RINNOVO DEL CONSIGLIO SUPREMO DELLA MAGISTRATURA (CSM): 25 – 26 OTTOBRE


RINNOVO DEL CONSIGLIO SUPREMO DELLA MAGISTRATURA (CSM): 25 – 26 OTTOBRE

Il vice Direttore Pier Luigi Cignoli – Foto ImagoEconomica

Il Consiglio Superiore della Magistratura:

L’art. 87, comma decimo, e l’art. 104, comma secondo, della Costituzione attribuiscono al Presidente della Repubblica la Presidenza del Consiglio Superiore della Magistratura (CSM).

Il CSM è organo di amministrazione della giurisdizione e di garanzia dell’autonomia e dell’indipendenza dei magistrati ordinari. Ha rilevanza costituzionale in quanto espressamente previsto dalla Costituzione, che ne delinea la composizione (art. 104) e i compiti (art. 105). Esso adotta tutti i provvedimenti che incidono sullo status dei magistrati (dall’assunzione mediante concorso pubblico, alle procedure di assegnazione e trasferimento, alle promozioni, fino alla cessazione dal servizio). Provvede inoltre al reclutamento e alla gestione dell’attività dei magistrati onorari. Ha infine il compito di giudicare le condotte disciplinarmente rilevanti tenute dai magistrati. Quest’ultima competenza gli è attribuita dalla legge n. 195 del 1958 che regola, in via generale, la costituzione e le competenze del Consiglio stesso.

Perché siano garantite al massimo l’autonomia e l’indipendenza della magistratura dal potere legislativo e da quello esecutivo, il Consiglio Superiore è presieduto dal Presidente della Repubblica che ne è membro di diritto al pari del Primo Presidente della Suprema Corte di Cassazione e del Procuratore Generale presso la stessa Corte. Gli altri componenti, il cui numero è stato fissato in ventiquattro dalla legge n. 44 del 2002, sono eletti per 2/3 da tutti i magistrati e per 1/3 dal Parlamento riunito in seduta comune. La carica elettiva ha la durata di quattro anni, con divieto di immediata rieleggibilità. Dei sedici componenti eletti dai magistrati (cc.dd. componenti togati), due sono scelti tra coloro che svolgono funzioni di legittimità presso la Corte di Cassazione, dieci tra i giudici di merito (presso le Corti di Appello o i Tribunali), quattro tra i pubblici ministeri (che operano nelle Procure Generali presso le Corti di Appello o le Procure della Repubblica presso i Tribunali). Gli otto componenti eletti dal Parlamento (cc.dd. componenti laici) sono scelti tra professori universitari in materie giuridiche e avvocati che esercitano la professione da almeno quindici anni.

L’art. 104 della Costituzione prevede che il Consiglio elegga tra i componenti designati dal Parlamento un Vice Presidente. Questi sostituisce il Presidente in caso di assenza e impedimento ed esercita le funzioni che il Presidente gli delega. Presiede poi il Comitato di Presidenza (composto dal Primo Presidente della Corte di Cassazione e dal Procuratore Generale presso la stessa), al quale è attribuito il compito di promuovere l’attività del Consiglio, dare attuazione alle sue delibere e provvedere alla gestione del bilancio.

Gli organi del Consiglio, che ha la potestà di autodisciplinare il proprio funzionamento mediante regolamento interno, sono rappresentati dalla Segreteria, cui è preposto il Segretario Generale e dall’Ufficio Studi e Documentazione.

Il CSM si articola in Commissioni, attualmente in numero di otto. A queste spettano competenze istruttorie e di proposta. All’Adunanza Plenaria (c.d. plenum), spettano invece poteri deliberativi. All’Adunanza, che è presieduta generalmente dal Vice Presidente (salvo non ritenga di farlo il Presidente – Capo dello Stato) partecipano tutti i componenti del CSM: i componenti laici e togati, il Primo Presidente della Corte di Cassazione e il Procuratore Generale presso la stessa. La Sezione Disciplinare del CSM ha, invece, natura giurisdizionale e le sue decisioni sono ricorribili dinanzi alle Sezioni Unite della Corte di Cassazione. La Sezione delibera con la partecipazione di sei componenti, quattro togati e due laici. Uno di questi è il Vice Presidente del CSM che la presiede.

I rapporti del Consiglio con il Governo sono improntati ai principi dell’autonomia e dell’indipendenza dell’Ordine Giudiziario e coinvolgono in special modo i profili collegati all’organizzazione e al buon funzionamento dei servizi relativi alla giustizia: servizi che l’art. 110 Cost. assegna alla responsabilità del Ministro. In particolare, il CSM è chiamato a esprimere parere sui disegni di legge governativi che interessano l’ordinamento giudiziario e l’amministrazione della giustizia; può inoltre avanzare proposte per la modifica delle circoscrizioni giudiziarie e su tutte le materie riguardanti l’organizzazione dei servizi relativi alla giustizia.

Anche i rapporti con il Parlamento sono improntati ai principi dell’autonomia e dell’indipendenza: l’unica forma di interlocuzione è costituita dalla facoltà per il CSM di inviare al Parlamento, tramite il Ministro, una Relazione annuale sullo stato della giustizia, segnalando problemi e avanzando proposte.

