La necessaria riforma delle Province: le proposte UPI per la nuova legislatura


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Dalla legge Delrio alla transizione incompiuta

A oltre dodici anni dalla legge Delrio, le Province restano prive di un assetto stabile di funzioni e risorse. La riforma che ne prevedeva il superamento si è arrestata con il referendum costituzionale del 4 dicembre 2016. Da allora le Province restano tra gli Enti costitutivi della Repubblica (art. 114 Cost.), ma senza un assetto definitivo.

Aprendo l’Assemblea di Imperia, il presidente Mattarella ha parlato di «transizione incompiuta». L’UPI chiede ora di chiudere questa fase. L’obiettivo è attuare i principi degli articoli 5, 114, 118 e 119 della Costituzione e rendere più funzionale il governo locale.

Prima di chiedere, le Province rivendicano i risultati raggiunti. Negli ultimi dieci anni gli appalti gestiti sono passati da 2 miliardi (2015) a 10 miliardi (2025). Nel 2026 tutte le 88 Province hanno qualificato le proprie stazioni appaltanti e 58 operano come centrali di committenza per oltre 2.500 Comuni ed Enti: più di un terzo degli appalti provinciali è gestito per conto dei Comuni del territorio. Sul fronte scolastico, con il PNRR le Province hanno realizzato oltre 1.600 interventi di edilizia scolastica per più di 2,9 miliardi, costruendo nuove scuole e palestre e mettendo in sicurezza il patrimonio esistente. Grazie ai fondi del Piano, inoltre, tutte le Province hanno migrato i propri servizi al cloud, aprendo per la PA la transizione digitale.

Le “Nuove” Province: funzioni di area vasta e Case dei Comuni

Il primo capitolo chiede di riconoscere le Province nella programmazione strategica dello sviluppo dei territori. L’UPI propone di attribuire alle Province le funzioni fondamentali di area vasta oggi previste solo per le Città metropolitane, cioè l’adozione di un Piano strategico e il coordinamento dello sviluppo locale.

Va inoltre consolidato il ruolo di «Case dei Comuni», rafforzando le funzioni di assistenza ai Comuni e la gestione aggregata degli appalti. La piattaforma chiede poi di portare a livello provinciale i servizi di rilevanza economica locale oggi gestiti da ATO di dimensione regionale o sovracomunale (bacini di trasporto, bacini idrici, ambiti rifiuti), per superare la frammentazione amministrativa, e di rimuovere gli atti normativi che penalizzano Province, Unioni e forme associative.

La riforma della legge 56/2014: funzioni, organi, voto

L’UPI chiede una revisione complessiva della legge 56/2014 tramite una legge organica che unisca norme direttamente applicative e una delega per la revisione del TUEL (d.lgs. 267/2000). Sulle funzioni fondamentali, vanno consolidate quelle attuali (ambiente, viabilità, edilizia scolastica, pianificazione territoriale, raccolta ed elaborazione dati) e aggiunte quelle di area vasta delle Città metropolitane. Su organi e sistema elettorale, l’UPI chiede di:

  • ripristinare l’elezione diretta del presidente e del consiglio provinciale o, in subordine, razionalizzare l’attuale elezione indiretta;
  • garantire la rappresentanza territoriale e di genere;
  • prevedere una durata degli organi di cinque anni, come per Comuni e Regioni;
  • prevedere una giunta per un governo collegiale;
  • valorizzare il ruolo delle assemblee dei sindaci.

Importante da presidiare è anche la dotazione di risorse economiche, umane e strumentali adeguate in attuazione dell’art. 119 della Costituzione.

Le Province nelle Regioni a statuto speciale

Per Sicilia e Sardegna, commissariate per oltre dieci anni e arrivate all’elezione di secondo grado solo nel 2025, l’UPI chiede un tavolo di approfondimento per quantificare i tagli imposti e un percorso di progressivo allineamento ai fabbisogni standard, ormai a regime nelle Regioni a statuto ordinario.

In Friuli-Venezia Giulia la legge regionale 14 luglio 2026, n. 7 ha istituito 4 province dal 1° gennaio 2027, sulla base della legge costituzionale 1/1963. L’auspicio è che in tutte le Regioni a statuto speciale si avviino processi di riordino a tutela dell’autonomia provinciale.

