La polemica sugli sgomberi di anziani con affitto antico può colpire la diocesi di Madrid – INFOVATICANA


Lo sgombero di Maricarmen, una vicina di 87 anni del quartiere del Retiro con contratto di affitto antico, ha scatenato un’intensa mobilitazione di quartiere e un’offensiva politica di primo piano. Nell’Arcivescovado di Madrid, con il caso Fusara ancora aperto nei tribunali e duecento famiglie inquilini negli edifici venduti dalla sua fondazione, la polemica viene seguita con evidente inquietudine.

Uno sgombero in barella dopo settantuno anni

María del Carmen Abascal è stata sgomberata mercoledì 23 settembre dall’appartamento di calle Alcalde Sainz de Baranda in cui viveva dal 1956, quando vi entrò a soli diciassette anni insieme ai genitori. La commissione giudiziaria ha eseguito lo sgombero al quarto tentativo, il primo contro il quale non era più possibile ricorrere. La Policía Nacional ha disperso fin dalle prime ore l’accampamento di circa quattrocento persone convocate dal Sindicato de Inquilinas davanti al portone, e l’anziana, che si sposta in sedia a rotelle, ha avuto mezz’ora per raccogliere i suoi effetti essenziali prima di essere trasferita in barella su un’ambulanza.

Il conflitto nasce dal contratto firmato dal padre settant’anni fa. Alla sua morte passò alla madre e, quando questa morì nel 2005, a Maricarmen, che mantenne le stesse condizioni e un affitto di circa 500 euro mensili. Nel 2018 l’immobile fu acquistato da Renta Corporación, che le offrì di comprare l’appartamento per circa 250.000 euro, una cifra irraggiungibile per una pensionata. Nel 2020 la proprietà passò a Urbagestión Desarrollo e Inversión, che pretese un affitto di 2.650 euro.

Il nodo giuridico sta nella disposizione transitoria seconda della Ley de Arrendamientos Urbanos del 1994, che limita a due anni la seconda subrogazione dei contratti anteriori a maggio 1985, salvo che il figlio convivente dimostri una disabilità pari o superiore al 65%. Maricarmen ha riconosciuto il 50%. Ha vinto in primo grado, ma l’Audiencia Provincial e, a marzo, il Tribunal Supremo hanno dato ragione alla proprietà. Ore prima dello sgombero, Urbagestión ha respinto l’offerta di una nota scrittrice, che ha chiesto di mantenere l’anonimato, disposta a pagare a vita la differenza tra l’affitto antico e quello richiesto.

L’offensiva della sinistra

La scena è stata rapidamente trasformata in bandiera politica. L’eurodeputata Irene Montero si è scontrata con gli agenti schierati durante lo sgombero, e i manifestanti si sono poi spostati a Chamberí al grido di «¡El ático de Ayuso para Maricarmen!», in riferimento alla controversa acquisto di un attico da parte di un’agenzia pubblica della Comunità di Madrid.

Il racconto presenta, tuttavia, alcuni aspetti scomodi per chi lo sventola. La norma applicata dal Supremo è la legge del 1994, approvata sotto il governo di Felipe González, e la proroga forzosa per i nuovi contratti fu abolita nel 1985 dal decreto di Miguel Boyer. Il regime protettivo che oggi viene rivendicato con tanto fervore deriva dalla Ley de Arrendamientos Urbanos del 1964, in pieno franchismo. È sorprendente vedere una sinistra che ha fatto della memoria storica un segno distintivo difendere con nostalgia gli affitti congelati di Franco.

Ancora più sorprendente è che la protesta provenga da chi governa da otto anni. L’acquisto di interi edifici con inquilini anziani da parte di società di investimento, in attesa che scadano i contratti per trasformare ogni abitazione in un attivo speculativo, è un male strutturale che il legislatore ha a portata di mano correggere. Il governo dispone del Boletín Oficial del Estado e di una maggioranza parlamentare con cui potrebbe affrontarlo.

