- La pianta del girasole si distingue per il fusto eretto e non ramificato, che può raggiungere e addirittura superare i due metri di altezza.
- Il fiore di girasole è composto da una corona di fiori ligulati di un giallo intenso con al centro un bottone di fiori più scuri.
- In foto, uno sterminato campo di girasoli in estate.
- Il girasole è una pianta imponente: l’esemplare più alto al mondo ha sfiorato ben 9 metri di altezza!
- Il girasole non ha bisogno solo di un’esposizione diretta, deve anche essere ben protetto dalle raffiche di vento.
Il girasole è una pianta erbacea annuale inconfondibile per la sua verticalità e imponenza. Il fusto è robusto, eretto, tipicamente non ramificato nelle varietà commerciali, e presenta una superficie ruvida e pelosa. Può raggiungere un’altezza compresa tra 1,5 e 3 metri (fatta eccezione per le cultivar nane).
Le foglie sono grandi, picciolate, con lamina cuoriforme e margine grossolanamente dentato. La superficie può variare da liscia a leggermente tomentosa (pelosa). Oltre alla funzione fotosintetica, il loro turgore è un perfetto bioindicatore dello stato idrico della pianta: un principio di appassimento fogliare segnala immediatamente la necessità di irrigazione.
Quello che comunemente viene definito “fiore” è in realtà un’infiorescenza a capolino di grandi dimensioni, composta da centinaia di piccoli fiori disposti secondo rigorose strutture geometriche:
- Fiori del disco (centrali): sono fiori tubulari, ermafroditi, di colore scuro (marrone/violaceo). Sono gli unici responsabili della riproduzione e, una volta fecondati, si trasformano nei frutti (acheni), comunemente chiamati semi di girasole
- Fiori del raggio (periferici): sono fiori sterili, ligulati (piatti e allungati), caratterizzati da un colore giallo brillante. La loro funzione è puramente vessillare, ovvero serve ad attirare gli insetti impollinatori (api e bombi) verso il centro del capolino.
Il nome comune “girasole” deriva dalla capacità delle piante giovani di orientare il bocciolo seguendo il movimento del sole da Est a Ovest.
Questo movimento è regolato dal pulvino, un organo motorio situato nella giunzione dello stelo. Il pulvino funziona grazie a una ridistribuzione asimmetrica di auxina (un ormone vegetale) che causa un pompaggio differenziato di acqua tra i due lati dello stelo, determinandone la flessione.
Va sottolineato che l’eliotropismo interessa solo le parti giovani in crescita. Una volta che il capolino si schiude completamente e fiorisce, lo stelo si irrigidisce e il fiore rimane fisso, orientato definitivamente verso Est (per scaldarsi rapidamente al mattino e favorire le visite degli impollinatori).
Cura e manutenzione
Il girasole richiede un’esposizione in pieno sole (almeno 6-8 ore di luce diretta al giorno) e climi caldi (la temperatura ottimale di crescita è compresa tra i 18°C e i 25°C).
Essendo una pianta a ciclo primaverile-estivo che conclude la sua vita prima dell’inverno, i freddi estremi invernali (-5/-10°C) non sono un problema per la sopravvivenza della pianta in sé. Tuttavia, al Nord Italia la semina va posticipata alla primavera inoltrata (aprile/maggio), poiché il terreno deve aver raggiunto una temperatura stabile di almeno 10-12°C per permettere la germinazione del seme.
Il girasole sviluppa un apparato radicale a fittone molto profondo. Il terreno ideale deve, quindi, essere lavorato in profondità per permettere alle radici di espandersi, ricco di sostanza organica e ben drenato.
Le annaffiature devono essere regolari e abbondanti, specialmente durante la fase di fioritura e formazione dei semi. È fondamentale bagnare il terreno alla base senza bagnare le foglie e, soprattutto, evitare i ristagni idrici, che potrebbero causare marciumi radicali.