Il rafforzamento organizzativo e il personale

Dopo la legge 190/14, che ha ridotto dirigenti e dipendenti provinciali in misura pari o superiore al 50% bloccando le assunzioni, il reclutamento è ripartito con il D.M. 11 gennaio 2022, ma senza andare oltre il turn-over. Nel 2026 il rinnovo di due contratti (trienni 2022-2024 e 2025-2027) aumenterà la spesa di personale. L’UPI chiede che la prossima Legge di Bilancio favorisca l’ingresso di nuove professionalità attraverso:

  • l’estensione alle Province del fondo per il salario accessorio già previsto per i Comuni;
  • l’esclusione degli oneri contrattuali dal calcolo della spesa di personale;
  • lo sblocco delle risorse per il finanziamento delle elevate qualificazioni.

Tra le proposte figura anche la gestione dei concorsi unici per l’assunzione del personale dei Comuni del territorio.

Una “reale” autonomia finanziaria

Le 88 Province versano allo Stato quasi un miliardo di euro l’anno di risorse correnti da tributi propri, effetto della legge 190/14. Il fondo di riequilibrio copre appena metà dello squilibrio previsto, e solo dal 2031. L’UPI chiede di incrementarlo in modo significativo, eliminare lo squilibrio del comparto respingendo nuovi tagli alla spesa corrente, e garantire la piena autonomia tributaria.

La piattaforma critica il d.lgs. 147/26 su tributi locali e federalismo fiscale regionale, giudicato distante dai principi della delega (l. 111/23): il risultato sarebbe una mera sostituzione nominale del gettito dell’imposta Rc auto, senza la dinamicità di una vera compartecipazione erariale. Tra le soluzioni, l’introduzione di un tributo, come ad esempio quello relativo a diritti di imbarco per porti e aeroporti, volto a concorrere progressivamente all’allineamento dei fabbisogni standard e della capacità fiscale del comparto.

Un piano di investimenti sulle scuole superiori

Con il PNRR le Province hanno realizzato oltre 1.600 interventi di edilizia scolastica per più di 2,9 miliardi. La piattaforma chiede risorse certe per completare le opere avviate su oltre 1.700 edifici e un piano triennale di almeno 3 miliardi per le scuole secondarie superiori, che intervenga su oltre 5.100 plessi.

Priorità agli interventi di adattamento al cambiamento climatico, per far fronte alle temperature più elevate, dentro una programmazione strutturale che riorganizzi l’intera rete scolastica tenendo conto delle proiezioni demografiche.

Viabilità e dissesto idrogeologico

L’UPI chiede programmazioni pluriennali di investimento per uscire dalla logica dell’emergenza sulla rete viaria provinciale. Secondo l’ISPRA la superficie a pericolosità da frana è cresciuta del 15%, arrivando a coprire il 23% del territorio nazionale: le strade provinciali in aree collinari e montane sono le più esposte.

La piattaforma chiede di assegnare alle Province funzioni operative e di coordinamento nei piani europei, nazionali e regionali sulla viabilità locale, di fare del piano provinciale di coordinamento territoriale l’hub degli indirizzi sull’assetto del territorio, e di riportare le Province tra i soggetti attivi nella pianificazione territoriale e nei Piani di assetto idrogeologico.

Appalti e innovazione digitale

Gli appalti gestiti dalle Province sono passati da 2 miliardi (2015) a 10 miliardi (2025). Nel 2026 tutte le 88 Province hanno qualificato le stazioni appaltanti e 58 svolgono funzioni di centrale di committenza per oltre 2.500 Comuni ed Enti. L’UPI chiede di riconoscere le Stazioni Uniche Appaltanti provinciali come asset strategici nella pianificazione degli investimenti locali.

Sul versante digitale, dopo la migrazione dei servizi al cloud finanziata dal PNRR, va valorizzato il ruolo delle Province come basi della transizione digitale e nella raccolta ed elaborazione dei dati territoriali, funzione sempre più rilevante con lo sviluppo dell’intelligenza artificiale e il supporto ai Comuni.

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Le politiche di coesione 2028/2034 e le aree interne

In vista del Quadro Finanziario Pluriennale 2028-2034, l’UPI chiede che le Province siano riconosciute come soggetti della governance territoriale della politica di coesione, con funzioni di coordinamento, programmazione e accompagnamento dei territori.

La pianificazione strategica provinciale deve diventare lo strumento per costruire le priorità territoriali, integrando infrastrutture, mobilità, servizi, ambiente e dinamiche demografiche, accompagnata da forme stabili di concertazione tra Comuni, Regione e partenariato economico e sociale. Un ruolo riconosciuto spetta alle Province anche nella governance delle politiche per le aree interne, colpite da spopolamento, invecchiamento e riduzione dei servizi essenziali.


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