Digitalizzazione imprese costruzioni: il divario delle PMI


Le costruzioni sono settime su dieci settori nell’uso degli strumenti digitali, e solo il 5% delle microimprese impiega l’intelligenza artificiale. Il dato riguarda la competitività di chi costruisce, non la sola progettazione, e pesa in concreto sulle gare che si vincono e sui margini che restano in cassa.

I numeri arrivano dalla seconda indagine della Banca d’Italia sull’alfabetizzazione finanziaria e le competenze digitali delle piccole imprese, pubblicata l’8 settembre 2026 su un campione di 5.000 microimprese fino a nove addetti. Non è un’indagine solo sull’edilizia: copre dieci settori, e le costruzioni vanno lette dentro quel confronto, non come un approfondimento a sé.

I numeri: le costruzioni in fondo alla fila

La posizione relativa dice già molto. Tra i comparti analizzati le costruzioni finiscono in coda, al settimo posto per uso di strumenti digitali. A stare davanti sono soprattutto i servizi di informazione e comunicazione e le attività professionali, scientifiche e tecniche, che guidano sull’intelligenza artificiale, e il manifatturiero, più avanti nella robotica. Nel dettaglio delle singole tecnologie, però, i numeri restano bassi quasi ovunque tra le microimprese, con l’intelligenza artificiale ferma al 5%. Fa eccezione il cloud, al 44%, che spesso è solo la casella di posta o la fatturazione elettronica finita online, non un modo diverso di lavorare.

Il ritardo edilizio si inserisce in un contesto nazionale già arretrato. Secondo il DESI, l’indice europeo di digitalizzazione (le cui misurazioni più complete risalgono ormai a un paio d’anni fa), l’Italia resta nella parte bassa della classifica UE, e tra le piccole imprese la quota con una digitalizzazione anche solo di base non arriva alla metà. Le PMI sono il 99% del tessuto imprenditoriale italiano e producono circa due terzi del valore aggiunto, ma restano il segmento più lento ad attrezzarsi. Nelle costruzioni, dove le imprese sotto i dieci addetti sono la larga maggioranza, questo profilo coincide con quello dell’impresa media del settore.

Perché adesso pesa più di prima

Il ritardo si poteva reggere finché il mercato tirava da solo. Con la fine della stagione del PNRR quel tempo è scaduto: il Cresme descrive una fase in cui a fare la differenza non è più il volume di incentivi disponibili, ma la produttività e la capacità di innovare. Su quel terreno le imprese più lente partono in svantaggio.

Nel frattempo, la domanda digitale corre. Sul fronte pubblico, le gare per servizi di ingegneria e architettura con requisiti BIM sono cresciute nel 2025 dell’80,7% in numero e del 151,1% in valore, superando 1,5 miliardi di euro (dati OICE). Le stazioni appaltanti chiedono sempre più spesso di lavorare in digitale, e non solo ai progettisti: la filiera che esegue deve saper stare dentro quel flusso. Un’impresa non attrezzata a lavorare in digitale si taglia fuori da una quota crescente di commesse. In concreto significa gestire la documentazione di cantiere in un ambiente condiviso, rispettare i formati richiesti dai capitolati e rendicontare in modo tracciabile.

Una barriera culturale, prima che tecnologica

C’è un dato dell’indagine passato quasi sotto silenzio, e forse è il più interessante. La propensione ad adottare tecnologie digitali risulta correlata alla comprensione dei concetti economici e finanziari: le imprese che capiscono meglio come funziona la propria gestione sono anche quelle che digitalizzano di più. Il freno, in altre parole, non è quasi mai il prezzo di un programma. È la cultura d’impresa, la capacità di leggere dove il digitale fa risparmiare tempo e dove porta lavoro.

Questo cambia anche l’ordine delle mosse. Per una piccola impresa il primo passo utile non è il BIM, che a monte lo governano committenza e progettisti, ma il digitale che le semplifica la vita tutti i giorni: tenere i documenti di commessa in ordine e condivisi, sapere in ogni momento a che punto sta un cantiere e quanto sta costando. Roba poco affascinante. Sono però le fondamenta su cui, quando la richiesta arriva, il BIM si innesta senza traumi.

Cosa può fare una piccola impresa adesso

Le leve concrete ci sono. La più immediata è economica: il piano Transizione 5.0 finanzia investimenti che uniscono digitale e risparmio energetico, e per una volta il problema non sono i soldi, ma il fatto che restano lì. Un rilevamento Confapi su 2.000 PMI industriali segnala che nel primo semestre 2026 ha investito in transizione digitale o green appena l’8,3% delle imprese: fondi che rischiano di tornare indietro non spesi.

Poi c’è la competenza, che viene prima dell’acquisto: capire quali processi convenga digitalizzare, e solo dopo scegliere lo strumento. Esistono canali di accompagnamento pensati per le imprese e non per gli informatici, come gli European Digital Innovation Hub, tra cui il DIHCUBE che ANCE ha messo in piedi per il settore. E poi c’è la domanda stessa, che fa da sveglia: quando un capitolato chiede la gestione digitale, quella richiesta è insieme il motivo per attrezzarsi e il termine entro cui farlo.

