“Noi avvocati contro la restaurazione correntizia”, la sfida dei penalisti napoletani


Tra poche settimane la magistratura eleggerà i nuovi togati del Csm. Lo farà con le vecchie regole. Sopravvissute al tentativo riformatore. Non sembra un punto in cima all’agenda politica: la persistenza delle logiche che alterano, da lustri, ordinamento giudiziario ed equilibrio tra i poteri è ormai un dato acquisito. Non solo dall’Anm e dalle sue correnti, premiate dal voto sulla riforma Nordio, ma innanzitutto dai partiti. Così il minimo a cui si possa andare incontro è una mortificante assuefazione. Un rassegnarsi all’idea che i magistrati debbano vivere in un sistema controllato dai gruppi associativi.

Ma la prospettiva lascia scorgere un bel po’ di incrinature. Le vedono certamente gli avvocati – ormai soli in trincea, se si eccettuano i propositi per ora irrealizzabili di Forza Italia –, che continuano a insistere, anche dopo la vittoria del No, sulla necessità di affrancare dal lobbismo il governo della magistratura. E insieme all’Unione Camere penali, tornate all’offensiva con il comunicato di mercoledì scorso sulle candidature al Csm, resta in prima linea la rete di avvocati napoletani che durante la campagna referendaria aveva organizzato, tra l’altro, l’incontro con Torquil Dick Erikson, il giornalista inglese che raccolse le parole di Giuliano Vassalli. Si tratta del Comitato Mario Pagano e dell’Associazione Calamandrei, che hanno messo in calendario a Napoli, per venerdì 25 settembre alle 18, un incontro su “Il volto attuale del Csm tra Costituzione formale e Costituzione materiale”. Il dibattito si svolgerà nella sala conferenze dello studio di Lelio della Pietra, in via dei Mille, e potrà essere seguito attraverso la pagina facebook del “Mario Pagano”.

Con il presidente del comitato, Francesco Picca, prenderanno la parola tre magistrati schieratisi per il Sì alla legge Nordio: la giudice del Tribunale per i minorenni di Catania Carmen Giuffrida, tra i principali animatori del drappello di toghe che si erano schierate a favore della riforma, il pm della Dda di Napoli Giuseppe Visone e un’altra colonna della magistratura anti-correnti come la consigliera della Corte d’appello partenopea Natalia Ceccarelli. Visto che il punto è verificare se la Carta lasciata intatta dal referendum trovi riscontro nella realtà dell’autogoverno togato, il confronto sarà mediato da un costituzionalista, il professor Luca Longhi dell’università Pegaso.

«Siamo in periodo di campagna elettorale per il Csm, e non si tratta di intromettersi nella sfida tra i gruppi dell’Anm», spiega Picca, «ma intanto non possiamo ignorare che la consistenza delle ragioni alla base della riforma ha prodotto, nell’ordine giudiziario, una pur limitata reazione, con le candidature alternative alle correnti tradizionali. Non sembra un fenomeno in grado di attuare la svolta che si sperava di realizzare con la riforma», aggiunge il presidente del Comitato Mario Pagano, «eppure è un sintomo. Noi avvocati siamo chiamati a vigilare che le dinamiche interne al governo autonomo della magistratura non incidano, come in realtà si verifica da tempo, sui principi di terzietà e imparzialità».

I penalisti napoletani tengono acceso un faro su un dossier rimasto, dopo la vittoria del No, quasi del tutto sguarnito. Nel caso dell’iniziativa di venerdì prossimo, lo fanno in curiosa coincidenza con un evento di tutt’altro segno: l’incontro promosso da alcuni protagonisti del “fronte del No”, dal quale, proprio il 25 settembre a Napoli, dovrebbe nascere il movimento civico “Officine Costituzione”. La mobilitazione lanciata dalla costituzionalista Giovanna De Minico e dal magistrato Luigi Picardi, entrambi napoletani, punta ad animare la campagna per le Politiche con un nuovo attacco, stavolta alla riforma elettorale. Nel caso del Comitato Mario Pagano come di altre realtà dell’avvocatura, non c’è invece alcuna intenzione di entrare come soggetto attivo, seppur “non concorrente”, nella sfida tra partiti, eppure l’associazionismo forense rischia di essere il solo antagonista della “restaurazione correntizia”.

L’evento parallelo (rispetto a quello dei giuristi pro-toghe) organizzato per il 25 dagli avvocati può contare sul contributo delle quattro Camere penali del distretto partenopeo – Napoli, Napoli Nord, Nola e Torre Annunziata – oltre che del Movimento forense di Napoli.
L’avvocatura, diversamente dalla politica, non si rassegna allo status quo. «L’incontro nasce dall’esigenza di illustrare le ragioni ancora attuali di una riforma del Csm che vada oltre la stagione del referendum», dice Picca. «A nostro avviso, la necessità di riportare il Consiglio superiore nel suo naturale alveo costituzionale, a partire dall’elezione dei togati, è oggi ancor più attuale e urgente. E a proposito, la narrazione dell’attività di persone e associazioni che si autoproclamano custodi e difensori della Costituzione appartiene al passato, e costituisce una distorsione della realtà».

La polemica di Picca è rivolta appunto all’iniziativa di “Officine Costituzione”: «Si vuole indurre l’opinione pubblica a ritenere che se si costituisce un movimento a difesa della Carta, chiunque esprima opinioni diverse debba essere considerato come un sovvertitore dell’ordine costituzionale. Ma noi non siamo né ci sentiamo antagonisti rispetto ai valori costituzionali, né accettiamo questa strumentale semplificazione: da una parte i sacerdoti della Costituzione, dall’altra gli eretici e gli infedeli. Una mistificazione», per il presidente del “Mario Pagano”, «che ha già prodotto i suoi effetti nefasti durante la campagna referendaria. Al contrario, noi ci sentiamo e siamo i primi garanti dei valori costituzionali. La Carta sancisce i principi di autonomia e indipendenza della magistratura, e noi restiamo convinti che questi princìpi troveranno compiuta attuazione solo con l’affermazione di una magistratura formata da giudici e pm realmente autonomi e indipendenti anche all’interno di un unico, purtroppo, ordinamento giudiziario».

Un obiettivo ambizioso, considerata il ripiegarsi della politica nell’accettazione dello status quo. Ma che gli avvocati debbano trovarsi quasi completamente soli nel reclamare un assetto dei poteri più coerente con il dettato reale della Costituzione, dal carcere alla magistratura, non è una novità.


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