Ad aprire i lavori il presidente nazionale AIMOM Michele Bulzis, che ha richiamato innanzitutto la necessità di rendere più riconoscibile una figura professionale presente nell’ordinamento sin dal 1934 e centrale nella specificità della giustizia minorile.
«Oggi realizziamo un momento storico non soltanto per la nostra associazione, ma per l’intera magistratura onoraria minorile – ha spiegato Bulzis – Non chiediamo semplicemente qualcosa: vogliamo dare ulteriore visibilità a una categoria che ha quasi un secolo di storia e che svolge quotidianamente una funzione indispensabile nei Tribunali per i Minorenni».
«Non abbiamo ancora quella dignità che è stata giustamente riconosciuta ad altre categorie, dai VPO ai giudici di pace, dai GOT ai magistrati tributari – ha aggiunto Bulzis – Dopo circa due anni di interlocuzioni proficue con il Governo e una disponibilità all’ascolto che riconosciamo, riteniamo sia arrivato il momento di chiudere il cerchio e trovare una giusta collocazione all’interno dell’ordinamento giudiziario italiano».
Una funzione che non è accessoria né meramente consultiva.
«Non siamo, come qualcuno ha impropriamente detto in passato, tappezzeria giudiziaria – ha ribadito Bulzis – Siamo parte dell’ordinamento giudiziario e contribuiamo alle decisioni grazie a quella multidisciplinarietà che rappresenta la caratteristica stessa della giustizia minorile: competenze psicologiche, pedagogiche, sociali e specialistiche che consentono di guardare al minore come persona in crescita e non soltanto al fatto sottoposto al giudice».
A dare forza alla richiesta di piena valorizzazione della categoria anche il procuratore della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni di Bari, Rosario Plotino: «I magistrati onorari sono l’asse portante dei Tribunali per i Minorenni. Sono fondamentali per le loro competenze specialistiche in psicologia, pedagogia e neuropsichiatria infantile e danno un contributo enorme nelle decisioni più delicate. Lavorano moltissimo, sono mal pagati e non dispongono di adeguate tutele previdenziali e sul piano delle ferie: devono essere riconosciuti appieno”.
Plotino ha inoltre evidenziato come il contributo della magistratura onoraria sia determinante anche sul piano organizzativo: «I numeri non sarebbero affrontabili dai soli magistrati togati. Togliere o indebolire questa componente significherebbe privare i Tribunali per i Minorenni di una loro struttura portante».
Sul valore della componente onoraria è intervenuto anche il Garante dei Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza della Puglia, Ludovico Abbaticchio, sottolineandone il ruolo nel rafforzare il carattere interdisciplinare della tutela dei minori: «I giudici onorari sono una componente importante del tribunale per la famiglia, in particolare per i minori, e mai come in questo momento sono fondamentali per aprire il sistema giudiziario a un approccio più vicino alla dimensione civile e sociale. Per noi questa figura è fondamentale perché diventa interlocutoria e spesso utile a rafforzare il lavoro tra le istituzioni, dalla magistratura minorile alla scuola e alla famiglia. Siamo molto attenti affinché questo percorso diventi sempre più unitario, interdisciplinare e utile alla crescita e alla salute dei nostri ragazzi».
Al Congresso hanno preso parte magistrati onorari provenienti da tutta Italia, da Trento a Lipari, da Torino a Napoli e Milano, dalla Calabria alla Sicilia, a testimonianza di una realtà associativa ormai radicata su scala nazionale. AIMOM riunisce oggi, secondo quanto riferito dal presidente Bulzis, quasi un terzo della magistratura onoraria minorile italiana.
«Il sostegno arrivato dai presidenti dei Tribunali per i Minorenni di tutta Italia e la partecipazione così ampia di istituzioni, avvocatura e terzo settore – ha concluso Bulzis – dimostrano quanto questa figura sia riconosciuta e apprezzata. Ora occorre trasformare questo riconoscimento in diritti e garanzie concrete».
Per l’occasione è intervenuto anche il viceministro alla Giustizia Francesco Paolo Sisto: «Mi sono formato nei tribunali minorili. Sono stato il primo, nel 1991, a essere invitato al congresso nazionale dei giudici minorili, dove sostenni una tesi che, mi hanno detto, rappresentava un po’ il fulcro dell’impegno nel processo minorile: l’avvocato del minorenne non deve sempre spingere per la sua non responsabilità. A volte riconoscere la responsabilità per poter ottenere una non punibilità è sicuramente un atteggiamento eticamente più giusto e più formativo, sia per il minorenne sia per il processo. Nell’ambito della giustizia minorile ritengo decisiva la presenza dei magistrati onorari minorili. Siamo di fronte a una giustizia che, proprio per la sua peculiarità e per la compresenza di giudici togati e giudici onorari, richiede competenze diversificate e un impegno fondamentale. Si può sicuramente fare di più per voi e c’è la necessità di intervenire anche con risorse strutturali. Il Tribunale per la famiglia subirà un’altra proroga: c’è la necessità di alimentare questa riforma con risorse economiche che oggi sono insufficienti e non consentono ancora di stabilire quando potrà diventare pienamente operativa. Credo ci sia la necessità di ripensare una giustizia minorile che faccia dei giudici onorari minorili un punto di riferimento. Voi siete importanti, siete fondamentali. E non siete semplicemente un supporto alla magistratura togata: il giudice onorario minorile ha una propria autonomia, una propria capacità di discernimento e offre un contributo specifico, che deriva soprattutto dall’esperienza. Il diritto minorile esige esperienza perché non è un diritto come gli altri: bisogna essere capaci di intercettare la realtà familiare, sociale e personale del minorenne e comprenderne le esigenze. Il processo non è soltanto un modo per sanzionare chi ha sbagliato, ma deve servire a comprendere come chi ha sbagliato possa non sbagliare più. Ha quindi una funzione educativa, personale e giuridica che si differenzia profondamente da altre categorie del processo. Certo, ci sono minorenni e minorenni, situazioni e situazioni, reati e reati, ma occorre sempre una lettura che sia anamnestica, diagnostica, prognostica e terapeutica del fenomeno».
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