di Gaetano Di Palo
Quando si parla di adattamento ai cambiamenti climatici, i riflettori mediatici e politici si accendono quasi perlopiù – se non esclusivamente – sulle grandi città che affrontano isole di calore, allagamenti infrastrutturali e crisi idriche; eppure, c’è un’Europa silenziosa, fatta di borghi, paesi e piccoli centri urbani che sta anch’essa industriandosi nel combattere la medesima battaglia e però con un’arma diversa: la prossimità.
Com’è forse noto i dati Eurostat più recenti[1] mostrano che la somma delle popolazioni che vivono in aree rurali (24,5%) e in piccoli centri (37%) copre oltre il 60% della popolazione UE, mentre circa il 38,5% risiede stabilmente nelle grandi città. Queste realtà, che includono la maggior parte delle aree rurali, suburbane e piccoli insediamenti, non solo ospitano dunque una fetta ben significativa di cittadini, ma gestiscono anche gran parte del suolo agricolo e dei servizi ecosistemici da cui le grandi città comunque dipendono per sopravvivere. Un altro recente Report dell’Agenzia Europea dell’Ambiente[2] sugli enti di più modeste dimensioni offre uno spunto di riflessione fondamentale per amministratori e tecnici locali, giacché appare evidente dalle sue elaborazioni e conclusioni quanto i piccoli comuni siano un layer fondamentale su cui poggia l’intero adattamento climatico europeo. Tuttavia, la strada è ben in salita e le risorse finanziare ed umane scarseggiano, necessita pertanto uno sforzo non solo creativo ma anche associativo affinché gli enti locali di piccole dimensioni così come quelli più decentrati possano trasformare i propri vincoli strutturali in opportunità di resilienza.
L’analisi condotta dell’EEA restituisce una situazione di partenza estremamente disomogenea anche richiamando i dati del Global Covenant of Mayors[3], ed evidenzia un divario netto: solo il 16% dei piccoli comuni europei si è dotato di un piano d’azione per l’adattamento climatico, contro il 28% delle municipalità più grandi.
Le ragioni di questo ritardo sono ben note a chiunque lavori negli enti locali, ovvero anche al loro fianco: basi imponibili ridotte, vincoli di bilancio stringenti, carenza cronica di personale tecnico specializzato – peraltro con una numerosità in costante declino[4] – e, non ultima, la frammentazione delle competenze. Sovente infatti nei piccoli comuni, la gestione del territorio è affidata a pochi funzionari che devono occuparsi di tutto, dall’edilizia privata ai servizi sociali, ovvero addirittura prestare servizio condiviso “a scavalco” tra più enti.
In questo contesto, l’adattamento climatico viene frequentemente percepito come un “lusso” o una priorità secondaria (un ossimoro piuttosto diffuso nella PA locale) rispetto ai servizi essenziali, affrontato quindi in modo reattivo solo a seguito di eventi estremi (come un’alluvione o un’ondata di calore) anziché in maniera proattiva ed in un’ottica di prevenzione strutturale. A questo si aggiunge poi una fragilità specifica[5] laddove la densità urbana e gli indici di vulnerabilità climatica mostrano come le aree rurali e i piccoli centri soffrano di una maggiore vulnerabilità[6] sociale, politica ed economica rispetto alle città, in ragione di molteplici fattori: demografici (come popolazioni che invecchiano), a redditi mediamente più bassi e a un accesso ai servizi più limitato. Paradossalmente, però, la vulnerabilità ambientale pura risulta talvolta inferiore rispetto ai grandi centri urbani, grazie alla maggiore presenza di spazi verdi e alla minore densità di suolo impermeabilizzato[7] – è proprio su questo margine di manovra che i piccoli comuni possono e devono giocare le loro carte.
Orbene, se è vero che mancano le risorse e le competenze specialistiche, è altrettanto vero che i piccoli comuni possiedono un vantaggio rispetto alle metropoli: la prossimità. Nei centri di piccole dimensioni, il Sindaco, la giunta e i tecnici comunali conoscono personalmente il territorio e soprattutto i cittadini. Questa vicinanza fisica e relazionale genera fiducia, un bene immateriale prezioso per implementare policy efficaci. L’EEA, infatti, sottolinea come nei piccoli comuni il coinvolgimento degli stakeholder locali (dalle associazioni di categoria agli agricoltori, fino ai comitati di quartiere) sia spesso più efficace e radicato rispetto alle grandi città.
