Meo: “La nautica al Sud può essere una svolta post-decarbonizzazione”


«Lo Snim 2026? Credo davvero che sia la migliore edizione possibile. Abbiamo superato le 300 imbarcazioni in esposizione nonostante i problemi dei blocchi dei camionisti fermi sulle autostrade. È stato difficile anche per il trasferimento delle imbarcazioni via mare, perché non c’era più carburante nei porti il carburante». Giuseppe Meo, il presidente dello Snim – Salone nautico di Puglia -, è sorridente. A Brindisi c’è il sole, l’aria è ancora relativamente calda, ma soprattutto, come dice lui, «l’atmosfera è frizzante, si respira un’aria positiva e questo per un settore come quello della nautica è fondamentale». E questo, aggiunge, «è anche il risultato del Salone di Genova».

Presidente, perché dice Genova?

«Perché immaginavamo tutti che la nautica, soprattutto quella fino ai 15 metri, fosse in sofferenza. La verità, mi ha detto il vicepresidente di Confindustria nautica, Marco Monsurrò, è che le aziende di questo segmento da Genova hanno portato a casa contratti importanti. Vuol dire che il mercato si sta muovendo di nuovo e io credo che la piccola nautica possa continuare a spingere il settore. Nel Mezzogiorno, poi, abbiamo tantissimi cantieri della piccola nautica che rappresentano veramente un bacino importante».

Ecco il punto. Durante il forum delle imprese della nautica del Sud, promosso dallo Snim, si è detto che mancano i produttori di superyacht, segmento che sta volando.

«Vero. Nel Mezzogiorno ci sono poche realtà di questo tipo. Ci sono Palumbo a Napoli, Arcadia in Campania, Invictus in Calabria».

Terzisti non ce ne sono?

«Rari».

Be’, la cartina di tornasole è lo Snim. Le barche più grandi sono soprattutto di marchi non locali.

«E’ così. E di conseguenza facciamo più fatica a organizzare eventi nautici perché solo un cantiere importante ha i mezzi per spostare le imbarcazioni e venire in Puglia È complicato. I nostri eventi per altro hanno un bacino d’utenza che è per barche fino ai 20-25 metri massimo».

Non vi interessano i superyacht?

«Ci interesserebbero certo, ma sappiamo che il loro mercato guarda ai Saloni di Cannes, Genova, Monaco».

Non solo, intendevamo, per il Salone.

«In questo caso potremmo costruire un percorso per il charter, per il noleggio, perché tanti armatori oggi fanno le vacanze navigando in Adriatico e la Puglia potrebbe essere una base logistica importante. E poi potremmo essere sede anche di grandi cantieri, grazie alla ZES e alle sue agevolazioni, alle aree disponibili nei porti che possono essere utilizzate per investimenti produttivi».

Anche a Brindisi?

«C’è l’area di Capobianco all’interno del porto di Brindisi che è al centro di importanti progetti di riqualificazione industriale, portuale e logistica. I lavori saranno ultimati tra circa un anno, un anno e mezzo e immaginiamo di costruire lì un polo produttivo nautico. Abbiamo già costituito una società che vede brand come Fiart, Ice Yacht presenti all’interno della compagine societaria, ma io sono certo che possiamo ancora attrarre altri marchi. Dalla nostra c’è anche il contesto internazionale che vede il Mediterraneo come mare sicuro. I megayacht sono entrati tutti nei nostri mari e noi come Puglia possiamo rappresentare nel Basso Adriatico, ma io credo al centro del Mediterraneo, una base logistica per i refit».

E’ l’idea di attrarre i grandi yacht anche come hub invernale?

«Certo. La città di Brindisi ha un porto naturale che garantisce sicurezza in qualsiasi condizione meteo-marina, con un aeroporto internazionale a 10 minuti. Se noi garantiamo l’assistenza adeguata con un centro importante nell’area industriale, con le banchine a disposizione, creando servizi per gli equipaggi, credo che potremmo ambire a un progetto di questo tipo».

Dal forum delle imprese nautiche del Sud è emerso un dato: nel Mezzogiorno ci sono diverse imprese del settore, il 25% del totale, ma il valore aggiunto generato è solo del 10%.

«L’obiettivo è di creare un Progetto Sud perché questo valore aggiunto possa crescere, appunto. Ma per crescere questo valore aggiunto ha bisogno di sostegno. Perché ci sia una competizione leale sul territorio, le nostre aziende hanno bisogno di sostegno nei percorsi di internazionalizzazione oppure semplicemente per la partecipazione al Salone di Genova. Mi spiego: le imprese del Nord ci mettono poco ad arrivare a Genova, noi per partire dal Sud spendiamo 10 volte di più. Così non ci può essere competizione, per cui diventiamo marginali. Ma abbiamo le competenze, abbiamo le aziende giuste e abbiamo tanta voglia, tanta volontà. Perché va bene che siamo resilienti ma…».

