Una scrivania. Una sedia. Dei cassetti. E una stanza in un appartamento da condividere con altre cinque persone. Prezzo? 1.270 euro al mese.
È una delle camere comparse in questi giorni sul mercato degli affitti di Roma, in zona Policlinico, a pochi passi dalla Sapienza. E quell’annuncio esiste davvero: è ancora rintracciabile sui principali portali immobiliari, dove una camera in via Imperia viene proposta proprio a 1.270 euro mensili.
A portare il caso all’attenzione dei social è stato lo scrittore e insegnante Christian Raimo, che ha iniziato a raccogliere alcuni degli annunci più assurdi destinati agli universitari romani. Qualche giorno prima ne aveva segnalato un altro: circa 920 euro per una piccola stanza a San Lorenzo.
La battuta sulla “scrivania con sedia e cassetti”, presentata nell’annuncio quasi fosse un lusso, fa sorridere, ma è evidente che dietro quelle fotografie di letti, armadi e cucine condivise c’è una domanda urgente: quanto deve guadagnare una famiglia, oggi, per permettere a un figlio di studiare lontano da casa?
Roma, una stanza costa in media 615 euro
Secondo l’ultima analisi di Immobiliare.it Insights, pubblicata ad agosto 2026, a Roma il prezzo richiesto per una stanza singola ha raggiunto in media 615 euro al mese, il terzo valore più alto d’Italia dopo Milano e Firenze. E mentre nel resto del Paese i canoni medi delle singole sono scesi del 6,2% rispetto a un anno fa, nella Capitale sono aumentati del 7%. Parallelamente, i contatti complessivi agli annunci sono crollati di oltre il 30%.
Un dato che suggerisce una cosa piuttosto semplice: a un certo punto non è detto che smetta di esserci bisogno di una stanza. Può semplicemente accadere che quella stanza non ci si possa più permettere di cercarla.
Nelle zone più costose, la media sale ulteriormente: 733 euro nel Centro storico, 730 euro tra Parioli e Flaminio e 724 euro nell’area Corso Francia-Vigna Clara-Fleming-Ponte Milvio. Persino una delle zone meno care rilevate dall’osservatorio, Casal Lumbroso-Massimina-Ponte Galeria, arriva a 447 euro mensili.
Vicino agli atenei la situazione diventa ancora più evidente. Sul mercato, in questi giorni, si trovano stanze da 900 e 1.200 euro a Piazza Bologna e camere da oltre 800 euro nell’area Policlinico.
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Milano costa ancora di più
Se Roma corre, Milano rimane comunque la città più cara d’Italia per chi cerca una camera. Qui una singola costa mediamente 704 euro al mese, ma con una differenza importante: rispetto al 2025 i prezzi milanesi sono diminuiti di circa il 4%. Non abbastanza da rendere Milano economica, ovviamente, ma abbastanza per segnalare una prima inversione rispetto agli aumenti quasi continui degli ultimi anni. In Centro la richiesta media è ancora di 823 euro, mentre Porta Romana-Cadore-Montenero arriva a 812 euro e Garibaldi-Moscova-Porta Nuova a 807. Anche nella zona più economica individuata dall’analisi, Ponte Lambro-Santa Giulia, servono in media 571 euro per una singola.
Insomma, il paradosso è questo: Milano sta leggermente arretrando dopo aver raggiunto livelli altissimi. Roma, invece, continua a rincorrerla.
E per molte famiglie la differenza tra 600 e 700 euro cambia poco: aggiungendo bollette, spesa, trasporti, libri e tasse universitarie, mandare un figlio a studiare fuori può significare facilmente impegnare ben più di mille euro ogni mese.
Il problema è che mancano le alternative
Certo, esistono le residenze universitarie pubbliche e convenzionate, ma il problema è quante sono rispetto alle persone che ne avrebbero bisogno.
