La Corte di giustizia dell’Unione europea mette un punto fermo sulla possibilità per Acciaierie d’Italia, società che gestisce l’ex Ilva di Taranto, di accedere alle agevolazioni previste per le imprese energivore. La risposta dei giudici di Lussemburgo è negativa: un’impresa considerata “in difficoltà” non può beneficiare degli aiuti destinati alle aziende a forte consumo di energia elettrica o di gas.
La pronuncia riguarda il contenzioso avviato da Acciaierie d’Italia contro il diniego della Cassa per i servizi energetici e ambientali (Csea) alla richiesta di accesso al meccanismo per le imprese a forte consumo di energia elettrica per l’annualità 2025.
Il nodo della controversia è rappresentato dalla condizione di Acciaierie d’Italia, sottoposta ad amministrazione straordinaria dal febbraio 2024. Per la Corte europea, un’impresa sottoposta a una procedura concorsuale subordinata alla preliminare verifica dello stato di insolvenza rientra nella categoria delle “imprese in difficoltà” prevista dalla normativa europea sugli aiuti di Stato.
Una qualificazione che, nel caso dell’ex Ilva, diventa decisiva.
La posizione della Corte Ue
Secondo i giudici di Lussemburgo, le regole europee non consentono di derogare all’esclusione delle imprese in difficoltà dagli aiuti destinati all’energia. La Corte sottolinea inoltre che la Commissione europea, attraverso gli orientamenti sugli aiuti al salvataggio e alla ristrutturazione, ha volontariamente limitato il proprio margine di discrezionalità nella valutazione della compatibilità degli aiuti di Stato.
Una deroga alle regole stabilite, osserva la Corte, potrebbe entrare in contrasto con principi generali del diritto dell’Unione, in particolare la parità di trattamento e la tutela del legittimo affidamento.
La normativa italiana sulle agevolazioni energetiche, inoltre, è stata allineata alla disciplina europea sugli aiuti di Stato a favore del clima, dell’ambiente e dell’energia. Quest’ultima esclude dagli incentivi le imprese che rientrano nella categoria delle imprese in difficoltà secondo gli orientamenti europei sugli aiuti al salvataggio e alla ristrutturazione.
Non si tratta di aiuti al salvataggio
Un altro passaggio centrale della pronuncia riguarda la distinzione tra gli aiuti alle imprese energivore e quelli destinati al salvataggio e alla ristrutturazione.
I due strumenti, chiarisce la Corte, non possono essere assimilati, perché perseguono finalità differenti. Il fatto che una procedura concorsuale abbia anche l’obiettivo di riportare l’impresa alla redditività non modifica la sua qualificazione come impresa in difficoltà ai fini delle norme europee sugli aiuti di Stato.
Dunque, anche se l’amministrazione straordinaria punta al rilancio dell’attività industriale, questo elemento non è sufficiente per consentire l’accesso agli incentivi energetici.
Il ricorso partito dal Tar Lombardia
La vicenda giudiziaria era partita in Italia. Nel novembre 2024 Acciaierie d’Italia aveva presentato la domanda per partecipare al meccanismo destinato alle imprese a forte consumo di energia elettrica per il 2025.
Il 17 dicembre 2024, la Csea aveva respinto definitivamente l’istanza, ritenendo AdI un’impresa in difficoltà ai sensi della disciplina europea.
La società ha quindi impugnato il provvedimento davanti al Tar della Lombardia, sostenendo, tra l’altro, che l’interpretazione della Csea fosse eccessivamente restrittiva. AdI aveva ricordato come in passato imprese sottoposte ad amministrazione straordinaria avessero avuto accesso a diverse forme di agevolazione e aveva richiamato anche la precedente esperienza dell’Ilva.
Il Tar ha quindi rimesso alla Corte di giustizia europea le questioni relative all’interpretazione delle norme comunitarie.
Ora la Corte ha fornito il proprio indirizzo. Non spetta però ai giudici di Lussemburgo risolvere direttamente la controversia italiana: sarà il giudice nazionale, sulla base dell’interpretazione fornita dalla Corte Ue, a definire il procedimento.
Per AdI non è un beneficio che viene perso
Un aspetto da chiarire è che Acciaierie d’Italia non aveva già ottenuto queste agevolazioni. La pronuncia della Corte non comporta quindi la revoca di un beneficio già percepito dalla società.
Il contenzioso riguarda la possibilità di accedere al meccanismo per le imprese energivore e nasce proprio dal diniego della Csea.
La decisione arriva, peraltro, in una fase nella quale la questione delle agevolazioni energetiche rappresenta soltanto uno dei problemi che riguardano il futuro dello stabilimento siderurgico di Taranto.

Il futuro dello stabilimento resta appeso ai procedimenti giudiziari
Sul tavolo ci sono infatti anche le vicende relative alla prosecuzione dell’attività dell’area a caldo.
Nel periodo considerato dal procedimento, Ilva e Acciaierie d’Italia hanno chiesto una nuova sospensione del decreto relativo alla fermata dell’area a caldo, mentre sono attesi ulteriori passaggi davanti alla Corte d’Appello di Milano e alla Corte di Cassazione.
La Corte d’Appello aveva già respinto, l’11 settembre, una precedente richiesta di sospensione. La questione è destinata comunque a proseguire davanti ai giudici, con la Cassazione chiamata a esaminare le richieste relative al decreto adottato a luglio.
Ma c’è anche un problema molto concreto, legato alla produzione: le materie prime disponibili per gli impianti sono in esaurimento. Secondo quanto indicato dalle organizzazioni sindacali, la data da tenere d’occhio è quella dell’8 ottobre.
Una volta esauriti i materiali, l’attività dell’unico altoforno ancora in marcia, il numero 2, dovrebbe essere ridotta fino al preriscaldo degli impianti, in attesa di eventuali nuovi approvvigionamenti.
Ed è proprio qui che la vicenda giudiziaria si intreccia con quella industriale: la possibilità di effettuare nuovi ordini di materie prime dipenderà anche dagli sviluppi dei procedimenti ancora aperti.
La decisione europea e la partita di Taranto
La sentenza della Corte di giustizia, dunque, interviene su un capitolo specifico – quello degli aiuti alle imprese energivore – ma si inserisce in una partita molto più ampia.
Per l’ex Ilva di Taranto restano aperti i nodi della continuità produttiva, della disponibilità di materie prime, della gestione degli impianti dell’area a caldo e delle decisioni dei tribunali italiani.
Sul fronte delle agevolazioni energetiche, invece, il principio indicato dalla Corte europea è chiaro: le imprese che rientrano nella categoria delle imprese in difficoltà sono escluse dagli aiuti destinati alle aziende ad alto consumo di energia.
Adesso toccherà al giudice italiano applicare quel principio al caso di Acciaierie d’Italia.
*sull’argomento leggi Ilva, via libera agli ultimi 100 milioni
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