Il progetto della Callipo Group che restituisce dignità e riscatto ai detenuti di Vibo


Dal 2016 circa 70 detenuti del carcere di Vibo sono stati assunti per confezionare le idee regalo natalizie dell’azienda Callipo Group grazie ad un apposito progetto. Siamo andati a vedere come avviene la produzione sul campo ascoltando le parole di due di loro Andrea e Renato: «Sappiamo di aver sbagliato, ma abbiamo imboccato la strada giusta». Una collaborazione che unisce formazione, dignità e speranza di reinserimento


VIBO VALENTIA – Ci sono sbarre che delimitano uno spazio e altre che sembrano chiudere ogni prospettiva. E poi ci sono occasioni capaci di aprire una breccia, restituendo a chi ha sbagliato la possibilità di immaginare un futuro diverso; è in questo spazio, tra la consapevolezza degli errori commessi e la speranza di ricominciare, che si inserisce il progetto di collaborazione tra la “Callipo Group” e il Carcere di Vibo Valentia, arrivata al traguardo dei dieci anni.

IL PROGETTO DELLA CALLIPO AL CARCERE DI VIBO COMPIE 10 ANNI

Dal 2016, il progetto ha consentito l’assunzione complessiva di circa 70 detenuti, con una media di sette persone coinvolte ogni anno nel confezionamento delle cassette regalo natalizie dell’azienda. Non soltanto un’attività produttiva, ma un’esperienza che mette al centro il lavoro come strumento di responsabilizzazione, crescita personale e reinserimento sociale.

Siamo andati a vedere de visu come avviene l’inscatolamento grazie alla disponibilità della direttrice Angela Sciavicco e al suo collaboratore Antonino Ira Ira, capo Area Trattamentale, ascoltando le parole, adesso piene di speranza, di voglia di riscatto e di orgoglio, dei detenuti assunti.

A raccontare il significato più profondo di questa iniziativa sono soprattutto le voci di chi la vive ogni giorno. Andrea, italiano, e Renato, albanese. Nelle loro parole, come detto, c’è la consapevolezza di aver commesso degli errori, ma anche il desiderio di non essere definiti soltanto dal proprio passato.

«CI SENTIAMO UTILI A QUALCOSA»

«Ci sentiamo utili a qualcosa. Sappiamo di aver sbagliato, ma adesso abbiamo imboccato la strada della rettitudine. Ci stiamo riscattando». Poche parole che racchiudono il senso di un’opportunità che, per chi vive la detenzione, può rappresentare molto più di un impiego temporaneo.

Il lavoro, spiegano, significa anzitutto imparare un mestiere, acquisire competenze e prepararsi al momento in cui le porte del carcere si riapriranno verso l’esterno. «Una volta fuori avremo acquisito una professionalità che potrebbe aprirci le porte a un impiego. Questa è la nostra speranza». È la prospettiva concreta di non ripartire da zero, di poter mettere a frutto ciò che si è imparato e di affrontare il futuro con strumenti diversi.

C’è poi l’aspetto economico, tutt’altro che secondario. La retribuzione permette di contribuire alle spese legate alla detenzione e, allo stesso tempo, di sostenere le proprie famiglie. Un aiuto materiale, ma anche un modo per mantenere un legame con chi è fuori, per sentirsi ancora parte di una famiglia e poter continuare a esercitare, per quanto possibile, il proprio ruolo di figli, compagni o padri.

Dietro il confezionamento di una scatola destinata a diventare un regalo di Natale c’è così un significato che va oltre il prodotto finito. Ci sono ore di lavoro, regole da rispettare, responsabilità da condividere e la possibilità di dimostrare a se stessi, prima ancora che agli altri, di poter cambiare strada.

AZIENDA CALLIPO-CARCERE: DIECI ANNI DI COLLABORAZIONE

Il progetto tra la Callipo Group e l’istituto penitenziario di Vibo di coinvolge ogni anno sette detenuti selezionati dalla direzione dell’istituto tra le persone ritenute più meritevoli e l’assunzione stagiona, quindi della durata di circa due mesi, avviene regolarmente e permette di lavorare in un reparto di confezionamento allestito da Callipo all’interno del carcere, dove vengono realizzate circa 11mila confezioni all’anno.

