Farmacia dei servizi, la sanità cambia volto: «Il farmacista è un professionista della salute»


«La Farmacia dei Servizi è oggi una realtà concreta che sta contribuendo a trasformare il ruolo della farmacia, rendendola un presidio sanitario sempre più vicino ai cittadini e ai loro bisogni». È il messaggio di Magda Cornacchione, presidente dell’Ordine dei farmacisti di Potenza, che mette al centro una trasformazione destinata a incidere sul rapporto quotidiano tra cittadini e sistema sanitario: la farmacia non è più soltanto il luogo in cui si ritira un medicinale, ma può diventare un punto di accesso alla prevenzione, all’educazione sanitaria e ai servizi di assistenza.

In un territorio come la Basilicata, dove la presenza di piccoli comuni e aree interne pone specifiche esigenze di accessibilità, il ruolo della farmacia assume una rilevanza particolare. La vicinanza fisica ai cittadini può rappresentare una risorsa per facilitare l’accesso alle prestazioni sanitarie, soprattutto per le persone che devono affrontare difficoltà negli spostamenti o nell’organizzazione della vita quotidiana. 

«In un territorio come quello della Basilicata, caratterizzato anche dalla presenza di numerosi piccoli comuni e aree interne, la farmacia rappresenta spesso il primo punto di riferimento per l’accesso ai servizi sanitari». Il punto non riguarda soltanto l’ampliamento delle attività offerte, ma il riconoscimento di una funzione professionale più ampia. La farmacia dei servizi richiede infatti una collaborazione strutturata con la rete sanitaria e una valorizzazione delle competenze del farmacista. «Per troppo tempo il farmacista è stato identificato con l’attività commerciale della farmacia e invece oggi la Farmacia dei Servizi ne riafferma il ruolo di professionista della salute, protagonista della prevenzione, dell’educazione sanitaria e dell’assistenza di prossimità».

Vaccini in farmacia: quali opportunità per i cittadini

La somministrazione dei vaccini rappresenta uno degli ambiti in cui la farmacia dei servizi può assumere una funzione più visibile. Nel confronto promosso in Basilicata sono state richiamate diverse vaccinazioni: anti-pneumococcica, anti-Covid, antinfluenzale, contro l’Herpes Zoster e anti-HPV. Si tratta di interventi rivolti a fasce di popolazione e bisogni differenti. Le modalità di accesso, le indicazioni cliniche e le condizioni di erogazione dipendono dalle disposizioni applicabili e dall’organizzazione dei servizi sanitari.

La presenza della farmacia nel percorso vaccinale può contribuire ad avvicinare l’offerta sanitaria alle persone, soprattutto quando il cittadino incontra difficoltà nel raggiungere altri presidi o nel conciliare gli appuntamenti con i tempi del lavoro e della famiglia. La prossimità, però, deve tradursi in accesso effettivo. Non è sufficiente che una farmacia sia presente in un comune: è importante che il servizio sia attivo, riconoscibile, accessibile e inserito in una rete capace di garantire continuità e appropriatezza.

Un dato che evidenzia la sfida organizzativa

Secondo i dati riportati nelle dichiarazioni, in Italia sono circa 5.000 le farmacie che effettuano vaccinazioni, pari al 25%. Il dato, così come presentato, evidenzia una partecipazione ancora parziale della rete farmaceutica alla somministrazione vaccinale. Per interpretarlo correttamente è necessario considerare il perimetro delle farmacie conteggiate, le tipologie di vaccinazioni incluse e il periodo di riferimento. La questione centrale non riguarda soltanto l’aumento numerico delle farmacie coinvolte, ma anche la capacità di rendere il servizio omogeneo e sostenibile nei diversi territori.