Per l’anno accademico 2026/2027, l’elenco ufficiale di Lazio DiSCo conta 3.171 posti nelle proprie residenze e in quelle convenzionate dell’intera regione. Considerando le strutture indicate a Roma, i posti sono circa 2.600. Numeri piccoli se messi accanto alle dimensioni della popolazione universitaria fuorisede della Capitale, stimata intorno alle 70mila persone. E la differenza economica è enorme. Nelle residenze DiSCo, nell’ultimo bando disponibile con le tariffe dettagliate, una stanza singola nelle strutture romane costava tra 227 e 298 euro al mese, a seconda della fascia della residenza; nelle strutture convenzionate la singola era indicata a 264 euro. Fuori da quelle porte, il mercato ne può chiedere 600, 800 o mille.
Anche a Milano i posti calmierati non bastano per tutti
A Milano il sistema è più frammentato tra i diversi atenei. Quindi, sommare i posti disponibili e presentare un unico numero cittadino sarebbe fuorviante. Ma basta guardare dentro le singole università per capire la sproporzione.
La Statale di Milano mette a disposizione degli studenti fuorisede 1.345 posti alloggio nelle proprie residenze. Per chi ottiene il beneficio, il costo massimo è di 2.799 euro per l’intero anno di assegnazione, fino a 11 mesi: una cifra lontanissima dai canoni del mercato privato.
Il Politecnico di Milano dichiara invece 1.349 posti a tariffa agevolata distribuiti tra le proprie sedi di Milano, Lecco, Como e Cremona. A giugno ha inoltre riaperto, dopo la riqualificazione, la Casa dello Studente Leonardo da Vinci a Città Studi, portandola a 420 posti, 84 in più rispetto a prima.
L’esempio forse più eloquente arriva però dalla Milano-Bicocca: nel suo Piano strategico 2026-2028 l’Ateneo scrive che la disponibilità di posti letto pubblici e convenzionati è ancora insufficiente. Il fabbisogno stimato è di circa 1.460 posti, mentre l’offerta disponibile raggiunge quota 831, comprese le soluzioni ottenute attraverso PNRR e convenzioni.
Non una percezione, dunque. Un buco scritto nero su bianco.
E i 60mila posti letto promessi dal PNRR?
Il Ministero dell’Università e della Ricerca ha annunciato di aver superato l’obiettivo del PNRR: sono oltre 63.200 i nuovi posti letto attivati attraverso il Piano Housing universitario, contro un target iniziale di 60mila. Ma ciò non significa che oggi ci siano già 63mila letti nuovi pronti ad accogliere altrettanti studenti. Secondo lo stesso Ministero, circa 33mila sono già realizzati e disponibili, mentre la restante parte entrerà progressivamente in funzione nel 2027.
Il piano coinvolge inoltre strutture realizzate e gestite sia da soggetti pubblici sia da operatori privati. Il MUR sostiene che le tariffe previste per i posti finanziati tengano conto dei valori dei contratti studenteschi e includano spese come luce, gas e riscaldamento. Si tratta di un aumento dell’offerta importante, certo, ma occorrerà capire quanti di quei posti saranno realmente accessibili agli studenti con redditi medio-bassi e, soprattutto, dove saranno collocati rispetto alle città in cui l’emergenza abitativa è più forte.
Studia dove vuoi, purché tu possa permettertelo
Nel 2023 gli universitari piantarono le tende davanti alla Sapienza e al Politecnico di Milano. Quelle immagini sembravano aver trasformato il caro affitti in un’emergenza finalmente impossibile da ignorare.
Tre anni dopo, una stanza singola a Milano costa ancora mediamente più di 700 euro. A Roma ha superato i 600 e continua a salire.
Nel frattempo la Sapienza è arrivata persino a pubblicare un nuovo bando per contribuire alle spese di locazione sostenute dagli studenti nel 2026. Sono strumenti utili, certo. Ma raccontano anche il cortocircuito: prima il mercato rende difficile abitare nella città in cui si studia, poi bisogna trovare un contributo pubblico per riuscire a pagarne l’affitto.
E allora, molto probabilmente, il tema è che la libertà di scegliere un’università rischia sempre più di dipendere dal reddito della famiglia da cui si proviene: se una camera costa quanto uno stipendio, il diritto di studiare dove di desidera rimane scritto sulla carta. E non è esattamente questo il diritto allo studio.
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