VENIAMO AD OGGI!

Prossimamente, il 25 e il 26 ottobre, si vota per il rinnovo delle cariche e NOI, diligenti cittadini, dopo esserci documentati sull’importanza di tale “ORGANO” presieduto tra l’altro dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ci illudiamo di essere difronte ad un ENTE di straordinaria importanza e valore, fatto che in un certo qual senso viene vanificato dal “comportamento, dal frasario, dalle gelosie e dai poteri” delle “persone” che lo compongono. Lotte intestinali serpeggiano nel CSM dando l’impressione che anche le loro “ricche poltrone” e la “matrice politica” abbiano una VALENZA ben superiore ai veri scopi da raggiungere e molto spesso cadendo nel mero pettegolezzo.

Non a caso, anche se potrebbe sembrare una battuta ironica in queste ultime ore è stato detto: “Votate tutti ma non Cosimo Ferri!”

FERRI, ex sottosegretario alla Giustizia, oggi consigliere della Corte d’appello di Roma, ha il POTERE di decidere della sorte delle persone e delle aziende, pronunciandosi su diritti soggettivi che hanno spesso rilevanti conseguenze economiche.
Invece secondo il Comitato “Società civile per il No”, non dovrebbe poter decidere se un collega possa tenere una lezione all’università o ottenere un trasferimento vicino a casa per cui la SUA CANDUIDATURA alle elezioni per il rinnovo della componente togata del Consiglio superiore della magistratura, in programma il 25 e 26 ottobre, ha provocato una dura e corposa presa di posizione del Comitato – quello nato per sostenere il NO alla campagna contro la riforma costituzionale della giustizia.

Tale Comitato, diretto dal Professore Giovanni Bachelet, naturalmente – avendo raggiunto l’obiettivo che si era proposto – è rimasto ATTIVO continuando a riunire associazioni, organizzazioni sindacali, realtà della società civile, giuristi, esponenti del mondo della cultura e semplici cittadini. Citiamo alcuni per ben capire da CHI è realmente supportato: Anpi, Acli, Arci, Cgil, Legambiente, Pax Christi, Movimenti per l’acqua bene comune, Lavoratori precari della giustizia, Rete degli Studenti Medi, Antimafia Duemila, Le Agende Rosse, Pci nazionale e Unione Inquilini. (una bella congrega!)

Ede è così che la settimana scorsa il Comitato ha deciso di intervenire pesantemente sulla candidatura di Ferri, e si è proposto come indipendente, motivando uno SCONCERTO per la sua presenza tra gli aspiranti componenti del Csm.

Dando per scontata la libertà individuale di candidarsi, tale SCELTA ha richiamato la vicenda dell’Hotel Champagne, al centro dell’inchiesta sul “PALAMARAGATE”.

Per CHI lo avesso dimenticato il riferimento è relativo alla riunione del 9 maggio 2019, quando Ferri, allora DEPUTATO del PD, partecipò all’incontro con l’ex Presidente dell’Anm Luca Palamara, il dem Luca Lotti e cinque consiglieri del Csm. Al centro della conversazione, registrata grazie ad un trojan inserito nel cellulare di Palamara, in quel momento indagato a Perugia per altre vicende, vi sarebbero state le nomine ai vertici di alcuni uffici giudiziari, tra cui la Procura di Roma. FERRI, per quei fatti Ferri subì un procedimento disciplinare, conclusosi poi nel marzo 2024 – ovviamente – con l’assoluzione.

Il Comitato nella relazione presentata contro Ferri, ha riproposto quanto PRONUNCIATO dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella il 18 giugno 2020, il giorno seguente al “CASO PALAMARA”.
Il Capo dello Stato fece ben presenti le “gravi e vaste distorsioni” emerse dall’inchiesta della Procura di Perugia, parlando di “DILAGANTE MALCOSTUME” e di “MODESTIA ETICA”. Tali parole sono diventate “la bandiera portante” del Comitato che così giustifica la richiesta di “VIGILARE” affinché episodi analoghi non si ripetano.

Tale indirizzo operativo ha scatenato nell’immediatezza la replica del Giudice Andrea Mirenda, attuale componente del Csm, il quale sui social ha contestato l’iniziativa del Comitato, parlando di una gigantesca ipocrisia. Infatti ha sottolineato: “Un collega che a tutti gli effetti è un magistrato perché non dovrebbe andare al Csm? Per i cittadini un giudice qualsiasi, per i magistrati solo gli adamantini e gli specchiati?”

Ferri ha subito rivendicato la sua scelta, confermando che la sua candidatura potrà invece contribuire a rendere più aperta la competizione, in un contesto nel quale molte candidature sono espressione di decisioni già assunte dalle correnti.

L’impressione che ne emerge è invece che il tutto sia frutto dei soliti “calcoli politici”, visto che FERRI rientra nel contesto dei gruppi che hanno operato per la vittoria del NO al referendum.

Il Presidente Sergio Mattarella farà come Ponzio Pilato o interverrà su tale questione?

Come sempre ripeto, dopo la valutazione di tali elementi, perché mai dovremmo credere in tale ISTITUZIONE e in CHI la rappresenta?

Il Vice Direttore Pier Luigi Cignoli




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