L’azienda avrebbe lo sconto fino a 35 anni, il neoassunto forse solo fino a 30. Fra 31 e 34 anni, metà bonus.
Una data di nascita, scritta in alto nel contratto di assunzione. Nella manovra 2027 potrebbe valere due cose diverse a seconda di chi la legge. Per l’azienda che assume, la soglia allo studio per la maxideduzione potenziata è 35 anni. Per il lavoratore assunto, lo sconto fiscale sul suo stipendio potrebbe fermarsi a 30 anni, per contenere i costi. Un ingegnere di trentadue anni, assunto a gennaio, farebbe risparmiare tasse all’impresa e pagherebbe le sue per intero.
Quella riga con la data di nascita è il punto in cui la stessa persona viene contata due volte, con due metri. Le ipotesi non sono ancora decise, e potrebbero allinearsi. Ma per come sono scritte oggi, raccontano un modo di pensare gli incentivi: prima l’impresa, poi, se avanza, chi viene assunto.
Cosa prevede la manovra 2027 per chi assume giovani e madri?
Poche risorse, un percorso già avviato. La legge di bilancio 2027 punta a fare un altro passo sugli incentivi fiscali per l’occupazione giovanile introdotti negli ultimi anni. I tecnici del ministero dell’Economia lavorano su un doppio binario: da una parte le imprese
che assumono, dall’altra i giovani che vengono assunti.
Per le imprese l’idea è potenziare la maxideduzione sul costo dei nuovi assunti, con percentuali più alte per gli under 35e ancora più alte per le giovani madri. Per i lavoratori si studia una flat tax del 5 per cento o una detassazione del 50 per cento dei loro redditi. Accanto a questo, nel capitolo fra famiglia e lavoro, ci sono il congedo dei padri e il bonus mamme.
Platee e coperture, cioè quante persone e con quali soldi, saranno definite solo a ridosso del Consiglio dei ministri, con un calendario che dipende ancora dalle risposte dell’Unione europea sulla flessibilità dei conti.
Come funziona la maxideduzione per le imprese che assumono?
Una piccola azienda di impianti elettrici assume un tecnico. Il suo costo annuo, fra stipendio e contributi, è di
30mila euro. Come ogni costo, l’impresa lo sottrae dal reddito su cui paga le imposte. Con la maxideduzione, in vigore dal 2024e nata con lo slogan «Più assumi e meno paghi», può sottrarne di più: oggi il 120 per cento, cioè 36mila euro, o il 130 per cento per alcune categorie protette.
Per capirci con i numeri, e con l’Ires al 24 per cento: quei 6mila euro di deduzione in più valgono per l’impresa 1.440 euro di imposte risparmiate. L’ipotesi allo studio alzerebbe le percentuali così:
- fino al 140-150 per cento per l’assunzione di nuovi dipendenti sotto una certa età, che potrebbe essere 35 anni;
- fino al 180 per cento quando a firmare il contratto è una giovane madre.
Sullo stesso costo di 30mila euro, al 150 per cento la deduzione in più sale a 15mila euro, cioè 3.600 euro di imposte in meno. Al 180 per cento sale a 24mila euro, cioè 5.760 euro in meno. Il meccanismo resta quello di sempre: rafforzare l’
occupazione stabile gonfiando i costi che si possono portare in riduzione dell’imponibile.
C’è un vantaggio pratico, e i tecnici lo sottolineano con ragione. Si tratterebbe di un’opzione aggiuntiva dentro un’agevolazione già esistente e già operativa. Niente lunghe attese per i decreti attuativi: lo stimolo potrebbe partire già dall’inizio del 2027.
L’obiettivo dichiarato è tenere larghi i confini dell’occupazione mentre la demografia stringe quelli della popolazione. Detto in parole piane: ci sono sempre meno giovani, e ognuno di loro che lavora conta di più.
Quali sconti fiscali avranno i giovani neoassunti?
Una ragazza di ventisette anni, assunta come impiegata con un reddito imponibile di
25mila euro. Oggi su quel reddito si applica la prima aliquota Irpef del 23 per cento, quella che vale fino a 28mila euro. Le ipotesi per alleggerire il suo carico sono due.
La prima è una sorta di flat tax del 5 per cento, che prenderebbe il posto del 23. Su 25mila euro, l’imposta lorda scenderebbe da 5.750 a 1.250 euro, prima delle detrazioni per lavoro dipendente che già oggi riducono il conto.
La seconda è una detassazione che abbatterebbe fino al 50 per cento il reddito su cui si pagano le imposte, lasciando intatte le aliquote. Su 25mila euro, l’Irpef si calcolerebbe su 12.500: imposta lorda di 2.875 euro.