La pianta è esigente in termini di nutrienti, da garantire a seconda del ciclo vitale del girasole stesso:
- Fase di impianto: incorporare nel terreno del letame maturo o compost al momento della semina/trapianto (apporto di azoto e materia organica)
- Fase vegetativa: distribuire settimanalmente un fertilizzante liquido bilanciato per piante verdi
- Fase di fioritura: non appena il capolino inizia a ingrossarsi, sostituire il concime con un prodotto specifico per piante da fiore, ad alto contenuto di potassio (K) e fosforo (P), per stimolare la magnificenza della fioritura e la successiva maturazione dei semi.
Varietà e ibridazione
Grazie a un’elevata capacità di ibridazione, l’essere umano ha selezionato centinaia di varietà di Helianthus, suddivisibili in tre macro-categorie commerciali e ornamentali:
- Monofiore: sviluppano un unico, immenso capolino su un fusto robusto. Si usano nella produzione agricola per l’olio e i semi
- Multifiore: presentano ramificazioni nello stelo principale, producendo più fiori (ad esempio, Helianthus decapetalus ‘Capenoch Star’). Vantano un uso ornamentale in giardini, aiuole e bordure miste
- A fiori doppi: i fiori del disco centrali sono modificati e densi, dando al capolino l’aspetto soffice di un “pompon”. Estremamente decorativi, sono presenti sia in taglia alta che in varietà nane (perfette per la coltivazione in vaso sul balcone).
Fioritura
In Italia, il girasole fiorisce in piena estate, con un periodo di picco che va da fine giugno a tutto agosto.
La comparsa dei primi fiori segue comunque una progressione geografica legata alle temperature. Nelle regioni calde (come Toscana, Umbria, Marche e Puglia) i grandi campi di girasoli iniziano a colorarsi già negli ultimi dieci giorni di giugno e raggiungono il massimo dello splendore nella prima metà di luglio.
In pianura Padana o nelle zone collinari settentrionali (come il Monferrato o l’Astigiano), la fioritura comincia leggermente più tardi, solitamente a partire da metà luglio e si protrae per tutto agosto.
Alcune varietà coltivate in giardino o in vaso, se seminate a scaglioni in tarda primavera, possono continuare a produrre fiori fino a settembre o inizio ottobre (come nel caso di Helianthus atrorubens ‘Gullick’s Variety’ o Helianthus decapetalus ‘Capenoch star’).
Commestibilità
Riproduzione
La pianta del girasole ha un unico metodo di riproduzione naturale: la semina. Essendo una pianta strettamente annuale che completa il suo ciclo vitale nell’arco di pochi mesi (nasce, fiorisce, produce i semi e muore con l’arrivo dell’autunno), non è possibile riprodurla tramite talea, divisione dei cespi o altri metodi vegetativi.
La riproduzione per seme è fortunatamente molto semplice e ha una percentuale di successo altissima.
È possibile utilizzare i semi acquistati in bustina oppure raccoglierli direttamente da un girasole dell’anno precedente, purché sia arrivato a fine ciclo (quando la testa del fiore si piega, diventa marrone e i semi si staccano facilmente).
L’importante è che i semi siano integri, pieni e con il guscio duro. Prima di piantarli, vanno immersi in un bicchiere d’acqua a temperatura ambiente per 12-24 ore: questo processo ammorbidisce il guscio legnoso esterno e accelera drasticamente i tempi di germinazione.
La semina si effettua in primavera, quando il rischio di gelate tardive è ormai passato e le temperature si sono stabilizzate:
- Semina in semenzaio (al coperto): già da marzo
- Semina in piena terra o in vaso definitivo (all’aperto): da aprile a giugno, quando la temperatura del terreno ha raggiunto stabilmente almeno i 10-12°C.
