Investimenti e transizione: «Taranto non può continuare ad arrivare a giochi fatti»


TARANTO – Utilizzare la stagione degli investimenti pubblici non soltanto per realizzare opere, ma anche per rafforzare in maniera strutturale il sistema produttivo locale. È la proposta avanzata da Confartigianato Taranto, che parte dai dati relativi ai cantieri dei Giochi del Mediterraneo per sollecitare un nuovo metodo in vista degli interventi legati alla transizione industriale, alle bonifiche, al porto, alla rigenerazione urbana, alla diversificazione e ai nuovi insediamenti.

Il punto di partenza indicato dall’associazione è rappresentato proprio dagli investimenti per i Giochi. Nel comunicato si parla di oltre 270 milioni di euro di interventi complessivi, dei quali circa 94 milioni relativi ai lavori edili. I dati richiamati dalla Fillea-Cgil sulla base delle registrazioni della Cassa Edile indicano inoltre 4,2 milioni di euro di massa salari e 357 mila ore lavorate registrate a Taranto.

Numeri che, secondo Confartigianato, devono essere valutati nella loro corretta dimensione, ma che pongono comunque una questione più ampia: quanto della consistente mole di investimenti che negli ultimi anni ha interessato Taranto attraverso PNRR, CIS e altri programmi pubblici abbia prodotto una crescita duratura delle imprese del territorio.

L’associazione guarda soprattutto alla fase che si apre ora. Le iniziative collegate alla trasformazione industriale della città, alle attività di bonifica, allo sviluppo portuale e alla rigenerazione potranno infatti generare nuove commesse, lavori, servizi e forniture. L’obiettivo indicato è evitare che il sistema economico locale si trovi impreparato quando queste opportunità diventeranno concrete.

«Non possiamo continuare ad arrivare dopo», afferma Giovanni Palmisano, presidente di Confartigianato Taranto. «Dopo per scoprire che la partecipazione delle nostre imprese è stata limitata. Dopo per accorgerci che mancavano qualificazioni o certificazioni. Dopo per domandarci perché non si siano aggregate. Quando arriviamo dopo, il lavoro è già andato altrove».

Confartigianato precisa di non chiedere corsie preferenziali né affidamenti garantiti. Le aziende, sottolinea, devono essere nelle condizioni di competere, investire, qualificarsi, innovare e assumersi il normale rischio d’impresa. Allo stesso tempo, però, la capacità degli investimenti di produrre ricadute sul tessuto produttivo locale dovrebbe diventare parte integrante delle politiche di sviluppo, attraverso gli strumenti consentiti dalla normativa.

Un riferimento viene individuato nel CIS Taranto, che già prevede l’impegno delle amministrazioni responsabili a introdurre modalità di coinvolgimento delle imprese regionali e di quelle presenti nei territori interessati dagli investimenti, riservando particolare attenzione alle micro, piccole e medie aziende.

Per Confartigianato questo principio dovrebbe essere valorizzato anche nella nuova fase. «Taranto non chiede di sottrarre le proprie imprese alla concorrenza. Chiede di costruire le condizioni perché possano competere davvero», è il concetto espresso dall’associazione.

Questo significa, secondo la proposta, utilizzare gli strumenti normativamente disponibili per rendere le opportunità accessibili anche alle micro e piccole imprese, evitando, quando possibile, che dimensioni degli appalti e requisiti richiesti si trasformino in ostacoli insuperabili per le realtà aziendali minori.

Il metodo avanzato da Confartigianato si articola su alcuni passaggi: conoscere in anticipo la domanda generata dagli investimenti, preparare le aziende, facilitarne l’accesso alle opportunità e successivamente verificare i risultati ottenuti.

Conoscere prima, chiarisce l’associazione, non significa conoscere in anticipo l’esito delle gare, ma individuare quali lavorazioni, servizi, forniture, professionalità e competenze potranno essere richiesti dai principali interventi programmati. Le imprese avrebbero così il tempo necessario per adeguarsi alle esigenze del mercato.

Parallelamente viene proposta una mappatura volontaria e costantemente aggiornata delle aziende del territorio, attraverso la quale rilevare competenze disponibili, qualificazioni già possedute, certificazioni mancanti, investimenti necessari e disponibilità delle imprese a forme di aggregazione.

L’obiettivo è mettere in relazione la domanda derivante dai futuri investimenti con ciò che il sistema produttivo tarantino è già in grado di offrire e con le capacità che può sviluppare nel tempo.

In questa prospettiva anche formazione, innovazione, credito, incentivi e garanzie dovrebbero essere orientati verso necessità concrete. Se per partecipare a determinate lavorazioni è necessaria una certificazione, sostiene Confartigianato, occorre mettere l’impresa nelle condizioni di acquisirla. Se servono nuove tecnologie, bisogna programmare gli investimenti. Se la singola azienda non possiede dimensioni sufficienti, diventa necessario favorire forme di aggregazione.

L’associazione mette quindi in discussione interventi generici e scollegati dalle occasioni effettivamente disponibili. Formazione e incentivi, secondo Confartigianato, dovrebbero partire dalle opportunità reali generate dagli investimenti programmati, anziché procedere su percorsi separati.

La prospettiva indicata va inoltre oltre l’acquisizione della singola commessa. Per Confartigianato, la fase che Taranto sta attraversando dovrebbe essere utilizzata per far crescere aziende in grado, in futuro, di competere anche fuori dal mercato locale. In questo modo gli investimenti potrebbero contribuire concretamente alla diversificazione economica della città.

Altrettanto importante, per l’associazione, è misurare i risultati. Non sarebbe sufficiente contabilizzare le somme stanziate, le gare aggiudicate o le opere completate. Occorrerebbe conoscere quante imprese tarantine sono entrate nelle filiere, quali investimenti aziendali sono stati attivati, quali nuove competenze sono state acquisite e quanto lavoro aggiuntivo è stato creato.

Il criterio indicato è quello di valutare ciò che rimane sul territorio anche dopo la chiusura dei cantieri. La ricaduta di un investimento, evidenzia Confartigianato, non coincide soltanto con l’occupazione prodotta durante l’esecuzione dei lavori, ma comprende soprattutto la capacità produttiva, le competenze e la crescita aziendale che possono continuare a generare effetti negli anni successivi.

L’associazione precisa inoltre di non voler proporre la costituzione di un ulteriore tavolo o di una nuova struttura burocratica. La richiesta riguarda invece una funzione stabile, con responsabilità chiaramente individuate, programmi, scadenze e risultati verificabili, eventualmente utilizzando strumenti già esistenti.

Confartigianato Taranto si dichiara disponibile a lavorare insieme alle istituzioni e alle altre rappresentanze economiche, cominciando dai principali investimenti già programmati per la città e individuando preventivamente lavorazioni, forniture e servizi che potrebbero essere necessari.

«Non tra qualche anno. Adesso», conclude Palmisano. «I cantieri finiscono. Le imprese che diventano più forti, le competenze acquisite e il nuovo lavoro possono restare. La transizione di Taranto deve costruire anche l’economia di Taranto. Se arrivassimo ancora una volta troppo tardi, questa volta non potremmo dire che non lo sapevamo».




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