Al 1° giugno 2025 il Ticino registrava un tasso di abitazioni vuote dell’1,92%, quasi doppio rispetto all’1,00% nazionale.
Keystone / Gaetan Bally
Mentre la crisi dell’alloggio continua a dominare il dibattito politico federale, il Ticino si conferma un’eccezione nel panorama svizzero. Secondo uno studio, tra luglio 2025 e giugno 2026 il cantone ha registrato una diminuzione del 10,9% degli affitti in offerta, la correzione più marcata tra le sei grandi regioni del Paese.
A mettere in evidenza questa particolarità è l’analisiCollegamento esterno Andamento del mercato degli appartamenti in affitto 25/26, pubblicata da Newhome sulla base dei datiCollegamento esterno dello Swiss Real Estate InstituteCollegamento esterno. Lo studio mostra che tra il 1° luglio 2025 e il 30 giugno 2026 il mercato ticinese degli affitti ha registrato la più forte correzione dei prezzi tra tutte le sei grandi regioni svizzere. I canoni sono infatti diminuiti del 10,9%, confermando una tendenza già emersa nel periodo precedente, quando gli affitti in offerta erano già calati del 5,6%.
Il confronto con il resto della Svizzera evidenzia la particolarità del cantone. A livello nazionale gli affitti in offerta sono diminuiti dell’1,7%, il primo calo registrato dopo cinque anni consecutivi di aumenti. Le regioni che mostrano una crescita delle pigioni sono la Svizzera centrale e la Svizzera orientale. La regione di Zurigo, come il Ticino, ha invertito la tendenza, registrando un calo del 3,3%.
Secondo gli autori dello studio, in Ticino il calo dei canoni è accompagnato da un aumento dell’offerta di appartamenti sul mercato. Dopo il temporaneo rialzo osservato tra il 2022/23 e il 2023/24, le pigioni sono tornate ai livelli di alcuni anni fa, mentre il numero di abitazioni pubblicizzate risulta sensibilmente più elevato.
Le ragioni sono diverse. Anzitutto il Ticino dispone di un’offerta relativamente abbondante di appartamenti. Secondo il ProperTI Market Study 2025Collegamento esterno, il tasso di sfitto rimane superiore a quello considerato ottimale dal mercato. In queste condizioni i proprietari si trovano a competere maggiormente per attrarre inquilini, limitando la possibilità di aumentare le pigioni.
A ciò si aggiunge una crescita demografica più moderata rispetto ai principali poli economici svizzeri. Mentre Zurigo, Zugo o Ginevra attirano costantemente nuovi residenti e lavoratori, la domanda abitativa ticinese cresce a un ritmo più contenuto.
Che cosa misura il calo?
Il calo del 10,9% non significa che gli inquilini ticinesi paghino improvvisamente affitti più bassi. Questo dato riguarda infatti i canoni richiesti negli annunci immobiliari, cioè gli appartamenti che vengono messi sul mercato oggi, e non gli affitti già in corso.
In altre parole, la diminuzione riflette una maggiore concorrenza tra i proprietari che cercano nuovi inquilini. Chi vive già in un appartamento continua invece generalmente a pagare il canone previsto dal proprio contratto.
Inoltre, trasferirsi in una nuova abitazione è più costoso che restare dove si è. In Ticino, infatti, l’affitto medio degli appartamenti già occupati è di 1’245 franchi al mese, mentre quello medio delle nuove offerte raggiunge i 1’501 franchi. Anche se i prezzi richiesti negli annunci sono in calo, i nuovi contratti restano quindi mediamente più cari degli affitti esistenti.
Più scelta, ma uno sfitto che si riduce
Secondo la Rental Home Market Price Analysis (ReMPA), la diminuzione dei canoni ticinesi è accompagnata da una crescita dell’offerta in quasi tutte le tipologie di comuni. In quelli periurbani, per esempio, i prezzi in offerta sono scesi del 13,3% mentre il numero di annunci è aumentato del 15,7%. È un segnale coerente con un mercato meno teso rispetto ai maggiori poli svizzeri.