Il processo di semina si compone di più fasi:
- Scegliere un terriccio specifico da semina o un mix di terriccio universale e sabbia: il substrato deve essere soffice e perfettamente drenante
- Fare un piccolo foro nel terreno profondo circa 2 o 3 centimetri e inserirvi il seme orizzontalmente o con la punta rivolta verso il basso. Coprire con la terra senza pressare eccessivamente
- Bagnare il terreno utilizzando uno spruzzino o un annaffiatoio a doccia fine: il terreno deve essere costantemente umido ma mai inzuppato d’acqua, altrimenti il seme marcirà prima di aprirsi
- Collocare il vaso in un luogo caldo e luminoso (circa 18-20°C): nel giro di una settimana spunteranno i cotiledoni (le prime due foglioline rotonde).
Se si vuole seminare direttamente in giardino, si consiglia di inserire 2 o 3 semi nella stessa buchetta.
Quando le piantine saranno nate e avranno raggiunto circa 10 cm di altezza, basterà osservare quale tra le tre è la più robusta e vigorosa: a quel punto, si esegue il diradamento. Si tagliano alla base le due piantine più deboli e si lascia crescere solo quella più forte. Evitare di strapparle per non danneggiare le radici del girasole superstite.
Semi
I semi di girasole sono commestibili e ricchi di preziosi nutrienti. Hanno un duro involucro esterno a righe bianche e nere che racchiude una mandorla, da cui si estrae anche il famoso olio di girasole.
I semi sono pronti per essere raccolti a fine agosto/inizio settembre, quando il retro del fiore diventa di colore giallo-marrone. Prima del consumo, vanno sciacquati e lasciati essiccare perfettamente.
Informazioni e curiosità
Osservando da vicino il “bottone” centrale del girasole, si noterà che i piccoli fiori del disco non sono disposti a caso, ma formano una fitta rete di spirali orarie e antiorarie che si incrociano.
Il numero di queste spirali non è mai casuale: si tratta quasi sempre di numeri di Fibonacci successivi (ad esempio 34 in una direzione e 55 nell’altra, o 55 e 89). Questa precisa disposizione geometrica, nota come spirale di Fermat, permette alla pianta di stipare il maggior numero possibile di semi nel minor spazio disponibile, senza lasciare zone vuote.
Coltivazione
Per le dimensioni elevate (anche dell’apparato radicale), il girasole si coltiva preferibilmente in piena terra.
Per la coltivazione in vaso occorrerà optare per le specie nane, reperibili sia come sementi, sia in forma di piantine già formate alte 15-20 cm, pronte per il rinvaso.
Allo scopo, utilizzare dei vasi tondi o rettangolari profondi almeno 20 cm riempiti con terriccio universale o per piante da fiore.
Collocazione
Anche per le sue dimensioni imponenti, oltre che per la sua natura decisamente eliofila, il girasole è una pianta che vive all’esterno.
Concimazione
Per ottenere girasoli vigorosi, steli robusti e fioriture spettacolari, la gestione dei nutrienti non può essere casuale. Il girasole è, infatti, una pianta esigente che trae enorme beneficio da una nutrizione mirata e dilazionata nel tempo.
1. Concimazione di fondo
L’obiettivo è creare una riserva nutritiva nel suolo e stimolare lo sviluppo di un apparato radicale profondo e forte, fondamentale per sorreggere il peso del fiore futuro.
Durante la lavorazione del terreno che precede la semina o il trapianto, va incorporato un ammendante organico come il letame maturo (o compost ben umificato). In alternativa, si può optare per un concime granulare a lenta cessione bilanciato (con un rapporto macroelementi N-P-K di 1:1:1, ad esempio un classico 15-15-15).
L’azoto iniziale stimola le prime foglioline, il fosforo è il motore della crescita radicale, e il potassio regola l’equilibrio idrico cellulare. La formulazione a lenta cessione evita il dilavamento dei nutrienti causato dalle piogge o dalle annaffiature.
2. Sostegno alla crescita vegetativa
Lo scopo è spingere la crescita dello stelo e l’espansione della superficie fogliare. Più le foglie saranno grandi e sane, maggiore sarà l’energia che la pianta catturerà tramite la fotosintesi.
