Le aziende in crisi possono essere salvate dai lavoratori? Il modello dei «workers buyout» e il futuro delle cooperative


di
Redazione Economia

In Lombardia cresce l’attenzione verso il modello che consente ai dipendenti di rilevare e rilanciare aziende in crisi trasformandole in cooperative. Confcooperative e Cisl: così si salvano posti di lavoro e competenze

Confcooperative Lombardia e Cisl Lombardia puntano sui workers buyout, le operazioni che consentono ai dipendenti di rilevare un’azienda in difficoltà trasformandola in cooperativa. In Italia i casi sono oltre 330, ma nella regione sono ancora pochi. L’esempio di Patrolline, salvata dai lavoratori e oggi tornata a crescere. Può un’azienda destinata alla chiusura essere salvata dai suoi stessi dipendenti? Per Confcooperative Lombardia e Cisl Lombardia la risposta è sì. Le due organizzazioni hanno acceso i riflettori sui workers buyout (Wbo), il modello che permette ai lavoratori di rilevare l’attività di un’impresa in crisi attraverso la costituzione di una cooperativa, garantendo continuità produttiva e salvaguardia dell’occupazione.

L’incontro

Il tema è stato al centro di un incontro promosso a Milano con l’obiettivo di diffondere uno strumento che in Italia ha già prodotto risultati significativi ma che in Lombardia resta ancora poco utilizzato. Secondo i dati illustrati durante l’iniziativa, a fronte di 332 operazioni realizzate a livello nazionale, nella regione se ne contano appena 17. «Vogliamo offrire al mondo sindacale il modello del workers buyout cooperativo come una soluzione concreta per affrontare le crisi aziendali e come un’alternativa ai percorsi tradizionali», ha spiegato Pierpaolo Baroni, responsabile nazionale di Confcooperative per lo sviluppo dei Wbo e consigliere di amministrazione di CFI Cooperazione Finanza Impresa. Eppure i numeri nazionali raccontano una realtà diversa. Le operazioni di workers buyout realizzate in Italia hanno consentito di preservare migliaia di posti di lavoro e di riportare sul mercato imprese che sembravano destinate a scomparire. Secondo gli operatori del settore, oltre otto cooperative su dieci nate dal recupero di aziende fallite riescono a consolidarsi nel tempo, trasformando una crisi industriale in una nuova esperienza imprenditoriale guidata dagli stessi lavoratori.




















































La legge Marcora

Il meccanismo affonda le proprie radici nella Legge Marcora del 1985, che ha introdotto strumenti di sostegno finanziario per favorire il recupero delle imprese da parte dei lavoratori. Attraverso il workers buyout, i dipendenti possono diventare imprenditori, rilevare l’attività e proseguire la produzione con il supporto di fondi pubblici e organismi specializzati. Per Enrico De Corso, direttore di Confcooperative Lombardia, il modello rappresenta un’opportunità non solo per salvare posti di lavoro, ma anche per preservare il tessuto economico locale. «È un primo passo concreto per costruire una collaborazione a difesa del lavoro e dell’imprenditorialità lombarda. Si tratta di uno strumento che valorizza il protagonismo dei lavoratori e contribuisce a mantenere nei territori competenze e capacità produttive».

I passaggi generazionali

L’ambito di applicazione, sottolineano i promotori, va oltre le crisi aziendali. I workers buyout possono essere utilizzati anche nei passaggi generazionali, per il recupero di beni confiscati alla criminalità organizzata o per evitare la dispersione di competenze industriali maturate negli anni. Tra le esperienze portate come esempio c’è quella di Patrolline Group, azienda di Como specializzata in sistemi antifurto per il settore automotive. Nel 2015, di fronte alle difficoltà dell’impresa, un gruppo di dipendenti decise di rilevarla e trasformarla in cooperativa, evitando il fallimento.

L’esperienza di Patrolline

«I lavoratori hanno scelto di non arrendersi alla crisi e hanno visto nell’azienda non soltanto un posto di lavoro, ma un progetto da costruire insieme», ha raccontato Angelo Chianese, oggi amministratore delegato della società. Un’esperienza che, secondo il manager, ha permesso non solo di salvare l’attività, ma anche di rafforzarla nel tempo. Anni dopo, infatti, Patrolline è arrivata a sostenere un proprio fornitore in difficoltà, contribuendo a salvaguardare altri posti di lavoro.

La gestione delle crisi

Per la Cisl Lombardia, il workers buyout può diventare uno strumento aggiuntivo nella gestione delle crisi industriali. «È utile sia per la tutela dell’occupazione sia per la tenuta del tessuto produttivo dei territori», ha osservato il segretario regionale Enzo Mesagna, sottolineando anche il valore della partecipazione dei lavoratori alla vita delle imprese. In un contesto segnato da rallentamento economico, transizioni industriali e difficoltà per molte piccole e medie imprese, il modello cooperativo viene così indicato come una possibile leva per evitare chiusure e delocalizzazioni. La sfida, secondo i promotori, è far conoscere uno strumento che, pur avendo già dimostrato la propria efficacia in numerose realtà italiane, in Lombardia resta ancora poco esplorato.

20 settembre 2026 ( modifica il 20 settembre 2026 | 07:21)


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