Nel decennale del terremoto il presidente della Regione ad Arquata e Amatrice: oltre 14.300 cantieri avviati, 8.822 conclusi e 8,8 miliardi di euro di contributi concessi. La ricostruzione pubblica vale più di 2,5 miliardi
Dieci anni dopo il terremoto che ha colpito il cuore dell’Appennino centrale, la ricostruzione nelle Marche entra nella fase in cui la dimensione finanziaria degli interventi si intreccia sempre più con quella della rinascita economica e sociale dei territori. Nel giorno del decennale della tragedia, Arquata del Tronto è tornata a essere uno dei luoghi simbolo di una ricostruzione ancora complessa, ma che secondo i dati presentati dalla Regione ha imboccato una traiettoria di accelerazione.
La giornata è iniziata proprio ad Arquata, nel ricordo delle 52 vittime marchigiane del terremoto del 2016, con la celebrazione eucaristica presieduta dal cardinale Matteo Maria Zuppi alla quale ha partecipato il presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli. Nel pomeriggio le commemorazioni si sono spostate ad Amatrice, alla presenza della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, di Acquaroli, degli assessori regionali Francesca Pantaloni e Tiziano Consoli, del sottosegretario alla Presidenza della Giunta Silvia Luconi e delle autorità civili, militari e religiose.
Il punto, a dieci anni di distanza, è però anche quello di misurare il percorso compiuto attraverso numeri che restituiscono la dimensione di una delle più grandi operazioni di ricostruzione mai affrontate in Italia.
«Oggi ricordiamo le vittime, il dolore delle famiglie, delle comunità che purtroppo sono state devastate quella terribile notte che diede il via alle scosse», ha detto Acquaroli, sottolineando come nei territori dove la distruzione è stata totale la ricostruzione «non è semplice», perché richiede «un enorme lavoro e l’impegno costante e quotidiano di tutti gli attori e gli enti coinvolti».
La tenacia delle comunità nel rimanere nei territori colpiti, ha aggiunto il presidente, impone il massimo impegno alle istituzioni. E proprio la ricostruzione è stata indicata come la priorità, con un’accelerazione che trova riscontro nei dati.
Nelle Marche è stato infatti superato il 60% della ricostruzione privata, in un contesto nel quale molti interventi presentano ancora livelli di complessità elevati. I numeri complessivi raccontano di oltre 14.300 cantieri avviati, dei quali 8.822 già conclusi, con 8,8 miliardi di euro di contributi concessi e 5,9 miliardi già liquidati.
La Regione Marche rappresenta circa il 60% dell’intera ricostruzione privata del cratere. Un peso che rende particolarmente significativo il dato relativo all’accelerazione degli ultimi anni: nei tre anni più recenti è stato erogato il 70% delle risorse complessivamente liquidate per la ricostruzione privata dell’intero cratere.
È un cambio di passo che non si misura soltanto nella dimensione finanziaria. Le risorse hanno consentito di completare e restituire alle comunità scuole, sedi istituzionali, strutture strategiche e servizi pubblici essenziali, accompagnando anche il progressivo rientro di migliaia di famiglie nelle proprie abitazioni.
Sul fronte della ricostruzione pubblica sono invece 1.872 gli interventi programmati, per un valore superiore a 2,5 miliardi di euro. Un secondo grande capitolo di investimento destinato a incidere sulla funzionalità dei territori e sulla loro capacità di tornare a essere attrattivi per residenti, imprese e servizi.
La complessità maggiore rimane concentrata nei borghi completamente distrutti e nei centri storici, dove la ricostruzione deve necessariamente misurarsi con vincoli urbanistici, sicurezza, qualità architettonica e caratteristiche morfologiche dei territori.
Acquaroli ha richiamato in particolare il caso di Arquata del Tronto, dove è previsto un progetto definito «unico al mondo» per la messa in sicurezza e la stabilizzazione della collina e per la ricostruzione del centro storico. È uno degli esempi più evidenti di come, nei territori maggiormente devastati, la ricostruzione non possa essere ricondotta alla semplice sostituzione degli edifici danneggiati.
La macchina istituzionale chiamata a governare questo processo coinvolge Governo, Struttura commissariale, Regione, Ufficio Speciale per la Ricostruzione, Comuni, uffici tecnici e professionisti. «Solo attraverso questo lavoro possiamo continuare ad accelerare e garantire qualità agli interventi», ha sottolineato il presidente della Regione.
Ma il decennale introduce anche una seconda questione: come trasformare la ricostruzione fisica in una leva di sviluppo economico. In questa prospettiva Acquaroli ha richiamato il ruolo del Governo e della presidente Meloni, evidenziando le misure e i provvedimenti adottati negli ultimi anni per affrontare le questioni ancora aperte e potenziare il processo di ricostruzione.
Tra gli strumenti indicati figura anche la Zona Economica Speciale, considerata fondamentale per affiancare alla ricostruzione edilizia una strategia di ripartenza economica capace di attrarre nuove opportunità.
È questo il passaggio decisivo per i territori dell’Appennino centrale: la ricostruzione non può esaurirsi nella restituzione degli edifici, ma deve diventare una condizione per ricostruire comunità, servizi, attività economiche e prospettive di sviluppo.
Nel pomeriggio, ad Amatrice, Acquaroli ha partecipato alle celebrazioni insieme alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, rinnovando il ricordo delle 299 vittime complessive del terremoto che nel 2016 colpì Marche, Lazio, Umbria e Abruzzo.
A dieci anni da quella notte, il bilancio resta dunque inevitabilmente segnato dal dolore per le vite perdute e dalla ferita ancora aperta in molti centri. Ma i numeri della ricostruzione indicano anche una fase diversa: quella nella quale la sfida non è soltanto completare i cantieri, ma restituire un futuro economico e sociale ai territori dell’Appennino centrale.
«C’è ancora tanto lavoro da fare», ha concluso Acquaroli, rinnovando «oggi e ogni giorno» il massimo impegno delle istituzioni per il futuro delle comunità colpite.
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