I danni economici e sociali dello streaming pirata
Lo streaming illegale di film, serie televisive e sport in diretta costa all’economia britannica oltre 1,35 miliardi di sterline l’anno. Una perdita che non riguarda soltanto broadcaster e titolari dei diritti, ma si traduce in minori entrate fiscali, investimenti sottratti all’industria audiovisiva e migliaia di posti di lavoro che potrebbero essere creati nel settore.
A quantificare il fenomeno è il nuovo report “The Price of Piracy”, commissionato da BeStreamWise, coalizione che riunisce operatori dell’industria audiovisiva impegnati nel contrasto alla pirateria (tra cui Sky, BBC, Premier League, Formula 1, con il supporto operativo della polizia della City di Londra).
Secondo l’indagine, condotta da WIPI Economics e rilanciata dal Financial Times, la distribuzione e la visione illegale di contenuti protetti dal diritto d’autore, compreso il calcio della Premier League, sottraggono ogni anno 366 milioni di sterline di entrate fiscali all’Erario britannico. Le risorse perse a causa della pirateria potrebbero inoltre sostenere circa 10.400 posti di lavoro nel settore dei media e delle industrie creative.
Numeri che danno una dimensione economica molto concreta a un fenomeno spesso percepito soltanto come un modo per guardare a basso costo una partita, un film o una serie TV.
Premier League, lo sport resta uno dei principali bersagli
Particolarmente esposto è lo sport in diretta, dove il valore economico dei contenuti dipende in larga parte dall’esclusività e dalla possibilità per broadcaster e piattaforme di monetizzare gli eventi nel momento stesso in cui vengono disputati.
La Premier League, titolare di alcuni dei diritti televisivi sportivi più preziosi al mondo, è infatti tra le organizzazioni più attive nel contrasto allo streaming illegale e ai servizi IPTV pirata. La diffusione di piattaforme capaci di offrire abusivamente le partite a prezzi molto inferiori rispetto agli abbonamenti legali rischia di incidere, nel tempo, anche sul valore commerciale dei diritti audiovisivi.
Il problema non riguarda quindi soltanto le mancate sottoscrizioni. I ricavi generati dalla vendita dei diritti finanziano l’intera filiera: competizioni sportive, broadcaster, produzioni televisive, infrastrutture tecnologiche e migliaia di lavoratori.
Whittingdale (Intergruppo parlamentare sulla proprietà intellettuale): “Intervenire subito contro streaming illegale”
Per Sir John Whittingdale, deputato britannico e presidente dell’All-Party Parliamentary Group for Intellectual Property, i risultati del rapporto dovrebbero rappresentare un vero e proprio “wake-up call” per il governo: “Il furto di proprietà intellettuale e lo streaming illegale rappresentano una seria minaccia ed è necessario intervenire con urgenza”.
Secondo il parlamentare, il report fornisce prove concrete del fatto che la pirateria costa all’economia britannica più di un miliardo di sterline ogni anno e mette a rischio migliaia di posti di lavoro nelle industrie creative.
Whittingdale richiama inoltre un aspetto meno evidente del fenomeno: la sicurezza degli stessi utenti. I servizi illegali possono infatti esporre chi li utilizza a frodi e truffe, con casi nei quali le vittime hanno perso migliaia di sterline.
Da qui la richiesta di una risposta coordinata. Governo, Parlamento e industria, secondo Whittingdale, devono collaborare per far rispettare la legge, proteggere gli investimenti e salvaguardare l’occupazione in uno dei settori di punta dell’economia britannica.
È proprio questa una delle principali indicazioni contenute in “The Price of Piracy”: contrastare non soltanto chi materialmente distribuisce illegalmente i contenuti, ma anche la disponibilità e la visibilità commerciale dei servizi di streaming pirata.