Basilicata, il valore della prossimità nei piccoli comuni

Il tema assume una rilevanza particolare in Basilicata, regione caratterizzata dalla presenza di numerosi piccoli comuni e aree interne. In questi contesti, la distanza dai servizi sanitari può diventare un elemento concreto nella gestione della salute. Gli spostamenti, la disponibilità di mezzi di trasporto, gli impegni lavorativi e le difficoltà delle persone fragili possono influire sulla possibilità di effettuare una vaccinazione o di accedere a un’attività di prevenzione. La farmacia di comunità può rappresentare un punto di contatto con il sistema sanitario, ma il suo contributo deve essere accompagnato da una programmazione capace di tenere conto delle caratteristiche locali.

La rete territoriale non è fatta soltanto di strutture: comprende professionisti, procedure, comunicazione con i cittadini e collaborazione tra i diversi livelli assistenziali. In questa prospettiva, rafforzare il ruolo del farmacista significa anche definire meglio come la farmacia dialoga con medici di medicina generale, servizi vaccinali e altre articolazioni del sistema sanitario.

Il farmacista, da dispensatore a professionista della prevenzione

L’evoluzione della farmacia dei servizi richiede un cambiamento anche nella percezione del ruolo professionale del farmacista. La sua attività non si esaurisce nella consegna di un medicinale. Il modello descritto nel confronto regionale valorizza le competenze sanitarie del farmacista e il suo possibile contributo all’educazione alla salute, alla prevenzione e all’assistenza di prossimità. Questo cambiamento comporta responsabilità organizzative e professionali. Per erogare servizi sanitari in modo appropriato servono formazione, protocolli, procedure condivise e una chiara definizione delle competenze.

La qualità del servizio dipende anche dalla capacità di offrire ai cittadini informazioni comprensibili: chi può ricevere una determinata prestazione, dove effettuarla, come prenotarla e a quali condizioni. Una comunicazione efficace è particolarmente importante per le persone che hanno dubbi sui vaccini, difficoltà di accesso alle informazioni o necessità di confrontarsi con un professionista prima di una decisione sanitaria.

Prevenzione vaccinale, l’equità non si misura soltanto con la distanza

Un servizio vicino non è automaticamente un servizio accessibile a tutti. L’equità richiede di considerare anche le condizioni economiche, sociali, culturali e organizzative che possono rendere più semplice o più difficile l’accesso alle prestazioni.

Per una persona anziana che vive sola, per un cittadino con difficoltà di spostamento o per chi lavora con orari rigidi, la possibilità di usufruire di un servizio in farmacia può rappresentare un’opportunità. Ma questa opportunità deve essere accompagnata da informazioni chiare e da un’organizzazione adeguata. La sfida della farmacia dei servizi è trasformare la presenza sul territorio in una reale possibilità di prevenzione. Questo significa lavorare su più livelli: disponibilità delle prestazioni, formazione dei professionisti, collegamento con gli altri servizi sanitari e monitoraggio dei risultati.

Per le vaccinazioni, inoltre, è importante che i cittadini ricevano indicazioni corrette sulle raccomandazioni, sulle eventuali controindicazioni e sui percorsi previsti dal Servizio Sanitario Nazionale.

Farmacie e Servizio sanitario: una rete da costruire insieme

La farmacia dei servizi non sostituisce le altre componenti dell’assistenza sanitaria. Il suo potenziale si esprime all’interno di una rete in cui ciascun professionista svolge un ruolo definito e coordinato. La collaborazione tra farmacisti, medici, servizi territoriali e istituzioni può contribuire a rendere più fluidi i percorsi, riducendo la frammentazione delle informazioni e facilitando l’orientamento dei cittadini. Perché questo avvenga, è necessario che il rafforzamento normativo si traduca in procedure operative coerenti e in una programmazione che tenga conto delle differenze tra territori. Il tema è anche quello della sostenibilità. Ampliare i servizi richiede risorse, personale, formazione e sistemi di monitoraggio. La valutazione dell’impatto dovrà considerare non soltanto il numero delle prestazioni erogate, ma anche la qualità, l’appropriatezza e la capacità di raggiungere le persone che incontrano maggiori ostacoli nell’accesso alla prevenzione.


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