Il personale aziendale affianca i partecipanti, trasmettendo competenze e metodi di lavoro. Qualità, tradizione, rispetto, solidarietà e fiducia sono i valori che accompagnano un’esperienza nella quale la dimensione professionale si intreccia con quella umana: «Sono profondamente legato a questo progetto, come imprenditore ma, prima ancora, come uomo – afferma Giacinto Callipo, membro del consiglio di amministrazione di Callipo Group presente ieri mattina insieme al fratello Filippo Maria – L’ho fortemente voluto fin dal primo giorno e ho scelto di viverlo in prima persona, trascorrendo alcune giornate all’interno del carcere e lavorando fianco a fianco con i miei “colleghi” nel confezionamento delle cassette regalo. In quei momenti siamo tutti parte della stessa squadra: condividiamo il lavoro, le responsabilità e un obiettivo comune».

Un’esperienza che, racconta, gli restituisce ogni volta una lezione di umanità: «Quando varco in uscita quelle mura, porto con me qualcosa di prezioso e la consapevolezza di aver ricevuto molto più di quanto abbia dato». Per Callipo, infatti, il valore del progetto non si misura soltanto nelle confezioni realizzate, ma nella possibilità di offrire alle persone coinvolte una prospettiva diversa.

«Attraverso il lavoro offriamo un’opportunità concreta, un riconoscimento economico, la possibilità di sentirsi parte di una squadra e, mi auguro, la speranza di guardare al futuro con una prospettiva diversa», aggiunge Callipo, auspicando che i benefici possano estendersi all’intero istituto penitenziario.

La direttrice Angela Sciavicco

IL LAVORO IN CARCERE COME STRUMENTO DI REINSERIMENTO

Sulla stessa linea la direttrice della Casa circondariale di Vibo Valentia, Angela Sciavicco, che, pur essendosi insediata da poco, ha sottolineato il valore di un’iniziativa avviata dalle precedenti direzioni e consolidata grazie all’impegno della collega Angela Marcello.

«È un esempio significativo di collaborazione tra l’Amministrazione penitenziaria e il mondo imprenditoriale, che auspico possa proseguire e consolidarsi ulteriormente», afferma Sciavicco. «Ritengo fondamentale che l’istituzione penitenziaria sia aperta alla comunità esterna, nella consapevolezza che la finalità rieducativa della pena richieda anche il coinvolgimento attivo del territorio».

Per la direttrice, il lavoro è uno degli strumenti più importanti per favorire responsabilizzazione e reinserimento sociale, contribuendo anche alla prevenzione della recidiva e, di conseguenza, alla sicurezza collettiva. Da qui l’invito alle imprese del territorio a valutare nuove forme di collaborazione, anche attraverso le opportunità offerte dalla cosiddetta Legge Smuraglia, che prevede agevolazioni per favorire l’inserimento lavorativo delle persone detenute.

“SOGNI IN SCATOLA”, IL NATALE CHE RACCONTA UNA POSSIBILITà DI RISCATTO

Il decennale coincide con il lancio della nuova collezione di idee regalo “Sogni in scatola”, firmata da Frelly, nome d’arte dell’artista e illustratore catanzarese Enrico Focarelli Barone. Sette storie illustrate nelle quali il mare incontra il cielo e la fantasia si intreccia ai ricordi, dando forma a confezioni che uniscono creatività, tradizione e inclusione.

Saranno proprio i detenuti coinvolti nel progetto a realizzare le confezioni della collezione, trasformando ancora una volta il lavoro quotidiano in un’occasione per acquisire esperienza e guardare oltre il presente. E forse è proprio qui che questa storia trova il suo significato più autentico. In una scatola preparata con cura, in una competenza imparata, in un compenso che aiuta a sostenere una famiglia, ma soprattutto nella possibilità di sentirsi ancora capaci di costruire qualcosa.

“NON SI CANCELLA CIò CHE è STATO, MA ADESSO ABBIAMO UNA CHANCE”

Andrea, Renato e gli altri scelti per questo impiego non cancellano ciò che è stato. Non chiedono che gli errori vengano dimenticati. Chiedono, attraverso il lavoro, la possibilità di non essere prigionieri per sempre del proprio passato. Perché il riscatto non è una promessa che si realizza in un giorno: è un percorso fatto di responsabilità, impegno e occasioni da saper cogliere.

E in quei gesti ripetuti, nel lavoro condiviso e nella prospettiva di un impiego futuro, il Natale assume un significato che va oltre le feste: quello di una speranza concreta, che non apre le porte del carcere, ma può contribuire a preparare la strada per quando si riapriranno.


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