Dopo settimane di richieste di accesso agli atti, contestazioni sui numeri del patrimonio immobiliare e interrogativi sulla destinazione turistica di alcuni immobili, Asp Firenze Montedomini interviene nuovamente sulla vicenda e mette in fila la propria ricostruzione. Al centro della nota diffusa il 19 settembre ci sono soprattutto la mole di documentazione consegnata ai consiglieri comunali, le modalità di utilizzo degli atti e alcune delle questioni emerse nelle ultime settimane.
Dal 16 luglio, fa sapere l’Azienda, “sono state presentate 18 istanze di accesso agli atti, alle quali sono seguite complessivamente oltre 300 file trasmessi”. Un lavoro che, secondo Montedomini, ha impegnato in “maniera significativa gli uffici, già alle prese con l’attività ordinaria”.
L’Asp ribadisce di voler garantire pienamente il diritto di accesso, ma contesta il metodo con cui, a suo giudizio, parte della documentazione sarebbe stata utilizzata nel dibattito pubblico. “Non può trasformarsi in un meccanismo nel quale, dopo la consegna di centinaia di documenti e di successivi chiarimenti, ogni ricostruzione riparte sistematicamente da zero”, sostiene l’azienda, chiedendo che “gli atti siano letti nella loro completezza e non attraverso singoli elementi estrapolati dal contesto”.
Nella nota c’è poi un elemento nuovo: secondo Montedomini, nelle ultime ore il sistema informatico avrebbe registrato “due tentativi di accesso da parte di soggetti terzi non autorizzati a un collegamento utilizzato per mettere a disposizione la documentazione”.
I tentativi, precisa l’Asp, “sono stati bloccati e non avrebbero consentito l’accesso ai documenti. L’azienda sottolinea inoltre che i collegamenti vengono forniti attraverso aree riservate, con validità temporale limitata, e che nelle comunicazioni viene ricordato l’obbligo di utilizzare la documentazione nel rispetto delle condizioni previste e degli obblighi di riservatezza”.
Montedomini dice di non voler formulare ipotesi su come il collegamento sia arrivato nella disponibilità di persone estranee alla procedura. Il punto, sostiene l’Asp, è che “si sono verificati tentativi di accesso” da parte di soggetti che non erano autorizzati.
Uno dei nodi che ha alimentato il confronto politico nelle ultime settimane riguarda proprio la consistenza del patrimonio immobiliare.
A inizio settembre il consigliere Dmitrij Palagi aveva parlato di 216 unità immobiliari, sulla base della documentazione ricevuta attraverso un accesso agli atti, chiedendo spiegazioni rispetto alle 232 unità indicate pubblicamente da Montedomini e dal Comune.
Anche Cecilia Del Re, nei giorni scorsi, ha sollevato interrogativi sulla differenza tra i numeri presenti nei diversi documenti e sui contratti relativi agli immobili destinati ad attività turistiche.
Ora l’Asp fornisce la propria spiegazione: “216 e 232 non sarebbero due conteggi contraddittori dello stesso patrimonio, ma deriverebbero da basi inventariali differenti, costruite secondo criteri e perimetri diversi”.
Stesso discorso per gli immobili destinati agli affitti brevi. Montedomini precisa che il dato degli 11 immobili riguarda le unità destinate esclusivamente agli affitti brevi, mentre altri numeri citati nel dibattito comprenderebbero immobili per i quali i contratti non escludono, in presenza dei requisiti di legge, forme di utilizzo turistico-ricettivo.
Via Guelfa e il nodo dei canoni
L’Asp torna anche su uno degli immobili più citati nella vicenda: via Guelfa 83.
Qui Montedomini contesta una lettura limitata al solo valore del canone. “I circa 406mila euro citati nel dibattito – spiega l’azienda – rappresenterebbero la quota prevista a scomputo, mentre il valore complessivo dei lavori indicato dagli uffici sarebbe di almeno 900mila euro”.
Secondo Montedomini, quindi, per valutare correttamente l’operazione “occorre considerare insieme canone, durata del contratto, lavori, investimenti, scomputi e valore finale delle migliorie”.
Via Faenza 38 e la questione della variante
Altro capitolo è quello di via Faenza 38, dove l’Asp ricostruisce nuovamente la vicenda dell’alloggio precedentemente occupato da un nucleo familiare.
Secondo Montedomini, l’immobile risultava occupato senza titolo dal 2008 e presentava condizioni che rendevano necessario un intervento anche sotto il profilo della sicurezza. L’Azienda sostiene di essersi attivata autonomamente per individuare una soluzione alternativa, mettendo a disposizione un appartamento di circa 100 metri quadrati in via del Porcellana con un canone fortemente calmierato.
Poi la ristrutturazione e la nuova procedura di locazione.
Un punto sul quale l’Asp insiste riguarda soprattutto la cronologia degli atti: “l’avviso per la locazione sarebbe stato pubblicato il 18 aprile 2023, sulla base di una determinazione del 17 aprile, con scadenza per le offerte il 18 maggio. La variante urbanistica comunale sugli affitti brevi sarebbe stata invece adottata il 2 ottobre 2023. Il contratto è stato sottoscritto il 23 ottobre”.
Per Montedomini, dunque, fermarsi alla data della firma del contratto senza ricostruire l’intera sequenza amministrativa restituisce una fotografia parziale della vicenda.
Su questo punto, però, il confronto politico non si è chiuso: Del Re ha replicato il 19 settembre sostenendo che proprio la documentazione ricevuta confermerebbe che il contratto a uso turistico di via Faenza 38 sarebbe stato stipulato dopo l’adozione della variante e ha sollevato ulteriori questioni sull’utilizzo turistico degli immobili di via Faenza.
Il patrimonio vale il 19% dei ricavi
Montedomini rivendica infine il peso che il patrimonio immobiliare ha nella sostenibilità economica dell’Azienda.
Nel 2025 i ricavi derivanti dal patrimonio sono stati pari a 2.289.789 euro, circa il 19% dei ricavi complessivi. Per l’Asp è proprio questo il motivo per cui la gestione degli immobili non può essere separata dalla funzione sociale dell’ente: le entrate patrimoniali contribuiscono infatti al finanziamento dei servizi.
Il tema è destinato a restare al centro del confronto politico fiorentino. A settembre il Consiglio comunale ha affrontato la gestione del patrimonio di Montedomini, mentre le opposizioni hanno chiesto anche una commissione d’indagine sul ruolo del Comune nelle funzioni di indirizzo, vigilanza e controllo sull’Asp.
Nel frattempo Montedomini sta procedendo anche verso la scelta del nuovo direttore generale, dopo la conclusione del rapporto con il precedente direttore: sul sito dell’Asp è stato pubblicato il nuovo avviso di selezione, con scadenza per le domande fissata al 21 settembre.
Il messaggio dell’azienda, in questa fase, è quindi rivolto soprattutto agli atti: trasparenza e disponibilità della documentazione, ma anche richiesta che quei documenti vengano letti e rappresentati nella loro interezza. “Montedomini continuerà a stare sul terreno dei documenti e dei fatti” conclude l’Asp, annunciando che continuerà a rispondere nel merito alle ricostruzioni che ritiene non trovino riscontro nella documentazione.
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