Pensioni dalla culla: il piano del governo italiano


La pensione comincia dalla culla. Non più soltanto contributi versati durante la vita lavorativa o fondi pensione avviati a carriera iniziata, ma un capitale previdenziale costruito fin dall’infanzia, con il sostegno dello Stato e la possibilità per le famiglie di contribuire nel tempo. È la direzione del progetto allo studio del governo italiano, che apre una riflessione sul futuro del welfare, sulle disuguaglianze patrimoniali e sul ruolo del risparmio privato. Un esempio arriva dalla Germania, dove la nuova legge sulla Frühstart-Rente prevede un contributo statale di 10 euro al mese per i cittadini dai sei ai 18 anni, investito in un conto destinato alla previdenza. I famigliari potranno aggiungere versamenti volontari, mentre il capitale resterà investito con un orizzonte di lungo periodo.

L’avvio è previsto dal 2027 insieme al nuovo piano pensionistico privato per gli adulti con bonus statale fino a 540 euro l’anno (Altersvorsorgedepot). Anche in Italia si lavora a una forma di previdenza per le nuove generazioni, con una posizione individuale e un contributo pubblico iniziale. Importi e modalità restano da definire, con un possibile inserimento nella legge di Bilancio 2027. Nel frattempo il mondo del risparmio gestito si mobilita. Ania il 28 ottobre e a seguire Assoprevidenza il 3 novembre e Assogestioni il 4 novembre presenteranno le rispettive proposte di previdenza dalla culla, dopo aver esaminato le esperienze estere. La sfida sarà costruire uno strumento accessibile, trasparente e sostenibile, capace di affiancare il sistema pubblico e favorire l’accumulo di risorse fin dai primi anni di vita. Il problema di fondo è una cultura del risparmio che non sempre si traduce in investimento.

Le abitudini di risparmio e la paura di investire

Un’indagine commissionata da Jp Morgan Am a Opinium tra 17 mila cittadini tra i 18 e i 65 anni in nove Paesi europei, evidenzia che in Italia soltanto il 40% si dichiara almeno abbastanza fiducioso di poter mantenere il tenore di vita desiderato in pensione. Appena il 20% afferma di avere un piano chiaro e di risparmiare per raggiungerlo, mentre il 22% non ha ancora cominciato a pensare alla pensione. Sullo sfondo, ricorda l’analisi di Jp Morgan Am, resta il fatto che i partiti politici hanno pochi incentivi a comunicare alle generazioni future che potrebbero non beneficiare dello stesso sostegno statale di cui gode la generazione attuale. A frenare la pianificazione è la preoccupazione di perdere denaro.

«Mediamente la popolazione non si sente fiduciosa nel prendere decisioni di investimento, ha paura di investire soprattutto in asset rischiosi», osserva Maria Paola Toschi, strategist di Jp Morgan Am. La prudenza si traduce in una preferenza per la liquidità. Secondo questo studio, da fine 2019 le famiglie europee hanno accumulato 2.800 miliardi di euro in contanti e strumenti assimilabili, portando il totale a 12.400 miliardi. «C’è una forte propensione, in Europa e anche in Italia, a investire in strumenti molto vicini alla liquidità», spiega Toschi. Una scelta che, negli ultimi anni, ha limitato la possibilità di beneficiare della crescita dei mercati azionari, con perdite che coinvolgono tutta l’economia. «C’è una perdita per le famiglie, che non hanno potuto catturare il valore creato nei mercati azionari. C’è una perdita anche per le imprese perché i soldi tenuti in liquidità non vengono immessi nel ciclo produttivo». Il rischio, aggiunge Toschi, è anche sociale: «Molti non hanno potuto beneficiare delle potenzialità espresse dai mercati finanziari. Questo può aumentare le differenze sociali e creare maggiore malcontento».

Educazione finanziaria e ruolo dei consulenti

Per invertire la tendenza, la prima leva è l’educazione finanziaria. «In Italia c’è un basso livello di educazione finanziaria», sottolinea Toschi. Accanto alla formazione resta fondamentale la consulenza. «Il rapporto personale è ancora visto come molto importante», afferma la strategist. Più della metà degli intervistati considera rilevante la relazione con il consulente finanziario o con la propria banca. «Il ruolo dei professionisti è quindi accompagnare le famiglie nelle scelte, evitando che la paura della volatilità di breve periodo impedisca loro di costruire risorse adeguate per il futuro», dice Toschi.

L’esperienza internazionale e i modelli di previdenza

Anche l’esperienza internazionale indica che la diffusione degli investimenti retail richiede strumenti semplici e incentivi efficaci. Nel rapporto The Future of Retirement Saving and Retail Investment in Europe, Maximilian Bierbaum, responsabile della ricerca di New Financial, evidenzia il successo dei conti d’investimento individuali svedesi: nei primi dieci anni dal lancio, le attività accumulate hanno raggiunto un valore pari al 28,8% del pil nazionale. Per Bierbaum, tra le priorità ci sono incentivi fiscali, semplicità e adesione automatica. Il confronto è significativo anche per l’Italia: secondo gli stessi dati, i Piani individuali di risparmio (Pir) ordinari hanno raggiunto un patrimonio soltanto dell’1% del pil. Numeri che suggeriscono quanto il disegno degli strumenti e gli incentivi possano incidere sulla capacità di mobilitare il risparmio.

La stessa logica vale per la previdenza complementare. In un Paese che invecchia, con bassi tassi di natalità e una popolazione in età lavorativa relativamente meno numerosa, affidarsi soltanto al sistema pubblico può rivelarsi insufficiente. Per Toschi è quindi importante «trovare forme pensionistiche alternative, anche private», promuovendo un approccio pianificato e graduale all’investimento che permette di accedere ai mercati anche a chi non dispone di somme importanti. «Prima si inizia, magari gradualmente e con investimenti di entità più contenuta, e più si è disciplinati in questo processo, più si aiuta a costruire patrimoni che possono sostenere anche la fase post-lavorativa».

È il principio alla base della previdenza dalla culla: sfruttare il tempo e il reinvestimento dei rendimenti per accumulare capitale. Le simulazioni del ministero delle finanze tedesco, basate su un rendimento medio netto del 7% annuo, stimano che 10 euro al mese versati dallo Stato dai sei ai 18 anni possano diventare circa 53 mila euro nominali entro i 65 anni, senza ulteriori contributi. Convincere gli italiani a investire non significa necessariamente spingerli verso portafogli aggressivi. «Oggi c’è disponibilità di strumenti che possono aiutare a entrare sui mercati finanziari, utilizzando strategie meno aggressive sul fronte azionario», osserva Toschi.

La sfida, in definitiva, va oltre la pensione: trasformare il risparmio in uno strumento di sicurezza economica, diffondere una maggiore consapevolezza finanziaria e indirizzare più risorse verso gli investimenti di lungo periodo. (riproduzione riservata)


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