Affitti turistici, Bruxelles chiede spiegazioni alla Croazia



Foto: Grgo Jelavic/PIXSELL

La nuova legge croata sull’attività di ristorazione e ospitalità, che interviene anche sulle condizioni per l’affitto turistico privato, finisce sotto la lente della Commissione europea. Bruxelles ha chiesto alla Croazia ulteriori chiarimenti su due disposizioni del progetto legislativo, sollevando interrogativi sulla loro compatibilità con il diritto dell’Unione europea.

Al centro della verifica ci sono lo status di “ospitante” riconosciuto ai locatori in base alla residenza e l’obbligo di riclassificare le strutture ricettive ogni dieci anni. Due questioni che interessano direttamente migliaia di piccoli proprietari, soprattutto nelle regioni costiere, dove gli affitti turistici rappresentano una componente importante dell’economia locale.

La vicenda è stata rilanciata dal portale Morski.hr, secondo cui la Commissione ha chiesto nuove spiegazioni dopo aver esaminato le prime risposte delle autorità croate. La richiesta di ulteriori informazioni, tuttavia, non equivale a una dichiarazione di incompatibilità della legge con le norme europee: la verifica è ancora in corso.

Residenza e riclassificazione, i due punti contestati

Il primo nodo riguarda l’articolo 30 del progetto di legge, che prevede una distinzione tra i locatori in base alla residenza o al domicilio nella regione in cui si trova l’alloggio, oppure sull’isola di Pago (Pag). La Commissione chiede di valutare se questa differenziazione possa produrre effetti discriminatori nei confronti dei proprietari che risiedono altrove.

Il secondo punto riguarda l’articolo 38, relativo alla riclassificazione obbligatoria delle strutture ricettive ogni dieci anni. Bruxelles vuole chiarimenti sulla conformità di questa misura all’articolo 11 della direttiva europea sui servizi, che disciplina la durata delle autorizzazioni per l’esercizio di un’attività.

La questione è rilevante per i piccoli locatori, che potrebbero essere chiamati a sostenere nuovi costi amministrativi e tecnici per mantenere la possibilità di affittare i propri immobili ai turisti.

Chieste misure proporzionate e dati concreti

Nel valutare le restrizioni agli affitti di breve durata, la Commissione richiama i principi europei secondo cui le misure devono perseguire un interesse pubblico legittimo, essere non discriminatorie e risultare proporzionate all’obiettivo. In altre parole, le limitazioni non dovrebbero andare oltre quanto necessario per affrontare il problema individuato.

A sostegno di questo orientamento viene richiamata anche la sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea relativa al caso Cali Apartments. In quella controversia, riguardante la regolamentazione degli affitti turistici a Parigi, furono considerati elementi concreti relativi all’impatto delle locazioni brevi sul mercato degli affitti residenziali. Le restrizioni riguardavano determinate aree caratterizzate da problemi abitativi e immobili che non costituivano la residenza principale del proprietario.

Il riferimento sottolinea quindi l’importanza di dimostrare, attraverso dati e valutazioni, la necessità delle restrizioni, la loro applicazione territoriale e le categorie di immobili interessate.

La SMOi chiede accesso ai documenti del governo

A muoversi sul fronte nazionale è stata l’associazione Salvaguardiamo i piccoli locatori familiari (SMOi), che aveva già presentato un’obiezione formale attraverso il sistema europeo TRIS, utilizzato per la notifica delle regolamentazioni tecniche. Secondo l’associazione, oltre mille proprietari si sono rivolti alla Commissione europea dopo aver contestato, senza successo, le disposizioni durante la consultazione pubblica e-Savjetovanja.

SMOi ha ora presentato una richiesta di accesso alle informazioni al ministero del Turismo e dello Sport, al ministero dell’Economia e al governo croato. L’associazione vuole ottenere copia della risposta inviata a Bruxelles e della documentazione utilizzata per giustificare le nuove regole.

La richiesta comprende le valutazioni d’impatto, le analisi costi-benefici e di proporzionalità, gli eventuali studi sulle conseguenze economiche per i locatori, le alternative meno restrittive prese in considerazione e i documenti relativi alle consultazioni con le categorie interessate. Se tali analisi non sono state elaborate o la risposta alla Commissione non è stata trasmessa, SMOi chiede che ciò venga dichiarato esplicitamente.

“Non chiediamo una spiegazione generica degli obiettivi delle misure, ma i documenti, i dati e le analisi effettivi su cui si basano queste restrizioni e le nuove disposizioni della legge”, sostiene l’associazione nella richiesta firmata dal presidente Vedran Tomić.

Una questione aperta per i proprietari

Secondo la ricostruzione di Morski.hr, le autorità croate avevano risposto il 12 agosto alla prima richiesta della Commissione, che ha successivamente domandato ulteriori chiarimenti. Il termine indicato per la nuova risposta era il 10 settembre 2026.

Resta ora da chiarire quali spiegazioni siano state fornite e su quali elementi il governo abbia fondato le proprie valutazioni. La Commissione non ha ancora concluso che le disposizioni siano contrarie al diritto europeo, ma la richiesta di ulteriori informazioni mantiene aperto il confronto sulla legittimità e sulla proporzionalità delle misure.

Per i piccoli proprietari che affittano appartamenti e case vacanza, l’esito della verifica potrebbe avere conseguenze sulle condizioni necessarie per proseguire l’attività. Il punto centrale sarà capire se il governo riuscirà a dimostrare, con dati e motivazioni verificabili, perché le nuove regole siano necessarie e perché non siano sufficienti strumenti meno onerosi per chi opera nel settore.

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