Con cadenza settimanale, somministrare un fertilizzante liquido specifico per piante verdi, diluito nell’acqua di irrigazione.
In questa fase il girasole ha un grande bisogno di azoto. Un apporto costante ma leggero (garantito dal concime liquido) evita picchi di crescita troppo repentini che renderebbero lo stelo fragile e cavo, mantenendo i tessuti compatti e resistenti al vento.
3. Nutrizione per la fioritura
Serve a sostenere la formazione del grande “capolino” (l’infiorescenza) e garantire una fioritura duratura e ricca di semi.
Non appena si nota la formazione del bocciolo florale, è necessario cambiare strategia, sospendendo il concime per piante verdi e passando a un fertilizzante specifico per piante da fiore. La frequenza va ridotta, somministrandolo ogni 14 giorni fino al completo appassimento del fiore.
Un eccesso di azoto in questa fase ritarderebbe la fioritura a favore delle foglie. Il girasole ha ora bisogno di molto potassio e, soprattutto, di microelementi (come il boro, di cui il girasole è particolarmente ghiotto). Questi elementi sono i diretti responsabili della fertilità dei fiori, della brillantezza dei petali gialli e del corretto riempimento dei semi al centro del disco.
Esposizione e luce
L’esposizione ideale per il girasole è senza dubbio il pieno sole.
Il nome stesso della pianta (Helianthus, che unisce le parole greche helios per “sole” e anthos per “fiore”) non lascia spazio a dubbi: per crescere vigorosa e fiorire splendida, questa pianta ha bisogno della massima quantità di luce solare diretta possibile, ossia almeno 6-8 ore di sole al giorno.
Se posizionato in zone di mezz’ombra o ombra parziale, il fusto tenderà a indebolirsi e ad allungarsi eccessivamente alla ricerca della luce (fenomeno del filato o eziolamento), rischiando di spezzarsi sotto il peso del capolino. Anche la fioritura risulterà scarsa e ridotta nelle dimensioni.
Oltre alla luce solare, la posizione ideale deve tenere conto di due fattori strutturali:
- Protezione dai venti forti: soprattutto per le varietà classiche che superano i 2 metri d’altezza, l’azione del vento può essere devastante. L’esposizione ideale è quindi un’area sì soleggiata, ma riparata dai venti dominanti (ad esempio vicino a una staccionata, a una siepe o alla parete della casa)
- Sfruttare l’effetto radiante dei muri: posizionare i girasoli vicino a un muro rivolto a Sud è un’ottima strategia. Il muro accumula il calore del sole durante il giorno e lo rilascia gradualmente nelle ore più fresche, creando un microclima caldo che accelera la crescita della pianta.
Annaffiatura
L’annaffiatura del girasole richiede una strategia precisa che cambia a seconda dell’età della pianta e di dove viene coltivata (in pieno campo, in giardino o in vaso). Anche se il girasole tollera bene il caldo e brevi periodi di siccità grazie alle sue radici profonde, un’idratazione corretta è il vero segreto per ottenere fusti robusti e grandi capolini ricchi di semi.
Occorre annaffiare sempre la mattina presto: in questo modo l’acqua penetra nel terreno e raggiunge le radici prima che il sole scaldi troppo il suolo, riducendo al minimo l’evaporazione. Evitare invece di annaffiare la sera tardi per non creare un ambiente costantemente umido che favorirebbe lo sviluppo di muffe o funghi.
Il metodo più sicuro per capire se sia o meno il momento di bagnare è il controllo del terreno, annaffiando solo quando i primi centimetri di superficie risultano completamente asciutti al tatto. In media, durante i mesi caldi della primavera e dell’estate, due volte a settimana in giardino sono sufficienti.
