tasse, ISEE, borse e affitti


Siamo alle porte dell’inizio del nuovo anno accademico e Affaritaliani vuole fare una fotografia di quanto costa frequentare gli atenei italiani.

Quasi 17.500 euro l’anno per mantenere un figlio fuorisede. È il conto stimato da Federconsumatori considerando non soltanto le tasse universitarie, ma anche casa, pasti, trasporti, materiale didattico e vita quotidiana. E se si guarda alle sole tasse, le differenze rimangono enormi: tra gli atenei pubblici monitorati dall’O.N.F., Milano arriva a oltre 3.800 euro per uno studente della fascia reddituale più alta, mentre i dati MUR mostrano che gli studenti paganti delle università statali versano mediamente 1.550 euro l’anno. Due numeri diversi che raccontano lo stesso problema: il costo dell’università dipende sempre più dal reddito della famiglia, dall’ateneo scelto e soprattutto dalla città in cui si decide di studiare. È la fotografia dell’università italiana alla vigilia dell’anno accademico 2026/27. Secondo gli ultimi dati disponibili del Ministero dell’Università e della Ricerca, nell’anno accademico 2024/25 gli iscritti ai corsi universitari erano 2.026.774. Nel 2024 i laureati di primo e secondo livello sono stati 415.553.

Ma quanto costa davvero mandare un figlio all’università?

Affaritaliani parte da questa domanda con “Cara Università, quanto mi costi?”, un viaggio tra tasse, ISEE, borse di studio, alloggi, affitti e regole che proseguirà nelle principali città universitarie italiane: Milano, Roma, Bologna, Torino e Napoli.

Scegliere l’università: il primo ostacolo tra corsi, test e graduatorie

Prima ancora di chiedersi quanto costerà l’università bisogna entrarci. E non esiste un’unica procedura valida per tutti.

Corsi ad accesso libero convivono con corsi ad accesso programmato, prove di ammissione e procedure stabilite dai singoli atenei. Requisiti, scadenze e modalità di accesso possono cambiare da università a università e persino tra corsi dello stesso ateneo.

Per studenti e famiglie la prima regola è quindi apparentemente banale, ma fondamentale: non aspettare settembre per verificare come funziona l’accesso al corso scelto.

Test, graduatorie, eventuali obblighi formativi aggiuntivi e scadenze devono essere controllati sul bando ufficiale dell’ateneo e sul portale del corso. Una mancata scadenza può compromettere l’iscrizione indipendentemente dal voto ottenuto alla maturità.

Ed è proprio su questo punto che le differenze tra gli atenei diventano importanti. Nei prossimi approfondimenti di Affaritaliani analizzeremo requisiti e procedure delle principali università delle cinque grandi città universitarie italiane.

Pagare: quanto costano le tasse universitarie nel 2026

I dati più aggiornati arrivano dal Focus del MUR sulla contribuzione studentesca pubblicato il 27 agosto 2026, relativo all’anno accademico 2024/25.

Nelle università statali italiane, uno studente che effettivamente paga la contribuzione universitaria versa in media 1.550 euro all’anno. Nel 2022/23 erano 1.452 euro: significa un incremento del 6,8% in due anni. Se invece si distribuisce la contribuzione sull’intera popolazione studentesca, includendo quindi anche gli esonerati, la media scende a 959 euro.

Attenzione però: 1.550 euro non rappresentano la “retta” che ogni studente deve pagare. È la contribuzione media effettivamente versata dagli studenti paganti degli atenei statali, calcolata dal MUR al netto della tassa regionale per il diritto allo studio e dell’imposta di bollo.

E la geografia conta moltissimo.

Area Contribuzione media annua dei paganti
Nord-Ovest 1.810 euro
Nord-Est 1.756 euro
Centro 1.400 euro
Sud 1.273 euro
Isole 1.143 euro

Fonte: MUR, a.a. 2024/25.

Uno studente pagante di un’università statale del Nord-Ovest versa quindi mediamente circa 667 euro in più all’anno rispetto a uno delle Isole.

La differenza è legata non soltanto agli importi richiesti dagli atenei, ma anche alla diversa diffusione degli esoneri e alla situazione economica degli studenti. Nel Nord-Ovest paga la contribuzione il 67,5% degli iscritti; nelle Isole il 52,4%.

Università pubblica o privata? Il conto cambia radicalmente

Il divario diventa molto più ampio confrontando università statali e non statali.

