“Prendo il 20%, quindi su 2.000 € di affitto guadagno 400 €.” È il conto che quasi tutti fanno, ed è sbagliato: il 20% non si calcola sul lordo pieno, e comunque incassare non è guadagnare. Quanto porta davvero a casa un property manager dipende dal modello di compenso, da quante unità gestisce e da quanto lavoro operativo resta sulle sue spalle. In questa guida vediamo i modelli, il calcolo corretto e tre esempi di guadagno, da chi inizia con 2 appartamenti a chi ne gestisce 20 con un team.
I 3 modelli di compenso più comuni
Negli affitti brevi in Italia si usano soprattutto tre modelli.
- Percentuale sul fatturato: la formula più diffusa. Come range di mercato indicativo, si va spesso dal 10-12% per una gestione leggera (calendario, messaggi, coordinamento base) fino al 18-25% quando entrano check-in, reperibilità, coordinamento pulizie, pricing e ottimizzazione dell’annuncio. La gestione full-service in città ad alta domanda può arrivare al 25-30%.
- Tariffa fissa mensile: meno comune, utile quando c’è volume stabile e l’host vuole un costo prevedibile a prescindere dalla stagione.
- Modello misto: base mensile più fee per check-in, pulizie coordinate o emergenze fuori orario. Spesso è il più trasparente quando il carico cambia molto tra agosto, ponti e mesi lenti.
I range percentuali qui sono indicativi del mercato, non tariffe ufficiali: variano molto per città, tipo di immobile e servizi inclusi.
Come si calcola davvero il compenso
L’ordine dei calcoli conta. Le commissioni della piattaforma (Airbnb, Booking) si tolgono per prime sul lordo; il compenso del property manager si calcola su quello che resta, non sul lordo pieno.
Esempio (numeri illustrativi): un appartamento incassa 2.000 € di soggiorni in un mese.
- commissione Airbnb (host-only, circa 15%): −300 €, restano 1.700 €;
- compenso PM al 20%: 20% di 1.700 € = 340 €, non 400 €.
Sembra una differenza piccola, ma su 10 unità e 12 mesi fa migliaia di euro. E 340 € sono ancora un incasso, non un guadagno: da lì il professionista toglie tempo, trasferte, reperibilità, software gestionale, telefono, eventuale supporto amministrativo e le ore non fatturate. Se quella casa richiede molti check-in, messaggi continui e interventi last minute, il margine reale scende in fretta.
Formula pratica, da riusare sui tuoi numeri:
Compenso PM = (incasso lordo dei soggiorni − commissioni OTA) × % PM
Margine PM = compenso PM − costi operativi (tempo, trasferte, software, telefono)
Nota: la cedolare secca dell’host, invece, segue una regola diversa e si calcola sul canone lordo pieno, senza dedurre commissioni o compenso del gestore. È un conto dell’host, non del PM, ma è utile saperlo per evitare confusione nei rendiconti.
Quanto guadagna per livello di esperienza
Il guadagno cambia moltissimo con la scala e l’esperienza. Tre profili tipici (numeri illustrativi, non casi documentati, per capire gli ordini di grandezza):
Alle prime armi: 2 unità, part-time. Spesso segue appartamenti di conoscenti, impara l’operatività e tiene fee più basse per costruirsi recensioni e portfolio.
2 unità × 1.500 € = 3.000 € lordi
− commissioni OTA 15% = 2.550 €
compenso al 18% = 459 €/mese
− costi (software, telefono, trasferte) ~100 € = circa 360 €/mese di margine
Qui il guadagno orario è basso: manca l’economia di scala e ogni imprevisto pesa molto. È una fase di apprendistato, non ancora un reddito.
Intermedio: 8 unità, con team pulizie. Ha procedure, strumenti e collaboratori. Il volume inizia a ripagare l’organizzazione.
8 unità × 1.800 € = 14.400 € lordi
− commissioni OTA 15% = 12.240 €
compenso al 20% = 2.448 €/mese
− costi (software, aiuto part-time, trasferte) ~600 € = circa 1.850 €/mese di margine
A questo livello il margine per unità migliora perché processi e fornitori sono già rodati.
Esperto o agenzia: 20 unità, team e revenue management. Delega l’operativo, cura pricing e commerciale.
20 unità × 2.000 € = 40.000 € lordi
− commissioni OTA 15% = 34.000 €
compenso al 22% = 7.480 €/mese di ricavo
− costi struttura (stipendi, ufficio, software) = il margine netto dell’attività scende in genere al 25-35% del ricavo
Qui il ricavo è alto ma non è “in tasca”: paga persone. Il salto vero non è la percentuale, è passare da fare tutto da soli a far funzionare un team.
Come scegliere il modello senza litigare dopo
Il modo migliore per evitare problemi è definire chi fa cosa prima di parlare di prezzo. Un accordo chiaro dovrebbe indicare almeno:
- messaggistica ospiti inclusa o no, e in quali orari;
- check-in fisico o self check-in;
- coordinamento pulizie e lavanderia;
- gestione manutenzioni e con quale limite di spesa;
- pricing e aggiornamento calendario;
- pratiche amministrative o comunicazioni obbligatorie, se previste.
Un errore comune è non distinguere tra gestione commerciale e gestione operativa. Rispondere ai messaggi e aggiornare i prezzi non è come correre per una perdita d’acqua alle 22 di sabato. Se il contratto non separa queste attività, le discussioni sono quasi inevitabili.
Conta anche la stagionalità: in località di mare o montagna il carico si concentra in pochi mesi, quindi una fee uguale tutto l’anno non sempre è equa. Per l’host: una fee molto bassa non è un affare, se il professionista lavora sottocosto prima o poi il servizio peggiora. Per il PM: calcola il compenso sul tempo reale, non sulla percentuale che sembra competitiva.
La regola pratica dei 30 giorni
Per capire se un compenso è sostenibile, fai una prova su 30 giorni. Conta le ore reali che l’immobile richiede tra messaggi, coordinamento, telefonate, visite, emergenze e report. Poi confrontale con il compenso netto, cioè dopo commissioni OTA e tutte le spese di gestione. Se il conto regge nei mesi tranquilli ma salta nei weekend lunghi o in alta stagione, il prezzo va rivisto.
Le domande giuste cambiano a seconda del lato:
- host: non solo “quanto pago?”, ma “quanto lavoro e quanti problemi mi tolgo davvero?”;
- professionista: “se prendo un altro appartamento a queste condizioni, miglioro il margine o mi complico solo la vita?”.
Un buon accordo lascia spazio a un servizio stabile, non a continue eccezioni.
Parti da aspettative chiare
Che tu sia un host in cerca di gestione o un professionista che vuole crescere, il punto di partenza è sempre lo stesso: aspettative chiare e numeri onesti. L’host risparmia tempo e problemi solo se sa cosa sta comprando; il professionista costruisce un’attività sostenibile solo se conosce il proprio margine, unità per unità.
Su Hostbudd host e professionisti si incontrano proprio su questo: se cerchi un co-host, un cleaner o un manutentore affidabile, trovi profili verificati nella tua zona; se sei un professionista, un profilo chiaro su servizi e disponibilità ti fa arrivare i clienti giusti, quelli con cui l’accordo regge nel tempo.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link




