Emergenza casa alla Spezia: gli affitti brevi crescono, 36 alloggi popolari restano vuoti


Sindacati e imprese lanciano l’allarme sulla difficoltà di trovare casa. I dati nazionali spiegano il peso crescente delle locazioni turistiche. E nel cuore del quartiere di Mazzetta le nuove palazzine ARTE di via Bologna restano ancora vuote.

La Spezia è una città nella quale trovare una casa in affitto è sempre più difficile. Non soltanto per le famiglie con redditi modesti, ma anche per studenti, insegnanti e lavoratori che arrivano da fuori città. Una situazione che si è trasformata in un ostacolo persino per le imprese che cercano personale.

A richiamare l’attenzione sul problema sono state, nelle ultime settimane, anche le cronache locali.

Il 27 settembre La Nazione, in un articolo di Alma Martina Poggi intitolato “L’emergenza abitativa: Città sotto pressione”, ha raccolto le preoccupazioni del Sunia, il sindacato degli inquilini. Il suo rappresentante Franco Bravo ha denunciato la carenza di alloggi accessibili, sollecitando un piano casa strutturale e ricordando la presenza di circa 1.700 abitazioni private sfitte [1].

Il 10 ottobre Il Secolo XIX, con un articolo di Marco Toracca intitolato “La Spezia, allarme di sindacati e industriali: La casa in città è un’emergenza”, ha allargato il quadro alle difficoltà del mondo produttivo. Il presidente provinciale dell’Ance, Alberto Bacigalupi, ha evidenziato come la mancanza di abitazioni possa scoraggiare l’arrivo di lavoratori necessari alle imprese spezzine [2].

Due interventi, tra i molteplici pubblicati di recente, che raccontano aspetti diversi di uno stesso problema: una città che cresce e che offre opportunità di lavoro, ma fatica a garantire condizioni abitative sostenibili.

La Spezia, porta delle Cinque Terre: il turismo continua a crescere

La Spezia vive una situazione particolare. Non è una tradizionale città d’arte, ma la vicinanza alle Cinque Terre l’ha trasformata in un punto di riferimento per il turismo internazionale. Migliaia di visitatori transitano attraverso la città e molti scelgono di soggiornarvi, alimentando una domanda ricettiva che ha favorito la diffusione di affittacamere, bed and breakfast e appartamenti destinati alle locazioni brevi.

A confermare la crescita del turismo sono i dati più recenti. Secondo il Comune della Spezia, che il 3 ottobre ha presentato le rilevazioni dell’Osservatorio turistico regionale, nei primi otto mesi del 2026 si sono registrati 377.610 arrivi, il 4,14% in più rispetto allo stesso periodo del 2025, mentre i pernottamenti nelle strutture ricettive confrontabili sono aumentati del 5,51%.

Ma il dato più significativo riguarda settembre: oltre 162.920 pernottamenti in un solo mese, un record assoluto per la città, superiore anche alle oltre 141 mila notti registrate in agosto. Un risultato che l’amministrazione comunale ha accolto con soddisfazione, sottolineando la progressiva destagionalizzazione del turismo [3].

Numeri che testimoniano l’importanza economica raggiunta dal settore, ma che rendono ancora più attuale una domanda: quale equilibrio si sta creando tra la crescente domanda di ospitalità turistica e la disponibilità di abitazioni per chi alla Spezia vive e lavora?

Gli affitti brevi: un mercato sempre più grande e redditizio

A offrire alcuni elementi di riflessione è un approfondimento intitolato “Gli affitti brevi ci mangiano le città?”, realizzato dal Partito del Bollore e pubblicato sulla propria pagina Instagram attraverso una serie di schede statistiche corredate da grafici.

Il lavoro, che SpeziaMirror riprende con l’autorizzazione degli autori, raccoglie dati del Politecnico di Torino, dell’Istat, di Idealista e dell’OCSE, ricostruendo l’espansione delle locazioni turistiche e il contemporaneo aumento del costo degli affitti residenziali.

I numeri sono significativi.

In Italia gli alloggi attivi su Airbnb sono passati da circa 494 mila nel 2017 a 754 mila nel 2024, con un incremento del 53%. Nello stesso periodo i ricavi lordi complessivi generati attraverso la piattaforma sono cresciuti da 2,58 a 8,82 miliardi di euro, più che triplicando il loro valore [4].

È cresciuta anche la redditività media: un alloggio attivo su Airbnb generava nel 2017 circa 5.219 euro lordi all’anno, contro gli 11.694 euro del 2024, con un aumento del 124% [4].

Ma il dato forse più interessante riguarda la tipologia degli immobili: l’82% degli alloggi presenti su Airbnb è costituito da intere abitazioni, non da singole stanze all’interno di case condivise. E il mercato è sempre meno frammentato: appena l’1,3% dei gestori controlla un quarto degli alloggi e concentra il 38% dei ricavi [4].

Non si tratta, dunque, soltanto di piccoli proprietari che affittano occasionalmente una stanza o un appartamento. Accanto a loro opera un settore organizzato, nel quale la gestione di immobili destinati ai turisti rappresenta una vera attività economica.

