La povertà non accenna a diminuire, nel nostro Paese, ma resta pressoché immobile rispetto allo scorso anno: 5,4 milioni di persone non possono permettersi i beni e i servizi considerati essenziali per una vita dignitosa. Tra loro, 1,13 milioni sono bambini e ragazzi. È la fotografia dell’Italia nel 2025 restituita dal nuovo rapporto Istat sulla povertà: rispetto al 2024, le stime nazionali diminuiscono leggermente, ma rispetto a 10 anni fa la situazione si è pesantemente aggravata.
Povertà assoluta: in 10 anni è aumentata di quasi 2 punti
Nel 2025 le persone in povertà assoluta sono circa 5 milioni e 435mila, contro 5 milioni e 744mila nel 2024. L’incidenza passa dal 9,8% al 9,3%. Le famiglie sono poco più di 2,1 milioni, l’8% del totale, rispetto ai 2,2 milioni e all’8,4% dell’anno precedente. Trattandosi di stime campionarie, questi scarti non permettono di parlare di una riduzione del fenomeno. Il confronto più significativo è invece quello con il 2015: in dieci anni, l’incidenza della povertà assoluta è aumentata di quasi due punti percentuali (da 7,4 a 9,3%).
In povertà assoluta oltre il 12% dei minori
Preoccupa soprattutto il dato sui minori: il 12,5% è in povertà assoluta. La quota è inferiore al 13,8% del 2024, ma la differenza non è statisticamente significativa. Un miglioramento significativo si registra invece nella fascia tra 7 e 13 anni, dove l’incidenza scende dal 14,9% al 12,1%. Resta ampio il divario rispetto al 2015: allora era povero il 9,4% dei minori, 3,1 punti percentuali in meno rispetto a oggi.
La presenza di figli continua ad accompagnarsi a una maggiore esposizione alla povertà: tra le famiglie con almeno tre minori, la quota è del 20,4%, dato leggermente migliore rispetto al 22,3% del 2024. Le famiglie povere in cui vive almeno un minore sono 656mila, l’11,2% del totale delle famiglie con minori: nel 2024 erano 734mila, pari al 12,3%.
La povertà tra giovani e anziani
Anche tra i giovani di 18-34 anni il disagio resta elevato: quasi 1,2 milioni sono in povertà assoluta, il 12,1%. In questo caso, la situazione è leggermente peggiorata rispetto all’11,7% del 2024. Nel confronto decennale, l’incidenza risulta superiore di 2,2 punti.
Gli anziani rimangono meno esposti delle altre fasce d’età, ma anche per loro il livello attuale supera quello di dieci anni fa: il 6,1% degli ultrasessantacinquenni è in povertà assoluta, rispetto al 4,5% del 2015.
La povertà tra gli adolescenti del Sud
Anche il luogo in cui si cresce conta. Nel Mezzogiorno è in povertà assoluta il 15,2% dei minori, contro l’11,2% del Nord e il 10,7% del Centro. Tra gli adolescenti di 14–17 anni residenti nel Mezzogiorno la quota raggiunge il 17,8%: quasi uno su cinque. Nel 2024 era il 15,7%.

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Lavoro e povertà: in difficoltà il 14,3% delle famiglie operaie
Avere un’occupazione protegge, ma non mette sempre al riparo. Tra le famiglie con persona di riferimento occupata, l’incidenza della povertà assoluta è del 7,7%. Le differenze tra le posizioni professionali sono marcate: quando la persona di riferimento è un operaio o assimilato, è povero il 14,3% delle famiglie. Conta anche il titolo di studio: è in povertà assoluta il 4,4% delle famiglie con persona di riferimento almeno diplomata, contro l’11,9% di quelle in cui ha al massimo la licenza media. Il divario diventa particolarmente evidente restringendo lo sguardo alle famiglie con minori: quando la persona di riferimento è dirigente, quadro o impiegato, l’incidenza è del 4,2%; se è operaio o assimilato, del 15,5%, quasi quattro volte tanto.
Affitti e povertà: quasi un milione di famiglie non arriva ai consumi essenziali
Il rapporto tra condizione economica e abitativa è particolarmente netto. Nel 2025 sono 999mila le famiglie in affitto in povertà assoluta: il 20,9% degli affittuari, contro il 4,5% dei proprietari. Tra le famiglie con minori in affitto, è povero il 28,7%, un dato nettamente superiore rispetto al 6% relativo alle famiglie proprietarie di casa. Pesa anche la cittadinanza: è povero il 14,9% delle famiglie in affitto di soli italiani, contro il 32,8% di quelle con almeno uno straniero.


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Famiglie straniere: un miglioramento, ma il divario resta ampio
Un segnale di miglioramento significativo riguarda le famiglie con almeno un componente straniero: l’incidenza della povertà assoluta scende dal 30,4% al 26,7%. Tra quelle composte soltanto da stranieri passa dal 35,2% al 29,4%. Resta però una distanza molto ampia dalle famiglie di soli italiani, per le quali la quota è del 5,9%. Il miglioramento riguarda anche le famiglie con minori composte soltanto da stranieri: l’incidenza scende significativamente dal 40,5% al 31,4%.
La geografia della povertà: i miglioramenti nei piccoli comuni
Un dato interessante riguarda la povertà nei piccoli comuni (fino a 50mila abitanti), esclusi quelli delle periferie metropolitane: qui la povertà familiare diminuisce significativamente dall’8,9% al 7,4%. Il miglioramento si osserva al Centro, dal 7,9% al 5,4%, e nel Mezzogiorno, dall’11% all’8,2%.
Povertà relativa: oltre un terzo delle famiglie con tre figli minori
Anche la povertà relativa rimane stabile: riguarda oltre 2,8 milioni di famiglie (il 10,8%) e quasi 8,7 milioni di persone (il 14,8%). Qui sono particolarmente marcate le differenze territoriali: la povertà relativa riguarda il 19,5% delle famiglie del Mezzogiorno, contro il 7% del Nord e il 5,9% del Centro. Tra le famiglie con almeno tre figli minori arriva al 35,5%, oltre tre volte alla media nazionale.
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