Crotone, una sfida chiamata sviluppo


Lo sviluppo della Calabria passa anche dalla capacità dei suoi territori di valorizzare le proprie risorse, attrarre investimenti e trasformare le opportunità in progetti concreti. In questo scenario, Crotone può giocare un ruolo importante, facendo leva sul patrimonio storico e culturale, sulle potenzialità del territorio e su una nuova capacità di programmazione. Bilancio, patrimonio pubblico, investimenti e valorizzazione dei beni confiscati diventano così strumenti attraverso i quali costruire una visione di lungo periodo, capace di generare crescita e nuove opportunità per cittadini, imprese e giovani. Su questi temi abbiamo raccolto il punto di vista di Antonio Francesco Scandale, assessore del Comune di Crotone con deleghe a Bilancio e Programmazione Finanziaria, Tributi, Patrimonio, Società Partecipate e Politiche per la gestione dei beni confiscati, per approfondire il ruolo che Crotone può giocare nella crescita della Calabria e le direttrici di sviluppo su cui costruire nuove opportunità per il territorio.

La Calabria è chiamata a trasformare le proprie potenzialità in una nuova stagione di sviluppo: quale vocazione economica e strategica dovrebbe assumere la città nei prossimi anni per diventare una protagonista?

“La vocazione che Crotone deve assumere nei prossimi anni è quella di Città mediterranea del turismo, della cultura e dell’economia sostenibile, capace di diventare un importante polo di sviluppo della fascia ionica calabrese. Non partiamo da zero. Il primo mandato dell’amministrazione del sindaco Vincenzo Voce, dal 2020 al 2026, è servito soprattutto a creare le condizioni perché Crotone potesse tornare a parlare seriamente di sviluppo. Abbiamo dovuto affrontare innanzitutto alcune debolezze strutturali dell’ente, mettendo ordine nei conti, migliorando la capacità di programmazione e recuperando progressivamente margini di manovra finanziaria. I numeri della relazione di fine mandato descrivono questo percorso: la parte disponibile del risultato di amministrazione è passata da un valore negativo di circa 1,8 milioni di euro nel 2020 a un valore positivo prossimo a un milione di euro nel 2024. È un dato tecnico, ma dietro quel dato c’è un fatto politico e amministrativo importante: una città può programmare il proprio sviluppo soltanto se dispone di un Comune finanziariamente credibile e capace di programmare e investire. Su queste fondamenta dobbiamo costruire la seconda fase. Il mare non può essere semplicemente il nostro paesaggio: deve diventare una componente dell’economia cittadina. Porto, turismo, nautica, crocieristica, pesca, servizi, sport acquatici ed economia del mare devono essere considerati parti di un’unica strategia. Negli ultimi anni il porto ha iniziato concretamente a cambiare volto, a partire dalla riqualificazione del Porto Vecchio e dal rafforzamento del rapporto tra Comune e Autorità di Sistema Portuale. La crescita del settore crocieristico è uno dei segnali più evidenti. Per il 2026 sono stati programmati oltre quaranta approdi e più di 30.000 presenze attese. Parallelamente è stato avviato l’iter per la realizzazione nel porto di un centro polifunzionale destinato anche a stazione marittima e sede dell’Autorità di Sistema Portuale. Ma le crociere devono essere considerate un punto di partenza, non di arrivo. L’obiettivo deve essere trasformare Crotone in una vera porta di accesso alla Calabria ionica, collegando il porto alla città e la città al territorio: Capocolonna, l’area archeologica, la Sila, i borghi del Crotonese, l’enogastronomia, il vino, il mare e il patrimonio culturale della Magna Grecia”.

Crotone dispone di un patrimonio storico, culturale, ambientale e immobiliare significativo: sono stati pensati progetti originali e innovativi come Antica Kroton per trasformare queste risorse in occasioni concrete di crescita, attrazione di investimenti e occupazione. Ce ne può parlare?

