come può cambiare il mutuo prima casa della Regione


I prezzi delle case sono cresciuti, i mutui si sono trasformati, il mercato immobiliare è rivoluzionato. Le regole con cui la Regione sostiene l’acquisto della prima abitazione, invece, sono rimaste sostanzialmente le stesse dal 1985. Nasce da qui la proposta di legge presentata dai Riformatori in Consiglio regionale: un intervento che punta ad aggiornare uno degli strumenti storici delle politiche abitative sarde, aumentando il capitale agevolabile fino a 250mila euro, introducendo l’Isee e rafforzando le agevolazioni per giovani e famiglie.

La proposta di legge, firmata dal capogruppo dei Riformatori Umberto Ticca insieme ai colleghi Aldo Salaris e Giuseppe Fasolino, riscrive integralmente la normativa regionale che disciplina il Fondo per l’edilizia abitativa, nato oltre quarant’anni fa. L’obiettivo dichiarato è adattare il sistema alle condizioni attuali del mercato immobiliare e rendere nuovamente attrattiva una misura il cui utilizzo è crollato negli ultimi anni.

Nella relazione che accompagna il testo viene infatti evidenziato come i nullaosta rilasciati dalla Regione siano passati da 212 nel primo semestre del 2023 a 101 nello stesso periodo del 2024, fino ad arrivare ad appena 17 nel primo semestre del 2025, con una riduzione superiore al 90 per cento in due anni. Secondo i proponenti, il calo dimostra la necessità di intervenire su uno strumento che non riesce più a rispondere alle esigenze delle famiglie e al livello dei prezzi delle abitazioni.

Mutuo agevolabile più che raddoppiato

La novità economicamente più significativa è l’aumento del capitale massimo sul quale applicare il contributo regionale. Oggi il limite è fissato a 120mila euro. La proposta lo porta a 250mila euro, più del doppio. L’agevolazione continuerà a operare attraverso un contributo sugli interessi del mutuo e potrà riguardare una quota massima pari all’80 per cento della spesa ammissibile. Il valore dell’immobile potrà essere anche superiore, ma il beneficio regionale verrà calcolato entro il tetto stabilito dalla legge. L’intervento riguarda sia l’acquisto della prima casa sia la costruzione e il recupero di abitazioni. Sono ammessi anche gli acquisti con accollo di mutui già esistenti.

Addio al vecchio sistema: entra l’Isee

Uno dei cambiamenti più profondi riguarda i criteri per valutare la situazione economica dei richiedenti. L’attuale normativa utilizza un meccanismo basato sul cosiddetto reddito convenzionale, che secondo i proponenti penalizzerebbe lavoratori autonomi e imprenditori rispetto ai lavoratori dipendenti. La proposta introduce invece l’Isee come riferimento unico. Potranno accedere alle agevolazioni i nuclei con un Isee non superiore a 47mila euro. Per chi ha un Isee fino a 25mila euro è prevista una riduzione del tasso del 50 per cento. Sopra questa soglia e fino a 47mila euro la riduzione scende al 30 per cento. Nella relazione si sottolinea come l’Isee permetta di valutare complessivamente redditi, patrimoni e composizione familiare, garantendo una maggiore uniformità di trattamento tra diverse categorie di lavoratori.

Benefici rafforzati per gli under 41

Un altro punto centrale della riforma riguarda la definizione dei giovani beneficiari. La disciplina attuale collega alcune maggiorazioni alla recente costituzione del matrimonio o dell’unione civile. Il nuovo testo sceglie invece un criterio esclusivamente anagrafico. Sono considerati giovani richiedenti tutti coloro che non hanno ancora compiuto 41 anni al momento della domanda, indipendentemente dallo stato civile. Per questa categoria il contributo sale al 70 per cento della riduzione del tasso. L’agevolazione aumenta ulteriormente all’80 per cento per le giovani coppie e raggiunge il 90 per cento per le giovani coppie con figli. La definizione di giovane coppia comprende coniugi, unioni civili e conviventi di fatto. Sono inoltre equiparate le coppie che dichiarano l’intenzione di sposarsi o formalizzare la convivenza dopo la presentazione della domanda.

Divieto di affitti brevi e attività ricettive

Tra gli aspetti più innovativi della proposta compare il vincolo di destinazione dell’alloggio. Le abitazioni acquistate grazie all’agevolazione regionale non potranno essere utilizzate per attività ricettive, bed and breakfast, affittacamere, case vacanze o locazioni turistiche brevi per quindici anni dall’acquisto o dall’ultimazione dei lavori. Il divieto resterà valido anche nel caso in cui il mutuo venga estinto anticipatamente o il beneficiario rinunci successivamente all’agevolazione. In caso di violazione scatterebbe la cessazione del beneficio e la restituzione di una quota dei contributi già percepiti. La misura punta a garantire che le risorse pubbliche vengano utilizzate per favorire l’accesso stabile alla casa e non per finanziare investimenti destinati al mercato turistico.

Apertura ai sardi che rientrano nell’Isola

La proposta introduce anche una deroga per i sardi che decidono di tornare a vivere nell’Isola dopo un periodo di residenza fuori regione. Per queste persone non sarà necessario dimostrare la residenza continuativa in Sardegna negli ultimi cinque anni, purché abbiano già vissuto nell’Isola per almeno dodici mesi in passato e trasferiscano la residenza nella nuova abitazione entro 120 giorni dall’acquisto o dalla conclusione dei lavori.

Ticca: “Le regole sono rimaste ferme”

“La casa è diventata una delle grandi questioni sociali ed economiche in tutta Europa. Per tanti giovani e tante famiglie acquistare la prima abitazione è sempre più difficile. La politica deve tornare a occuparsene, con risposte concrete e non con gli slogan”, afferma Ticca. Secondo il capogruppo dei Riformatori, “in quarant’anni sono cambiati il mercato immobiliare, il mondo del lavoro e le famiglie. Le regole, invece, sono rimaste sostanzialmente le stesse”. “La proposta porta il mutuo agevolabile a 250mila euro, introduce l’Isee per garantire maggiore equità tra lavoratori dipendenti e autonomi e riconosce maggiori benefici ai giovani fino a 40 anni e alle coppie con figli”. Il testo prevede inoltre una dotazione finanziaria di 16 milioni di euro annui per il 2027 e il 2028 e dovrà ora iniziare il proprio percorso nelle commissioni e nell’Aula del Consiglio regionale.


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