Il 51% delle auto verificate sulla piattaforma Carfax presenta un potenziale fattore di rischio: ecco come tutelarsi
Il mercato dell’auto usata è una giungla. Non sempre, infatti, ci si imbatte in commercianti onesti. Tanto che non è raro trovare auto con contachilometri manomessi o più o meno gravi danni strutturali omessi. Al fine di avere un mercato dell’auto usata più trasparente ed equo per tutti, sono nate piattaforme come quella di Carfax, in grado di fornire report dettagliati su auto usate, ripercorrendone la storia, i chilometri e i fatti sin dalla nascita dell’esemplare. “Vi sono differenze sostanziali tra i diversi mercati europei – spiega Marco Arban, direttore del business development Europa dell’azienda, in un incontro con la stampa a Milano – ma le richieste del cliente sono sempre le stesse: il chilometraggio è reale o manomesso? Il valore residuo dell’auto è corretto? L’esemplare che sto valutando di acquistare ha avuto incidenti?” E, talvolta, l’amara sorpresa è dietro l’angolo.
Il modello Carfax
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Carfax dispone di più di 45 miliardi di dati sulla storia dei veicoli, forte di più di 40 anni di esperienza nel settore e attingendo da oltre 100mila fonti, tra cui registri delle forze dell’ordine, reti di centri di revisione, manutenzione, aste, società di noleggio e leasing e molte altre realtà ancora. All’interno del suo database vi sono più di 300 milioni di veicoli europei, con dati provenienti da più di 20 Paesi, europei e non solo. Da cinque anni anche in Italia, Carfax è una realtà alla quale i clienti si rivolgono in fase finale di acquisto dell’auto, o comunque fortemente intenzionati a finalizzare l’acquisto. Il 75% di essi è interessato a effettuare il passaggio di proprietà nei 7 giorni a venire, quasi il 90% entro un mese. Rimane scoperto un 11%: è la percentuale di clienti che verifica l’auto in questione dopo l’acquisto. Magari solo per una conferma di regolarità del veicolo, ma magari perché nel frattempo più di qualche dubbio è sorto dopo i primi chilometri al volante. Il report Carfax è dunque un valido strumento per fare chiarezza sullo stato di salute del veicolo che si è intenzionati ad acquistare, ma – è bene specificarlo – non è un documento con valore legale in tribunale o dinanzi alla giustizia qualora si scoprisse di essere stati truffati.
Le truffe più comuni
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Marco Arban ha voluto condividere con la stampa altri dati interessanti. Le cinque truffe più temute e comuni quando si acquista un’auto usata sono (in ordine di rilevanza): chilometraggio manomesso; danni gravi non indicati; annunci falsi e caparre urgenti; vincoli nascosti; telaio clonato o auto rubata. Invece, sempre in ordine di rilevanza, le cinque truffe più temute e comuni quando si vende un’auto usata sono: finti servizi e link di pagamento; phishing e furto di dati (ci sono tante truffe da 25 euro circa dove un finto interessato chiede di compilare un report e fornire dei dati sensibili); pagamenti non accreditati; furto durante il test drive; documenti falsi o rubati. Anche per arginare tali pericoli, Carfax collabora – in Italia – con i principali portali di auto usate come AutoScout24, Subito Motori e automobile.it. L’unico modo per conoscere in modo dettagliato la storia dell’auto è affidarsi a uno strumento come quello di Carfax, oltre a far ispezionare l’auto al meccanico di fiducia o a un esperto per verificarne lo stato di salute.