Il precedente scomodo di Fusara

La polemica arriva in un momento particolarmente delicato per la diocesi di Madrid, che trascina il suo stesso fascicolo immobiliare con famiglie all’interno. La Fundación Santamarca y de San Ramón y San Antonio (Fusara), la cui presidenza spetta all’arcivescovo di Madrid, amministrava edifici del centro della capitale provenienti dal lascito di due vedove che li destinarono a persone in situazione di esclusione sociale.

Nel 2019, il precedente team di gestione vendette quattordici di quegli immobili alla società Tapiamar a un prezzo del 20% inferiore a quello di perizia. L’operazione, insieme al successivo acquisto di un terreno a Valdebebas con un presunto sovrapprezzo, viene indagata nel Juzgado de Instrucción número 28 di Madrid, dove la stessa fondazione accusa ex responsabili e lo studio Chávarri di truffa, amministrazione infedele e falsità in documento commerciale, con un danno stimato in 8,6 milioni di euro. Circa duecento famiglie vivono negli edifici interessati.

Già sotto il pontificato del cardinale José Cobo, nel luglio 2025, Fusara raggiunse un accordo extragiudiziale con Tapiamar che elevò il prezzo di tredici dei quattordici immobili da 64,3 a 99 milioni di euro, con la restituzione dell’edificio di calle del Barquillo. In cambio, la fondazione ritirò le azioni penali e civili contro l’acquirente. La giudice approvò l’accordo a dicembre per non ritenerlo lesivo per la fondazione, revocò le misure cautelari che impedivano la disponibilità degli immobili e respinse la richiesta di un gruppo di inquilini di estendere la querela all’attuale patronato. Lo stesso tribunale aveva precedentemente negato di indagare sul cardinale Cobo.

Con le misure cautelari revocate, gli edifici rimasero liberi per la rivendita. Secondo quanto riferito dal quotidiano Público lo scorso giugno, la società Hopewell acquistò gli immobili da Tapiamar durante la primavera, e alcuni vicini sono già stati sgomberati. Gli inquilini interessati arrivarono a rivolgersi per lettera a papa León XIV per chiedergli come possa la Chiesa, che dovrebbe essere rifugio dei deboli, partecipare a decisioni che mettono a rischio la loro stabilità abitativa.

Il timore che si accenda la miccia

Il caso di Maricarmen ha dimostrato l’enorme capacità di mobilitazione del Sindicato de Inquilinas e l’eco mediatico che raggiunge qualsiasi sgombero di una persona anziana nel centro di Madrid. In questo contesto, è lecito pensare che nell’Arcivescovado si tema che la miccia si accenda e che le prossime concentrazioni si dirigano ai portoni degli edifici che Fusara vendette nel 2019, i cui inquilini sono organizzati da anni e costituiti parte civile nel procedimento giudiziario.

Se ciò accadesse, il dibattito pubblico difficilmente si fermerebbe alla società che oggi è proprietaria degli immobili e tornerebbe sulla vendita originale e sulle decisioni adottate successivamente dalla fondazione presieduta dall’arcivescovo. Dall’ambiente della diocesi si sostiene che la presunta frode corrisponda alla fase precedente e che l’accordo con Tapiamar abbia permesso di recuperare 34,7 milioni di euro e garantire la viabilità economica della fondazione.

Questa difesa può risultare sufficiente in sede giudiziaria, ma il dibattito sociale ha lasciato indietro le sottigliezze giuridiche per installarsi su una domanda di fondo molto più scomoda: se sia moralmente accettabile trattare l’abitazione come un bene speculativo e se la Chiesa possa prendere parte a operazioni che svincolano dal loro fine sociale edifici abitati da famiglie e anziani per finire nelle mani di fondi avvoltoio. Per un’istituzione la cui dottrina sociale sottolinea la destinazione universale dei beni e la preminenza della persona sul profitto, è una domanda che l’opinione pubblica, e anche molti fedeli, cominciano a formulare a voce alta.


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