il divario Pisa 2025 è di 46 punti


Vanno peggio in scienze, ma a parità di reddito e lingua la differenza è quasi zero

Una classe con molti studenti stranieri ottiene risultati peggiori? La domanda è tornata d’attualità con il tetto del 30% agli studenti che non parlano sufficientemente bene l’italiano per seguire le lezioni, approvato dal governo il 24 settembre 2026. I dati Ocse più recenti dicono che, sui risultati a scuola, conta meno il Paese di origine di un ragazzo e conta di più la sua famiglia: quanto guadagna, quanto ha studiato e che lingua parla a casa.

Nel test Pisa 2025 di scienze i quindicenni italiani con genitori nati all’estero hanno ottenuto in media 445 punti, 46 in meno dei compagni con almeno un genitore nato in Italia (491). Pisa è la prova con cui l’Ocse, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, confronta la preparazione in alcune materie degli studenti dei Paesi aderenti.

Studenti stranieri, il divario con quelli italiani

Quei 46 punti in meno dipendono davvero dall’origine della famiglia? Per rispondere bisogna prima capire di chi parla l’Ocse. Per l’Ocse è “immigrato” lo studente che ha entrambi i genitori nati all’estero, anche se lui è nato in Italia. Più spesso dei compagni, questi ragazzi crescono in famiglie con meno risorse: nella media dei Paesi Ocse il 41% degli studenti immigrati viene da una famiglia svantaggiata, contro il 21% dei compagni con i genitori entrambi italiani. Ed è da qui che parte una buona parte della differenza nei risultati.

Se, infatti, consideriamo gli studenti in base al reddito delle famiglie di provenienza, al lavoro che svolgono i genitori e al titolo di studioil divario di 46 punti scende a meno della metà. Se poi si confrontano ragazzi che, oltre a vivere in famiglie simili, a casa parlano la stessa lingua del test, il divario si riduce a pochi punti. Per l’Ocse, a queste condizioni la differenza fra studenti immigrati e italiani non è più statisticamente significativa. Insomma: il fattore che pesa di più sui risultati non è il background migratorio, è quello che succede ogni giorno dentro e fuori la scuola, la lingua che si parla a cena e quello che i genitori riescono a mettere nel carrello della spesa. Ovviamente è statisticamente provato che i figli con due genitori nati all’estero vivano in condizioni economiche peggiori, ed è questo quello che conta.

Più stranieri in classe, risultati peggiori? Che cosa dice l’Ocse

Fin qui abbiamo guardato ai singoli studenti. Ma se in una classe o in un Paese gli stranieri sono tanti, i risultati scolastici di tutti scendono? Secondo l’Ocse, i dati Pisa 2025 non offrono “alcuna base” per dire che più studenti immigrati significhino risultati peggiori. E il quadro non cambia se si guarda dentro le singole scuole, anche se qui i dati più recenti risalgono al test Pisa del 2012. Secondo l’Ocse, dove gli immigrati erano più di un quarto degli iscritti gli studenti ottenevano in matematica 18 punti in meno, ma a parità di condizioni sociali la distanza scendeva a 5. Nelle classi con molti compagni stranieri, quindi, a pesare era soprattutto, e ancora una volta, la condizione delle famiglie.

In una classe moderna ed eterogenea, studenti di varie origini lavorano a gruppi a piccoli esperimenti scientifici, mentre un'insegnante assiste alcuni ragazzi vicino alla lavagna

Invalsi 2026, il divario si accorcia con gli anni di scuola

E lungo tutto il percorso scolastico, che cosa succede? Qui entrano in gioco le prove Invalsi, l’istituto che ogni anno misura quanto imparano gli studenti italiani. Nel Rapporto 2026, alla fine della terza media i ragazzi nati all’estero da genitori stranieri hanno in Italiano 22,9 punti meno dei compagni italiani, una distanza che Invalsi paragona a circa due anni di scuola. Con il tempo, però, la distanza si accorcia. All’ultimo anno delle superiori il divario nella conoscenza della lingua italiana per gli studenti nati all’estero scende a 8,3 punti e in matematica i due gruppi arrivano quasi alla pari. Più anni di scuola italiana, quindi, significano meno differenze.

Tetto del 30% di stranieri in classe, che cosa prevede il decreto

Dall’anno scolastico 2027/2028, in ogni prima elementare gli alunni stranieri nati all’estero, o che non hanno fatto almeno due anni di scuola dell’infanzia, non potranno superare il 30%. E se una scuola ha più iscritti stranieri di quanti la regola ne permetta? In quel caso gli uffici scolastici spostano una parte degli alunni nelle scuole vicine, senza allontanarli troppo da casa.

La regola non vale solo per i più piccoli. Alle medie e alle superiori il limite del 30% riguarda gli alunni stranieri che non hanno frequentato la scuola italiana per almeno tre anni. L’obiettivo dichiarato dal governo è formare classi con “un’equilibrata composizione” per promuovere l’integrazione degli studenti stranieri.

Classi oltre il 30% di stranieri, quante sono oggi

Resta da capire quante classi toccherà davvero il decreto. Nell’anno scolastico 2024/2025 gli alunni con cittadinanza non italiana erano 931.323, l’11,6% di tutti gli iscritti, secondo la Fondazione Ismu, istituto di ricerca sulle migrazioni, su dati Istat. Molti di loro, però, in un altro Paese non ci hanno mai vissuto: secondo il ministero dell’Istruzione, il 65,4% degli alunni stranieri è nato in Italia (dato dell’anno scolastico 2022/2023, l’ultimo pubblicato), sono cioè ragazzi nati in Italia da genitori stranieri, che per la legge restano stranieri fino alla maggiore età. Nell’anno scolastico 2022/2023 le classi con più del 30% di alunni stranieri erano il 7,6% del totale. Contando solo gli stranieri nati all’estero, cioè quelli interessati dal decreto, le classi oltre la soglia scendevano allo 0,6%: meno di una ogni cento.

Tetto del 30%, dove si gioca la partita

Se i numeri dicono che contano la famiglia e la lingua, è lì che si gioca la partita. Per l’Ocse aiutano soprattutto il sostegno nella lingua e scuole che accolgono. In Italia alla fine della terza media il 22,5% dei ragazzi nati all’estero finisce la scuola senza le competenze di base, contro l’11,5% dei compagni italiani, secondo Invalsi, una forma di dispersione scolastica meno visibile, ma per questo non meno grave, dell’abbandono.

Anni di riferimento: 2012-2026
Fonti: Ocse, PISA 2025 Results: Future-Ready Students; Comunicato stampa del Consiglio dei ministri n. 190, 24 settembre 2026

Leggi anche: Che cosa succede in una classe se gli immigrati sono il 25%


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