Il mercato italiano
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All’interno di questo mercato ancora poco trasparente, come si muovono gli italiani? È ciò che l’Osservatorio Carfax ha cercato di delineare con una ricerca. I risultati hanno decretato Fiat, Audi, Mercedes, Bmw e Volkswagen i marchi auto più ricercati, con un 13% del totale riguardante veicoli ibridi, 43% diesel e 36% benzina. In media si verificano auto con 116mila km, indipendentemente dall’alimentazione, con un numero di proprietari compreso tra tre e cinque e il 13% presenta una storia di importazione (tra queste, quasi una su due risulta avere un danno registrato). Ancora molto bassa la soglia delle elettriche, con un 2% di verifiche totali, sebbene Carfax abbia registrato un interesse crescente verso auto elettrificate (complessivamente tra ibride ed elettriche un +52% dal 2024 al 2025, in attesa dei dati del 2026). Ibride ed elettriche, complice un parco auto più giovane (4 anni contro 8 di media) rispetto a motorizzazioni prive di elettrificazione, registrano il 18,6% in meno di danni registrati. Di tutte le auto verificate, solo il 14% dei veicoli è stato unico proprietario del mezzo. Ma una delle statistiche più preoccupanti è la seguente: il 51% di tutte le auto verificate dagli utenti italiani presenta almeno un potenziale fattore di rischio e il 43% almeno un danno registrato. Quasi una persona su tre ha vissuto direttamente o indirettamente una truffa o un tentativo di truffa; un dato che diventa una persona su due nella fascia 25-34 anni. Gli over 55, invece, nell’80% dei casi non ne ha mai vissute. Le frodi risultano più frequenti nelle grandi città e meno nei piccoli comuni. E c’è una forte differenza anche nel sentirsi o meno preparati all’acquisto di un’auto usata in autonomia: il 54% delle donne si dice impreparata, mentre per gli uomini la percentuale scende al 25%, con un complessivo 40% degli intervistati che si dice poco o per niente preparato. Per questo il 62% chiederebbe aiuto a una persona esperta come un amico o un parente, mentre il 42% è aperto alla possibilità di verificare l’auto con strumenti appositi come Carfax. Infine, il 20% si rivolgerebbe a strumenti di intelligenza artificiale come supporto all’acquisto.
L’auto nel 2050
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A conclusione dell’incontro, Marco Arban ha condiviso con la stampa i dati di un sondaggio con proiezione nel 2050. Dei 1.000 intervistati – è stata presa una popolazione italiana omogenea per età e posizione geografica – solo il 31% pensa che l’auto elettrica sia l’alimentazione che andrà per la maggiore (percentuale che sale al 44% nella fascia 18-34enni, mentre crolla al 26% per gli over 55). Anche la dimensione del comune incide, seppur in misura più contenuta: nelle grandi città l’elettrico piace e raccoglie il 35% dei consensi, contro il 27% nei piccoli comuni. Il 24% crede nell’auto ibrida, il 6% in quella a idrogeno, mentre il 16% rimane ancorata all’auto a benzina. Colpisce come l’11% abbia risposto che pensa di guidare ancora un’auto a gasolio, ora che il diesel – a 24 anni dal 2050 – pesa il 6,5% dell’immatricolato in Italia. Curioso e in controtendenza il dato dei giovanissimi: tra i 18 e i 24 anni il 17% indica ancora il diesel, la percentuale più alta tra tutte le fasce d’età. Il 6% ha risposto Gpl o metano, mentre il 7% crede in tecnologie non ancora disponibili.
L’auto elettrica
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Gli italiani, in merito all’auto elettrica, chiedono più rassicurazioni. Il 51% chiede che abbia una maggiore autonomia, il 36% tempi di ricarica più brevi e il 23% batterie con una vita utile più lunga. Seguono una maggiore sicurezza delle batterie (16%), prezzi più bassi sul mercato dell’usato (15%) e costi inferiori per sostituzione o riparazione delle batterie (13%). Anche per le ibride le aspettative si concentrano soprattutto sull’efficienza: il 38% vorrebbe poter percorrere più chilometri in modalità esclusivamente elettrica, il 31% chiede batterie più longeve e il 23% desidera consumi più bassi quando la batteria è scarica.
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