“Crotone possiede un patrimonio straordinario, ma la vera sfida è sempre stata trasformare questo patrimonio da ricchezza potenziale in ricchezza economica, occupazione e capacità di attrarre investimenti. È esattamente la logica con la quale l’amministrazione Voce ha affrontato il progetto Antica Kroton nel periodo 2020-2026. Antica Kroton, infatti, non deve essere considerato semplicemente un grande progetto archeologico. È molto di più: è un programma di rigenerazione urbana, culturale ed economica, che utilizza l’archeologia come elemento capace di riconnettere la città contemporanea con la sua storia e di costruire una nuova identità turistica di Crotone. Parliamo di un programma complessivo di circa 36 milioni di euro, finalizzato alla valorizzazione del sistema archeologico, ambientale, turistico e culturale che collega la città a Capo Colonna. L’obiettivo è creare una sorta di museo diffuso, nel quale siti archeologici, centro urbano, Castello, Capo Colonna, paesaggio e servizi culturali diventino parti di un unico sistema”.

Assessore, cosa è stato fatto concretamente per Crotone?

“Il primo risultato è stato il risanamento dei conti del Comune. Nel 2020 abbiamo trovato un ente sottoposto a un blocco della spesa non obbligatoria disposto dalla Corte dei Conti. Abbiamo lavorato sul riequilibrio finanziario, sulla riscossione e sulla revisione dei residui, fino alla rimozione del blocco nel 2023. Il risultato di amministrazione è passato da una parte disponibile negativa di circa 1,8 milioni di euro nel 2020 a una situazione positiva nel 2024. Questo ha restituito al Comune maggiore capacità di programmare e investire. Un secondo fronte ha riguardato i tributi, con il rafforzamento della riscossione e la bonifica delle banche dati, insieme a strumenti per favorire la regolarizzazione delle posizioni pregresse. Abbiamo inoltre lavorato sul risanamento delle società partecipate, in particolare Akrea, investendo oltre 3 milioni di euro in mezzi e attrezzature e definendo un nuovo piano industriale e un nuovo affidamento del servizio. I risultati si riflettono anche sulla raccolta differenziata, salita oltre il 55%. Infine, abbiamo accompagnato la riorganizzazione del servizio idrico regionale, con l’ingresso del Comune nella compagine di Sorical. Il filo conduttore è stato quindi quello di rimettere in ordine i conti e le partecipate per creare le condizioni necessarie a programmare investimenti e migliorare i servizi per la città.”

Uno dei principali problemi della Calabria è riuscire ad attrarre e trattenere giovani, competenze e imprese: quali condizioni deve creare Crotone per diventare una città più competitiva e capace di offrire nuove prospettive alle giovani generazioni?

“Non possiamo chiedere ai giovani di restare per senso di appartenenza: dobbiamo creare le condizioni perché possano scegliere di farlo e perché chi è andato via possa avere ragioni concrete per tornare. Servono lavoro qualificato, opportunità per le imprese, formazione, servizi efficienti e collegamenti adeguati. In questi anni abbiamo lavorato innanzitutto per rafforzare la capacità del Comune di intercettare risorse e trasformarle in progetti. I finanziamenti del PNRR, insieme ad Antica Kroton, Agenda Urbana e agli altri programmi di investimento, possono contribuire a costruire una città più attrattiva e competitiva. La sfida è poi diversificare le opportunità economiche, valorizzando settori in cui Crotone ha potenzialità concrete: turismo, cultura, economia del mare, agroalimentare, ambiente, energie rinnovabili e innovazione. In particolare, il patrimonio culturale può diventare un motore di nuove imprese, professionalità e occupazione. A questo deve affiancarsi una formazione più vicina alle esigenze del territorio, mettendo in relazione scuole, università, ITS e imprese. E resta fondamentale superare l’isolamento infrastrutturale: aeroporto, porto, ferrovia e collegamenti stradali sono condizioni essenziali per attrarre investimenti, imprese e competenze. La competitività di Crotone passa quindi dalla capacità di trasformare risorse, formazione e infrastrutture in concrete opportunità di lavoro e sviluppo”.

Anche la gestione dei beni pubblici e dei beni confiscati può diventare uno strumento di rigenerazione del territorio: quale visione avete per trasformare questo patrimonio in una risorsa per la comunità e in un possibile motore di sviluppo sociale ed economico?