Anche il tasso di abitazioni vuote resta relativamente elevato. Al 1° giugno 2025 il Ticino registrava un tasso dell’1,92%, quasi doppio rispetto all’1,00% nazionale e il più alto fra le regioni considerate dalla ReMPA. Il dato va però letto insieme alla sua evoluzione: le abitazioni vuote censite erano 4’936, 371 in meno rispetto al 2024. È il quarto anno consecutivo di diminuzione e il livello più basso dal 2018.
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La minore pressione della domanda costituisce un altro elemento del quadro, ma non va trasformata in una spiegazione unica. Nel 2024 la popolazione residente ticinese è cresciuta dello 0,3%, contro una media svizzera dell’1,0%; si è trattato della crescita percentuale più bassa fra i cantoni. In un mercato locale incidono però anche redditi, mobilità, tipologia degli appartamenti disponibili e localizzazione dell’offerta.
La Svizzera degli affitti sempre più sotto pressione
Il Ticino resta però un’eccezione. Nel resto della Svizzera la crisi dell’alloggio continua a farsi sentire. Nonostante la lieve diminuzione degli affitti in offerta registrata a livello nazionale, secondo il monitoraggio dell’Ufficio federale delle abitazioni (UFAB), il mercato resta caratterizzato da una forte tensione tra domanda e offerta, soprattutto nelle aree metropolitane di Zurigo, nella Svizzera centrale e in molte regioni turistiche e alpine.
Tra il 1990 e il 2025 la popolazione svizzera è cresciuta del 37%, mentre i terreni edificabili disponibili sono diventati progressivamente più rari. Secondo l’UFAB, la combinazione tra crescita demografica, redditi più elevati e offerta limitata continua a esercitare una forte pressione sul mercato immobiliare.
Anche gli indicatori del mercato confermano questa situazione. L’Indice online degli alloggi aprile 2025–marzo 2026 rileva una diminuzione degli appartamenti disponibili e una domanda molto sostenuta nei grandi centri urbani. A Zurigo, ad esempio, un appartamento in affitto resta online in media soltanto 12 giorni prima di trovare un inquilino, un minimo storico dall’inizio delle rilevazioni.
La politica cerca soluzioni
Il 18 marzo scorso, durante una sessione straordinariaCollegamento esterno dedicata all’abitazione, il Consiglio nazionale ha discusso diverse ricette per contrastare il caro-affitti. La sinistra ha chiesto controlli più rigorosi sulle pigioni e verifiche periodiche dei canoni di locazione, sostenendo che gli aumenti registrati negli ultimi anni non possano essere spiegati soltanto dal rapporto tra domanda e offerta.
Le proposte sono però state respinte dalla maggioranza borghese, che ha attribuito la pressione sul mercato soprattutto alla crescita demografica, alla scarsità di terreni edificabili e alla carenza di nuove costruzioni. Tra gli atti parlamentari che hanno avuto seguito figura invece un postulatoCollegamento esterno sull’accelerazione delle procedure di pianificazione e autorizzazione edilizia.
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Carenza di alloggi in Svizzera: come stanno realmente le cose
Per seguire l’evoluzione del fenomeno, la Confederazione ha rafforzato gli strumenti di osservazione attraverso il portale di monitoraggioCollegamento esterno dell’UFAB, che raccoglie indicatori sulla disponibilità di alloggi, sui livelli di sfitto e sull’accessibilità del mercato nelle diverse regioni svizzere.
Un’eccezione che potrebbe non durare
Gli esperti federali non prevedono un rapido allentamento delle tensioni sul mercato abitativo svizzero. Sebbene il numero di domande e permessi di costruzione sia tornato a crescere, gli effetti sull’offerta saranno visibili soltanto nei prossimi anni.
Ciò non significa che il Ticino sia completamente al riparo dalle tensioni del mercato. Anche nel cantone persistono forti differenze territoriali: i comuni del luganese restano fra quelli con i canoni più elevati. Mentre però gran parte della Svizzera continua a fare i conti con la scarsità di alloggi, il Ticino si conferma oggi una delle poche regioni in cui l’abbondanza relativa dell’offerta frena la corsa delle pigioni.
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