I test psicoattitudinali per magistrati entrano nella fase operativa. Il 16 settembre 2026 il plenum del Consiglio superiore della magistratura ha approvato la delibera che individua le condizioni di inidoneità alla funzione giudiziaria sulle quali dovranno essere costruite le nuove prove previste per l’accesso alla magistratura ordinaria. Il provvedimento ha ottenuto il via libera con sei astensioni e rappresenta uno dei passaggi necessari per applicare la disciplina introdotta nel 2024.
La novità va però delimitata con precisione. Non riguarda tutti i concorsi per magistrato e non si applica alla magistratura tributaria. Chi sta seguendo quest’ultima procedura può trovare nell’approfondimento di Lentepubblica tutte le informazioni sulla preselettiva del concorso per magistrati tributari e sulla pubblicazione di quesiti e calendario. I test psicologici disciplinati dal decreto legislativo n. 44 del 2024 riguardano invece esclusivamente l’accesso alla magistratura ordinaria.
Test psicoattitudinali per magistrati: quando diventano obbligatori
La base normativa è il decreto legislativo 28 marzo 2024, n. 44, che ha modificato il decreto legislativo n. 160 del 2006 sull’accesso alla magistratura ordinaria. La riforma ha inserito nella prova orale un colloquio diretto a verificare l’assenza di condizioni di inidoneità alla funzione giudiziaria e ha previsto, per i candidati che superano gli scritti, la preventiva somministrazione di specifici test psicoattitudinali.
C’è però una data decisiva. Le nuove disposizioni si applicano soltanto ai concorsi banditi dopo il 31 dicembre 2025. Questo significa che il concorso per 450 magistrati ordinari attualmente in corso, pur avendo svolto le prove scritte nel giugno 2026, resta fuori dalla nuova disciplina perché è stato indetto con decreto del 22 ottobre 2025.
Il prossimo concorso bandito secondo la nuova disciplina sarà quindi il primo nel quale i candidati ammessi all’orale dovranno confrontarsi con questa ulteriore valutazione. Secondo la roadmap riferita dall’ANSA dopo la delibera del CSM, un nuovo bando è atteso nell’autunno 2026, mentre l’applicazione effettiva dei test nella fase orale arriverà più avanti nell’iter concorsuale. Le date definitive, naturalmente, dipenderanno dal bando e dai successivi calendari ufficiali.
Cosa valuteranno i test: le cinque aree individuate dal CSM
La delibera del 16 settembre compie un passo ulteriore rispetto alla legge, perché individua cinque aree sulle quali dovrà concentrarsi la valutazione: cognitiva, emotiva, relazionale, etico-valoriale e organizzativa. L’obiettivo dichiarato non è formulare diagnosi cliniche né individuare un modello ideale di personalità, ma verificare l’eventuale presenza di carenze gravi incompatibili con l’esercizio della funzione giudiziaria.
Nell’area cognitiva rientrano capacità come ragionamento analitico, pensiero critico e inferenziale, assunzione delle decisioni e problem solving. Quella emotiva prende in considerazione equilibrio, gestione dello stress e autocontrollo, soprattutto nelle situazioni caratterizzate da pressione o conflitto. L’area relazionale riguarda invece capacità di ascolto, comunicazione, collaborazione e comprensione empatica. Sul versante etico-valoriale assumono rilievo, tra gli altri aspetti, equità e autonomia di giudizio, mentre l’area organizzativa guarda alla capacità di programmare il lavoro, rispettare le scadenze e gestire tempi e carichi senza accumulare ritardi.
I test psicoattitudinali per magistrati non determineranno però automaticamente l’esclusione sulla base di un semplice punteggio. La legge disegna un percorso articolato. Dopo la correzione degli scritti, i candidati ammessi all’orale sostengono i test individuati dal CSM secondo gli standard internazionali di psicometria. I risultati vengono poi utilizzati nel successivo colloquio psicoattitudinale, diretto dal presidente della seduta con l’ausilio di un esperto psicologo. La decisione sull’idoneità spetta infine alla commissione o alla sottocommissione incaricata della prova orale.
Il CSM ha precisato che il percorso dovrà essere documentato: dalle risposte fornite nei test allo svolgimento del colloquio, fino al giudizio conclusivo di idoneità o non idoneità, che dovrà essere accompagnato da una motivazione sufficientemente articolata. Una commissione di docenti dovrà ora predisporre concretamente gli strumenti di valutazione, che saranno successivamente sottoposti all’approvazione del Consiglio superiore.
Non un test di ingresso: cosa cambia davvero per chi prepara il concorso
Un altro elemento importante riguarda il momento in cui interviene l’accertamento. Non si tratta di una preselezione posta all’inizio del concorso. Il candidato dovrà prima affrontare e superare le tradizionali prove scritte di diritto civile, penale e amministrativo; soltanto chi viene ammesso all’orale accederà alla valutazione psicoattitudinale.
La distinzione è rilevante anche rispetto al concorso per magistrati tributari. In quella procedura la selezione prevede una prova preselettiva con 75 quiz in sessanta minuti, seguita dagli scritti e dall’orale, ma il bando per 180 posti non contempla test psicoattitudinali. Parlare genericamente di “test per i magistrati” rischia dunque di sovrapporre percorsi concorsuali regolati da discipline differenti.
L’introduzione del nuovo accertamento continua inoltre a essere oggetto di posizioni differenti. L’Associazione nazionale magistrati ha ribadito la propria contrarietà, sostenendo che lo strumento possa incidere sull’indipendenza della magistratura già nella fase del reclutamento. All’interno dello stesso CSM alcune astensioni sono state motivate invece dalla convinzione opposta, cioè che le modalità individuate non siano sufficientemente incisive rispetto alle finalità previste dalla legge. La delibera è stata comunque approvata e il percorso attuativo prosegue.
Per chi prepara i prossimi concorsi, dunque, la novità è concreta ma va letta nei suoi confini esatti. I test psicoattitudinali per magistrati non sostituiscono lo studio giuridico, non precedono gli scritti e non consistono, allo stato attuale, in un unico questionario già pubblicato. Rappresentano un nuovo segmento della fase orale, costruito per verificare specifiche condizioni di idoneità alla funzione giudiziaria. Saranno i prossimi atti del CSM e soprattutto il primo bando soggetto alla disciplina a definire nel dettaglio tempi, strumenti e modalità applicative.
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