Abitare a Milano, il problema che va risolto: «Nuove politiche o sarà una città sempre più per ricchi»


Nel 2023 a Milano scoppiò la mobilitazione degli studenti fuori sede con la “protesta delle tende” davanti al Politecnico. A distanza di tre anni l’ideatrice della mobilitazione, la studentessa Ilaria Lamera, originaria di Alzano Lombardo, ha lasciato il Politecnico ed è entrata in politica, non a Milano, ma a Bergamo, come ha spiegato in una recente intervista al Corriere della sera. Nel frattempo di recente in città sono tornate le tende, fuori dalla Statale e persino al BAM «per riprenderci gli spazi», hanno detto a Mi-Tomorrow gli studenti che con lo striscione “generazione all’asta” hanno messo i loro picchetti nel grande parco di Porta Nuova: «abitare in città è diventato impossibile».

La questione “casa”, che si tratti di affitti o di vendita, non è quindi risolta, anzi, e le recenti proteste massicce in Spagna hanno riacceso un faro anche su Milano, la città più cara d’Italia, con una media di 5.665 euro al metro quadro per l’acquisto e 22,3 euro al metro quadro per l’affitto. Lo ammettiamo, avevamo deciso di trattare questo tema prima dei noti fatti di guerriglia urbana dello scorso weekend. Ma la guerriglia stessa è sfociata dopo che una manifestazione era stata indetta per protestare contro il caro-vita, e quindi anche per il diritto alla casa. Se guardiamo i numeri ci sono però dei piccoli, piccolissimi, segnali che qualcosa sta cambiando rispetto agli ultimi anni di crescita esponenziale del mercato. Secondo Immobiliare.it, nel settore vendita a settembre 2026 si è registrato un aumento “solo” del 1,85% rispetto a un anno fa. Gli affitti risultano invece in leggero calo: -1,71%.

Abitare a Milano, non solo studenti

Naturalmente tutto ciò non basta. Quando a Milano si parla di casa si pensa quasi sempre agli affitti per gli studenti fuorisede; ma non dimentichiamo che il tema riguarda diverse fasce di popolazione, dalle famiglie agli anziani, da chi è in attesa che si sblocchino i cantieri di nuovi edifici sequestrati a chi è a rischio sfratto perché l’appartamento dove vive è stato venduto a grossi gruppi immobiliari. E’ il caso delle 32 famiglie (una sessantina di persone) del palazzo di viale Molise 51 che saranno presto costrette a trovare un’altra sistemazione dopo che il vecchio proprietario ha venduto lo stabile al fondo Maghen Capital, che a sua volta metterà in vendita gli appartamenti. Una vicenda che ricorda quella di María del Carmen Abascal (nota come Maricarmen), l’ottantasettenne di Madrid sfrattata a forza dal suo alloggio dove viveva da 70 anni (poi morta in ospedale). E’ da quell’episodio che sono partite le massicce manifestazione in Spagna e che a catena hanno provocato le dimissioni del premier Pedro Sanchez. I candidati delle prossime amministrative milanesi non potranno fare a meno di occuparsi di questo tema gigantesco.

Abitare a Milano, Luca Mocarelli (docente di economia alla Bicocca): «Dobbiamo decidere se vogliamo un’altra linea della metropolitana o destinare risorse all’edilizia sociale»

Giovanni Seu

Prezzi impazziti, esodo nell’hinterland, la città che diventa sempre più per ricchi. È la narrazione di questo periodo poco rassicurante, chiediamo all’economista e docente della Bicocca Luca Mocarelli di spiegare cosa sta succedendo.

Il prezzo medio di una casa è 5600/7000 al mq, per comprare un appartamento vivibile ci vogliono 400 mila euro: cosa ne pensa?
«E’ il risultato delle trasformazioni urbanistiche di Citylife e Porta Nuova e dell’esplosione dei prezzi che dal centro si è propagata sino in periferia: se si vende a 10 mila euro al mq, com’è accaduto nei due quartieri citati, si provoca un effetto di trascinamento».

In questa realtà ci può essere spazio per l’edilizia sociale?
«Intanto siamo quasi alla saturazione degli spazi, non ci sono più terreni per costruire. Secondo i costruttori per reggere i costi di edificazione non possono vendere a meno di 3500-4 mila euro al metro quadro, non sono cifre da case popolari».

Luca Mocarelli

Non molti possono acquistare a questi prezzi.
«Milano come popolazione è in apparenza stabile, siamo circa 1.400.000 abitanti, c’è però un ricambio enorme perché in 10 anni 400.000 sono andati via e 500.000 sono arrivati: sono questi ultimi che possono comprare, hanno la disponibilità economica».