Si può obiettare che molte piccole imprese continuano a lavorare bene senza digitale, sui cantieri privati e nei subappalti, dove nessuno chiede un modello o un ambiente condiviso. È vero, oggi. Ma è anche la fascia di mercato più esposta alla concorrenza al ribasso, quella in cui i margini si assottigliano per primi. E la richiesta di gestione digitale, oggi concentrata sulle opere pubbliche sopra soglia, tende storicamente a scendere lungo la filiera: dai grandi committenti ai loro fornitori, e da questi ai subappaltatori. La domanda da porsi non è se arriverà anche in fondo, ma quanto tempo resta per farsi trovare pronti.

In sintesi

Cosa: L’indagine Banca d’Italia sulle piccole imprese (settembre 2026) fotografa un forte ritardo digitale delle costruzioni. Il tema riguarda la competitività delle imprese esecutrici, non solo la progettazione.

Per chi: Imprese di costruzioni e PMI edili, artigiani e titolari che devono decidere se e come investire nel digitale.

Il punto: Con la fine del PNRR la competizione si sposta su produttività e innovazione, e la domanda digitale cresce. Le piccole imprese sono in fondo alla fila e lasciano sul tavolo incentivi come Transizione 5.0. Il freno non è il software, è la cultura d’impresa.

Dati chiave

  • Costruzioni 7e su 10 settori per impiego di strumenti digitali (indagine Banca d’Italia, 5.000 microimprese fino a 9 addetti, settembre 2026)
  • Microimprese: intelligenza artificiale al 5%, robotica 6%, interconnessione processi 4%, cloud 44%
  • Italia nella parte bassa della classifica UE per digitalizzazione (DESI); PMI = 99% delle imprese, circa due terzi del valore aggiunto
  • Gare BIM 2025: +80,7% in numero, +151,1% in valore, oltre 1,5 miliardi di euro (OICE)
  • Transizione 5.0 sottoutilizzato: solo l’8,3% delle PMI industriali ha investito in transizione digitale o green nel primo semestre 2026 (Confapi)

Domande frequenti

Quanto sono digitalizzate le imprese di costruzioni in Italia?
Poco, rispetto ad altri settori. Secondo l’indagine Banca d’Italia di settembre 2026, le costruzioni sono settime su dieci comparti per impiego di strumenti digitali. Tra le microimprese solo il 5% usa l’intelligenza artificiale e il 44% il cloud, con adozione ancora bassa di robotica e interconnessione dei processi.

Perché le piccole imprese edili sono indietro nel digitale?
Il freno principale non è il costo dei software ma la cultura d’impresa. L’indagine Banca d’Italia mostra che la propensione a digitalizzare è correlata alla comprensione dei concetti economico-finanziari: le imprese che gestiscono meglio investono di più anche nel digitale. Pesano poi le piccole dimensioni e la scarsa disponibilità di competenze interne.

Quali incentivi può usare una piccola impresa di costruzioni per digitalizzarsi?
Il piano Transizione 5.0 finanzia investimenti che uniscono digitalizzazione e risparmio energetico, ma risulta ancora largamente sottoutilizzato. Esistono inoltre reti di accompagnamento come gli European Digital Innovation Hub, tra cui la piattaforma DIHCUBE promossa da ANCE per il settore delle costruzioni.

Da dove conviene partire per digitalizzare una piccola impresa edile?
Non dal BIM, che a monte è governato da committenza e progettisti, ma dal digitale di base che rende l’impresa più efficiente: gestione documentale, preventivazione e contabilità di cantiere digitali, tracciabilità di materiali e lavorazioni. Sono le fondamenta su cui il BIM, quando richiesto, si innesta più facilmente.

Risorse correlate

Immagine: AI-generated / OpenAi GPT




#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link

Source link

🚀 #Finsubito | Gruppo Retefin

Affianchiamo imprese e professionisti in tutta Italia nell’accesso alle migliori opportunità di Finanza d’Impresa, Finanza Agevolata, Sostenibilità e Compliance. 🇮🇹

💼 Operiamo esclusivamente attraverso mediatori e operatori autorizzati, offrendo un servizio professionale, trasparente e orientato alle reali esigenze della tua impresa.

Consulenza gratuita e zero costi di istruttoria: analizziamo la situazione della tua azienda, individuiamo le opportunità più adatte e ti supportiamo nella valorizzazione del tuo profilo finanziario e aziendale nei confronti di banche e partner.

📈 Dalla diagnosi iniziale alla strategia finanziaria, siamo al tuo fianco per trasformare le esigenze della tua impresa in concrete opportunità di crescita, investimento e sviluppo.

🔎 Scopri come possiamo supportare la tua impresa. 👉 Contattaci per una prima valutazione.

เติมเกม