Il girasole sviluppa una radice a fittone che scende molto in profondità. Di conseguenza, gli interventi superficiali e frequenti non servono a nulla se non a indebolire la pianta. È fondamentale inzuppare il terreno in profondità (fino a bagnare i primi 10-12 cm di suolo), versando l’acqua lentamente alla base.
Per le piante in giardino o campo, si punta a circa 2,5 – 5 cm di acqua alla settimana (distribuiti in 1 o 2 bagnature generose), aumentando la dose nei periodi di caldo torrido ed eccezionale evaporazione fogliare.
Il fabbisogno idrico del girasole non è sempre lo stesso durante la sua vita:
- Fase iniziale (germinazione e giovani piantine): nelle prime settimane il terreno va mantenuto costantemente umido (ma mai fradicio) per favorire la nascita e lo sviluppo delle primissime radici
- Fase di sviluppo (crescita vegetativa): le radici iniziano ad allungarsi. Le annaffiature diventano più distanziate nel tempo ma decisamente più abbondanti, costringendo la radice a “cercare” l’acqua in profondità
- Fase critica (dal bottone fiorale a fine fioritura): è il momento più delicato in assoluto. Dalla comparsa del bocciolo fino a quando i petali non appassiscono, il girasole ha la massima necessità d’acqua: uno stress idrico in questa fase compromette drasticamente le dimensioni del fiore e il riempimento dei semi.
Girasole in vaso
In vaso la terra si asciuga molto più rapidamente rispetto al pieno campo, per cui sarà necessario annaffiare più spesso, generalmente 2 o 3 volte alla settimana in estate.
Non bisogna mai lasciare acqua stagnante nel sottovaso. Il girasole detesta i ristagni idrici, che sono la causa principale del marciume radicale e del rapido deperimento della pianta.
Svuotare il sottovaso circa 15-20 minuti dopo aver bagnato.
Potatura
Il girasole non va potato nel senso tradizionale del termine, tuttavia ci sono dei piccoli interventi di pulizia e gestione raccomandati a seconda del tipo di girasole.
1. Girasoli monofiore
Sono i classici girasoli giganti: sviluppano un unico stelo robusto che termina con un solo enorme fiore.
Non tagliare mai la cima durante la crescita, altrimenti si elimina l’unico bocciolo della pianta, compromettendo la fioritura per sempre.
A fine fioritura, quando il fiore appassisce e si piega verso il basso, è possibile lasciare l’infiorescenza stessa sullo stelo se si vuole raccogliere i semi o nutrire gli uccellini. Se invece l’aspetto estetico non piace, si può tagliare il capolino sfiorito lasciando lo stelo, oppure estirpare direttamente l’intera pianta dal terreno (dato che non rifiorirà).
2. Girasoli ramificati
Alcune varietà decorative producono uno stelo principale e molti rami laterali, ognuno con il proprio bocciolo.
Se si desidera che la pianta diventi più bassa, cespugliosa e piena di piccoli fiori (invece che alta e slanciata), è possibile cimarla. Significa tagliare la punta dello stelo centrale quando la pianta è ancora giovane (alta circa 20-30 cm) al fine di stimolare la nascita di più ramificazioni laterali.
Man mano che i singoli fiorellini appassiscono, è opportuno tagliarli alla base del loro piccolo gambo. Questo incoraggia la pianta a produrre nuovi boccioli, prolungando la fioritura.
Interventi di pulizia per tutti i tipi
Con l’avanzare della stagione, le foglie più vicine al terreno tendono a ingiallire, seccarsi o a essere colpite da funghi (come il mal bianco). Rimuovere regolarmente queste foglie vecchie o malate aiuta a migliorare la circolazione dell’aria intorno al fusto, ridurre il rischio ch le malattie fungine si propaghino verso l’alto e dare un aspetto più ordinato alla pianta.
Rinvaso e trapianto
Anche se il girasole si adatta bene a molti terreni, il trapianto e il rinvaso sono operazioni delicate: la profonda radice a fittone soffre moltissimo se viene disturbata o danneggiata e se la radice principale si spezza, la crescita del girasole si arresterà irrimediabilmente.