Molto però sono costretti ad andare via.
«Negli anni ‘90 con 20 anni di lavoro ti potevi comprare la casa, oggi non è possibile perché i salari sono stabili o peggio ridotti, per cui la città sta perdendo figure importanti come i tranvieri, infermieri, insegnanti che non riescono a stare neppure in affitto, che si mangia i 2/3 dello stipendio».

Come si è arrivati a questa situazione?
«Dopo Expo Milano è diventata una global city, è tra le prime dieci città al mondo per costo degli immobili».

Come fa a reggere?
«Tanti milanesi proprietari di case si sono arricchiti vendendo oppure campano di rendita con gli affitti».

A molti, insomma, va bene così.
«Ci sono anche coloro che vengono dal sud, comprano la casa per i figli che studiano qui sapendo che sarà comunque un investimento».

Stiamo diventando una città per ricchi?
«Per la china che ha preso, sicuramente».

Il Comune può avere un ruolo?
«Certo, ha un bilancio di 4 miliardi, prende i dividendi di Sea e A2a, è solida e può fare mutui».

Sta dicendo che il tema casa è una questione di volontà politica?
«C’è il progetto della linea 6 della metropolitana, ci vogliono oltre 4 miliardi di euro: dobbiamo decidere se vogliamo un’altra linea in una città con una densità molto alta di fermate per attirare ancora di più il turismo e gli investitori oppure destinare risorse per l’edilizia sociale».

Abitare a Milano, Marco Bistolfi (Sicet): «Milano sia di chi la vive»

Edoardo Colzani

Milano resta la città più cara in Italia dove comprare casa e anche quella con la maggior richiesta immobiliare. Abbiamo parlato di questo con Marco Bistolfi della segreteria generale del Sicet (Sindacato Iquilini Casa e Territorio).

Gli studenti sono tornati a manifestare per il caro casa. Non bastano gli investimenti con la costruzione di nuovi studentati negli ultimi anni?
«Decisamente no. Basti pensare che ci sono circa 100.000 fuori sede e solo 16.000 posti nelle residenze universitarie pubbliche o convenzionate. Inoltre alcuni studentati come quello dell’ex villaggio olimpico hanno prezzi molto alti e difficilmente affrontabili per studenti che non hanno dei genitori ad aiutarli»

Ma il canone concordato non può essere una via alternativa per chi non riesce a sostenere i prezzi di mercato attuali?
«No, infatti noi non abbiamo sottoscritto l’ultimo accordo locale che è stato fatto nel 2023»

Marco Bistolfi
Marco Bistolfi

Perché?
«Perché i tetti massimi ai canoni concordati sono troppo alti e talune volte il beneficio è solo lo sgravio fiscale per chi affitta ma non per il locatario. Pensi che in alcune zone il canone concordato è anche più alto del prezzo di affitto attuale di mercato».

In alternativa è aperto al momento un bando per ottenere una casa popolare.
«Che assolutamente non soddisfa la richiesta. Sono circa 600 alloggi, ma ci sono circa 60.000 famiglie in lista d’attesa. Senza parlare poi della situazione di degrado e problemi strutturali che alcuni alloggi presentano, oltre che ai sempre più numerosi sfratti».

Per quali motivi?
«Gli sfratti sono in aumento per fine locazione o per acquisizione da parte di fondi immobiliari. Nel primo caso i proprietari decidono di trasformare gli immobili ad altro uso, nel secondo cito il caso di via De Roberto a Quarto Oggiaro, dove trenta famiglie, tra cui molti anziani, rischiano di rimanere per strada.

Quali sono le soluzioni che proponete per migliorare le cose?
«Innanzitutto limitare, se non abolire, gli sfratti per fine locazione e prevedere sempre un passaggio da casa a casa. Mettere dei tetti massimi sugli affitti e prezzi favorevoli per i canoni concordati».

E sulla domanda che spesso supera l’offerta di case per tutti?
«Vi sono circa 8 mila alloggi vuoti in città e stabili metà vuoti nelle zone del centro. Usiamo questo patrimonio immobiliare per noi cittadini e non solamente per speculare. La città deve essere di chi la vive».

Abitare a Milano, il commento

di Luca Talotta

Per anni lasciare Milano significava quasi automaticamente risparmiare sull’affitto. Quella certezza comincia a vacillare. Il confine economico tra città e hinterland si è progressivamente assottigliato, mentre il mercato delle locazioni milanese sembra aver rallentato la propria corsa dopo una lunga stagione di rincari. Secondo i dati di Idealista, il canone medio nel capoluogo è arrivato a 22,4 euro al metro quadro, con un incremento dello 0,9% rispetto al trimestre precedente. In provincia si raggiungono invece i 21,5 euro, con una crescita dell’1,1%. La distanza è dunque di appena 90 centesimi al metro quadro.