Nell’anno accademico 2024/25, negli atenei non statali tradizionali la contribuzione media degli studenti paganti ha raggiunto 8.537 euro, contro i 1.550 euro delle università statali. Negli atenei telematici non statali la media dei paganti è stata invece di 2.303 euro.

In sintesi:

Tipologia Contribuzione media studenti paganti
Università statali 1.550 euro
Università non statali telematiche 2.303 euro
Università non statali tradizionali 8.537 euro

Anche qui si tratta di medie nazionali, non delle rette dei singoli atenei. In articoli dedicati entreremo quindi nel dettaglio: dalla Bocconi alla Sapienza, dal Politecnico di Milano all’Università di Bologna, fino agli atenei di Torino e Napoli.

Le università pubbliche più costose: Milano davanti a Pavia

Anche all’interno del sistema universitario pubblico le differenze possono essere considerevoli. A fotografarle è l’indagine dell’O.N.F. – Osservatorio Nazionale Federconsumatori, realizzata con Fondazione Isscon, che ha confrontato le tasse richieste da un campione di università italiane utilizzando cinque fasce reddituali di riferimento.

Nella rilevazione pubblicata a gennaio 2025, considerando la fascia di reddito più alta, è l’Università degli Studi di Milano a risultare l’ateneo pubblico più costoso tra quelli monitorati, superando Pavia, che deteneva il primato negli anni precedenti.

Alla Statale di Milano l’importo medio rilevato da Federconsumatori raggiunge 3.808,56 euro all’anno, ma con una differenza significativa tra area umanistica e scientifica: 3.360 euro per i corsi umanistici e 4.257,12 euro per quelli scientifici.

Al secondo posto si trova l’Università di Pavia, con 3.343 euro per l’area umanistica e 4.141 euro per quella scientifica. Seguono, tra gli atenei evidenziati dall’Osservatorio, l’Università del Salento, con 3.000 euro sia per l’area umanistica sia per quella scientifica.

Gli atenei pubblici più cari tra quelli monitorati da Federconsumatori

Ateneo Area umanistica Area scientifica Media
Università degli Studi di Milano €3.360,00 €4.257,12 €3.808,56
Università di Pavia €3.343,00 €4.141,00 €3.742,00
Università del Salento €3.000,00 €3.000,00 €3.000,00

Importi relativi alla fascia reddituale più alta considerata dall’indagine O.N.F.–Federconsumatori. Non rappresentano la contribuzione media di tutti gli iscritti né le tasse 2026/27. Elaborazione Affaritaliani su dati O.N.F.–Federconsumatori pubblicati il 29 gennaio 2025.

La distanza tra Nord e Sud emerge ancora più chiaramente guardando alle medie territoriali. Secondo Federconsumatori, nella fascia reddituale più alta gli atenei del Nord costano mediamente il 28% in più rispetto a quelli del Sud e quasi il 15% in più rispetto alle università del Centro.

Il dato è coerente con la fotografia più recente del MUR, pur trattandosi di due rilevazioni costruite con metodologie differenti. Il Ministero rileva infatti per il 2024/25 una contribuzione media effettivamente versata dagli studenti paganti delle università statali pari a 1.810 euro nel Nord-Ovest, contro 1.400 euro al Centro, 1.273 al Sud e 1.143 nelle Isole.

Il confronto va però letto con attenzione. MUR e Federconsumatori non stanno misurando la stessa cosa: il primo calcola quanto viene mediamente versato dagli studenti paganti, mentre l’Osservatorio Federconsumatori simula la tassazione per determinate fasce reddituali. Per questo i 3.808 euro indicati per Milano non sono in contraddizione con la media MUR di 1.810 euro del Nord-Ovest.

Studente fuorisede, il conto può superare 17 mila euro l’anno

Ma il dato forse più significativo dell’Osservatorio riguarda proprio il punto centrale di “Cara Università, quanto mi costi?”: la retta è soltanto una parte della spesa sostenuta dalle famiglie.

Federconsumatori richiama una precedente indagine realizzata insieme all’UDU – Unione degli Universitari e alla Fondazione Isscon, secondo la quale mantenere uno studente universitario comportava mediamente una spesa annuale di 9.379 euro per uno studente in sede, 10.293 euro per un pendolare e 17.498 euro per un fuorisede.

Tipologia di studente Costo medio annuo
Studente in sede €9.379
Studente pendolare €10.293
Studente fuorisede €17.498

La stima comprende un paniere molto più ampio della sola contribuzione universitaria: tasse, alloggio, pasti, trasporti urbani ed extraurbani, materiale didattico e digitale, cultura, attività sociali e ricreative, sport e salute.

