Manovra 2027, quasi 100mila euro ai magistrati. Scoppia il confronto con i Carabinieri: «A noi solo tavoli e promesse»


Il “jolly” delle toghe nelle tabelle del Documento programmatico di bilancio

Un fondo da 1,9 miliardi di euro per far fronte agli oneri derivanti da sentenze. E al suo interno, circa 970 milioni destinati a dare esecuzione alle pronunce del Consiglio di Stato del luglio 2025, che hanno bocciato il metodo con cui per anni lo Stato ha calcolato gli adeguamenti stipendiali della magistratura. È quanto emerge dalle tabelle del Documento programmatico di bilancio, secondo la ricostruzione pubblicata da Il Sole 24 Ore nell’articolo “Manovra 2027, i magistrati pescano il jolly: in arrivo fino a 100mila euro a testa”.

I conti del quotidiano economico parlano chiaro: oltre 70mila euro lordi a testa di arretrati una tantum e circa 20mila euro annui di aumento strutturale. Un totale medio che sfiora i 100mila euro per ciascuno dei circa 11mila magistrati italiani, con importi crescenti in funzione dell’anzianità e della posizione ricoperta. I benefici più consistenti riguarderebbero i magistrati già in servizio nel 2018, anno da cui parte il ricalcolo censurato dai giudici amministrativi.

All’origine c’è un contenzioso tecnico sul meccanismo di adeguamento triennale delle retribuzioni delle toghe, agganciato agli incrementi medi del pubblico impiego. Il Consiglio di Stato ha contestato, tra l’altro, l’esclusione di alcune indennità e di alcune categorie di dipendenti pubblici dal calcolo, oltre all’utilizzo della media ponderata al posto di quella semplice. L’Associazione nazionale magistrati, dal suo canto, ha già contestato le cifre circolate, sostenendo che gli importi effettivi sarebbero di gran lunga inferiori.

La reazione di USMIA Carabinieri: «Capodanno memorabile per le toghe, sempre più povero per chi indossa l’uniforme»

La notizia non è passata inosservata nel mondo delle divise. A intervenire è Carmine Caforio, Segretario Generale di USMIA Carabinieri, con una presa di posizione che evita lo scontro frontale con la magistratura ma punta dritto al cuore della questione: la disparità di trattamento tra chi ottiene risorse certe e chi, da anni, attende.

«Il Capodanno 2027 sarà memorabile per gli 11mila magistrati italiani, mentre per le donne e gli uomini in uniforme sarà sempre più povero», dichiara Caforio. Il sindacalista riconosce apertamente la legittimità della misura: «Una misura dovuta, perché nasce da un diritto riconosciuto da una sentenza».

Ma è proprio da qui che parte la domanda politica che USMIA rivolge al Governo: «Se lo Stato trova giustamente quasi un miliardo per eseguire sentenze, quando trova le risorse per dar corso alla previdenza dedicata ed eseguire la specificità?».

«Non togliamo nulla ai magistrati, ma chi rimborsa i Carabinieri?»

Caforio è netto nel voler sgombrare il campo da equivoci. «Sia chiaro: non togliamo nulla ai magistrati. Se il Consiglio di Stato dice che è un diritto, lo Stato paga e fa bene. È serietà istituzionale». Il punto, però, è che la stessa serietà venga applicata anche al Comparto Difesa e Sicurezza.

Il paragone è diretto: «Ai magistrati il jolly arriva perché una sentenza ha censurato un calcolo sbagliato dal 2018. Ai Carabinieri chi rimborsa gli anni di blocchi contrattuali, di inflazione non recuperata e di previdenza negata?».

Per i militari dell’Arma e per i colleghi del Comparto, denuncia USMIA, sul tavolo restano soltanto incontri, promesse e un contratto 2025-2027 che non recupera nulla in termini di potere d’acquisto.

La mancata firma del contratto 2025-2027: «Non è protesta di facciata, è coerenza»

La decisione di USMIA Carabinieri di non sottoscrivere il rinnovo contrattuale trova in questa vicenda una nuova motivazione. «Non è una protesta di facciata. È coerenza», spiega Caforio. «Non potevamo firmare un rinnovo che non restituisce potere d’acquisto e che rinvia ancora la previdenza dedicata. Il rispetto non si misura nelle cerimonie, ma in busta paga».

L’incontro con Zangrillo e il nodo della previdenza dedicata

Il tema della previdenza dedicata è stato al centro dell’incontro del 13 ottobre al Dipartimento della Funzione Pubblica con il Ministro Paolo Zangrillo. Un confronto che, secondo USMIA, è necessario ma non più sufficiente.

Il raffronto con quanto previsto per la magistratura è impietoso: «Per i magistrati nel Documento Programmatico di Bilancio c’è già un capitolo di spesa con importi e tempi certi: 970 milioni. Per noi sulla previdenza dedicata non c’è ancora una norma, non c’è un euro stanziato, non c’è una data».

Caforio sottolinea come la questione riguardi trasversalmente tutto il personale: «I colleghi più anziani e quelli più giovani meritano risposte diverse ma entrambe concrete. Non possiamo continuare a partecipare a tavoli senza un fondo dedicato».

Verifica legale sui diritti economici: «Anche per i Carabinieri il calcolo va rifatto»

L’ultimo passaggio della nota apre uno scenario che potrebbe avere sviluppi concreti. USMIA Carabinieri annuncia infatti di aver avviato una verifica con i propri legali su ogni diritto economico e contributivo rivendicabile dal personale. Caforio precisa che non si tratta di promettere risarcimenti automatici, ma di un’analisi puntuale: «Anche per i Carabinieri il calcolo di ciò che è dovuto va rifatto».

«La previdenza e la specificità non possono essere una formula da richiamare solo negli slogan della politica», conclude il Segretario Generale. «Devono produrre gli stessi effetti concreti che produce una sentenza: risorse, norma, tempi. Non è una battaglia contro i magistrati, è una battaglia per l’equità istituzionale. La sicurezza non si garantisce con le parole, ma investendo sulle persone che ogni giorno la garantiscono anche a costo della propria vita».

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