Fuori dai confini comunali la situazione è tutt’altro che uniforme. Sei Comuni registrano aumenti, sei arretrano e Rozzano resta stabile a 15,4 euro al metro quadro. La crescita più evidente riguarda Pioltello, +8,3%, che arriva a 16,9 euro al metro quadro e supera Segrate, ferma a 16 euro. Aumenti anche a Basiglio (+4%), Segrate (+3,5%) e Cernusco sul Naviglio (+2,6%). In direzione opposta si muovono Legnano (-3,3%), San Donato Milanese (-2%), Cinisello Balsamo (-1,4%), Rho (-1,1%), Sesto San Giovanni e Corsico (-0,7%). Il risultato racconta una trasformazione che va oltre il semplice prezzo degli appartamenti.

Milano e la sua cintura urbana stanno diventando sempre più un unico mercato immobiliare, nel quale trasferirsi oltre i confini cittadini non garantisce necessariamente il risparmio di un tempo. La questione, per chi cerca casa, diventa allora più complessa: al canone bisogna aggiungere trasporti, tempi degli spostamenti e servizi disponibili nel quartiere. Ed è proprio qui che il vecchio schema “Milano cara, hinterland economico” comincia a mostrare tutte le sue crepe.

Abitare a Milano, secondo voi

Voci raccolte da Gabriele Puglisi

Federico Nuzzo
Federico Nuzzo

«Dovrò lasciare il mio appartamento perché verrà messo in vendita»
Federico Nuzzo
Ingegnere informatico, 38 anni
«Già nel 2017, quando ho cercato casa per la prima volta qui a Milano, mi sono reso conto che un solo stipendio non sarebbe bastato per affittare una casa e così mi sono indebitato. Nel tempo ho cercato diverse soluzioni abitative prima prima di finire nel mio attuale appartamento che dovrò lasciare a gennaio perché il proprietario di casa vuole vendere a chiunque possa permettersi duecentomila euro per un monolocale da 50 metri quadri: non a me dunque. Settecento euro di affitto in periferia a Milano sono comunque, senza troppi giri di parole, una follia».

Glenda Trubiano
Glenda Trubiano

«Gli spazi abbandonati andrebbero restituiti alla comunità»
Glenda Trubiano
Videoartist e multimedia designer, 31 anni
«La crisi abitativa a Milano è un fenomeno in parte condiviso con il resto d’Italia, ma all’ombra della Madonnina la situazione raggiunge livelli estremi: si registrano camere singole affittate a 800 o 900 euro al mese, monolocali messi in vendita a oltre 200-300 mila euro. Per contrastare questa deriva, molti degli spazi cittadini abbandonati andrebbero rioccupati e restituiti alla comunità, mentre i proprietari dovrebbero porre un freno a speculazioni immobiliari oramai fuori controllo».

Angelo Junior Avelli
Angelo Junior Avelli

«Sono un lavoratore povero, oltre metà dello stipendio va in affitto»
Angelo Junior Avelli
Commesso part time, 42 anni
«Vivo in affitto, in zona Pasteur, in una casa in condivisione con altri tre coinquilini. Pago 500 euro al mese ma ne guadagno 850, più della metà va in affitto. Sono un lavoratore povero. Lavoro come commesso part time involontario, in un negozio, con un contratto a tempo indeterminato di venti ore. Mi sono trasferito 16 anni fa in città e ho cambiato diverse case, passando da un affitto all’altro. Ora con il caro affitti e il carovita, esplosi, se lascio questa casa dovrei andarmene da Milano, perché i costi sono insostenibili».

«Amo Milano, ma mi sento tagliato fuori dal caro vita»
Giovanni Tani
Insegnante di musica e barista, 37 anni
«Sto cercando una casa in affitto ma sto riscontrando grande difficoltà. Ovviamente la cerco in condivisione con altri, poiché non sarei mai in grado con le mie entrate mensili di potermi permettere una casa da solo. Potrei ipotizzare molteplici “responsabili” per cui questa cosa situazione tarda a risolversi: come non citare In prima battuta la ben nota gentrificazione in essere, a Milano, come altrove. Gli stessi proprietari, portati ad adeguarsi ai costanti aumenti, sono obbligati a chiedere cauzioni folli. Amo Milano, ma mi sento tagliato fuori».

Abitare a Milano, i numeri

5.665 euro

Il prezzo medio, al metro quadrato, per un appartamento in vendita

+1,85

L’aumento in percentuale del prezzo medio di vendita rispetto a settembre 2025

22,32

Il costo medio, al metro quadrato, di un affitto a Milano

-0,71

La diminuzione in percentuale del prezzo medio degli affitti rispetto a settembre 2025

Fonte: immobiliare.it (settembre 2026)


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