È questo il numero che cambia la prospettiva. Un anno da fuorisede costava nella rilevazione circa 8.100 euro in più rispetto alla condizione di studente in sede, quasi l’86% in più.

E proprio l’alloggio rappresenta una delle variabili decisive. L’aumento dei costi è da collegarsi anche alla crescita del caro-affitti e alla pressione esercitata sul mercato residenziale delle città universitarie, tra gli altri fattori, dalla diffusione degli affitti brevi turistici.

Per capire quanto sia diventato oneroso studiare lontano da casa, quindi, non basta chiedersi “quanto costa l’università?”. La domanda corretta è un’altra: quanto costa vivere nella città in cui si trova l’università?

Ed è proprio questo il conto che Affaritaliani proverà a ricostruire nelle prossime tappe dedicate a Milano, Roma, Bologna, Torino e Napoli.

ISEE e No Tax Area: quasi 4 studenti su 10 sono totalmente esonerati

C’è però un dato che cambia sensibilmente la fotografia. Nelle università statali, nell’anno accademico 2024/25, il 38,1% degli iscritti ha beneficiato di un esonero totale dalla contribuzione universitaria.

Non significa che tutti questi studenti rientrino nella sola No Tax Area: il dato MUR comprende le diverse cause di esonero totale previste dalla normativa e dai regolamenti.

La No Tax Area nazionale è stata introdotta nel 2017. La soglia ISEE, inizialmente fissata a 13.000 euro, è stata portata a 20.000 euro nel 2020/21 e successivamente a 22.000 euro a partire dal 2021/22. Gli atenei possono inoltre adottare condizioni più favorevoli.

Ecco perché presentare l’ISEE universitario nei tempi previsti può fare una differenza di centinaia o migliaia di euro sul costo annuale.

Borse di studio 2026/27: le nuove soglie ISEE e ISPE

Il secondo grande strumento per alleggerire il costo degli studi sono le borse per il diritto allo studio.

Per l’anno accademico 2026/27, il MUR ha aggiornato i limiti massimi nazionali utilizzati per l’accesso ai benefici: ISEE fino a 28.339,88 euro e ISPE fino a 61.608,48 euro. L’aggiornamento tiene conto dell’aumento dell’1,4% dell’indice ISTAT dei prezzi al consumo indicato per il 2025.

Queste sono soglie massime nazionali: bandi regionali ed enti per il diritto allo studio stabiliscono concretamente condizioni, scadenze, requisiti di merito e importi applicabili.

E il sistema delle borse è cresciuto molto negli ultimi anni.

Nell’anno accademico 2024/25 gli organismi regionali per il diritto allo studio hanno assegnato 299.618 borse, contro 300.260 studenti risultati idonei alla data della rilevazione. La copertura ha così raggiunto il 99,8%.

Nel 2020/21 le borse erano 244.171: in quattro anni il numero è quindi aumentato del 22,7%. Nel solo 2024 sono stati destinati alle borse quasi 1,4 miliardi di euro.

Un altro numero aiuta a capire la dimensione dell’intervento: nel 2024/25 ha ricevuto una borsa il 19,2% degli studenti in corso iscritti ai corsi di laurea degli atenei italiani, contro il 18,6% dell’anno precedente.

Vivere: il vero costo dell’università comincia fuori dall’aula

Tasse e rette raccontano però soltanto una parte della storia.

Per uno studente che rimane a vivere con la propria famiglia il costo dell’università può essere relativamente prevedibile. Per un fuorisede il bilancio cambia completamente.

Alla contribuzione universitaria bisogna aggiungere:

  • affitto;
  • utenze;
  • alimentazione;
  • trasporto pubblico;
  • libri e materiale didattico;
  • viaggi per tornare a casa;
  • eventuali spese sanitarie e quotidiane.

È qui che il luogo in cui si studia può pesare più dell’università scelta.

Uno studente iscritto a un’università pubblica può pagare poche centinaia di euro di contribuzione grazie all’ISEE, ma dover sostenere per tutto l’anno il costo di una stanza in una grande città.

Per questo nei prossimi approfondimenti di Affaritaliani non confronteremo soltanto le rette degli atenei. Proveremo a rispondere a una domanda molto più concreta: quanto costa realmente un anno da studente fuorisede a Milano, Roma, Bologna, Torino e Napoli?

Alloggi universitari, meno di 59 mila posti nel sistema censito dal MUR

Il tema della casa è probabilmente il punto più delicato.