Gli affitti aumentano molto più degli stipendi

Lucchetti ai cancelli dopo mesi dalla fine dei lavori

L’altra faccia del fenomeno riguarda chi cerca una casa nella quale abitare.

Secondo i dati di Idealista, tra il 2017 e il 2025 il canone medio richiesto per le abitazioni in affitto in Italia è passato da 8,8 a 14 euro al metro quadrato mensile, con un incremento di circa il 59%.

Tradotto in cifre, per un appartamento di 70 metri quadrati significa passare da 616 a 980 euro al mese, con una differenza di 364 euro.

Nello stesso periodo, secondo i dati OCSE utilizzati nell’approfondimento, le retribuzioni sono aumentate soltanto del 16,2% [5][6].

Naturalmente non sarebbe corretto attribuire agli affitti brevi tutta la responsabilità dell’aumento dei canoni. Il problema abitativo dipende anche dai redditi, dalla scarsità di edilizia residenziale accessibile e dalla presenza di immobili inutilizzati.

Ma il meccanismo economico è evidente: quando un’abitazione può produrre ricavi più elevati attraverso le locazioni turistiche, per il proprietario diminuisce l’interesse a destinarla a un affitto residenziale di lunga durata.

Ed è proprio questo uno dei nodi che anche La Spezia deve affrontare.

Via Bologna, le palazzine nuove e deserte

Le erbacce si prendono la scena.

In una situazione simile, ogni alloggio pubblico recuperato o costruito rappresenta una risorsa preziosa. Ed è proprio qui che emerge una vicenda sulla quale sarebbe opportuno fare chiarezza.

In via Bologna, nel quartiere di Mazzetta, sono state ricostruite due palazzine ARTE dopo la demolizione dei precedenti edifici, evacuati per gravi problemi statici.

Il progetto, approvato nel 2022 dalla Regione Liguria, prevedeva un investimento di oltre 8,5 milioni di euro per realizzare 40 nuovi alloggi di edilizia residenziale pubblica, con priorità al rientro delle famiglie che abitavano nei vecchi edifici [8].

SpeziaMirror si è recato il 19 ottobre, in via Bologna per documentare fotograficamente la situazione. Lo scenario è quantomeno desolante: i cancelli sono sprangati da vistosi lucchetti, il giardino interno è invaso dalle erbacce e le due palazzine appaiono completamente deserte.

Eppure, osservandole dall’esterno, gli edifici sembrano ultimati. I portoni sono installati, così come i citofoni e gli allacciamenti visibili per il gas e l’acqua. Le serrande sono abbassate, non si scorge anima viva. Nulla, almeno a un’osservazione esterna, lascia intuire quali lavori o adempimenti possano ancora mancare per consentire l’ingresso degli inquilini.

Le fotografie scattate da SpeziaMirror documentano questa situazione. Naturalmente non permettono di stabilire se siano stati completati i collaudi, ottenute tutte le certificazioni o concluse le procedure amministrative necessarie all’assegnazione degli alloggi. Ma rendono ancora più difficile comprendere perché edifici apparentemente pronti rimangano inutilizzati mentre centinaia di famiglie attendono una casa.

E allora la domanda non può che essere rivolta direttamente all’ente che gestisce il patrimonio abitativo pubblico.

Cara ARTE, i trentasei nuovi alloggi di via Bologna sono, apparentemente pronti da mesi, ma ancora deserti. Che cosa manca per consegnarli alle famiglie? E soprattutto, quanto tempo dovranno ancora aspettare?

Fonti e riferimenti

[1] Alma Martina Poggi, “L’emergenza abitativa: Città sotto pressione”, La Nazione, 27 settembre 2026.

[2] Marco Toracca, “La Spezia, allarme di sindacati e industriali: La casa in città è un’emergenza”, Il Secolo XIX, 10 ottobre 2026.

[3] Comune della Spezia, comunicati del 3 e 5 ottobre 2026 sui dati dell’Osservatorio turistico regionale e sui pernottamenti di settembre.

[4] Politecnico di Torino, progetto AirMap, Chi gestisce davvero il mercato Airbnb? Gli affitti brevi in Italia dal 2017 al 2024.

[5] Idealista, Storico dei prezzi di affitto, Italia, valori di dicembre 2017 e dicembre 2025.

[6] OECD Data Explorer, Average annual wages, current prices.

[7] SUNIA La Spezia, Emergenza casa alla Spezia: non c’è più tempo da perdere. Subito un nuovo bando ERP, 14 ottobre 2026.

[8] Regione Liguria, La Spezia, approvato il progetto di demolizione e ricostruzione delle due palazzine ERP di via Bologna, 1° giugno 2022.

Approfondimento nazionale: Partito del Bollore, Gli affitti brevi ci mangiano le città?, pubblicato su Instagram. Dati e grafici ripresi con autorizzazione degli autori.

Grafici e dati tratti dall’approfondimento “Gli affitti brevi ci mangiano le città?” del Partito del Bollore. Riproduzione autorizzata dagli autori.

© SpeziaMirror – Riproduzione riservata. I grafici del Partito del Bollore sono riprodotti con autorizzazione degli autori.

Contenuto elaborato con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale per attività editoriali.




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