Il trapianto va effettuato in primavera inoltrata (aprile-maggio), quando la piantina ha sviluppato almeno 2 o 3 coppie di foglie vere (oltre ai cotiledoni, le due foglioline tonde iniziali) ed è alta circa 10-15 cm.
Si consiglia di irrigare bene la piantina il giorno prima del trapianto. Il pan di terra umido rimarrà compatto, proteggendo le radici durante l’estrazione dal vasetto.
Trapianto in piena terra
- Lavorare il terreno con una vanga fino a 30-40 cm di profondità: il girasole ha bisogno di terra soffice per spingere la radice verso il basso. Incorporare del letame maturo o del compost per dare una buona carica di nutrienti
- Scavare una buca profonda e larga il doppio del vasetto originario. Se il terreno è molto argilloso e compatto, aggiungere una manciata di sabbia sul fondo della buca per migliorare il drenaggio
- Capovolgere delicatamente il vasetto tenendo la piantina tra le dita alla base del fusto, quindi sfilare il vaso mantenendo integro il blocco di terra. Non scuotere la terra dalle radici e posizionare la pianta nella buca alla stessa identica profondità che aveva nel vaso (il colletto della pianta deve essere a livello del suolo)
- Riempire la buca con la terra rimossa, premendo delicatamente con le mani attorno al fusto per eliminare sacche d’aria. Annaffiare abbondantemente e lentamente per far aderire la terra alle radici
Se si trapiantano più girasoli della varietà alta (monofiore), distanziare le piante di almeno 30-40 cm l’una dall’altra per evitare che si facciano ombra a vicenda.
Rinvaso
Valido per le varietà nane (come il Teddy Bear o il Big Smile), il rinvaso prevede la scelta immediata del contenitore definitivo dato che la pianta non ama spostamenti frequenti.
Il vaso deve essere profondo almeno 25-30 cm per un singolo girasole nano e sul fondo va steso uno strato di 2-3 cm di argilla espansa o ghiaia. Inoltre, usare un terriccio universale di ottima qualità, meglio se miscelato con un 20% di perlite o sabbia di fiume per renderlo più leggero e drenante.
Il rinvaso si effettua seguendo poche semplici fasi:
- riempire parzialmente il nuovo vaso
- inserire il pane di terra della pianta al centro e colmare i lati con altro terriccio, lasciando circa 2 cm dal bordo superiore per agevolare le future annaffiature
- premere leggermente e irrigare a fondo.
Per evitare lo shock da trapianto alle radici del girasole, il metodo migliore in assoluto è far germogliare i semi all’interno di vasetti di torba o di carta pressata (biodegradabili). Quando la pianta è pronta, basterà interrare l’intero vasetto direttamente nella terra o nel nuovo vaso. Il vasetto si decomporrà nel suolo, permettendo alle radici di espandersi senza subire alcun trauma.
Ubicazione stagionale
Il girasole vive all’esterno tutto l’anno, ma deve essere obbligatoriamente posto in pieno sole e in una zona calda.
- Temperature ideali: la crescita è rigogliosa con temperature comprese tra i 18 e i 25°C
- Resistenza al caldo: non teme le alte temperature estive, sopportando anche 32-33°C
- Resistenza al freddo: la pianta entra in sofferenza sotto i -5/-10°C, motivo per cui la semina nelle regioni del Nord Italia va valutata con attenzione, scegliendo il momento giusto o varietà nane da vaso
Raccolta
Il girasole è uno splendido fiore reciso, da raccogliere durante l’estate. Per farlo durare a lungo (almeno una settimana) in vaso, basta seguire una semplice procedura:
- Eliminare le foglie più basse che marcirebbero in acqua
- Sfrangiare la base del gambo per aumentare la superficie di assorbimento
- Usare un vaso di vetro pesante (eventualmente con una pietra sul fondo per la stabilità)
- Riempire con acqua fresca e aggiungere qualche goccia di candeggina per conservare più a lungo l’infiorescenza
Malattia e cure
Nonostante il girasole sia una pianta rustica e vigorosa, può essere esposto ad alcune minacce, soprattutto in presenza di forte umidità ambientale o di squilibri idrici. Le avversità si dividono principalmente in malattie fungine e infestazioni da parassiti.