Secondo il Focus MUR sul diritto allo studio, al 1° novembre 2025 risultavano complessivamente 58.827 posti alloggio gestiti dai soggetti considerati dalla rilevazione.

La distribuzione era questa:

Gestore Posti alloggio
Organismi regionali per il DSU 46.453
Atenei 6.609
Collegi di merito e collegi statali 5.765
Totale 58.827

Fonte: MUR, Focus Diritto allo Studio Universitario 2024/25.

È importante leggere correttamente questo numero. Non significa che ci siano 58.827 posti per oltre 2 milioni di studenti che ne avrebbero bisogno: non tutti gli universitari sono fuorisede e non tutti richiedono o hanno diritto a un alloggio agevolato.

Il dato fotografa però le dimensioni dell’offerta censita dal sistema pubblico del diritto allo studio, dagli atenei e dai collegi considerati dal MUR e aiuta a capire perché, nelle grandi città universitarie, la ricerca di una stanza sul mercato privato sia diventata una parte centrale dell’esperienza universitaria.

Affitti per studenti: il contratto può valere anche un’agevolazione fiscale

Per chi vive lontano da casa è importante anche conoscere le agevolazioni fiscali disponibili.

L’Agenzia delle Entrate prevede una specifica detrazione per i canoni di locazione sostenuti dagli studenti universitari fuori sede, nel rispetto delle condizioni previste dalla normativa.

Tra i requisiti indicati dall’Agenzia c’è l’iscrizione a un’università situata in un Comune distante almeno 100 chilometri dal Comune di residenza. Sono ammessi non soltanto i normali contratti di locazione abitativa, ma, alle condizioni previste, anche contratti di ospitalità e atti di assegnazione o locazione stipulati con enti per il diritto allo studio, università, collegi legalmente riconosciuti, enti senza fini di lucro e cooperative. L’agevolazione può spettare anche al familiare che sostiene la spesa per uno studente fiscalmente a carico.

Prima di firmare un contratto, quindi, non conta soltanto il prezzo della stanza: la regolarità del contratto può incidere anche sull’accesso a benefici, detrazioni e borse di studio.

Sopravvivere all’università: fuori corso, cambio ateneo e diritti dello studente

Poi c’è una quarta voce, meno visibile nei preventivi familiari: quella delle regole.

Essere fuori corso, perdere i requisiti di merito di una borsa, cambiare università, farsi riconoscere i CFU, rinunciare agli studi oppure lasciare anticipatamente una casa in affitto possono avere conseguenze economiche.

Ed è proprio qui che lo studente rischia di scoprire le regole quando ormai è troppo tardi.

Un esempio riguarda le borse di studio: il diritto al beneficio non dipende soltanto dalla situazione economica. I bandi prevedono anche requisiti di merito, che diventano particolarmente importanti negli anni successivi al primo.

Anche lo status di “fuorisede” utilizzato per il diritto allo studio non coincide necessariamente con il significato comune della parola. Regioni ed enti stabiliscono criteri relativi a residenza, distanza o tempi di percorrenza e alla disponibilità di un alloggio a titolo oneroso documentato. Per questo va sempre verificato il bando territoriale applicabile.

Quanto costa allora mantenere un figlio all’università?

Il costo reale può essere sintetizzato così: tasse universitarie + affitto + utenze + alimentazione + trasporti + materiali + spese quotidiane – borse e agevolazioni.

I dati MUR mostrano due facce della stessa università italiana.

Da una parte aumentano le tutele: quasi quattro iscritti su dieci negli atenei statali sono totalmente esonerati dalla contribuzione e la copertura delle borse di studio ha raggiunto il 99,8% degli idonei nella rilevazione 2024/25.

Dall’altra, la contribuzione media degli studenti paganti è salita del 6,8% in due anni e chi deve trasferirsi deve affrontare un secondo conto, quello della vita quotidiana, che non compare nella retta universitaria.

Ed è proprio da qui che parte il viaggio di Affaritaliani.

Dopo questa fotografia nazionale, “Cara Università, quanto mi costi?” entrerà nelle cinque grandi città universitarie italiane per confrontare tasse, borse, affitti e costo della vita.

La prima tappa sarà Milano: Bocconi, Politecnico, Statale, Bicocca, Cattolica, IULM e San Raffaele. Per ciascun ateneo proveremo a calcolare non soltanto quanto costa iscriversi, ma quanto deve mettere realmente in conto una famiglia per mantenere uno studente fuorisede per un anno a Milano.


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