IPTV illegale, perché il mercato continua a crescere
Uno degli strumenti più utilizzati dalla pirateria audiovisiva sono i servizi IPTV illegali, che permettono di accedere via Internet a centinaia o migliaia di canali, film, serie e competizioni sportive senza che i gestori abbiano acquistato i relativi diritti di distribuzione.
L’attrattiva economica per gli utenti è evidente: invece di sottoscrivere diversi abbonamenti legali, i servizi pirata promettono l’accesso a enormi cataloghi e allo sport premium pagando una piccola quota mensile o annuale. Ma dietro questi prezzi si nasconde un’attività che monetizza contenuti prodotti e acquistati da altri senza remunerare titolari dei diritti, autori, produttori, broadcaster e lavoratori della filiera.
E il mercato illegale espone gli stessi clienti a rischi che vanno oltre la violazione del copyright: malware, furto di credenziali, frodi, truffe e possibili sottrazioni di dati personali e finanziari. A questo si aggiunge l’assenza dei sistemi di tutela e controllo dei contenuti presenti sulle piattaforme autorizzate, con potenziali rischi anche per i minori.
Pirateria ai danni di Sky, sequestrati oltre 80 server e sei anni di carcere
La dimensione industriale raggiunta da alcune reti IPTV emerge anche da una recente operazione condotta dalla Police Intellectual Property Crime Unit (PIPCU) della City of London Police. Le autorità britanniche hanno smantellato un servizio illegale che per diversi anni avrebbe venduto abbonamenti IPTV nel Regno Unito e all’estero, consentendo agli utenti di accedere abusivamente a contenuti premium, tra cui canali Sky, film e partite della Premier League.
L’uomo ritenuto responsabile dell’operazione, il 68enne Milan Ibrahim, di Chorley, è stato condannato a sei anni e mezzo di carcere. Secondo quanto emerso dalle indagini, l’attività avrebbe generato oltre 980.812 sterline di profitti criminali. L’infrastruttura utilizzata era tutt’altro che artigianale. Nel corso dell’operazione sono stati individuati e disattivati più di 80 server impiegati per distribuire i flussi audiovisivi illegali. Il loro sequestro ha interrotto immediatamente il servizio, lasciando senza accesso gli abbonati che avevano pagato per vedere illegalmente i contenuti.
“È importante che la PIPCU persegua i criminali che cercano di ottenere profitti dalla fornitura di servizi IPTV illegali”, ha spiegato Emma Warbey, Detective Inspector della Police Intellectual Property Crime Unit. Secondo l’investigatrice, chi gestisce queste attività mostra una completa indifferenza verso i titolari dei diritti e verso “gli attori, gli artisti, gli specialisti tecnici e il personale di supporto” coinvolti nella produzione dei contenuti distribuiti illegalmente.
Sky: “Lo streaming illegale danneggia anche i consumatori”
Anche Matt Hibbert, Group Director Anti-Piracy di Sky, ha sottolineato che lo streaming illegale non è un fenomeno senza vittime. La pirateria, ha spiegato, sottrae risorse all’economia creativa che potrebbero essere utilizzate per finanziare nuovi investimenti nella televisione, nel cinema e nello sport britannico, mentre contemporaneamente espone i consumatori a frodi, truffe e furti di identità.
Il caso appena concluso dimostra inoltre un’altra caratteristica del mercato IPTV illegale: chi acquista un abbonamento non dispone di alcuna garanzia. Quando le autorità arrestano i gestori e sequestrano i server, un servizio pagato magari per un intero anno può scomparire da un giorno all’altro senza alcuna possibilità di rimborso.
È anche per questo che i 1,35 miliardi di sterline di danni economici, i 366 milioni di minori entrate fiscali e i 10mila potenziali posti di lavoro indicati dal report britannico spostano il tema ben oltre il semplice dibattito sul copyright. Lo streaming illegale è ormai un problema che coinvolge contemporaneamente proprietà intellettuale, investimenti, occupazione, gettito fiscale e sicurezza informatica dei consumatori.
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Flavio Fabbri
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