Manovra, salta il termine del 20 ottobre: si attende il via libera Ue sulla flessibilità. Aula semivuota per Giorgetti


«Per un mero errore materiale, è stato trasmesso un ordine del giorno del Consiglio dei ministri non aggiornato». Lo spiegano fonti di Palazzo Chigi, a proposito dell’inserimento iniziale dell’illustrazione delle linee della manovra all’interno dell’odg del Cdm, sottolineando che «del resto, era stato lo stesso ministro Giorgetti a chiarire in Aula che l’approvazione del disegno di legge di bilancio sarebbe avvenuta in un momento successivo».

La manovra attende il via libera europeo

Lunedì 12 ottobre il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha spiegato che «la composizione della manovra sarà definita alla luce del completamento della procedura europea» di approvazione della richiesta di attivazione della clausola di salvaguardia nazionale. Questo dovrebbe avvenire all’Eurogruppo convocato per il 9 novembre. Quindi quest’anno non potrà essere rispettato il termine, non perentorio, del 20 ottobre per l’invio al Parlamento del disegno di legge di bilancio.

Intanto oggi, martedì 13 ottobre, il Consiglio dei ministri approverà in serata il Dpb, l’ossatura della manovra, dopo che il Parlamento ha approvato lo scostamento. Poi il governo, per tradurre in norme lo scostamento, dovrà attendere il via libera formale dell’Eurogruppo alla Nec e l’autorizzazione dell’Europa a deviare dagli obiettivi di finanza pubblica.

La partita della flessibilità

Proprio il 9 novembre è lo spartiacque: in quella sede l’Italia, al pari degli altri Paesi, tornerà a chiedere all’Europa di aprire sulla flessibilità. L’obiettivo del governo è quello di ottenere l’autorizzazione a usare le risorse dello scostamento in materia di energia non solo per investimenti ma anche per aiutare le famiglie, considerato lo shock in corso sui prezzi. Ovvero quelle «misure volte a tutelare il potere d’acquisto delle famiglie» citate nella risoluzione di maggioranza che oggi ha autorizzato lo scostamento di bilancio da 29 miliardi per il biennio 2027-28.

Il vertice al Mef e l’Irpef nel freezer

Intanto proseguono le interlocuzioni nella maggioranza su come dovrà essere l’impianto della legge di bilancio. Lunedì si è tenuta una riunione al Mef alla presenza di Giorgetti, del viceministro Maurizio Leo, del sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giovanbattista Fazzolari, di tecnici di Palazzo Chigi e di esponenti della maggioranza. Non è stata presa alcuna decisione – lo ha confermato oggi ai cronisti lo stesso Leo – ma l’estensione dell’aliquota Irpef al 33% per i redditi fino a 60.000 euro – una delle misure portanti del testo – è finita nel freezer: costa circa 2,7 miliardi. Se il taglio delle tasse per il ceto medio alto andrà o no nel carnet delle misure ad hoc dipenderà dalle interlocuzioni con Bruxelles sulla flessibilità (Giorgetti si sarebbe detto ottimista).

Cashback sanitario, pensioni e flat tax

Sul tavolo ci sarebbero anche altre soluzioni. La possibilità, per esempio, di intervenire – a spingere è soprattutto Forza Italia – sul cosiddetto «cashback sanitario», ovvero sull’eventualità di recuperare in tempi ravvicinati il 19% delle somme versate per prestazioni mediche, analisi cliniche e farmaci, evitando l’attesa legata all’elaborazione della dichiarazione dei redditi dell’anno successivo. Potrebbero essere inseriti comunque paletti legati a fasce d’età e di reddito.

La Lega spinge per una finestra di pensionamento anticipato a 64 anni per 180mila persone del regime misto. Il dossier sarebbe ancora aperto, i tecnici del Mef sarebbero al lavoro su delle simulazioni. Il partito di via Bellerio chiede anche l’innalzamento da 85mila a 100mila euro del limite della flat tax per le partite Iva. C’è poi la proposta di agevolazioni fiscali per le aziende per incrementare le buste paga degli under 35, con una sorta di flat tax al 5%.

Pare destinata a essere rinviata al prossimo anno qualsiasi azione sulle tredicesime. Ci sarà invece un aiuto per chi decide di investire in energia rinnovabile, mentre sarebbe stata ribadita l’intenzione di utilizzare i fondi destinati alla Difesa per la cybersecurity e la sicurezza piuttosto che in armamenti convenzionali.

Le coperture alla legge di bilancio arriveranno, oltre che dai fondi Ue, dai proventi della lotta all’evasione, da una ulteriore spending review nei ministeri e dal possibile contributo di banche e assicurazioni.

I tempi e l’ipotesi del 23 ottobre

Sul calendario, tra i parlamentari intanto si inizia a ipotizzare che il testo della manovra potrebbe approdare in Cdm qualche giorno dopo la scadenza del 20 ottobre, e anche il ministro Giorgetti non ha escluso questa ipotesi. La data segnata in rosso nel caso di un allungamento dei tempi sarebbe venerdì 23 ottobre. Se la mediazione in Ue – il 15 e 16 ottobre è in calendario il Consiglio europeo – dovesse portare novità su una possibile apertura sulla flessibilità, allora il governo potrebbe procedere su un set di misure. Altrimenti la coperta sarebbe inevitabilmente più corta.

Lo stesso Giorgetti, in Aula a Montecitorio, ha difeso la linea della cautela: «Quando il bollettino meteorologico annuncia tempesta prima di uscire in mare aperto forse conviene assicurarsi delle condizioni dell’imbarcazione: è quello che abbiamo fatto».

L’Aula semivuota e l’attacco delle opposizioni

L’intervento del ministro sul documento programmatico di finanza pubblica si è svolto in un’Aula della Camera quasi vuota. Quando il titolare di via XX Settembre ha concluso di parlare, nei banchi della maggioranza erano presenti sei deputati, circa il doppio nei banchi del centrosinistra.

Un’immagine ripresa dalle opposizioni. «Dopo quattro anni a Palazzo Chigi, il governo non ha risolto le emergenze economiche di imprese, famiglie e lavoratori. Con la sua relazione sul Dpfp, Giorgetti certifica le difficoltà del Paese senza indicare una strategia per rilanciare la crescita. La maggioranza lo lascia solo, mentre continua a litigare sulla legge di bilancio. Un’aula quasi vuota e un numero esiguo di deputati ad ascoltare il ministro dell’Economia sono la plastica immagine di un governo diviso e senza linea». Così in una nota congiunta i gruppi parlamentari di Pd, M5s, Avs, Iv e +Europa alla Camera.

«Ma il fallimento politico del governo – prosegue la nota – è scritto in modo incontrovertibile nei dati economici. L’Italia non cresce, il debito pubblico aumenta e il potere d’acquisto delle famiglie è precipitato. I salari reali hanno perso il 9,4% dal 2021, secondo i dati Istat. A questo si aggiunge una stangata fiscale da 13 miliardi di euro di maggiori entrate fino al 2029, legate al fiscal drag, che colpisce lavoratori dipendenti e pensionati. Un aggravio che il governo non vuole e non è capace di sterilizzare. Di fronte a un esecutivo che non offre risposte alle emergenze economiche del Paese, le opposizioni hanno presentato una risoluzione unitaria con proposte concrete per rilanciare la crescita e costruire un’alternativa alla destra».


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