“Dobbiamo cambiare il modo di considerare il patrimonio pubblico: non solo un insieme di immobili da amministrare, ma una risorsa capace di produrre valore sociale ed economico. Per questo abbiamo avviato una ricognizione del patrimonio comunale e interventi di valorizzazione e rifunzionalizzazione. Un esempio è l’ex scuola Anna Frank, immobile inutilizzato che, grazie a un finanziamento di oltre 1,8 milioni di euro, sarà recuperato per diventare sede del Centro per l’Impiego. È questo il modello che vogliamo seguire: trasformare immobili inutilizzati in spazi capaci di generare servizi, attività e nuove opportunità. Ancora più significativo è il caso dei beni confiscati alla criminalità organizzata. Un immobile di 164 metri quadrati in viale Magna Graecia è stato destinato a finalità sociali attraverso il coinvolgimento del Terzo Settore. L’obiettivo è fare in modo che un bene sottratto all’illegalità torni alla comunità e diventi un presidio di legalità, inclusione e solidarietà. La prospettiva è più ampia: patrimonio pubblico e beni confiscati possono diventare strumenti di rigenerazione urbana, sostegno alle attività sociali e produttive e creazione di nuove opportunità. Il bene non deve semplicemente cambiare proprietario, ma cambiare funzione e produrre valore per il territorio.”

Guardando ai prossimi anni, quale progetto o quale scelta strategica potrebbe rappresentare una vera svolta per Crotone e, più in generale, contribuire a rafforzare il ruolo della Calabria nel panorama nazionale ed europeo?