Lo schema ricorda quello del rientro dei cervelli, il regime per chi torna a lavorare in Italia dall’estero, che oggi esenta da imposte una parte del reddito. Qui la logica sarebbe la stessa, applicata a chi entra nel mondo del lavoro: alleggerire le tasse proprio nel momento dell’assunzione, quando lo stipendio è più basso e la tentazione di andare altrove più forte.
Fino a che età valgono gli sconti per i giovani lavoratori?
Torniamo alla data di nascita sul contratto. Per la maxideduzione delle imprese, la soglia allo studio è 35 anni. Per lo sconto ai lavoratori, invece, bisogna ancora decidere, e un’ipotesi, per ragioni di costo, è fermarsi a 30 anni.
Se le ipotesi restassero queste, la fascia fra 31 e 34 anni avrebbe un trattamento a metà. Si considera giovane, ai fini della deduzione dell’impresa, il lavoratore di trentaquattro anni; il medesimo lavoratore, ai fini della propria imposta, si considera adulto. Per dire: l’ingegnere di trentadue anni assunto con un costo di 40mila euro farebbe risparmiare all’impresa, con la deduzione al 150 per cento, 4.800 euro di Ires. Lui pagherebbe la sua Irpef come prima.
Lo so che le soglie servono a contenere i costi, e che uno sconto fiscale a tutti i lavoratori fino a 35 anni costa molto più di uno fino a 30. È un vincolo vero, con i conti che ci sono. Ma a me sembra che la scelta di dove tagliare dica qualcosa: quando i soldi sono pochi, il beneficio resta a chi assume e si accorcia per chi viene assunto.
Io la leggo così, ed è un’opinione: un incentivo all’impresa spinge a creare il posto, un incentivo al lavoratore spinge a restare in Italia per prenderlo. Se il problema dichiarato è anche la fuga dei giovani all’estero, la fascia fra 31 e 34 anni è proprio quella in cui molti decidono se partire o tornare.
Cosa cambia per il congedo dei padri e il bonus mamme?
Un padre che vorrebbe stare a casa il primo mese di vita della figlia. Nel capitolo fra famiglia e lavoro, che punta a sostenere la
natalità e la conciliazione dei tempi di vita, si studia un’estensione dei congedi parentali per i padri, sostenuta soprattutto da Noi Moderati: l’ipotesi è un congedo da un mese.
Poi c’è il bonus mamme, che il dossier vorrebbe riproporre per il 2027. L’idea è dare continuità all’aiuto di 60 euro al mese, fino a 720 euro l’anno, già previsto per il 2026, per il quale le domande sono partite da poco. Oggi spetta alle madri con queste caratteristiche:
- due o più figli;
- reddito da lavoro non superiore a 40mila euro l’anno;
- con due figli, il più piccolo deve avere meno di 10 anni;
- con almeno tre figli, il più piccolo deve avere meno di 18 anni.
Il ritocco allo studio estenderebbe alle madri di due figli le regole oggi previste per chi ne ha tre. Per capirci: una madre con due figli di 12 e 15 anni, che oggi resta fuori, entrerebbe nel bonus.
E qui torna il gioco dei metri diversi. Per l’impresa che la assume, una giovane madre vale una deduzione del 180 per cento. Il testo da cui parto non dice come sarà definita la giovane madre, e non lo invento. Per il bonus mamme, invece, i figli devono essere almeno due. Una madre di ventinove anni con un bambino solo potrebbe far risparmiare molto all’azienda che la assume e non ricevere niente dal bonus.
Che cosa dice una data di nascita sulle politiche per i giovani?
Torniamo al contratto. In alto, la data di nascita. Più sotto, lo stipendio, il livello, la data di inizio. Per un’impresa quella prima riga potrebbe valere migliaia di euro di imposte in meno. Per chi firma, a seconda dell’anno in cui è nato, potrebbe valere molto o niente.
Un incentivo all’occupazione non è soltanto uno sconto all’impresa, ma un messaggio a chi viene assunto. E il messaggio, se le soglie restano diverse, rischia di essere ambiguo: sei abbastanza giovane da rendere conveniente assumerti, non abbastanza da meritare uno sconto tuo.
Pensiamo a chi sta in quella fascia: l’ingegnera che ha fatto il dottorato e firma il primo contratto stabile a trentadue anni, il cuoco che torna da Londra a trentatré, l’infermiere che dopo anni di contratti a termine arriva al tempo indeterminato a trentaquattro, la ricercatrice che rientra in un’azienda privata a trentuno, tutti giovani per il bilancio dell’impresa che li assume e già adulti per la busta paga. Fine.
Una data di nascita scritta su un contratto. Le soglie sono ancora da decidere. Se si allineeranno, quella riga varrà la stessa cosa per tutti e due quelli che firmano.
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