Malattie fungine
I funghi si sviluppano quasi sempre a causa di un eccesso di umidità nel terreno, bagnatura fogliare o per un sesto di impianto troppo fitto che impedisce il passaggio dell’aria.
Peronospora
È una delle malattie più temute: provoca un forte nanismo della pianta (il fusto non si allunga) e le foglie mostrano macchie decolorate sulla pagina superiore e una tipica muffetta biancastra/grigiastra sulla pagina inferiore.
Purtroppo, una volta che l’infezione primaria ha colpito i tessuti interni, la pianta non può essere curata. Le piante infette vanno estirpate e distrutte immediatamente per evitare che le spore contagino i girasoli sani.
A livello preventivo, utilizzare sementi certificate e resistenti alla peronospora ed evitare assolutamente i ristagni d’acqua.
Sclerotinia o muffa bianca
La malattia colpisce sia la base dello stelo che il retro del capolino, provocando zone marcescenti di colore beige che progressivamente si coprono di un micelio bianco simile a cotone, all’interno del quale si formano dei granuli neri duri (gli sclerozi). Porta al collasso della struttura e alla distruzione del fiore.
Per prima cosa, occorre rimuovere subito le parti colpite. A livello preventivo e biologico si può trattare il terreno con funghi antagonisti benefici come il Trichoderma, che distruggono le spore svernanti nel suolo.
Ruggine del girasole
Sulle foglie compaiono piccole macchie o pustole di colore giallo-arancione o bruno-ruggine. Nei casi più gravi, le foglie ingialliscono completamente e cadono in anticipo, indebolendo la pianta.
Per risolvere il problema, rimuovere le foglie più basse colpite e nebulizzare prodotti a base di rame o zolfo, oppure ricorrere a un fungicida specifico se l’attacco è esteso.
Parassiti e insetti dannosi
Gli insetti colpiscono soprattutto le parti più tenere della pianta: i germogli, le foglie giovani e l’interno del capolino.
Afidi
Sono piccoli insetti verdi o neri che si concentrano a colonie sotto le foglie e all’interno delle pieghe del fiore, succhiando la linfa e producendo una sostanza appiccicosa (la melata).
Per debellarli, lavare la pianta con una soluzione di sapone molle di potassio o sapone di Marsiglia sciolto in acqua (circa 10-15 grammi per litro): il sapone asfissia gli afidi senza danneggiare la pianta. In alternativa, si può usare l’olio di Neem.
Nottue e bruchi fogliari
Le larve di questi lepidotteri rodono voracemente le foglie lasciando grossi buchi, oppure recidono le piantine giovani alla base del fusto durante la notte.
Per i bruchi che si nutrono delle foglie, il rimedio biologico più efficace in assoluto è il Bacillus thuringiensis, un batterio naturale che colpisce selettivamente solo le larve degli insetti dannosi senza toccare le api.
Pratiche di prevenzione
La miglior cura per il girasole rimane sempre una corretta gestione colturale. Per azzerare quasi tutti i rischi basta seguire queste tre regole:
- Annaffiare solo la terra: non bagnare mai le foglie e il capolino durante le irrigazioni; l’acqua stagnante sulla vegetazione attira i funghi
- Spaziare le piante: garantire almeno 30-40 cm tra un girasole e l’altro per garantire una buona circolazione dell’aria
- Zappettare il terreno: muovere regolarmente la terra alla base distrugge le larve di insetti che si rifugiano nel suolo e migliora il drenaggio.
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