Ha compiuto un anno – lo scorso 6 ottobre – “Padova per abitarci”, l’agenzia per la casa del Comune di Padova, un’iniziativa che si presenta come un servizio per l’orientamento e la facilitazione dell’incontro tra domanda e offerta di soluzioni abitative a costi accessibili nel Comune.
L’agenzia nasce come risposta ad un’esigenza abitativa concreta: a fronte dei 115.941 alloggi censiti, l’Istat stima circa 16.550 case vuote nel Comune, dunque il 14,3 per cento del patrimonio immobiliare totale. Quali sono le cause? Difficile a dirsi – o meglio – a scriversi in un singolo articolo. Sicuramente una delle fratture che animano la crisi abitativa – padovana e non solo – è il pantheon di canoni d’affitto troppo alti proposti dal libero mercato che non incontrano le disponibilità economiche di chi cerca casa. «Negli anni poi – spiega l’assessora alle Politiche abitative del Comune di Padova, Francesca Benciolini – si è persa la fiducia tra gli inquilini e i proprietari»: la paura dei proprietari è quella della morosità e di una cattiva gestione della casa da parte dei conduttori. Tutto ciò porta i proprietari delle case a stipulare contratti d’affitto illegali: «Le persone fanno contratti utilizzando i canoni del libero mercato, circoscrivendo però la durata del contratto secondo le regole del canone concordato». Che cosa significa? Significa che i proprietari non vogliono rinunciare alla libera decisione del proprio canone d’affitto e dunque stipulano contratti di locazione ad uso abitativo 4 più 4 previsti dalla Legge 431 del 1998, ma inseriscono esplicitamente nelle clausole la risoluzione del contratto dopo un periodo inferiore alla prima scadenza prevista dal tipo di contratto, il che è illegale. I contratti d’affitto brevi infatti – come quelli degli studenti – devono sottostare ai limiti minimi e massimi del canone imposti dagli accordi territoriali per la locazione, il che significherebbe – a detta di molti proprietari – una non indifferente perdita economica. Il risultato? Canoni d’affitto altissimi e contratti a breve scadenza per chi accetta il compromesso, per il resto solamente case vuote.
L’assessora Benciolini spiega che «“Padova per abitarci” si occupa della fascia grigia di persone che non può permettersi i prezzi del libero mercato, ma che non accede nemmeno all’edilizia residenziale pubblica a causa dell’Isee troppo alto». La consulenza dell’agenzia offerta ai proprietari di case sfitte è volta a convincere i proprietari a proporre contratti a canone concordato, con il vantaggio dello sconto statale del 25 per cento sull’Imu e della cedolare secca al 10 per cento. A questo si aggiunge la recente decisione del Comune di abbassare di quattro punti – da 0,82 a 0,78 – la sua parte di Imu: «è la nostra unica carta, tutto il resto va allo Stato» dice Benciolini. Come ulteriore garanzia per i locatori inoltre c’è anche la possibilità di sostegno ai conduttori del Fondo solidale di garanzia di Etisos Foundation che copre – con il contributo di Fondazione Cariparo, Banca Intesa, Banca Etica, Bcc Veneta e della Camera di Commercio – fino a 18 mesi di eventuale morosità.
Ma dopo un anno di servizio, quali sono stati i risultati raggiunti dall’agenzia? I numeri non sono altissimi, ma l’amministrazione è consapevole che è necessario del tempo affinché il progetto si radichi nel territorio e possa arrivare a sempre più persone. In particolare, dal 6 ottobre 2025 a oggi l’agenzia ha intercettato 384 persone diverse, fra cui 36 proprietari di un immobile. Fra questi, dieci di loro si sono resi disponibili ad affittare la propria casa. “Padova per abitarci” ha anche lavorato per coloro che la casa la cercano: fra le 45 persone iscritte ai servizi dell’agenzia, 25 sono le persone a cui è stato proposto un matching rispetto a un alloggio disponibile, e 14 sono state supportate nell’individuazione di soluzioni per l’abitare temporaneo.
Al fine di allargare sempre di più il proprio campo di azione, in questi giorni è partita la campagna di comunicazione di “Padova per abitarci” il cui slogan, “Il sogno di qualcuno ha un indirizzo”, si leggerà sul retro degli autobus urbani, sulle fioriere cittadine, su stendardi, fermate del tram e bacheche pubbliche. Ogni manifesto è dotato di un Qr-code che rimanda direttamente alle informazioni su come affittare tramite il servizio, per passare dalla curiosità all’azione. Uno degli scopi della campagna commerciale è «costruire una cultura condivisa dell’affitto come strumento socio-economico fondamentale per la collettività», conclude l’assessora Benciolini.
I contratti per gli studenti: veri o fasulli?
Secondo un’elaborazione de Il Sole 24 Ore – sulla base di dati Omi, Agenzia delle Entrate – Padova ha visto un aumento del 253 per cento sul 2018 di affitti parziali, contando ad oggi 7.750 contratti stipulati. Ciò significa che sempre più persone – probabilmente studenti universitari – affittano solamente una porzione di immobile a Padova, condividendone il resto con altri inquilini. Il fatto in sé è positivo; bisognerebbe tuttavia verificare la legalità dei contratti stipulati: se i proprietari si attenessero alla Legge 431 del 1998, il contratto per uno studente a canone concordato dovrebbe rispettare l’accordo territoriale per la locazione, essendo una locazione transitoria che va dai 6 ai 36 mesi. Vista la reticenza di molti locatori ad attenersi agli accordi territoriali, probabilmente stipulano contratti fasulli che aprono e chiudono ogni anno, approfittando della disperazione degli studenti che cercano casa e favorendo così l’aumento dei prezzi degli affitti.
Consulenza, mediazione e accompagnamento
“Padova per abitarci” è un’agenzia di consulenza, mediazione e accompagnamento per le persone che offrono casa o coloro che la cercano nel mercato privato. L’iniziativa è promossa dal Comune di Padova, avviata sperimentalmente nel 2025 grazie a una co-progettazione con le cooperative Cosep, Il Sestante, Città Solare e Gruppo R e con il contributo della Camera di Commercio di Padova.
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