In molte occasioni, SLC-CGIL ha criticato anche aspramente il Piano Industriale RAI, giudicandolo un mero contenitore vuoto, riempito solo da un debordante Piano Immobiliare. Proprio per questo, ci corre l’obbligo di verificare nei fatti lo stato di avanzamento dei lavori, a maggior ragione dopo l’imminente uscita anticipata dell’attuale Direttore Generale, massimo responsabile dell’attuazione del Piano Immobiliare.
Naturalmente, rimangono ferme le nostre perplessità, più volte denunciate, tanto che riportiamo integralmente passi del nostro comunicato di sigla del 3 giugno 2026.
- Un piano Industriale che coincide al 99% col Piano immobiliare, con poca o nulla evidenza sul resto, è a nostro avviso un Piano industriale debole, che serve solo a dare una copertura formale alla vendita di immobili per fare cassa. Il tanto decantato passaggio di RAI verso una moderna Media Company, con questo Piano Industriale/Immobiliare, rischia di essere rimandato per l’ennesima volta.
- La politica di vendita di immobili, anche di pregio, che porta poi a uno spostamento in affitto, o peggio, in lease back degli stessi, ha un nome ben preciso: si chiama cartolarizzazione dei Una politica fallimentare più volte sperimentata in questo Paese, con gli esiti nefasti che tutti conosciamo (un caso su tutti, la vecchia Telecom Italia ai tempi di Tronchetti Provera).
Nello specifico dello stato di avanzamento del Piano Immobiliare, in base alle notizie in nostro possesso, sembra che alcuni lavori stiano andando avanti, mentre altri siano in una fase di completo stallo.
In particolare, se sono stati quasi del tutto ultimati i lavori per i nuovi Studi di Saxa Rubra, che hanno permesso di abbandonare gli affitti dell’Auditorium del Coni, e se il Teatro Vittoria non è più operativo (con grande rammarico per chi ha amato il valore simbolico di quel bene), poco o nulla si sa del resto.
La partenza dei lavori di bonifica dall’amianto di Mazzini (costo previsto 85 mln di euro, già lievitati a 88 mln) sembrano assorbiti da un assordante silenzio. Se si dovesse abbandonare il progetto, ipotesi affatto peregrina, rimarrebbe soltanto l’affitto pluriennale di via Severo, il cui costo complessivo, nonostante le nostre ripetute richieste, non è mai stato reso noto. Solo per dovere di cronaca, richiamiamo quanto già detto in precedenza, ovvero che erano disponibili terreni edificabili a Saxa Rubra dove costruire una moderna Direzione Generale, a costi probabilmente più contenuti. Il mistero della scelta di preferire l’affitto di uno stabile in zona EUR-MONTAGNOLA invece di uno di proprietà a Saxa Rubra è ancora tutto da decifrare. Senza contare che, se dovesse perfezionarsi la vendita dei terreni di Saxa, a farne le spese sarebbero per primi proprio i/le lavoratori/trici del CPTV, che si vedrebbero privati di uno o più degli attuali parcheggi inseriti nei terreni da alienare.
Dopo l’interpretazione restrittiva da parte di RAI, che modifica la prassi consolidata della possibilità di utilizzo del buono taxi nei turni non coperti dal servizio pubblico di trasporto (a cui la RSU di Produzione Tv di Roma sta giustamente provando a rispondere), se ai/alle lavoratori/trici si dovesse togliere anche il parcheggio, non si capisce in che modo si potrà andare al lavoro, con buona pace della tanto decantata conciliazione vita/lavoro.
Su Milano, è innanzitutto doveroso ribadire che, vendere un palazzo di pregio come quello di Sempione a Milano, per poi andare in affitto nella nuova sede di Mico per la modifica cifra di oltre 5,9 mln di euro l’anno per ventisette anni è una scelta molto discutibile.
A questo si aggiungono due ulteriori criticità. La prima riguarda i tempi di consegna della cosiddetta White Box, prevista per il 2029 che, considerati i tempi di allestimento e messa in opera, rischia di far slittare la piena operatività del Centro non prima del 2032.
La seconda è che, da quello che ci risulta, gli stessi tempi di consegna della White box al 2029 non sembrano certi. Se a questo si aggiunge che Mecenate e Sempione necessitano di manutenzione continua, evidentemente ridotta al minimo in vista della dismissione, il risultato non può che essere il rischio di una paralisi della produzione, con esiti nefasti per il futuro stesso della RAI a Milano.
Su Torino, permangono i dubbi sull’opportunità della vendita della Sede della Radio di via Verdi, non solo per il valore storico dell’immobile, ma perché potrebbero sopraggiungere anche problemi di spazio per il personale. Un problema certo, anche se la vera spada di Damocle sulle teste dei/delle lavoratori/trici è lo stesso futuro della RAI a Torino, dove le produzioni sono ridotte all’osso e non si capisce quale mission il management abbia pensato per il Centro. Dopo diversi passaggi con le istituzioni e la politica locale, le OO.SS. del Piemonte hanno fatto una richiesta d’incontro ai vertici RAI per conoscere cosa si abbia in mente per la RAI a Torino: forse è il caso di rispondere in tempi celeri a questa richiesta.
Su Napoli, la RSU ha più volte richiamato alle criticità e ai ritardi nello stato di avanzamento del piano, così come in molte situazioni che riguardano le Sedi Regionali. Facendo nostre queste preoccupazioni, ci permettiamo però di sottolineare due forti problematiche di fondo.
- Come nel caso richiamato di Milano, tutta l’architettura dismissioni/nuove sedi si regge su una perfetta sincronia dei tempi di uscita e di entrata. Nel caso, molto probabile, che si determinino dei disallineamenti, quello che si rischia non sono solo i ritardi, ma una messa in discussione della stessa capacità produttiva di RAI in varie aree del Paese, con forti ricadute sull’organizzazione complessiva dell’Azienda.
- C’è poi l’aspetto della sostenibilità finanziaria complessiva di questo Se, come ci è stato spiegato, l’intero Piano si regge sul combinato disposto di risparmi/economie di scala e dismissioni, cosa potrebbe succedere se emergessero ritardi, aumenti di costi o altro? La nostra preoccupazione è sui bilanci presenti e futuri di RAI, visto che già ora il deficit viaggia intorno ai 585 mln di euro del 2025, rispetto ai circa 514 del 2024.
Se, da come risulta a noi, a questo momento non c’è stata alcuna alienazione di immobili, eccezion fatta per qualche contratto di affitto dismesso, cosa ne sarà dei conti RAI? Nella speranza di essere smentiti dai fatti, non vorremmo che, dopo le magnifiche sorti e progressive della meravigliosa RAI-MEDIACOMPANY del futuro, si celasse qualche brutto risveglio, che, lo diciamo sin d’ora, nessuno si azzardi ad addossare alle lavoratrici e ai lavoratori RAI.
Roma 21/09/2026
La Segreteria Nazionale SLC-CGIL
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link