“Cercare con ogni sforzo possibile di fare di Crotone la porta della Calabria sul Mediterraneo e il principale polo della fascia ionica calabrese. Credo che questo debba essere il progetto o almeno l’ambizione dei prossimi anni. Crotone ha una caratteristica particolare: possiede contemporaneamente un porto, un aeroporto, un patrimonio archeologico di rilevanza internazionale, un’identità legata alla Magna Grecia, un’importante risorsa ambientale e marina e una posizione geografica proiettata naturalmente verso il Mediterraneo. Il problema storico è che queste risorse hanno troppo spesso viaggiato separatamente. La vera svolta sarebbe metterle finalmente a sistema. Il porto deve diventare una grande infrastruttura economica. Come già anticipato, nel mandato 2020-2026 abbiamo costruito un rapporto molto più forte con l’Autorità di Sistema Portuale e i risultati cominciano ad essere visibili. Abbiamo intensificato gli approdi croceristici, parallelamente avviato l’iter per la realizzazione nel porto di un centro polifunzionale destinato anche a stazione marittima e sede dell’Autorità di Sistema Portuale, nell’ambito di una strategia condivisa per ampliare funzioni e servizi dello scalo. Ma il porto non deve essere soltanto crociere, piuttosto deve diventare un’infrastruttura capace di sostenere turismo, nautica, economia del mare, pesca, servizi, logistica e nuove attività imprenditoriali. Antica Kroton può darci una dimensione internazionale, perché il secondo grande elemento è la cultura. Crotone non deve competere cercando di imitare altre città, anche se saper copiare non sempre un male per capire e metabolizzare i processi di sviluppo di un territorio, deve competere valorizzando ciò che nessun’altra città possiede. Kroton, Pitagora, Capo Colonna e la Magna Grecia sono il nostro elemento distintivo. Tra il 2020 e il 2026 abbiamo rimesso concretamente in moto Antica Kroton, creando una struttura amministrativa dedicata e portando il programma dalla progettazione alla fase realizzativa. La stessa Relazione di fine mandato individua nell’utilizzo del patrimonio archeologico e naturale come leva di sviluppo economico e turistico uno degli obiettivi strategici perseguiti. E gli scavi stanno già dimostrando quanto sia importante questa scelta. Nel 2026 l’area Pignera-Stadio ha restituito nuovi reperti e ulteriori elementi sulla funzione produttiva di quell’area dell’antica Kroton, attiva per secoli e inserita nelle reti del Mediterraneo antico. La sfida adesso è portare Antica Kroton fuori da Crotone. Dobbiamo costruire rapporti con università italiane ed europee, istituzioni culturali, musei, tour operator e circuiti internazionali. Dobbiamo fare in modo che chi studia la Magna Grecia nel mondo sappia che deve venire a Crotone. Turismo e cultura devono diventare economia. Il terzo passaggio è fondamentale. Non basta aumentare il numero dei visitatori: dobbiamo aumentare il valore economico prodotto da ogni visitatore sul territorio. Una nave da crociera che arriva in porto è un’opportunità. Ma quella opportunità diventa sviluppo quando il turista visita il centro storico, acquista nei negozi, mangia nei nostri ristoranti, visita Capo Colonna, conosce i nostri prodotti e decide magari di tornare per un soggiorno più lungo. Per questo porto, Antica Kroton, centro storico, Castello Carlo V, Capo Colonna, area marina, enogastronomia ed eventi devono essere presentati come un unico prodotto territoriale. Il lavoro avviato con Antica Kroton Futura va proprio in questa direzione, mettendo insieme archeologia, turismo, storytelling, tecnologia e nuove generazioni. Anche le bonifiche possono diventare una grande occasione di riconversione. C’è poi una questione che Crotone porta con sé da decenni: l’eredità della grande industria e le bonifiche. Dobbiamo arrivare alla definitiva soluzione della vicenda del SIN, che rimane infatti uno degli obiettivi indicati per il nuovo mandato. Ma dobbiamo contemporaneamente chiederci cosa vogliamo che diventino quelle aree dopo le bonifiche. Non possiamo limitarci a bonificare il passato. Dobbiamo progettare il futuro. Quelle aree possono rappresentare un’opportunità per insediamenti produttivi moderni, economia circolare, ricerca ambientale, energie rinnovabili, servizi collegati al porto e imprese innovative. Crotone potrebbe trasformare così una delle pagine più difficili della propria storia industriale in un laboratorio nazionale di rigenerazione ambientale e riconversione economica. La vera svolta è costruire un ecosistema. Per questo, se mi chiedete quale sia il progetto della svolta, rispondo che non immagino una singola grande opera. Immagino un ecosistema Crotone. Un porto internazionale collegato a un aeroporto efficiente e a una ferrovia moderna. Antica Kroton e Capo Colonna capaci di attrarre visitatori, studiosi e investimenti culturali. Un centro storico recuperato e nuovamente abitato. Le aree industriali bonificate e destinate alla nuova economia. Un’università collegata alle vocazioni del territorio. Imprese che investono nel turismo, nella cultura, nell’economia del mare, nell’agroalimentare, nell’ambiente, nell’energia e nell’innovazione. E giovani che possano trovare qui non soltanto un posto di lavoro, ma la possibilità di costruire un progetto di vita. Da periferia geografica a centralità mediterranea. C’è infine un tema che riguarda non soltanto Crotone, ma l’intera Calabria. Per troppo tempo abbiamo interpretato la nostra posizione geografica come una condizione di perifericità. Dobbiamo provare a rovesciare questa prospettiva. Se guardiamo una carta geografica dell’Europa, Crotone è certamente lontana dai grandi centri economici del Nord. Ma se guardiamo la stessa carta dal Mediterraneo, la prospettiva cambia completamente. Siamo nel cuore di uno spazio che collega Europa, Balcani, Mediterraneo orientale e Nord Africa. È questa la dimensione sulla quale dobbiamo costruire una strategia di lungo periodo. Il mandato 2020-2026 è servito a rimettere in ordine molte delle fondamenta: risanamento finanziario, capacità di programmazione, Antica Kroton, rigenerazione urbana, rilancio del porto e della crocieristica, investimenti ambientali, digitalizzazione e servizi. Il nuovo ciclo deve servire a collegare queste fondamenta in un’unica strategia di sviluppo. La vera svolta, quindi, sarebbe riuscire a trasformare Crotone da città percepita come periferica a città mediterranea, capace di esercitare una funzione per tutta la fascia ionica e di contribuire alla proiezione della Calabria verso l’Europa e il Mediterraneo. Non dobbiamo limitarci a chiedere come avvicinare Crotone al resto d’Italia. Dobbiamo anche cominciare a chiederci come fare di Crotone uno dei luoghi attraverso i quali l’Italia e l’Europa guardano al Mediterraneo. Credo che questa sia l’ambizione che una città con la nostra storia deve avere”.

 

 


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