Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy rifinanzia la misura ON – Oltre Nuove imprese a tasso zero, l’incentivo che sostiene la nascita e lo sviluppo di micro e piccole imprese guidate da giovani e donne.
Il decreto ministeriale 16 giugno 2026, firmato dal ministro Adolfo Urso e reso noto dal ministero il 12 ottobre, assegna alla misura 59 milioni di euro aggiuntivi a valere sul Fondo per la crescita sostenibile. L’obiettivo, si legge nel provvedimento, è garantire la continuità operativa dello sportello gestito da Invitalia, l’Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa: la dotazione disponibile era diventata insufficiente rispetto al volume medio mensile delle domande.
L’incentivo si rivolge alle micro e piccole imprese costituite da non più di 60 mesi in cui oltre la metà dei soci e delle quote fa capo a giovani tra 18 e 35 anni o a donne di qualsiasi età. Finanzia, fino al 90% della spesa ammissibile, programmi di investimento fino a 1,5 o 3 milioni di euro, a seconda dell’anzianità dell’impresa, con un prestito a tasso zero da restituire in un massimo di dieci anni. Le risorse per la quota a fondo perduto sono invece esaurite dal 1° luglio.
Con 380 domande al mese le risorse non bastavano più
Il rifinanziamento risponde a una domanda in forte crescita. Le richieste presentate nel 2026 sono aumentate di oltre il 60% rispetto allo stesso periodo del 2025, secondo i dati diffusi dal Mimit, con una media di circa 380 domande al mese. Il nuovo stanziamento, spiega il ministero, consentirà di far fronte all’elevato numero di domande arrivate nel corso dell’anno.
Non è la prima volta che lo sportello resta a corto di risorse. Aperto il 19 maggio 2021, dopo che il decreto interministeriale 4 dicembre 2020 aveva ridefinito la disciplina della misura, era stato chiuso per esaurimento dei fondi il 15 novembre dello stesso anno e riaperto il 24 marzo 2022.
A consentire la riapertura erano stati due nuovi stanziamenti: 100 milioni di euro del PNRR destinati alle imprese femminili dal decreto interministeriale 24 novembre 2021 e 50 milioni di euro l’anno per il triennio 2022-2024 previsti dalla legge di bilancio 2022.
Le risorse arrivano dai prestiti per l’export rimborsati a Simest
I 59 milioni hanno un’origine particolare. Sono giacenze del Fondo 394/81, lo strumento gestito da Simest, la società del gruppo Cassa Depositi e Prestiti che sostiene l’internazionalizzazione delle imprese italiane.
Le somme derivano dalle restituzioni dei finanziamenti agevolati concessi in base al decreto ministeriale 7 ottobre 2015. Quel decreto aveva destinato 80 milioni di euro del Fondo per la crescita sostenibile a due obiettivi: accompagnare le imprese italiane nell’ingresso sui mercati extra Ue e rafforzare la solidità patrimoniale delle PMI esportatrici. Simest ha poi versato al Fondo per la crescita sostenibile i 59 milioni rientrati da quei prestiti.
Il decreto precisa che queste risorse risultano oggi libere da impegni programmatici. Il ministero ha quindi scelto di spostarle dal sostegno all’export a quello alla creazione d’impresa di giovani e donne.
Fondo perduto esaurito: per le nuove domande resta il prestito a tasso zero
Nella sua configurazione completa la misura combina un finanziamento a tasso zero della durata massima di dieci anni e un contributo a fondo perduto, per una copertura complessiva fino al 90% della spesa ammissibile.
Il contributo vale il 20% delle spese per macchinari, impianti, attrezzature, programmi informatici, servizi ICT, brevetti e licenze per le imprese costituite da non più di 36 mesi. Per quelle con un’anzianità compresa tra 36 e 60 mesi scende al 15% delle spese per macchinari, impianti, attrezzature, programmi informatici, brevetti, licenze e marchi.
Il ministero ha però comunicato con un avviso del 30 giugno 2026 l’esaurimento delle risorse destinate al fondo perduto. Per le domande presentate dal 1° luglio le agevolazioni sono concesse solo nella forma del finanziamento agevolato, ed è proprio a questa forma che fa riferimento il comunicato del Mimit sul rifinanziamento. La misura resta comunque attiva in tutta Italia.
Restano invariati i massimali. Le imprese costituite da non più di 36 mesi possono presentare programmi fino a 1,5 milioni di euro, all’interno dei quali può rientrare una quota per il capitale circolante (materie prime, servizi, godimento di beni di terzi) fino al 20% delle spese di investimento. Per le imprese con più di 36 e non più di 60 mesi di vita il tetto sale a 3 milioni di euro. I programmi vanno realizzati entro 24 mesi dalla stipula del contratto di finanziamento.
Qualche esempio aiuta a capire l’ordine di grandezza. Con il tetto del 90% una società costituita da un anno che presenta un programma da 200.000 euro può essere agevolata fino a 180.000 euro. Un’impresa con due anni di vita che arriva al massimale di 1,5 milioni può ottenere fino a 1,35 milioni, mentre un’impresa di quattro anni con un piano da 3 milioni può arrivare a 2,7 milioni.
L’esaurimento del fondo perduto cambia però la natura dell’aiuto. Un’impresa giovane con un programma da 1 milione di euro, di cui 500.000 in macchinari e software, fino a giugno poteva contare su 100.000 euro a fondo perduto (il 20% di quelle spese) e su un prestito a tasso zero per la parte restante, fino a una copertura complessiva di 900.000 euro. Per chi presenta domanda dal 1° luglio l’intero importo agevolato va restituito.
Come presentare la domanda e come arrivano i fondi
Le domande si presentano esclusivamente online attraverso la piattaforma di Invitalia e vengono valutate con procedura a sportello, in base all’ordine cronologico di arrivo. Possono partecipare anche le persone fisiche che intendono costituire una nuova impresa, a condizione di documentarne la costituzione entro i termini indicati nella comunicazione di ammissione.
Sono ammessi i progetti per avviare nuove iniziative o per ampliare, diversificare o trasformare attività esistenti in quattro ambiti: produzione di beni nell’industria, nell’artigianato e nella trasformazione dei prodotti agricoli; servizi alle imprese e alle persone, compresa l’innovazione sociale; commercio di beni e servizi; turismo, incluse le attività turistico-culturali e i servizi per la ricettività e l’accoglienza.
Le agevolazioni sono erogate per stati di avanzamento lavori, in non più di cinque quote. L’impresa può presentare anche titoli di spesa non quietanzati, entro il 20% delle agevolazioni concesse per il primo stato di avanzamento e il 30% per i successivi, oppure appoggiarsi a un conto corrente vincolato previsto dalla convenzione tra ministero, Invitalia e Associazione bancaria italiana.
Con una fideiussione bancaria è inoltre possibile chiedere un anticipo fino al 40% delle agevolazioni concesse. Per le imprese di più recente costituzione sono previsti anche servizi di tutoraggio.
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