Lo studio dell’Unione inquilini ha il merito di sollevare il problema abitativo sul piano strutturale. “Una abitazione su 4 rimane vuota”
MESSINA – “A Parigi come a Messina, il costo dell’abitare rischia di divorare redditi e opportunità”. Case sfitte e sempre più deteriorate. Persone in povertà e senza futuro. Sono numeri allarmanti e in ascesa.
In mezzo al chiacchiericcio quotidiano ci sono notizie che squarciano il velo dell’indifferenza. Fatti che rivelano la vera faccia della realtà. Che ci sia una enorme questione sociale in Italia e in Europa è assodato, come la cronaca delle ultime settimane conferma. Ma spesso ce ne dimentichiamo. E, in una Messina dalle enormi diseguglianze sociali, il merito dell’Unione inquilini è quello di aver diffuso un’analisi di quella che non è un’emergenza. Si tratta di un problema strutturale: una questione abitativa in città, in provincia e in Sicilia che dovrebbe togliere il sonno delle nostre classi dirigenti, al pari dell’assenza di occupazione e di prospettive economiche e sociali per larghe fasce di popolazione.
Osserva l’Unione inquilini di Messina, con il segretario provinciale Antonio Currò: “A Parigi come a Messina, il costo dell’abitare rischia di divorare redditi e opportunità. Nella nostra città, per le classi più povere che si affidano al mercato immobiliare privato, il tasso di sforzo raggiunge anche il 50-60%. In altre parole queste famiglie impegnano più della metà del proprio reddito per le spese di locazione. La risposta pertanto non può essere affidata soltanto al mercato: occorrono sostegni, alloggi pubblici e regole capaci di contrastare la rendita”.
Boom di case sfitte a Messina e Reggio Calabria
In particolare, osservando il rapporto 2025 della fondazione Ifel emerge una quota di alloggi privati non occupati che varia sensibilmente tra le diverse città metropolitane: le incidenze più alte si registrano a Reggio Calabria (40,2%) e Messina (39,8%), seguite da Palermo (32,5%). “In queste città quasi 1 abitazione su 3-4 risulta vuota. Agli immobili privati vuoti si aggiungono le botteghe Iacp e comunali in disuso che potrebbero essere riconvertite e destinate alla sofferenza abitativa e gli alloggi Iacp fatiscenti, quasi a fine vita, in zona Giostra, Camaro, Gazzi, Fondo Fucile”, rileva l’Unione inquilini.
I dati della sofferenza abitativa siciliana e messinese
Viene evidenziato nel documento: “Nel 2025 si sono registrati in Sicilia ben 1.735 provvedimenti di sfratto, 3.519 richieste di esecuzione e 661 sfratti eseguiti coattivamente con la forza pubblica. Nella provincia di Messina, sono stati emessi 167 provvedimenti, 164 richieste di esecuzione e 61 sfratti eseguiti con l’ausilio delle forze dell’ordine. Nel capoluogo, la morosità rappresenta il 90% del totale. Sul fronte delle esecuzioni immobiliari, la Sicilia si conferma tra le prime tre regioni d’Italia per volume di procedure. Nel capoluogo messinese, la quasi totalità dei pignoramenti pendenti riguarda il settore residenziale e i lotti del comune capoluogo rappresentano storicamente tra il 35% e il 45% dell’intero volume provinciale”.
“Esiste una forte e documentata correlazione tra la contrazione del reddito disponibile e l’aumento dei pignoramenti residenziali. Messina sconta una condizione strutturale penalizzante, collocandosi al 98° posto in Italia per livello salariale, con tassi di crescita debolissimi. La fiammata inflazionistica e il rialzo dei tassi Bce (Banca centrale europea) hanno ridotto il potere d’acquisto, appesantendo le rate dei mutui variabili. A causa della debolezza della domanda locale, dovuta a scarsa liquidità e al costante calo demografico, moltissimi immobili pignorati restano invenduti e vanno incontro a ripetuti incanti deserti, innescando forti svalutazioni con appartamenti nei rioni di Messina e nei Comuni della provincia posti in vendita a basi d’asta ridotte a cifre irrisorie, tra i 20.000€ e i 45.000€. In alcuni casi arriva la beffa: la svendita non copre il debito residuo, lasciando le famiglie senza casa e per di più ancora indebitate”.
E non è finita: “Accanto al dramma di sfratti e pignoramenti, si registra una progressiva chiusura del mercato privato attraverso la ricerca spasmodica del cosiddetto “inquilino ideale”. Questa prassi estromette le categorie considerate “impegnative”: famiglie numerose con minori, anziani o portatori handicap, lavoratori privi di garanzie d’acciaio (contratto di lavoro a tempo indeterminato, meglio se nel pubblico impiego) e cittadini stranieri, in particolar modo provenienti dall’Africa subsahariana, sottoposti a velati quanto sistematici filtri. Locatori e intermediari prediligono porzionare gli appartamenti per studenti o per locazioni turistiche brevi. Secondo i dati dell’Osservatorio del mercato immobiliare dell’Agenzia delle entrate, a Messina la locazione a porzioni degli alloggi è aumentata del 200% rispetto al 2018: la crescita più alta in Italia dopo Padova. A Messina il costo di una singola stanza può arrivare anche a 400 euro al mese. L’università ha dovuto correre ai ripari: grazie al progetto “Casa UniMe”: 230 studenti ricevono un contributo per le loro spese di locazione. Mentre proliferano studentati privati “a cinque stelle” con rette proibitive, l’Ersu ha graduatorie scoperte”.
Sfratti, pignoramenti e criticità locative: in Sicilia e a Messina la povertà abitativa strutturale come in Europa
Per l’Unione inquilini, “nonostante una leggera flessione rispetto all’anno precedente, i numeri siciliani descrivono una realtà drammatica e strutturale. Ma Messina non è un’eccezione italiana: è lo specchio di una crisi europea che sta facendo esplodere le piazze da Madrid a Parigi. La questione abitativa resta parte essenziale della precarietà che colpisce studenti, giovani e famiglie: affitti elevati, accesso difficile agli alloggi e ruolo degli aiuti pubblici, tra cui le Apl (Aides personnalisées au logement), sono temi centrali nel dibattito francese. Il confronto con Messina riguarda proprio questo intreccio tra redditi insufficienti, costo della vita e diritto a vivere vicino ai luoghi di studio e di lavoro”.
Da questo studio bisogna ripartire per elaborare politiche pubbliche, a tutti i livelli, adeguate alla complessità e alla drammaticità dei disagi e dei problemi.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link