Ma?

«Ma credo serva un’attenzione particolare al comparto del Mezzogiorno, perché sono certo che se alziamo anche noi quella percentuale del valore aggiunto, ci sarà una spinta complessiva a tutta la nautica nazionale».

Un po’ più di attenzione al Sud c’è, non può dire il contrario. Guardi per esempio l’America’s Cup 2027 a Napoli.

«Sì, devo ammettere che finalmente c’è una visione, si comincia a vedere qualcosa, a intravedere un po’ di luce in fondo al tunnel. Anche perché credo che veramente non si possa fare a meno del Mezzogiorno oggi».

Allo Snim si è parlato della necessità di un tavolo permanente per la nautica nel Mezzogiorno. Perché?

«Perché i problemi, le esigenze, i suggerimenti espressi in convegni e forum come il nostro non rimangano un bell’esercizio di intenti al termine del quale ci si saluta e ci si dà appuntamento all’anno, all’edizione del Salone a venire. No, deve essere un tavolo permanente, che ci consenta anche di illustrare le difficoltà e di costruire dei percorsi per cui anche il Mezzogiorno possa diventare maggiormente competitivo».

La nautica potrebbe aiutare lo sviluppo anche in una fase di post-industrializzazione.

«E’ così. Porto ad esempio di due città importanti come Taranto e Brindisi, dove i temi sul tavolo sono quelli della decarbonizzazione. Stiamo chiudendo tutto, dobbiamo riqualificare, trovare nuove economie. A Taranto c’è l’ex Ilva, ma Brindisi aveva la centrale di Cerano e vive la stessa condizione della prima. Io credo che la nautica rappresenti oggi l’unico e davvero importante settore sul quale immaginare investimenti. Ci diceva il presidente di Confindustria nautica Piero Formenti all’inaugurazione del nostro Salone che il moltiplicatore nella nautica è di 1 a 7, significa che un posto di lavoro nella nautica ne genera 7 nell’indotto. Noi come nautica possiamo davvero contribuire ad un nuovo sviluppo sostenibile di questi territori. Ci sono anche le competenze necessarie, quelle dei lavoratori in uscita dai vecchi processi produttivi che possono essere riformati ed essere applicati nel settore nautico. Ho un dato…».

Prego.

«Molti scafi di Azimut/Benetti, di Sanlorenzo, vengono costruiti dalla Sea Style Company di Taranto, che ha le sue maestranze in Toscana. Gli allestimenti di interni degli stessi cantieri vengono fatti in parte dalla Level Project di Galatina. Perché allora non realizzare un polo produttivo in Puglia? Si ridurrebbero anche i tempi di consegna delle imbarcazioni, perché i grandi cantieri oggi devono costruire in loco e poi trasferire i mobili al Nord per l’allestimento definitivo. Se facessero tutto in un unico posto, risparmierebbero sui tempi di lavorazione, dunque di consegna dell’imbarcazione e l’armatore sarebbe più contento. E la Puglia potrebbe generare ricchezza, lavoro, competenze».

Questi discorsi attecchiscono nella politica locale?

«Purtroppo, e dico purtroppo, ancora la nautica nella testa delle istituzioni non è entrata pienamente. Lo si considera ancora un settore di nicchia, del lusso, per ricchi, non comprendendo invece che quello che genera la nautica è tanta occupazione. E poi, c’è la fuga dei cervelli dalla nostra regione: ma se non creiamo però qualcosa con degli investimenti produttivi Il messaggio che arriva ai nostri ragazzi è solo negativo. E se ne vanno”.

Come vede l’acquisto da parte di grandi società straniere di porti come quello di Polignano a Mare?

«In modo assolutamente positivo. Porteranno qui in Puglia armatori di grande profilo. E l’idea che dall’estero vengano a fare investimenti così importanti nella nostra regione, non solo ci riempie d’orgoglio, ma io credo che ci darà tante opportunità di sviluppo anche su tutta la filiera».

Porteranno anche e soprattutto i grandi yacht. La gente del posto come vede questo fenomeno?

«Devo dire che negli ultimi mesi, soprattutto con questo processo della decarbonizzazione, si è capito che quello strumento, quell’imbarcazione, quello yacht potrebbe essere la soluzione ai tanti problemi che noi abbiamo sul territorio. E quindi cominciamo a vederli con molto più favore».


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