibile perdita di posti di lavoro, il messaggio ha funzionato presso un pubblico composto soprattutto da ingegneri, ricercatori, clienti aziendali e investitori, che interpretano queste cautele come un segnale di serietà.
Secondo Fortune, però, quel pubblico avrebbe probabilmente avuto fiducia in Anthropic comunque. Al contrario, rivolgersi direttamente ai consumatori enfatizzando continuamente i rischi potrebbe avere l’effetto opposto, aumentando la diffidenza verso l’intero settore. Un esempio è lo spot televisivo di Anthropic intitolato There’s hope in hard questions. Il filmato si apre con una casa in fiamme, prosegue mostrando persone sottoposte a riconoscimento facciale, un senzatetto che dorme per strada e una fila di lapidi simili a quelle di un cimitero militare, mentre la voce narrante pone domande come: “Ci si può fidare dell’intelligenza artificiale?”. Dopo aver visto lo spot, il Ceo di OpenAI Sam Altman commentò: “Pensavo fosse una satira”, scambiandolo inizialmente per una parodia.
Secondo Fortune, il pubblico generalista potrebbe non aver colto il messaggio secondo cui Anthropic sarebbe l’unica azienda realmente impegnata ad affrontare i rischi dell’AI. Al contrario, potrebbe aver rafforzato l’idea che tutte le aziende del settore, Anthropic compresa, stiano contribuendo a costruire un futuro distopico. È la stessa lezione che, decenni fa, ha imparato l’industria aerea quando ha smesso di cercare di “vendere” la sicurezza. E, conclude Fortune, è una lezione che oggi anche il settore dell’intelligenza artificiale potrebbe dover imparare di nuovo.
Questo articolo è stato pubblicato originariamente su Fortune.com.
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Catherina Gioino
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