dove aumentano gli affitti brevi


Per molto tempo il turista che sceglieva un appartamento a Torino cercava soprattutto una sistemazione vicina a piazza Castello, al Museo Egizio, alla Mole Antonelliana oppure, allargando leggermente il raggio, a Porta Nuova e San Salvario. Quella geografia oggi sta cambiando. Gli affitti brevi continuano a concentrarsi nelle zone centrali, ma la crescita più veloce si registra anche in quartieri come Borgata Vittoria, Barriera di Milano, Lingotto e Santa Rita. È uno dei segnali della trasformazione turistica della città e del suo territorio, che nel 2025 hanno registrato numeri record: secondo la Camera di commercio, la provincia di Torino ha superato i 3 milioni di arrivi e gli 8,2 milioni di pernottamenti.

Il Centro domina, ma Airbnb si sposta verso i quartieri

Una ricerca dell’Università di Torino dedicata proprio ad Airbnb mostra quanto il fenomeno rimanga concentrato nelle zone più attrattive. Nel 2024 il Centro raccoglieva circa un quarto degli annunci cittadini e, sommando Centro, San Salvario, Aurora, San Donato, Crocetta e Vanchiglia, si arrivava al 58% dell’intera offerta presente sulla piattaforma. San Salvario contava poco meno di 1.100 alloggi e Aurora sfiorava quota 900. Fin qui nulla di particolarmente sorprendente: vicinanza alle attrazioni, stazioni ferroviarie, ristorazione e vita serale continuano a rendere queste zone particolarmente appetibili per chi trascorre pochi giorni in città.

Il dato più interessante emerge però osservando quanto sono aumentati gli annunci nei diversi quartieri tra il 2017 e il 2024. Borgata Vittoria registra una crescita del 154%, Barriera di Milano del 132,5%, Lingotto del 124,8% e Santa Rita del 116,1%. Anche Falchera e Mirafiori, pur partendo da numeri assoluti decisamente inferiori rispetto al Centro, hanno fatto registrare incrementi compresi tra il 60 e il 90%. Non significa che le periferie abbiano superato il centro per numero di case vacanza, ma dimostra che il confine della Torino considerata interessante per un soggiorno breve si sta progressivamente allargando.

Perché un turista dovrebbe scegliere Lingotto, Santa Rita o Barriera di Milano invece di dormire a pochi passi da piazza Castello? Le ragioni possono essere diverse. Non tutti arrivano a Torino esclusivamente per visitare musei e monumenti: concerti, manifestazioni sportive, fiere, congressi, lavoro e visite familiari generano flussi che interessano parti differenti della città. C’è poi il fattore prezzo: quando gli appartamenti centrali costano di più o sono già occupati, una sistemazione meno centrale ma ben collegata può diventare conveniente. Il Lingotto rappresenta un esempio evidente grazie a metropolitana, stazione ferroviaria, polo fieristico e vicinanza all’area degli eventi; Santa Rita può invece beneficiare dell’attrattività dell’area olimpica e dei grandi appuntamenti sportivi e musicali.

Il boom degli affitti brevi incontra il problema della casa

Il fenomeno non riguarda soltanto Airbnb. Uno studio pubblicato nel 2026 dalla Camera di commercio di Torino mostra quanto sia cambiato l’intero sistema dell’ospitalità: nel territorio provinciale il numero complessivo delle strutture ricettive è passato da meno di 2.000 a quasi 15.000 in poco più di dieci anni, mentre le locazioni turistiche sono cresciute da 879 nel 2019 a oltre 12.000 nel 2025. Il risultato è una rete dell’ospitalità molto più frammentata rispetto al passato, nella quale agli alberghi tradizionali si affiancano migliaia di appartamenti e piccole strutture inserite direttamente nel tessuto residenziale.

Ed è proprio qui che la crescita degli affitti brevi incontra inevitabilmente la questione abitativa. La ricerca dell’Università di Torino segnala che i sei quartieri nei quali si concentra il 58% degli annunci Airbnb sono anche aree nelle quali, tra il 2017 e il 2024, sono stati rilevati aumenti dei canoni residenziali compresi tra il 25% e il 41%. È importante non confondere correlazione e causa: questi numeri non dimostrano che Airbnb sia responsabile da solo dell’aumento degli affitti. Sul mercato pesano inflazione, domanda degli studenti, disponibilità di abitazioni, qualità degli immobili e crescente attrattività di alcuni quartieri. Resta però il fatto che il mercato turistico e quello residenziale finiscono inevitabilmente per contendersi almeno una parte dello stesso patrimonio immobiliare.

Un proprietario può infatti scegliere di concedere un appartamento a una famiglia con un contratto pluriennale, affittarlo a studenti o lavoratori con formule transitorie oppure destinarlo ai soggiorni turistici. Se quest’ultima soluzione offre maggiore redditività o flessibilità, una parte degli immobili può spostarsi verso gli affitti brevi. Non significa che ogni casa presente su Airbnb sarebbe automaticamente disponibile per una famiglia, ma quando il fenomeno raggiunge migliaia di unità diventa inevitabile chiedersi quale impatto possa produrre sull’offerta abitativa complessiva.

Una nuova Torino turistica oltre piazza Castello

L’espansione verso i quartieri può però rappresentare anche un’opportunità. Un visitatore che soggiorna a Borgata Vittoria, Barriera di Milano, Lingotto o Santa Rita non utilizza soltanto un appartamento: può fare colazione nel bar sotto casa, acquistare nei negozi della zona, frequentare ristoranti e utilizzare servizi che difficilmente avrebbe conosciuto soggiornando nel cuore del centro storico. Una maggiore distribuzione dei visitatori potrebbe quindi trasferire una parte dei benefici economici del turismo verso quartieri normalmente esclusi dai percorsi più battuti, evitando anche un’eccessiva concentrazione nel centro.

La questione sarà capire fino a che punto questa espansione arriverà. Torino non presenta ancora la pressione turistica di altre grandi destinazioni italiane, ma i numeri mostrano chiaramente una direzione: gli affitti brevi stanno uscendo dalla Torino delle cartoline ed entrando nella Torino in cui si vive tutti i giorni. E forse la domanda dei prossimi anni non sarà più quanti Airbnb ci sono intorno a piazza Castello, ma quale sarà il prossimo quartiere a trasformarsi quando un numero crescente di visitatori scoprirà che, per conoscere Torino, non è più necessario dormire sotto la Mole.


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