Quando un’amministrazione propone un intervento di adattamento non si scontra con l’anonimato e la diffidenza tipica dei grandi centri, al contrario il dialogo è diretto, il consenso – anche se faticosamente – si costruisce in piazza e le soluzioni possono essere vagliate ed adattate in rapporto alle reali esigenze del territorio e della comunità; ed in molti casi, è proprio la spinta dal basso, unita alla leadership visionaria di un primo cittadino, a sopperire alla mancanza di fondi e professionalità dedicati all’ambiente.
Naturalmente queste potenzialità necessitano di tradursi in azioni concrete, e quindi superare deficienze strutturali, competenze generiche e bilanci depressi, a tal fine è fondamentale individuare degli elementi abilitatori ed attivarli nella giusta direzione.
In primo luogo sarebbe ragionevole affiancare alla stesura di una pianificazione strutturata per l’adattamento climatico, una azione di integrazione capillare del tema negli strumenti ordinari, ad esempio il modificare il regolamento urbanistico per impedire il consumo di suolo in aree a rischio idrogeologico, oppure aggiornare il regolamento edilizio per richiedere pavimentazioni drenanti o ancora inserire la manutenzione del verde pubblico in un’ottica di rinfrescamento estivo sono anch’esse azioni di adattamento che fanno si che quest’ultimo diventi una lente attraverso cui leggere le decisioni quotidiane, anziché un documento programmatico a sé stante – o peggio ancora un mero adempimento cui ottemperare per partecipare ad avvisi e bandi.
Altro fattore abilitante risiede nella collaborazione tra comuni confinanti, attraverso le Unioni di Comuni o altre formule pattizie che possano trasformare in risorsa la frammentazione amministrativa, così ad esempio sarà possibile condividere il costo di un consulente esperto, di redigere piani intercomunali e di gestire infrastrutture verdi su scala più ampia; ma v’è di più: la partecipazione ed adesione a reti permette di accedere a conoscenze, bandi regionali, nazionali ed europei ed anche di importare ed implementare buone pratiche già testate altrove, riducendo il costo dell’errore.
Altro elemento abilitatore consiste nella chiave di lettura che viene data alle singole iniziative di adattamento che raramente vengono percepite come urgenti se presentato sotto il mero – ancorché sincero – impeto di una visione green, e che invece possono essere interpretate come prioritarie se generanti benefici immediati: ad esempio la sistemazione di un’area verde per prevenire le alluvioni associata alla rigenerazione di un nuovo parco giochi, oppure la creazione di una comunità energetica con il manifesto vantaggio di quanto questa comporti una significativa riduzione delle bollette, la maggiore tutela dei boschi protegge il paese dalle frane, ma valorizza anche le filiere turistiche e/o agroalimentari locali. Insomma, l’adattamento deve essere considerato dai policy-maker un motore di sviluppo locale e coesione sociale.
Ovviamente questi citati approcci, per quanto lodevoli devono essere accompagnati e sostenuti anche dal governo intermedio e le Regioni in tal senso giocano un ruolo insostituibile. In Germania, la KEA-BW Klimaschutz – und Energieagentur Baden-Württemberg[8] è l’agenzia del Land che fornisce consulenza gratuita e indipendente a tutti i comuni della Regione Baden-Württemberg per la redazione dei piani di protezione del clima (Klimaschutzkonzepte), gestisce i dati sulle emissioni locali per conto dei sindaci e li supporta nell’ottenimento dei massicci sussidi federali tedeschi. Anche in Galizia la Regione[9] ha creato (investendo 900.000 euro) ben 3 uffici tecnici Oficina Técnica de Impulso de Iniciativas de Adaptación ao Cambio Climático che fornisce assistenza gratuita ai comuni per la redazione dei piani climatici, Oficina Técnica de Apoyo a Entidades Locales en Materia de Residuos y Economía Circular, che fornisce supporto tecnico, giuridico e amministrativo per aiutare i comuni a implementare i nuovi modelli di gestione dei rifiuti ed infine Oficina Técnica de Apoyo a Empresas en Materia de Residuos y Economía Circular che rivolge i medesimi servizi alle imprese del territorio. In Italia, la Provincia Autonoma di Bolzano utilizza una formula integrata[10] simile a quella galiziana attraverso una in-house che agisce come braccio tecnico-operativo della provincia offrendo ai comuni ComuneClima, un percorso strutturato e gratuito di consulenza per l’efficienza energetica e la tutela del clima basato sullo standard europeo European Energy Award.
