Anm: ok al documento su trasparenza del Csm. Ma l’elefante ha partorito un topolino – Antimafia Duemila


Un risultato certamente favorevole e per nulla scontato, ma c’è ancora molto lavoro da fare. Alla riunione di sabato scorso del Comitato Direttivo Centrale dell’Associazione Nazionale Magistrati è stato approvato un documento (su proposta del gruppo Magistratura Indipendente) indirizzato a difendere l’immagine e l’autonomia del Consiglio Superiore della Magistratura di fronte all’opinione pubblica.
Il documento, come riportato dai lavori che si possono risentire su Radio Radicale, è stato votato a stretta maggioranza (16 favorevoli, 12 contrari, 4 astenuti).
Il cuore della questione?
Le pressioni sul consiglio superiore della magistratura avvenute per fermare la corsa di Sebastiano Ardita, attuale procuratore aggiunto di Catania, al posto di vice-Melillo alla procura nazionale antimafia.
Ricordiamo brevemente: Ardita venne bocciato e al suo posto fu eletta Franca Imbergamo. Durante il plenum il consigliere indipendente Andrea Mirenda fece esplicito riferimento ad una evidente “battaglia politica sottesa alla contrapposta” e a “pressioni ad ogni livello”.
Cesare Parodi, ex presidente dell’ANM, lo ha ricordato nel dibattito; ha citato Nino Di Matteo, che ha affermato senza mezzi termini che “l’autogoverno non può permettersi neppure il lontano sospetto di scelte condizionate da ragioni esterne a criteri normativi”.
Parole nette, pronunciate da un magistrato che di battaglie dentro e fuori il Csm (è stato consigliere togato) ne ha combattute parecchie, assieme appunto ad Ardita. Ne ricordiamo alcune: la loro storica difesa contro la riforma Cartabia, la lotta contro il correntismo, il sostegno alle nomine basate sul merito; oppure l’archiviazione dell’esposto contro Nicola Gratteri e l’avvio di accertamenti e provvedimenti su alcuni magistrati che avevano collusioni con altri poteri.
Inoltre sono stati più volte oggetto di attacchi di ogni genere per poi uscirne sempre vincitori a testimonianza che anche dentro ad un sistema come quello delle correnti si può costruire un Csm solido e non condizionabile.
L’elenco è lungo.
Ma torniamo al tema principale.
Durante la riunione dell’Anm la magistrata Chiara Valori ha detto una cosa semplice e scomoda, anche se per certi versi condivisibile: se un magistrato o un pubblico ufficiale riceve pressioni che integrano un reato, ha il dovere di “denunciarlo fermamente con nomi, cognomi, fatti alla Procura della Repubblica, perché è un comportamento che integra un reato. Se no sta zitto o se ne assume la responsabilità di quello che fa”. Si riferiva, in sostanza, alle dichiarazioni pubbliche – quelle di Mirenda – che avevano evanescentemente accennato a condizionamenti senza mai tradursi in un esposto formale.
In un paese dove i depistaggi sono storia e metodo, il silenzio complice o la chiacchiera senza seguito sono due facce della stessa medaglia.
Il punto dolente è stato toccato dal magistrato Andrea Reale: “Il rinnovamento non ci sarà mai dentro il Consiglio Superiore della Magistratura. Lo possiamo sottoscrivere qui per i prossimi 20 anni, 30 anni, per le nuove generazioni, ma non prendiamoci in giro. Quello che è successo all’ottimo Sebastiano Ardita succederà a tutti i colleghi che non appartengono a quel gruppo destinato a ottenere quella nomina: questo va detto. Ed è proprio questo il problema della magistratura italiana e della magistratura associata”.

C’è poco di cui essere sorpresi.

A parte pochissimi interventi il convitato di pietra è rimasto fuori dalla porta: per intenderci si tratta di correnti, di cordate, di personaggi potenti che hanno effettivamente esercitato pressioni “sotterranee”, come le ha descritte Andrea Reale. Noi di ANTIMAFIADuemila abbiamo fatto la nostra parte. Abbiamo denunciato tutto durante il 19 luglio a Palermo, durante la commemorazione per il giudice Paolo Borsellino e presentato una richiesta formale e legale al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella perché intervenisse. Siamo stati ignorati, così come sono state ignorate le parole di un ex membro autorevole del Consiglio di cui egli stesso è presidente, il sostituto procuratore nazionale antimafia Nino Di Matteo. Quest’ultimo va ricordato che si era dimesso dall’Anm come hanno riportato diverse agenzie nell’ottobre del 2025: “Non mi sento parte di un’associazione all’interno della quale continuano a trovare spazio logiche di appartenenza correntizia e di opportunità politica che non ho mai condiviso e che, in passato, anche da membro del Consiglio Superiore della Magistratura, ho cercato in tutti i modi di contrastare“. Inoltre aveva denunciato in diverse sedi – tramite le agenzie di stampa – l’ingerenza delle correnti e delle cordate dentro il consiglio superiore:
Mi chiedo – ha detto Di Matteo – per rimanere nella stretta attualità, se le istituzioni non abbiano oggi, a tutti i livelli, la necessità di approfondire quello che è stato detto al plenum del Consiglio Superiore della Magistratura mercoledì 15 luglio da alcuni componenti togati e laici del Consiglio Superiore della Magistratura, che hanno adombrato, hanno detto che rispetto alla mancata nomina del consigliere Sebastiano Ardita a procuratore aggiunto della Procura Nazionale Antimafia si sia scatenata una lotta politica; che hanno parlato di pressioni ad alto livello, a livelli, ad ogni livello; che hanno parlato di scelta fatta non in favore di una candidata, sia pure assolutamente valida e di indiscutibile professionalità, ma contro un altro candidato”. Cosa intende fare il Consiglio Superiore della Magistratura – e, con esso, il Presidente della Repubblica – di fronte a un documento dell’Associazione Nazionale Magistrati che, pur con toni misurati, riconosce l’esistenza di pressioni all’interno dello stesso Consiglio Superiore? Si tratta di un riconoscimento sobrio ma di indubbio rilievo istituzionale. Proprio per questo chiediamo al Presidente della Repubblica: intende limitarsi a prendere atto, o ritiene doveroso approfondire – con gli strumenti che gli competono – le ‘pressioni’ emerse in una procedura così delicata? Chiediamo che si presti attenzione alla voce dell’Anm, visto che per una volta si è fatta sentire.

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