Vi sono numerosi esempi di piccole realtà europee che, partendo da vincoli stringenti, hanno ottenuto interessanti risultati, questi casi andrebbero considerati per non assumere un atteggiamento scoraggiato o rassegnato anzi come idee da contestualizzare e magari replicare. La piccola isola greca di Tilos, nel Dodecaneso (800 abitanti stabili) è diventata la prima isola del Mediterraneo ad essere energeticamente autosufficiente con energie rinnovabili (solare ed eolico), dopo anni di dipendenza dai cavi sottomarini elettrici dalla vicina Kos[11]. Astypalea nelle Cicladi (1.300 abitanti stabili) ha implementato (in collaborazione con Volkswagen Group e il governo greco) un grande parco solare che alimenta una flotta di auto e scooter elettrici in condivisione per residenti e turisti, fornendo anche il 60% dell’elettricità dell’isola[12]. L’amministrazione di Ober-Grafendorf in Austria (circa 5.000 abitanti), a seguito di gravi alluvioni – in collaborazione con gli agricoltori locali – ha rinunciato a costosi ampliamenti della rete fognaria investendo invece nelle Ecostreet: con cunette verdi e giardini pluviali che catturano l’acqua piovana, riducendo al contempo la temperatura locale di ben 5°C durante le ondate di calore.[13] A Cipro, la Comunità di Ormideia (Κοινότητα Ορμήδειας) malgrado i suoi soli 4.200 abitanti sta seguendo un percorso di adattamento climatico[14] promosso dal governo cipriota[15] mediante ampio intervento di installazione di sistemi di drenaggio sostenibile (SuDS), piantumazione di alberi autoctoni ed arredo urbano climatico con l’integrazione di materiali a basso assorbimento termico. A ben vedere sono tutte realtà di modeste dimensioni e che però proprio in ragione della loro taglia possono essere – e sovente lo sono da parte del UE – come laboratori ideali per testare tecnologie all’avanguardia prima di scalarle su città più grandi.
In definitiva appare chiaro che la transizione ecologica non si debba perseguire soltanto nelle Sale Consiliari delle grandi città, bensì anche nelle agora dei piccoli centri, borghi e comunità rurali; ed in effetti sempre più di esse già da ora stanno agendo, sfruttando sovente la spinta interna di un sindaco illuminato, le reti di conoscenza ed il capitale sociale integrando la variabile clima nelle scelte ordinarie, condividendo coi comuni confinanti idee e soluzioni giammai tralasciando di coinvolgere i cittadini, così costruendo la propria resilienza un passo alla volta.
[1] https://ec.europa.eu/eurostat/statistics-explained/index.php?title=Urban-rural_Europe_-_introduction
[2] https://www.eea.europa.eu/en/analysis/publications/climate-resilience-in-smaller-communities
[3] https://www.globalcovenantofmayors.org/
[4] https://www.fondazioneifel.it/documenti-e-pubblicazioni/item/download/6447_dd397ab1c5202278800584774c16ed17
[5] https://www.istat.it/comunicato-stampa/indice-di-fragilita-comunale-ifc/
[6] https://www.istat.it/it/files/2020/12/Le-misure-della-vulnerabilita.pdf
[7] https://www.isprambiente.gov.it/it/attivita/suolo-e-territorio/suolo/il-consumo-di-suolo
[8] https://www.kea-bw.de/
[9] https://alianzagalegapoloclima.gal/es
[10] https://www.agenziacasaclima.it/it/comuneclima-1559.html
[11] https://cordis.europa.eu/article/id/430431-greek-island-tilos-picks-up-award-for-clean-energy-transition
[12] https://www.astypalea-sustainable-island.gr/en/
[13] https://www.ober-grafendorf.gv.at/sites/oekostrasse
[14] https://www.cea.org.cy/en/i-koinotita-ormideias-stin-poreia-gia-klimatiki-prosarmogi/
[15] https://www.fundingprogrammesportal.gov.cy/en/call/grant-scheme-for-supporting-the-resilience-and-adaptation-to-climate-change-of-rural-communities/
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